Flipping the classroom

Da qualche tempo, in rete, si parla con insistenza di “flipped classroom model”.
Il nome è intrigante ed ho pensato valesse la pena provare a capire meglio…
Si tratta di una modalità di insegnamento (supportata da tecnologie) in cui si invertono i tempi e i modi di lavoro. Non è tanto la classe ad essere “capovolta” quanto il normale schema di lavoro in classe. Tipicamente, infatti, si ha un primo momento in cui l’insegnante spiega (fa “lezione”) seguito da un secondo momento in cui agli studenti sono assegnati problemi da risolvere tipicamente da svolgere a casa (i “compiti a casa”).

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Modello tradizionale

I problemi derivanti da questo tipo di impostazione sono da anni al centro di un teso dibattito accompagnato da innumerevoli proposte alternative, in particolare di stampo costruttivista (apprendimento cooperativo, lavoro di gruppo, problem based learning, ecc.) e da altrettante critiche all’efficacia di queste alternative (dispersività, complessità nella realizzazione, tempi lunghi, dubbi sui risultati, ecc.). Nel caso delle “flipped classroom” la rivoluzione non è tanto nel metodo di insegnamento, ma nel diverso modo di proporre i contenuti agli studenti e di articolare i tempi di apprendimento. L’idea è quella di fornire agli studenti dei materiali didattici appositamente selezionati, o predisposti dall’insegnante, ai quali è assegnato il compito di insegnare. Si può trattare di video, risorse multimediali, libri o ebook: l’importante è che siano in grado di trattare adeguatamente ed esaustivamente il contenuto. La prima cosa che gli studenti fanno diventa quindi quella di studiare guardando video, consultando i materiali ed adoperandoli più volte fino a quando i concetti non sono sufficientemente chiari. Tutto questo avviene prima, ed esternamente alla scuola, e non dopo come nel modello classico. La seconda parte del lavoro avviene invece in classe dove l’insegnante si troverà (almeno dal punto di vista teorico) un gruppo di studenti già preparato e, a detta dei sostenitori, finalmente omogeneo ed “allineato”. Nel contesto scolastico l’insegnante si preoccuperà quindi di proporre e seguire le attività applicative: esercitazioni, compiti, risoluzione di problemi, studio di casi, attività di approfondimento, ecc.

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Modello “flipped classroom”

In altre parole l’insegnante si troverà ad investire il suo tempo nell’accompagnare allo sviluppo ed estensione delle conoscenze, alla loro trasformazione in capacità concrete. Le tecnologie sono da questo punto di vista lo strumento necessario per la realizzazione della prima parte del lavoro. Grazie ad internet le risorse vengono messe a disposizione degli studenti che possono studiarli o, a seconda del tipo di materiali, impiegarli anche in maniera attiva e cooperativa. Si pensi al caso di video, creati dagli insegnanti, che gli studenti visualizzano e su cui discutono attraverso forum o strumenti di video annotazione.

Nel video sotto “Why I Flipped My Classroom”, questa insegnante – Katie Gimbar – illustra i motivi per cui ha deciso di “ribaltare” l’insegnamento della matematica nella propria classe.

Immagine anteprima YouTube

L’idea di far seguire la lezione alla visione di materiali didattici non è particolarmente originale (di fatto è una delle tante forme che può assumere il blended learning). Ciò nonostante l’aver dato un nome a questo modello ne sta determinando un certo successo. Basti vedere i video che sono presenti su YouTube o il numero di scuole ed università che hanno iniziato a sperimentare esperienze “flipped” (per una esperienza piuttosto complessa si veda: “Flipping Algebra with FIZZ” realizzata al The Willialm & Ida Friday Institute). Le origini di questa prospettiva, che sta sfociando in un vero e proprio “movimento” (Flipped Class Movement), non sono del tutto chiare. Alcuni lavori, nei primi anni del 2000, avevano documentato esperienze di “inverted classroom” nell’ambito dell’insegnamento delle scienze economiche (Lage, Platt, 2000;  Lage, Platt, Treglia, 2000) a cui sono seguite altre esperienze in ambito ingegneristico (Toto et Al., 2009; Zappe et Al., 2009; Demetry, 2010), ma tra i pionieri del “movimento”, o quanto meno tra i primi ad utilizzare il termine “flip” per indicare il rovesciamento dei tempi e modi di lavoro, ci sono sicuramente Jon Bergmann e Aaron Sams che nel 2007 iniziarono a registrare, distribuire ed usare in questa prospettiva le loro  lezioni di chimica alla Woodland Park High School in Woodland Park, Colorado.

Nel 2011 si è tenuta la prima “Flipped Class Conference” nella stessa scuola, la Woodland Park, in Colorado ed è prossima la seconda edizione. Un primo manifesto per la flipped class è stato sottoscritto da una serie di insegnanti ed è disponibile in rete, mentre si fanno spazio iniziative volte alla realizzazione di materiali didattici idonei a questo modello (si veda, ad esempio: the flippedtextbook.com o techsmith.com).

