{"id":1733,"date":"2010-12-26T12:58:13","date_gmt":"2010-12-26T11:58:13","guid":{"rendered":"http:\/\/people.unica.it\/uilpa\/?p=1733"},"modified":"2010-12-26T12:59:22","modified_gmt":"2010-12-26T11:59:22","slug":"contro-i-facili-slogan-e-le-cattive-riforme-la-nostra-critica-al-ddl-gelmini-sull%e2%80%99universita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/2010\/12\/26\/contro-i-facili-slogan-e-le-cattive-riforme-la-nostra-critica-al-ddl-gelmini-sull%e2%80%99universita\/","title":{"rendered":"CONTRO I FACILI SLOGAN E LE CATTIVE RIFORME: la nostra critica alla Legge GELMINI sull\u2019Universit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>La riforma Gelmini sta suscitando un acceso dibattito, con prese di posizione e dichiarazioni troppo spesso dettate dal clima politico e non gi\u00e0 da una reale volont\u00e0 di approfondimento dei contenuti della riforma stessa. Stupisce in particolare l\u2019uso, o forme meglio l\u2019abuso di termini quali \u201cbaroni\u201d, \u201cmerito\u201d, \u201cdiritto allo studio\u201d, \u201cricerca\u201d e \u201cparentopoli\u201d, utilizzati senza la bench\u00e9 minima conoscenza delle norme appena passate alla Camera dei Deputati e della stessa situazione delle universit\u00e0.<\/p>\n<p>Da parte nostra, non c\u2019\u00e8 alcuna intenzione di essere annoverati tra coloro che difendono questa universit\u00e0 solo per il fatto di essere contrari ai contenuti di questa riforma. Come peraltro non vogliamo rinunciare a denunciare i mali attuali degli atenei e per questo essere considerati conseguentemente dei supporter del Governo. Pensiamo che il futuro dell\u2019universit\u00e0 meriti qualcosa di meglio di inutili schematismi e per questo abbiamo scelto, come sempre, di occuparci del merito dei problemi, fatto molto pi\u00f9 importante e decisivo del colore politico dei governi che varano le riforme, cercando di fare una valutazione puntuale delle nome senza preventivi vincoli di appartenenza.<\/p>\n<p>Questo documento \u00e8 un piccolo vademecum utile a chi intende leggere la cosiddetta riforma Gelmini, nel tentativo di dare un senso concreto a concetti e parole d\u2019ordine tanto sbandierate e al contempo assolutamente improprie.<br \/>\n<strong><br \/>\nMERITO!<\/strong><br \/>\nImmaginiamo che chi parla tanto di \u201cmerito\u201d sostenga la tesi della necessit\u00e0 di assumere e premiare solo i docenti migliori.<br \/>\nNel dettaglio, dovrebbe essere noto a tutti che, con il provvedimento in discussione, la struttura delle retribuzioni dei professori resta invariata, con automatismi stipendiali che per definizione non hanno attinenza alcuna con valutazioni del merito.<br \/>\nSempre nel d.d.l. Gelmini \u00e8 prevista una delega al Governo per la determinazione di risorse premiali. Al di l\u00e0 di una facile previsione sulla limitata entit\u00e0 delle risorse, la delega non da, di per s\u00e9, rassicurazioni sull\u2019effettivo utilizzo delle premialit\u00e0, almeno stando all\u2019esperienza finora vissuta negli atenei per quanto riguarda i controlli sull\u2019attivit\u00e0 didattica esercitata. Gi\u00e0 oggi infatti esistono fondi finalizzati al miglioramento della didattica e in favore dei docenti a tempo pieno, fondi che secondo quanto previsto dall\u2019articolo 4 della legge 19 ottobre 1999 n.370 dovrebbero essere utilizzati \u201cper l&#8217;incentivazione dell&#8217;impegno didattico dei professori e dei ricercatori universitari, per obiettivi di adeguamento quantitativo e di miglioramento qualitativo dell&#8217;offerta formativa, con riferimento anche al rapporto tra studenti e docenti nelle diverse sedi e nelle strutture didattiche, all&#8217;orientamento e al tutorato, e per progetti sperimentali e innovativi sul diritto allo studio proposti dalle regioni mediante programmazione concordata con il Ministero dell&#8217;istruzione, dell&#8217;universit\u00e0 e della ricerca.