Apr 082011
 

Cari tutti,

il 29 marzo la Commissione Statuto si è riunita per discutere degli emendamenti al testo riguardante i tre principali organi di governo del nostro ateneo, vale a dire Rettore, Senato Accademico (SA) e Consiglio di Amministrazione (CdA). Il 6 aprile la commissione ha incontrato i componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione attuali, per un confronto sulla parte del testo fino a qui discussa. E’ importante sottolineare che la discussione è aperta e che nessuna parte dello statuto è considerata definitiva, ma un “work in progress” sul quale necessariamente dovremo tornare.

La strutturazione dei tre organi di governo al vertice dell’Ateneo è chiaramente un punto nodale dello statuto, essendo questi poi inscindibilmente legati al come verranno progettati i Dipartimenti e le strutture di raccordo. A queste strutture nel testo darò il nome di Scuole per evitare confusione con le attuali Facoltà, anche se nel testo finora discusso queste strutture sono chiamate Facoltà.

Ci sono numerosi punti chiave nella discussione che è stata affrontata sulla questione dei poteri da attribuire ai tre organi, dato che tutti, anche se non nello stesso modo, vogliamo che lo statuto permetta, nei limiti del possibile, un riequilibrio di poteri in particolare tra Senato e Consiglio di Amministrazione.

La discussione è stata vivace sia in commissione che nell’incontro con CdA e SA che ha visto alcune voci critiche levarsi contro alcuni punti dello statuto indicandone alcune debolezze. A mio avviso quell’incontro ha messo in evidenza quanto sia cruciale rendere il processo di diffusione dell’informazione “in itinere” dello statuto il più aperto possibile, essendo chiaro a tutti che si tratta di bozze in lavorazione, per aumentare da un lato la consapevolezza di tutti dei vari aspetti della discussione ma anche perché molte delle scelte sono di grande rilevanza per tutti e di conseguenza il contributo di tutti è importante.

Qui di seguito trovate unan descrizione più dettagliata dei vari punti seguita da alcune considerazioni. La prossima riunione della commissione è prevista per il 12 aprile con all’ordine del giorno dipartimenti e strutture di raccordo.

Cordialmente,

Guido Mula

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RETTORE

Allo stato attuale della discussione il Rettore propone al SA i nomi dei componenti del CdA, che il SA deve approvare con una maggioranza di 2/3 dei partecipanti al voto (non dei componenti dell’organo). Il Rettore inoltre presiede sia il CdA che il SA, facendo anche funzione di raccordo tra i due organi. Tra le sue competenze c’è quella di proporre al SA la nomina del presidente del collegio dei revisori dei conti e di proporre al CdA la nomina dei componenti del nucleo di valutazione, inclusa l’individuazione del suo coordinatore.

Il Rettore deve essere un Professore Ordinario dell’Università di Cagliari, e l’elettorato attivo spetta ai professori e ai ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato in tenure track (vale a dire quelli con il contratto nel secondo triennio alla fine del quale possono, se hanno lavorato bene e se hanno l’abilitazione, essere chiamati come professori associati). Spetta inoltre al personale ATA con modalità analoghe a quelle attuali e agli studenti eletti nel SA, nel CdA, nel Nucleo di Valutazione, nei consigli di corso e nel Collegi delle Scuole di Dottorato e delle Scuole di Specializzazione. Il peso del voto della componente studentesca è considerato una testa un voto fino ad un massimo del 15% del numero dei Professori e Ricercatori che hanno l’elettorato attivo.

Sulla questione del ruolo del Rettore è sorta una prima discussione per esempio per le modalità di indicazione al SA dei nomi dei componenti del CdA. Allo stato attuale, come segnalato prima, il Rettore propone una lista pari al numero esatto di componenti interni ed esterni del CdA e non una rosa di nomi in cui in SA possa scegliere.

SENATO ACCADEMICO

Il SA non ha in questo momento una composizione definita. Quello che trova tutti d’accordo è il fatto che la numerosità debba essere inferiore al massimo previsto dalla legge (35 componenti). Tuttavia la distribuzione delle varie componenti all’interno dell’organo non è ancora definita. Il primo punto dirimente è la presenza dei direttori di dipartimento. Prevista per legge, nel nostro ateneo diverse voci chiedono una la presenza automatica di tutti i direttori. Su questo punto tuttavia la legge è chiara (art. 2, comma 1, lettere f e s) e dice che i direttori devono essere eletti nell’organo. Pur essendo cariche in sè elettive, quindi, è necessario eleggere quali tra i direttori siederanno in SA. Altro punto in discussione è se e come le Scuole debbano essere rappresentate nel SA. Secondo la legge i Dipartimenti (art. 2, comma 2, lett. a) devono avere l’attribuzione delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative e delle attività rivolte all’esterno a queste correlate. Questo è un punto chiave per la definizione delle rappresentanze nell’organo.