Nonostante siano passati pochi anni il dibattito tra sostenitori e detrattori è già piuttosto serrato. In particolare si fa strada, da parte dei fautori del metodo, l’idea che sia necessario precisare cosa sia e cosa non sia la prospettiva “flipped” al fine di evitarne derive ed  improvvisazioni. Si ribadisce che una “flipped classroom” non deve essere vista come sinonimo di “video online” o di “insegnamento a distanza”. E’ vero che l’interazione e le attività di apprendimento che si verificano durante il tempo in classe che è la parte più importante del processo, ma non è vero che nella prima fase gli studenti lavorino in isolamento, senza una guida o un supporto. Anzi questa prospettiva dovrebbe aumentare l’interazione e il tempo di contatto personalizzato tra studenti e insegnanti. Questo aspetto viene precisato meglio dalla proposta FIZZ della che precisa l’importanza che sia proprio lo stesso insegnante che poi seguirà le attività in classe ad essere nel video. Se è lo stesso  docente a parlare attraverso il video allo studente si crea un ambiente conversazionale simile ad una sessione di tutoraggio individuale. Anche i genitori possono guardare questi video in maniera tale da renderli partecipi del processi educativo e contribuire a rafforzare l’apprendimento a casa.

Dal punto di vista metodologico siamo in presenza di una mescolanza tra modelli di istruzione diretta (“direct instruction”) e di apprendimento costruttivista. Il risultato finale, infatti, è una classe in cui l’insegnante non è il “saggio sul palcoscenico”, ma la “guida al lato” e dove gli studenti possono ottenere una formazione personalizzata e, nello stesso tempo, assumersi la responsabilità del proprio apprendimento.

E’ ancora presto per dire se questo modello sia davvero efficace e in quali condizioni lo sia davvero. La ricerca deve ancora pronunciarsi…


Alcune risorse per approfondire

Flippedclassroom.com. Spazio web all’interno del Mathematics and Science Teaching (MAST) Institute at the University of Northern Colorado.
http://www.flippedclassroom.com/

FIZZ. Flip your classroom! Iniziativa del Friday Institute for Educational Innovation.
http://www.fi.ncsu.edu/project/fizz/

The Flipped Class Network. Un social network per educatori e insegnanti interessati a condividere esperienze e materiali.
http://flippedclass.com

Flipped-learning, sito coordinato da Jon Bergmann, da molti considerato uno dei pionieri del movimento.
http://flipped-learning.com/

Flipteaching. Sito di Ramsey Musallam, un altro dei pionieri del flipped class movement.
http://flipteaching.com/

Baryman’s Flipped Class Page. Sito coordinato da Caryman Baryman che riporta una grande quantità di esempi.
http://www.cybraryman.com/flipclass.html

A Tale of Two Students. Un esempio di progettazione di un corso di informatica concepito come “flipped”.
http://coredogs.com/article/tale-two-students

Post dal blog di Carlo Columba sulla scuola al contrario (“flipped-classroom” e “flipped-textbook”).
http://www.columba.it/


Riferimenti bibliografici

Bennett, B., Kern, J., Gudenrath, A., McIntosh, P. (2011). The Flipped Class Revealed. In The Daily Riff, in rete: http://www.thedailyriff.com/articles/the-flipped-class-what-does-a-good-one-look-like-692.php

Bergmann, J., Overmyer, J., Wilie, B. (2011). The Flipped Class: Myths vs. Reality. In The Daily Riff, in rete: http://www.thedailyriff.com/articles/the-flipped-class-conversation-689.php.

Bergmann, J., Sams, A. (2011). How the Flipped Classroom Is Radically Transforming Learning. In The Daily Riff, in rete: http://www.thedailyriff.com/articles/how-the-flipped-classroom-is-radically-transforming-learning-536.php.

Demetry, C. (2010). Work in Progress – An Innovation Merging “Classroom Flip” and Team-Based Learning. 40th ASEE/IEEE Frontiers in Education Conference, October  2010, Washington, DC.

Lage, M. J., & Platt, G. J. (2000). The internet and the inverted classroom. Journal of Economic Education, 31, 11.

Lage, M. J., Platt, G. J., & Treglia, M. (2000). Inverting the classroom: A gateway to creating an inclusive learning environment. Journal of Economic Education, 31, 30-43.

Sams, A. (2011). The Flipped Class: Shedding light on the confusion, critique, and hype. In The Daily Riff, in rete: http://www.thedailyriff.com/articles/the-flipped-class-shedding-light-on-the-confusion-critique-and-hype-801.php

Toto, R., Nguyen, T.H. (2009). Flipping the Work Design in an industrial engineering course, in Frontiers in Education Conference, 2009. FIE ’09. 39th IEEE.

Zappe, S., Leicht, R., Messner, J., Litzinger, T., and Lee, H.W. (2009). ’Flipping’ the Classroom to Explore Active Learning in a Large Undergraduate Course, Proceedings, American Society for Engineering Education Annual Conference & Exhibition, 2009.


Acknowledge
Le illustrazioni dei due modelli di classe sono state liberamente rielaborate a partire dallo schema proposto sul sito flippedtextbook.com.

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