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Titolo: Vele, uomini e merci nel Mediterraneo. Il caicco raguseo “Vergine del Rosario” (1765-1771)
Autori: 
Data di pubblicazione: 2011
Rivista: 
MEDITERRANEA. RICERCHE STORICHE  
Abstract: G. Tore, Vele, uomini e merci nel Mediterraneo. Il caicco raguseo “Vergine del Rosario” (1765-1771) in “Studi storici dedicati a Orazio Cancila” (a cura di Antonino Giuffrida, Fabrizio D’Avenia, Daniele Palermo, TOMO III, Punto grafica mediterrranea, Palermo 2011, pp. 997-1221 ISBN 978-88-902393-4-2 (Mediterranea Ricerche storiche. Quaderni) Nel XVII secolo, anche la marina ragusea pagò duramente la serrata concorrenza del naviglio di alto bordo inglese, olandese e francese inducendo gli armatori a ridurre il tonnellaggio delle imbarcazioni e a ripiegare sul piccolo cabotaggio. A seguito di tale riconversione, fino a metà Settecento, la gestione dei traffici tra le sponde dell'Adriatico, le isole greche, il Regno di Napoli, le reggenze barbaresche e le coste turche diventò l’ attività prevalente della marineria ragusea. La guerra di successione austriaca (1740-48), accrescendo i rischi delle merci trasportate su navi battenti bandiera inglese, francese, olandese spagnola, napoletana, sarda, russa e austriaca, offrì agli esperti marinai di Dubrovnik nuove opportunità nella gestione delle attività di nolo da e per il Levante. Questo inatteso trend positivo si rafforzò durante la Guerra dei 7 anni (1756-1763) per effetto del blocco navale imposto dagli inglesi e continuò anche durante la guerra russo-turca, che bloccò a lungo i traffici sul Danubio e sul Bosforo (1768-74). Per approfondire tale tematica l’A. studia il giornale di bordo del caicco raguseo “Vergine del Rosario”. L'analisi dei registri offre un vivace spaccato dei problemi e delle difficoltà che armatori, capitani e marinai dovevano affrontare quotidianamente, le incertezze della navigazione a vela, i controlli sanitari, la fiscalità portuale, il mutevole prezzo dei noli, delle merci, delle monete. I libri contabili confermano l'elevata incidenza dei costi di gestione e dei salari, che unita ai periodi di inattività per guerre e quarantene e agli incerti della navigazione, evidenziano le difficoltà in cui si sono venute a trovare, nell'ultimo '700, quelle piccolemarinerie mediterranee che nella rivoluzione dei trasporti a lunga e media distanza sono state progressivamente emarginate dai vascelli d'alto bordo delle grandi potenze navali e da quelle flotte operanti nel Mediterraneo centrale che, grazie ai privilegi “nazionali” e alla capillare rete commerciale su cui possono contare, si avviano a stabilire un ferreo controllo su certe aree e rotte regionali solo quelle città portuali (Genova, Livorno, Marsiglia, Barcellona) che hanno saputo creare una efficiente rete di servizi e smistamento dei prodotti, riescono a d accrescere la loro forza di attrazione. La marineria ragusea, pur svolgendo un importante ruolo in Adriatico e nell'area balcanica, sembra invece esclusa dal flusso dei grandi traffici mediterranei. Le vicissitudini del caicco “Vergine del Rosario”, appaiono come una delle indirette conseguenze di quella rivoluzione nella navigazione marittima e della grande ristrutturazione commerciale, che a fine '700 andava limitando ed emarginando le piccole marinerie.
Handle: http://hdl.handle.net/11584/31668
Tipologia:1.1 Articolo in rivista

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