Allo stato attuale ci sono due ipotesi per la composizione del SA: la prima prevede da componenti elette di direttori di dipartimento, coordinatori dei corsi di studio, rappresentanti dei ricercatori a tempo indeterminato (RTI) e a tempo determinato cosidetti di tipo b (cioè al secondo triennio), studenti e personale TA. La seconda ipotesi è simile, ma prevede una rappresentanza di tutto il corpo docente (professori e RTI) invece dei coordinatori di corso previsti nella prima versione e una rappresentanza di tutti i precari istituzionali (assegnisti e ricercatori), oltre che una garanzia di rappresentanza di specializzandi e dottorandi nella componente studentesca. La durata del mandato è prevista triennale ma sfasata con il sestennio del Rettore, per garantire una continuità e non avere tutti gli organi in scadenza contemporaneamente. Per gli studenti (e i precari se ci saranno) il mandato è ridotto a due anni. C’è la proposta di ridurre a due anni il mandato per tutte le componenti del SA che non sono a tempo indeterminato.

Il SA ha un certo numero di pareri obbligatori per il CdA, in particolare: 1) sul documento di individuazione del fabbisogno di personale, sul conto consuntivo, sull’attivazione e soppressione di corsi di studio, sedi, dipartimenti e Scuole, nonché sull’offerta formativa annuale.

Il SA ha anche il potere di sfiduciare il CdA se questo non adempie ai suoi compiti (per esempio non redige il bilancio in tempo) e può, utilizzando quanto previsto dalla legge, proporre al corpo elettorale una mozione di sfiducia al Rettore. Questa è chiaramente una grande novità, fondamentale per l’equilibrio dei poteri, dato che quelli del rettore versione Gelmini sono di grande rilevanza.

Si prevede che allo scadere del mandato del Rettore, o in caso di sua sfiducia da parte del corpo elettorale, decadano contemporaneamente anche il CdA e le altre cariche di diretta nomina rettorale, come per esempio il prorettore.

Il SA, sentito il CdA, approva il regolamento generale di ateneo, le modifiche di statuto e, previo parere favorevole del CdA i vari regolamenti indispensabili per il funzionamento dell’Ateneo.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il CdA è l’organo chiave degli atenei in versione Gelmini: piccolo e con grandi poteri.

Nella composizione attuale il CdA è previsto composto da nove membri di cui due esterni. La nomina è rettorale a seguito di una approvazione a maggioranza di 2/3 da parte del SA. Ci sono questioni aperte come la rappresentanza degli studenti (secondo la legge, ovvero ALMENO 15%, sono uno o due?) e del personale TA. Gli altri componenti sarebbero docenti dell’ateneo con copertura delle diverse aree culturali intese in senso lato.

Il CdA ha il compito di gestire sostanzialmente tutto, avendo la responsabilità più diretta del buon andamento dell’ateneo in tutti gli aspetti da quello finanziario in poi. In diversi casi deve comunque acquisire un parere obbligatorio del SA. Questo vuol dire che il CdA non potrà ignorare questi pareri e per andarci contro dovrà giustificarlo opportunamente. Questo vale per esempio per i documenti di programmazione triennale per il lato economico e del personale.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

A mio modo di vedere ci sono un certo numero di criticità nella versione attuale dello statuto che richiederanno ancora riflessione da parte della commissione e input da parte dell’ateneo sulle linee guida. Ricordo a questo proposito che chi voglia proporre ufficialmente alla commissione commenti o altro non ha che da inviare un testo all’attenzione del rettore e questo verrà distribuito alla commissione.