\u201d<br \/>\nViste le attuali critiche al sistema universitario, \u00e8 altres\u00ec evidente che tale incentivazione non ha prodotti finora risultati sperati. Per la stragrande maggioranza, queste risorse sono state attribuite ad ordinari ed associati (ricercatori esclusi) che in alcuni casi, nonostante il vincolo del tempo pieno, hanno tranquillamente continuato anche a condurre attivit\u00e0 professionali fuori dalle universit\u00e0, poich\u00e9 non esiste alcuna forma di controllo reale sull\u2019effettiva presenza dei docenti neanche per l\u2019orario dedicato alle lezioni. Aspetto quest\u2019ultimo di estrema gravit\u00e0, tutto svantaggio degli studenti, a cui la riforma universitaria non mette rimedio.<br \/>\nAl riguardo si evidenzia che il nuovo provvedimento lascia sostanzialmente intatti l\u2019attuale impianto del regime di impegno (tempo pieno e tempo definito) della docenza e le relative norme sulle incompatibilit\u00e0\/compatibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>PARENTOPOLI! (come negazione del merito)<\/strong><br \/>\nMolto si \u00e8 detto sulle norme contro la \u201cparentopoli\u201d che affligge le universit\u00e0, vale a dire sull\u2019uso ormai diffusissimo di attribuire incarichi di docenza, senza alcuna reale valutazione del merito, a mogli, mariti, fratelli, figli, nipoti, cugini,<br \/>\nzii e quant\u2019altro nel medesimo ateneo. Fino a casi in cui \u00e8 possibile ricostruire saghe familiari attraverso la mera lettura di organigrammi di facolt\u00e0, dipartimenti e cattedre. Questa indecenza \u00e8 stata promossa e portata avanti da chi controlla oggi gli atenei e non gi\u00e0 da studenti e ricercatori, vere vittime, insieme al Paese tutto, del decadimento del livello qualitativo delle universit\u00e0.<br \/>\nMali tanto diffusi e pervicaci se si considera che oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, mogli, mariti, fratelli, figli, nipoti, cugini, zii e quant\u2019altro vengono assunti e fanno carriera inizialmente in altri atenei per poi far ritorno in quelli dove governa il familiare vero fautore della fulgida ascesa accademica.<br \/>\nCos\u00ec va il mondo e chi ha una vera esperienza in materia sa benissimo che nel tempo il potere accademico ha sviluppato conoscenze e competenze proprio per aggirare limiti e vincoli, con buona pace di fervidi riformatori che non sanno o fingono di non sapere.<br \/>\nIn questo senso facciamo notare come l\u2019intervento di riforma, rendendo estremamente agevole la mobilit\u00e0 da ateneo ad ateneo, finisce per facilitare tali forme elusive delle norme che colpiscono la \u201cprotezione parentale\u201d nella singola universit\u00e0.<br \/>\nA questo si aggiunge, beffardamente, che le ipotetiche norme contro le clientele familiari, da inserire nei futuri codici etici, saranno valide (ovviamente) per il domani e pertanto le \u201cparentopoli\u201d denunciate sino ad oggi saranno di fatto \u201csanate\u201d.<br \/>\nAncora. I famosi concorsi per garantire l\u2019accesso solo ai migliori avverranno in sostanza attraverso la formazione di idoneit\u00e0 nazionali, che per chi ha memoria di quanto avvenuto nella scuola, tutto potranno avere meno che il carattere di selettivit\u00e0. Il successivo \u201cconcorso\u201d a livello locale, al quale gli idonei dovranno sottostare, dovrebbe rendere l\u2019idea del peso determinante che avranno le baronie.<br \/>\nIl nepotismo \u00e8 figlio della cultura del potere baronale e non si combatte modificando le regole dei concorsi, ma obbligando il sistema ad essere trasparente. Il nepotismo si \u00e8 sviluppato con i concorsi nazionali cos\u00ec come con i concorsi locali. La proposta di legge parla di codici etici da fare o di vincoli che renderebbero impossibile, di fatto, a due persone lavorare nella stessauniversit\u00e0 se hanno un grado di parentela sino al quarto grado. Una norma probabilmente incostituzionale, oltrech\u00e9 stupida: basti pensare a Pierre Curie che non avrebbe potuto chiamare sua moglie Marie Curie nella sua universit\u00e0.<br \/>\nMolto pi\u00f9 efficace sarebbe imporre al sistema trasparenza obbligando i candidati ai concorsi a pubblicare il loro curriculum e a trasmetterlo a tutti gli altri partecipanti e non limitarsi solo a pubblicare i verbali delle commissioni, ovvero ad invocare questioni di privacy quando si vogliono conoscere i titoli presentati dai vincitori di concorso. L\u2019unica possibilit\u00e0 per uscire da questa situazione \u00e8 il controllo \u201csociale\u201d che i candidati possono fare tra loro.