{"id":162,"date":"2012-04-27T16:32:47","date_gmt":"2012-04-27T16:32:47","guid":{"rendered":"http:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/?p=162"},"modified":"2012-09-20T17:23:04","modified_gmt":"2012-09-20T17:23:04","slug":"complessita-informazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/complessita-informazionale\/","title":{"rendered":"Governare la complessit\u00e0 (informazionale)"},"content":{"rendered":"<p>La bella <a title=\"De Biase\" href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/tecnologie\/2012-03-30\/saggezza-tempi-digitale-190920.shtml?uuid=AbTnQXGF&amp;fromSearch\" target=\"_blank\">recensione di Luca De Biase<\/a> sull&#8217;ultimo libro di Howard Rheingold (Net Smart. How to Thrive Online) dedicato alla sfida che i nuovi media ci pongono, inizia con una considerazione indiscutibile: &#8220;<em>Sul finire del Quattrocento, il sapere si tramandava con i manoscritti e in Europa ce n&#8217;erano 30mila. L&#8217;invenzione di Johannes Gutenberg scaten\u00f2 un cambiamento radicale: in soli 50 anni dall&#8217;introduzione della stampa a caratteri mobili, in Europa circolavano pi\u00f9 di 10 milioni di libri. E mentre qualcuno lamentava l&#8217;eccessiva e ingestibile quantit\u00e0 di informazioni anche di basso valore che erano state messe in circolazione con l&#8217;avvento della nuova tecnologia, la conoscenza scritta usc\u00ec dal territorio controllato dalle vecchie \u00e9lite culturali. [&#8230;] Progressivamente l&#8217;Europa si dot\u00f2 degli strumenti per gestire la conoscenza e organizz\u00f2 un sistema educativo totalmente rinnovato. Ci vollero secoli. Oggi non abbiamo altrettanto tempo.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Rheingold affronta il problema di come fare uso degli strumenti online senza essere sovraccaricati da troppa informazione, ma qualcosa della sua ricetta potrebbe non persuadere del tutto. Il problema della complessit\u00e0 informazionale dell&#8217;epoca che stiamo vivendo (il <a title=\"Diluvio\" href=\"http:\/\/www.emsf.rai.it\/aforismi\/aforismi.asp?d=248\" target=\"_blank\">diluvio informazionale<\/a>, come lo ha definito Pierre L\u00e9vy riprendendo Royan Scott) rappresenta una vera e propria sfida per il nostro sistema cognitivo. La facilit\u00e0 con cui oggi \u00e8 possibile produrre e distribuire informazioni nei diversi tipi (evidenze scientifiche, fatti, idee o semplici opinioni) e nei diversi formati (da quelli pi\u00f9 tradizionali come il libro, la rivista o la televisione a quelli elettronici) rendono di fatto impossibile, per l&#8217;individuo &#8211; ma anche per un gruppo &#8211; il gestirle nella loro totalit\u00e0. L\u00e9vy suggerisce l&#8217;esigenza di imparare a costruire un rapporto con la conoscenza completamente nuovo. Un rapporto in cui, abbandonata &#8220;<em>la nostalgia di una cultura ben costituita, organica, totale<\/em>&#8221; si possa finalmente arrivare ad una conoscenza in cui \u00e8 necessario accettare i limiti del parziale e del provvisorio e dove solo l&#8217;intelligenza collettiva, ovvero il lavoro congiunto dell&#8217;individuo e del suo (piccolo) gruppo, possono contribuire a trovare i riferimenti, ad orientare a dare visibilit\u00e0 e trasparenza ad <em>alcune<\/em> conoscenze disponibili.