Il ruolo degli impianti di Digestione Anaerobica nelle aree soggette alla Direttiva Nitrati
Il progetto di ricerca “Valorizzazione e gestione ottimale delle risorse ambientali nell’ecosistema Arborea: studio del valore economico-ambientale e della accettabilità sociale di un progetto per la produzione di biogas da reflui zootecnici” è stato finanziato dal Bando per la Ricerca di Base promosso dalla Regione Sardegna sui fondi destinati alla LR7/2007 finalizzata alla promozione della ricerca scientifica.
L’obiettivo di questo progetto è quello di studiare le preferenze degli allevatori delle aziende zootecniche di Arborea per diverse opzioni di investimento relative alla tecnologia della Digestione Anaerobica, attraverso uno studio di Esperimenti di Scelta. Attraverso un questionario, è stato chiesto agli allevatori di valutare diversi scenari con diverse opzioni tecnologiche e di investimento, e scegliere lo scenario che preferivano. Le opzioni erano:
- Cogenerazione e Biometano;
- Digestato tal quale oppure separato in una frazione secca e in una liquida o trasformato in concimi vendibili sul mercato;
- Impianto collettivo esterno all’azienda oppure impianto aziendale;
- Ulteriori elementi dello scenario comprendevano il periodo di recupero dell’investimento e la sua profittabilità.
Le opportunità derivanti dall’adozione di impianti di Digestione Anaerobica sono un elemento cardine del un Pacchetto per lo sviluppo di un’Economia Circolare (COM 2015/614) lanciato dalla Commissione Europea per ridurre la produzione di rifiuti in tutte le fasi della filiera e creare un mercato per le materie prime secondarie. All’interno del Pacchetto, assume particolare importanza il riutilizzo dei rifiuti organici agricoli per la produzione di biogas con la tecnologia della digestione anaerobica, per produrre energia, e di fertilizzanti basati su materiale organico (digestato) che sostituiranno quelli basati su sostanze minerali (diagramma).
Queste politiche possono rivelarsi una grande opportunità per il settore lattiero-caseario, ed in particolare per gli operatori siti all’interno delle Zone Vulnerabili da Nitrati (ZVN) introdotte dall’Unione Europea con la Direttiva Nitrati. In queste aree la regolamentazione introdotta per contenere l’impatto dei reflui sulle acque (ad esempio, i reflui devono essere raccolti in apposite vasche di stoccaggio, in quanto lo spandimento del quantitativo permesso di letami/liquami – 170kg/ha/anno – può avvenire soltanto in determinati periodi dell’anno) determina una serie di costi diretti a carico dell’allevatore (costruzione delle vasche di stoccaggio; costi di trasporto per lo smaltimento del refluo in eccesso all’esterno della ZVN) e indiretti. Infatti, in aree caratterizzate da una scarsa disponibilità di terreni all’esterno della ZVN, come nell’area di Arborea, i vincoli sul quantitativo di reflui spandibili per ettaro determina un vincolo tra numero di capi e superficie agricola che limita la possibilità di incrementare il numero di capi.
Gli impianti di digestione anaerobica permettono di utilizzare i reflui per la produzione di energia elettrica e calore (cogenerazione), consentendo di ridurre i consumi energetici attraverso l’autoconsumo (senza i limiti di altre tecnologie quale il fotovoltaico) e un’integrazione al reddito, attraverso gli incentivi previsti dalla Tariffa Onnicomprensiva e la vendita in rete. In alternativa, il biogas può essere trasformato in biometano, combustibile utilizzabile per l’autotrazione (contribuendo a ridurre i costi aziendali) e per il riscaldamento aziendale e/o domestico.
Inoltre, dal processo di digestione anaerobica deriva il digestato, un residuo con lo stesso potere fertilizzante del refluo tal quale ma più efficiente. Il digestato può essere sottoposto a trattamenti di riduzione della parte liquida e, quindi, del volume permettendo una maggiore facilità ed economicità di trasporto all’esterno della ZVN. Il digestato, inoltre, può essere trasformato in ammendanti e fertilizzanti organici attraverso successivi trattamenti che lo trasformano in una sostanza secca pellettizzata che può essere facilmente venduta nel mercato come concime, mentre la parte liquida può essere venduta sul mercato come sostituto dell’urea. La produzione di concimi facilmente trasportabili e vendibili sul mercato è una possibile soluzione alla necessità di trovare terreni esterni alla ZVN per lo spandimento del refluo, permette di allentare il vincolo tra numero di capi e superficie agricola disponibile e un’ulteriore possibilità di integrazione al reddito. Inoltre, in quanto fertilizzante, potrebbe sostituire i fertilizzanti minerali utilizzati nella ZVN.
I risultati del nostro studio mostrano che gli allevatori sono soprattutto interessati alla tecnologia della Digestione Anaerobica ai fini della produzione energetica, mentre non viene percepita come un’opzione interessante la produzione di biofertilizzanti. Le ottime possibilità offerte dal trattamento del digestato sembrano infatti essere decisamente ignorate dagli allevatori, i quali non considerano che il trattamento, oltre a fornire un biofertilizzante ed ammendante di qualità, può allentare il vincolo refluo prodotto/superficie agricola disponibile.
Gli allevatori con una maggiore eccedenza di reflui in relazione alla superficie agricola a disposizione tendono a scegliere l’impianto collettivo esterno all’azienda: probabilmente gli allevatori che subiscono maggiormente il vincolo capi/superficie agricola disponibile preferiscono questa opzione perché permetterebbe di portare i reflui fuori dall’azienda con costi inferiori a quelli attuali (in pratica, la scelta dell’impianto esterno sarebbe strumentale alla necessità di dover smaltire i rifiuti ). Gli allevatori più interessati ed informati su questioni energetiche e quelli più preoccupati per gli effetti negativi del cambiamento climatico tendono a scegliere l’opzione di investimento aziendale. Chi tende a scegliere l’opzione aziendale inoltre tende anche a scegliere l’opzione della Cogenerazione piuttosto che quella del Biometano: probabilmente questo è dovuto al fatto che la prima è una tecnologia più accessibile e per la quale si conosce la disponibilità degli incentivi; inoltre permette di coprire il fabbisogno energetico aziendale (autoconsumo). Rimane una certa eterogeneità nelle preferenze individuali, che non può essere spiegata da caratteristiche osservate, e che viene stimata dal modello. La scelta delle opzioni di scenario proposte comunque dipende sempre anche dalle prospettive di redditività e dal periodo di recupero dell’investimento.
In parte, la mancanza di informazione ed interesse per il digestato può essere legata all’attuale normativa che da una parte equipara il digestato non trattato al refluo tal quale; dall’altra non prevede incentivi alla produzione di fertilizzanti organici. In parte, la mancanza di informazione ed interesse per il digestato può essere legata all’attuale normativa che non spinge all’uso dei fertilizzanti organici. In questo senso, l’implementazione del Pacchetto sull’Energia Circolare (e della Nuova Proposta di Direttiva sui Fertilizzanti) giocherà un ruolo fondamentale nel prossimo futuro.
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I risultati preliminari dello studio sono stati presentati alla conferenza annuale IAERE (Italian Association of Environmental and Resource Economists), Bologna, 11-12 febbraio 2016
Strazzera_Statzu_Bonu_Vinci_2016_CE_Farmers_attitude_biogas_waste_NVZ
e alla Quinta Conferenza dell’AIEAA (Associazione Italiana di Economia Agraria ed Applicata), Bologna, 16-17 giugno 2016. Il paper sarà disponibile a breve sul sito AgEcon (http://ageconsearch.umn.edu/)