<br \/>\n<strong>BARONI! (nel senso di LOTTA AI BARONI!)<\/strong><br \/>\nNel proseguire sul filone della \u201clotta ai baroni\u201d, immaginiamo che coloro i quali ripetutamente sollevano questo argomento, intendano riferirsi ai docenti ordinari, al massimo della carriera e con la possibilit\u00e0 di ricoprire incarichi di direttore di dipartimento, preside di facolt\u00e0 e rettore. Ovvero, quelli che hanno in mano tutte le leve del potere universitario.<br \/>\nChe cosa prevede la legge Gelmini? L\u2019unica figura che rimane ed anzi vede aumentare i suoi poteri \u00e8 il rettore, che per definizione \u00e8 il barone tra i baroni. Non solo: il famoso Consiglio di Amministrazione, a cui la legge attribuisce significative funzioni, sar\u00e0 comunque composto per la stragrande maggioranza da membri nominati sulla base di uno statuto universitario stilato dagli stessi docenti. Se ne deduce facilmente che i cosiddetti baroni, tanto vituperati dal Governo e dalla Gelmini, avranno, grazie alla legge di riforma, un controllo ancora maggiore sulle universit\u00e0.<br \/>\nUndici \u00e8 numero massimo dei componenti del futuro CdA; sono stati vani i tentativi di modifica in seno al Parlamento, affinch\u00e9 si fosse tenuto conto di tutte le componenti universitarie. Ancora e sempre di pi\u00f9, la gestione delle universit\u00e0 sar\u00e0 totalmente indiscussa per mancanza di quel confronto democratico che attualmente viene praticato.<br \/>\n<strong>GOVERNANCE!<\/strong><br \/>\nGovernance, parola con cui gli addetti ai lavori pi\u00f9 noti indicano il \u201csistema di governo\u201d, concetto che sembra assumere chiss\u00e0 quale significato o rilievo per ilsolo fatto di utilizzare un termine inglese ripreso dall\u2019economia (analoghe considerazioni possono in effetti essere fatte intorno al termine performance tanto caro a qualche Ministro\u2026). In merito al sistema di governo universitario, il fatto pi\u00f9 rilevante della riforma andrebbe rinvenuto nell\u2019ingresso dei privati nelle universit\u00e0, questione su cui si concentrano diverse critiche per il presunto condizionamento della vita degli atenei e per la possibile spaccatura tra Nord e Sud, in considerazione dell\u2019evidente differenziazione del tessuto economico e sociale del Paese.<br \/>\nSu questo aspetto, vorremmo mettere tutti a conoscenza che, attualmente, una della tante, troppe riforme del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha previsto l\u2019attribuzione a Confindustria di un componente del CdA, carica che fu ricoperta la prima volta dalla Dott.ssa Bracco, notissima industriale farmaceutica ed autorevole esponente di Confindustria. Senza voler togliere nulla allo spessore ed alla qualit\u00e0 della persona, non risulta che il CNR abbia potuto beneficiare, nel periodo del suo mandato, di particolari vantaggi in termini di investimenti finanziari ed economici, n\u00e9 di un incremento delle capacit\u00e0 di reperimento di fondi per la ricerca dall\u2019esterno e nemmeno di particolari progetti di interesse industriale, se non gi\u00e0 quelli sviluppati nel corso degli anni precedenti.<br \/>\nIl testo della riforma Gelmini non prevede esplicitamente l\u2019ingresso dei privati, infatti, l\u2019 art. 2, comma 1, stabilisce che le universit\u00e0 provvedano a \u201cmodificare i propri statuti in materia di organi\u201d, ponendo una serie di vincoli e criteri direttivi tra cui, alla lettera i) la \u201cdesignazione o scelta degli altri componenti (\u2026) tra candidature individuate, anche mediante avvisi pubblici, tra personalit\u00e0 italiane o straniere in possesso di comprovata competenza di alto livello con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica culturale\u201d. Personalit\u00e0 quindi esterne ai ruoli dell\u2019ateneo. E\u2019 lecito prevedere con un certo anticipo che la maggior parte di tali membri esterni nominati nel CdA saranno indicati da Comuni, Province e Regioni (quindi dal sistema dei partiti), ovvero da quelle istituzioni territoriali che, ad oggi, sono le uniche a fornire alle universit\u00e0 delle risorse finanziarie aggiuntive a sostegno diretto oppure nella forma di sostegno al diritto allo studio.