Strategie

Una delle criticità da definire riguarda la questione della strategia. Finora lo statuto prevede sostanzialmente una programmazione pluriennale limitata ad un triennio. In questo momento di grandi rivoluzioni, tuttavia, andare a guardare solo al triennio ha come conseguenza quello di non riuscire a delineare strategie di ampio respiro pari almeno, per esempio, alla durata di un mandato rettorale o a quella dei piani europei. Se da un lato è chiaro che non si può fare una strategia fine su un periodo così lungo, è anche chiaro che portare lo sguardo in avanti di diversi anni permette di prendere decisioni strategiche anche sul breve periodo che tengano conto degli obiettivi di sviluppo dell’ateneo. In questa ottica rientrano per esempio decisioni su aree (non corsi di laurea specifici) da sostenere/rafforzare. In una situazione nella quale la carenza di fondi è drammatica è ancora più fondamentale dare all’ateneo un respiro che guardi lontano perché le scelte da fare in questo periodo richiedono necessariamente non affidarsi “all’emozione del momento” ma piuttosto ad una riflessione condivisa e approfondita di una realtà ricca ed eterogenea come quella di un ateneo generalista come è l’Università di Cagliari.

Trasparenza

Anche questo punto non è ben definito nello statuto. E’ chiaro che esistono a questo proposito degli aspetti di carattere legale e degli aspetti di carattere politico. Nello statuto nuova versione (art.3 comma 1) si dice che l’ateneo persegue le proprie finalità istituzionali nel rispetto di vari principi, tra i quali quello della trasparenza delle informazioni e dei processi. Questo è un principio chiave che però, per trovare concreta applicazione, richiede una esplicitazione normativa che sia esplicita, a mio avviso, anche nello statuto. Ci sono infatti diverse questioni, che toccano tutto l’ateneo e le persone che ci lavorano, che non possono essere rese note solamente alla fine del processo ad approvazione avvenuta. E’ infatti chiaro che regolamenti che toccano aspetti cruciali dell’ateneo, come per esempio quello recentemente approvato sui ricercatori a tempo determinato, o modifiche del regolamento generale etc non possono essere discussi e approvati in camera caritatis di nascosto da tutti. Se questo principio non è una specifica norma di legge, è altresì vero che fa parte dei principi generali delle leggi al riguardo e anche di quanto si sta prevedendo di inserire nello statuto rinnovato. Sono convinto che la diffusione dell’informazione nel processo di formazione delle decisioni, in particolare di quelle che coinvolgono tutti, sia un modo fondamentale di funzionare di un ateneo che voglia essere davvero trasparente nei fatti e non solo a parole.

Ricercatori

I Ricercatori sono stati in quest’ultimo anno oggetto di particolare attenzione da parte di tutti per la forza delle decisioni che hanno assunto in difesa dell’Università, cercando di difenderne il ruolo essenziale per la società. Le azioni dei Ricercatori hanno visto in particolare la sottolineatura del proprio diritto al riconoscimento di una funzione docente effettivamente svolta e decisamente mal riconosciuta. Indipendentemente dal tenere un corso frontale, i ricercatori sono comunque vincolati allo svolgimento di un numero di ore di didattica integrativa/di supporto, le cui modalità e impegno temporale sono da stabilire con ciascuno dei ricercatori. Questa attività didattica va ovviamente svolta all’interno di un corso di laurea e non è a sè stante. Nello statuto in versione attuale, quando si parla di rappresentanza delle scuole nel Senato Accademico, si vuole togliere ai ricercatori che non tengono un corso il diritto di voto per gli eventuali rappresentanti di queste scuole. Personalmente trovo questa scelta incomprensibile, dato che i ricercatori svolgono comunque attività didattica all’interno di almeno un corso di laurea e hanno quindi tutti i diritti di partecipare alle scelte sugli organi dell’ateneo anche sulle questioni di didattica.

Strutture di raccordo e dipartimenti

Questo sarà l’argomento della riunione prevista per martedì 12. Alcune cose sono state comunque già parzialmente discusse e c’è un possibile orientamento a mettere tutta la didattica sulle Scuole. Personalmente non condivido questa scelta perché da un lato la legge dice chiaramente, come visto prima, che i dipartimenti devono avere l’attribuzione delle funzioni finalizzate allo svolgimento dell’attività didattica. Dall’altro trovo che questa scelta implicherebbe cambiare tutto senza davvero cambiare, dato che avremmo delle strutture di didattica completamente separate dalla ricerca, sul piano formale, ma senza più il potere di chiamata che resterebbe in mano ai dipartimenti. E’ chiaro quindi che i Dipartimenti, avendo in mano tutte le chiavi del potere, devono avere anche quelle della didattica in modo chiaro e le scuole dovrebbero essere quindi delle strutture con compiti di gestione e organizzativi ma non dello stesso tipo delle attuali facoltà. Immaginare delle Scuole con all’interno una moltitudine di corsi di laurea (si parla di un numero limitato di scuole, circa 5) implica che queste non avranno alcuna capacità reale di gestione della didattica che resterà più che altro in mano ai singoli corsi di laurea. Un punto a vantaggio delle strutture di raccordo è l’essere luogo di contatto per una definizione strategica della didattica a medio lungo termine, cosa che richiede comunque una discussione preventiva nei dipartimenti coinvolti che hanno quindi comunque responsabilità didattiche evidenti.