<br \/>\nPer non sembrare dei detrattori a priori della riforma, \u00e8 bene effettuare alcune riflessioni sulla base dell\u2019esperienza delle fondazioni universitarie, altra soluzione sbandierata come miracolosa e che avrebbe dovuto facilitare l\u2019ingresso dei privati nella gestione della cosa pubblica. La famosa fondazione universitaria di Tor Vergata, creata per garantire il massimo dell\u2019efficienza della sanit\u00e0 universitaria, vede la presenza nel Cda del Presidente della Regione Lazio nella veste di Presidente della fondazione, nonch\u00e9 del Magnifico Rettore dell\u2019universit\u00e0. Inoltre la Regione sceglie un altro componente che guarda caso \u00e8 l\u2019allora assessore alla sanit\u00e0 e l\u2019universit\u00e0 indica un altro componente che guarda caso \u00e8 un docente ordinario (un barone!?). Si deve inoltre aggiungere che i 4 soggetti scelgono il quinto componente (quasi un amministratore delegato) che anche qui, guarda caso, \u00e8 il Direttore Generale del Policlinico di Tor Vergata. Il tutto senza, ovviamente, alcuna incompatibilit\u00e0. Ma i privati dove sono? I soldi che fanno vivere la fondazione sono sicuramente pubblici.<br \/>\nNel frattempo, si discute intorno all\u2019ipotesi di creare una fondazione per l\u2019Ateneo Roma Tre. Anche qui, illustrando le notevoli opportunit\u00e0 che potrebbero favorire lo sviluppo dell\u2019ateneo e magnificandone le fulgide sorti, attualmente la discussione ha per oggetto, molto pi\u00f9 prosaicamente, l\u2019incarico di Presidente della Fondazione e se questo debba essere ricoperto dal Rettore pro tempore, oppure si debba procedere alla nomina del Rettore uscente, dopo appena (ci sembra) 16 anni di mandato!<br \/>\nIn entrambi i casi, queste fondazioni al momento restano finanziate da fondi pubblici e servono, in buona sostanza, ad assumere personale senza concorso pubblico (a proposito di merito e baroni\u2026). Sulle regole in materia di appalti gestiti ci asteniamo da ogni commento. Ne deduciamo che il modello delle fondazioni si sta rivelando come il solito caso di \u201cprivatizzazione all\u2019italiana\u201d.<\/p>\n<p>Sempre in materia di \u201cprivatizzazione\u201d anche dal recente varo della \u201clegge di stabilit\u00e0\u201d si conferma il forte impegno del Governo nei confronti degli atenei privati. Ci\u00f2 nel momento stesso in cui vengono tolte risorse indispensabili a quelli pubblici.<\/p>\n<p>Anche su questo aspetto precisiamo che non abbiamo preclusioni ideologiche verso lo sviluppo di una rete privata di alta formazione. Facciamo per\u00f2 notare che se la nuova competizione sulla qualit\u00e0 avviene mettendo a confronto un sistema pubblico lasciato progressivamente degradare agli infimi livelli con una realt\u00e0 privata sempre pi\u00f9 potenziata, quest\u2019ultima assume un carattere \u201csostitutivo\u201d che non favorisce la diffusione delle opportunit\u00e0 formative tra i giovani migliori seppur appartenenti ai ceti sociali pi\u00f9 deboli e certamente non aiuta la crescita qualitativa del sistema.<br \/>\n<strong>GIOVANI e PRECARIATO, GIOVANI e DIRITTO ALLO STUDIO<\/strong><br \/>\nChi \u00e8 favore del d.d.l. Gelmini e chi \u00e8 contro usa l\u2019argomento dei giovani in modo strumentale alla propria tesi.<br \/>\nOggi nell\u2019universit\u00e0 \u201cgiovani\u201d \u00e8 sinonimo di \u201cprecari\u201d. Sono decine di migliaia i giovani che lavorano nella ricerca e nella didattica con contratti a tempo determinato (pochi), con collaborazioni sottopagate (tanti), con assegni di ricerca e anche con borse di studio che contrariamente al loro significato servono per truccare, anche in questo caso, un lavoro sottopagato. Decine di migliaia che, ovviamente, non hanno possibilit\u00e0 di essere tutti assorbiti dall\u2019universit\u00e0: il solo far intendere il contrario \u00e8 pura demagogia. La cosa che pi\u00f9 sconcerta del d.d.l. \u00e8 che, se da un lato pone dei limiti ai contratti a tempo determinato per ricercatore (max 8 anni) &#8211; rischiando di mettere fuori centinaia di ricercatori che hanno superato questo limite -, dall\u2019altro lascia invece completamente libera la giungla dei contratti di insegnamento che, probabilmente, si configureranno come contratti di collaborazione, con retribuzioni diverse da ateneo ad ateneo e per un tempo indefinito, alimentando un precariato strutturale sempre meno garantito e sempre pi\u00f9 sottopagato visto le condizioni economiche in cui versano le universit\u00e0.