  2 Commenti per “Resoconto delle sedute del 29 marzo e del 6 aprile”

  1. Noi abbiamo davanti un grande problema tecnico e politico. Come impedire che i dipartimenti si approprino dei corsi di laurea per continuare ad addomesticare le tabelle e asservirle agli interessi delle discipline. Invece, occorre che i corsi e i loro curricula siano studiati per le esigenze di formazione professionale, culturale e di formazione alla ricerca degli studenti. Le vecchie facoltà non lo hanno fatto in pieno e il reclutamento è stato piegato agli interessi delle discipline e non della didattica. Se mettiamo tutto il processo in capo ai dipartimenti, si creerebbe una situazione di frammentazione ulteriore.
    Dunque secondo me occorre ragionare in termini pragmatici e anche distinguere tra lauree triennali, lauree magistrali tradizionali, lauree magistrali per l’insegnamento.
    Le lauree triennali e quelle Magistrali per l’insegnamento sono certamente le più multidisciplinari (per diverse ragioni) ed è bene che tutto il processo faccia capo alle nuove facoltà. I dipartimenti in questo senso devono concorrere alla formazione di più facoltà. Per esempio, il dip di Matematica può stare nella giunta della facoltà di ingegneria, di scienze e anche di quella di economia…
    La facoltà deve garantire il raccordo e il funzionamento amministrativo e organizzativo dei corsi di laurea… e basta. E deve segnalare le esigenze di insegnamento dei corsi di laurea.
    L’insegnamento si svolge in un corso di laurea. Inteso come equipe di insegnanti. (occorrerà finalmente farla funzionare come equipe!). Ma è giusto che non si consideri che il corso di laurea “appartiene” ad un dipartimento. Sarebbe la fine!
    è chiaro che le cose sono ben diverse per molti corsi di laurea magistrale specialistici, che fanno capo ad uno specifico dipartimento… Ma anche qui la sede amministrativa è meglio metterla nella facoltà (per risolvere i problemi di gestione del personale amm. e delle aule), di fatto però questi corsi di laurea devono essere incardinati in un dipartimento.

  2. Si nota la pervasività di una problematica che non vedo discussa e chiarita esplicitamente in questi interventi assolutamente utili per altri versi. Lo si nota, a mio avviso, anche nei discorsi fatti alla CRUI, quei pochi che riesco a seguire. Come si armonizza quest’ultima legge 240 con le precedenti, a partire se non altro dalla 382? La normativa emanata tra la 382 e la 240 è già sufficientemente imponente affinché si creino discordanze se non proprio contraddizioni. Le eventuali forzature interpretative si insediano proprio nei punti discordanti. Ciò vale anche rispetto alla interpretazione fornita da M. Pitzalis riguardo al rapporto tra corsi di studio (per di più triennali, biennali, abilitanti all’insegnamento), dipartimenti e organi di raccordo. Se la legge 240 afferma che il dipartimento è “…”, non importa se lo si condivide o meno, quanto l’interpretazione può comunque discostarsi dalla lettera della legge? La doppia dipendenza dei corsi di studio, se per certi versi potrebbe sottrarre ai dipartimenti la decisionalità assoluta in materia di corpo docente (anche se poi c’è il CdA) come conseguenza di una certa impostazione di corsi di studio, per altri versi creerebbe una rete relazionale complicata. Credo, insomma, che la legge non deve essere stravolta (non perché la condivida, ma per evitare ulteriori complicazioni) e che le soluzioni devono essere semplici e chiare. Per quel che ho capito, la tendenza italiana sarebbe quella di interpretare la legge secondo esigenze, volontà ecc. locali. Perché, e anche questo si sente in giro, “siamo in Italia”. Del resto, proprio perché la normativa è ampia e articolata, si sta dimenticando e si vuole fare dimenticare che vige comunque e ancora la 382, tanto per fare il solito ma non inutile esempio.

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