<br \/>\nPer altri versi, non \u00e8 peregrino pensare che questi contratti d\u2019insegnamento (al cui numero non c\u2019\u00e8 limite anche nel caso d\u2019esubero della docenza di ruolo) siano (e potranno esserlo sempre di pi\u00f9) utilizzati per \u201cparcheggiare\u201d in attesa del \u201cposto stabile\u201d i soliti: mogli, mariti, fratelli, figli, nipoti, cugini, zii e quant\u2019altro, di cui sopra.<br \/>\nVa sottolineato, inoltre, che il testo del d.d.l. mette di fatto ad esaurimento la figura del ricercatore a tempo indeterminato. In assenza di correzioni, questa previsione (da molti banalizzata oppure intesa come un fatto corporativo) determiner\u00e0 a regime una diminuzione dell\u2019organico di circa 25.000 unit\u00e0 che oggi fanno ricerca e didattica nella quasi totalit\u00e0 dei casi. A proposito di giovani, poniamo solo una domanda: se l\u2019organico diminuir\u00e0 di 25.000 unit\u00e0, perch\u00e9 sarebbe pi\u00f9 facile per un giovane l\u2019accesso alla carriera universitaria? La domanda \u00e8 ovviamente retorica, ma da sola fa capire quanto sia fasulla la tesi di chi sostiene che il d.d.l. Gelmini favorisca i giovani.<br \/>\nIl diritto allo studio \u00e8, a sua volta, un argomento molto usato da chi vuole sostenere che occorre investire sui giovani riconoscendo il merito con adeguate forme di sostegno. Noi condividiamo totalmente questa affermazione. Ci permettiamo per\u00f2 di sottolineare che, fermo restando tutte le pi\u00f9 rigorose modalit\u00e0 di selezione utili a premiare gli studenti pi\u00f9 meritevoli, quello che pi\u00f9 conta sono i finanziamenti.<br \/>\nOggi, mentre si parla di modificare strumenti e procedure per garantire ai migliori il sostegno allo studio, \u00e8 stato comunicato che non verranno erogate n\u00e9 l\u2019ultima rata delle borse di studio dell\u2019anno 2010, n\u00e9 le anticipazioni delle borse del prossimo anno. I giovani interessati si troveranno nella delicata situazione di gravare totalmente sulle spalle delle famiglie. Se queste non saranno in grado di sostenere tutte le spese, il rischio per questi ragazzi, anche se bravissimi, \u00e8 di dover rinunciare agli studi per una mera questione economica. Ogni commento \u00e8 superfluo.<br \/>\n<strong>Il nostro giudizio sui contenuti del d.d.l. \u00e8 quindi negativo perch\u00e9 non affronta i veri problemi dell\u2019universit\u00e0. Essere contrari al d.d.l. Gelmini non vuol dire difendere l\u2019universit\u00e0 cos\u00ec come \u00e8. La nostra opinione \u00e8 che proprio la proposta di legge del Ministro lascia immutato il sistema solo con meno soldi.<br \/>\nPer questa ragione la UILPA Ricerca Universit\u00e0 AFAM ha portato e porter\u00e0 le bandiere in piazza contro questa legge.<br \/>\n<\/strong><br \/>\nLa Segreteria Nazionale UIL RUA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riforma Gelmini sta suscitando un acceso dibattito, con prese di posizione e dichiarazioni troppo spesso dettate dal clima politico e non gi\u00e0 da una reale volont\u00e0 di approfondimento dei contenuti della riforma stessa. Stupisce in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":195,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[343],"tags":[],"class_list":["post-1733","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1733","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/users\/195"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1733"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1733\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1736,"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1733\/revisions\/1736"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1733"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1733"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/uilpa\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1733"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}