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 cos\u00ec semplice. Facebook, Tweeter ed altri strumenti sociali ci mostrano come il gruppo possa anche annodarsi attorno a discussioni futili, a rilanci estemporanei di frammenti di notizie, al dibattito autoreferenziale. Persino i &#8220;<a title=\"SR\" href=\"https:\/\/www.google.it\/search?source=ig&amp;hl=it&amp;rlz=&amp;q=social+reader&amp;btnG=Cerca+con+Google#q=social+reader&amp;hl=it&amp;sa=G&amp;prmd=imvnsua&amp;source=univ&amp;tbm=nws&amp;tbo=u&amp;ei=er6aT9i4Jani4QS_ypWVDw&amp;ved=0CDYQqAIoADAA&amp;bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.r_qf.,cf.osb&amp;fp=d0f829942631ffeb&amp;biw=1280&amp;bih=838\" target=\"_blank\">social reader<\/a>&#8220;, gli strumenti che alcuni quotidiani hanno adottato per aiutare i propri lettori a contrastare il problema della moltiplicazione delle sorgenti (e della quantit\u00e0) di notizie, non sembra possano aiutarci. La cura suggerita da L\u00e9vy, che sembra concretizzarsi bene in questi strumenti (che quotidiani come Washington Post, Wall Street Journal, Guardian e il Corriere della Sera hanno prontamente allestito), purtroppo non \u00e8 in grado di combattere il virus della dispersivit\u00e0. Entri per leggere una notizia, magari hai una domanda ben precisa in testa a cui vuoi dare una risposta, e finisci impigliato nella rete dei rimandi e delle curiosit\u00e0 segnalate dagli amici. Se \u00e8 vero che il leggere un articolo con sistemi di questo tipo crea dei sistemi di fruizione personali (la pagina si compone a partire dai propri interessi) il tirare in ballo gli amici (che sono l\u00ec, anche in tempo reale) e le comunit\u00e0 delle quali facciamo parte porta ad inseguire, potenzialmente senza sosta, le letture, i commenti e gli interessi degli altri.<\/p>\n<p>Qualcuno (pi\u00f9 di uno, per la verit\u00e0) ha iniziato ad accusare la rete di contribuire non solo alla dispersione, ma anche ad una fruizione sempre pi\u00f9 fugace ed effimera e quindi a forme diverso di conoscere rispetto a quelle del passato recente. Nicholas Carr (<a title=\"Carr\" href=\"http:\/\/www.raffaellocortina.it\/internet-ci-rende-stupidi?filter_all=Carr&amp;option=\" target=\"_blank\">Internet ci rende stupidi?, Raffaello Cortina 2011<\/a>) non sembra avere dubbi nel ritenere che i rischi siano maggiori dei benefici. La sua posizione \u00e8 chiara: mentre il libro incoraggia il pensiero profondo e creativo, Internet favorisce l\u2019assaggio rapido e distratto di piccoli frammenti di informazione. La posizione, in Italia, \u00e8 stata da tempo discussa e sostenuta dal linguista Raffaele Simone (<a title=\"Simone\" href=\"http:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842065661\" target=\"_blank\">La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo<\/a>, Laterza, 2000; <a title=\"La mente al punto\" href=\"http:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842066057\" target=\"_blank\">La mente al punto. Dialogo sul tempo e il pensiero<\/a>, Laterza, 2002). Le tecnologie elettroniche starebbero trasformando (in peggio) l&#8217;uomo riportando in auge modalit\u00e0 conoscitive antiche, pre-alfabetiche, il cui effetto pi\u00f9 evidente sarebbe rappresentato dall&#8217;incapacit\u00e0 di organizzare ed articolare in maniera logica e consequenziale (che \u00e8 il tipico apporto dato dalla cultura alfabetica). A parte le ragioni degli opposti schieramenti che vedono da una parte i detrattori delle nuove tecnologie e dall&#8217;altra i loro apologeti impegnati a sottolineare i vantaggi del pensiero olistico, reticolare e sincronico che deriverebbe, invece, dall&#8217;uso intensivo della rete (per una risposta a Simone si veda ad esempio <a title=\"Parisi\" href=\"http:\/\/gral.istc.cnr.it\/dparisi\/domenico\/Interviste\/raffsimone.doc\" target=\"_blank\">Domenico Parisi<\/a>) resta il dato oggettivo che:<\/p>\n<ol>\n<li>governare la crescente ed inesauribile quantit\u00e0 di risorse a disposizione \u00e8 impresa tutt&#8217;altro che banale e;<\/li>\n<li>anche il solo passare rapidamente in rassegna i titoli di una tale quantit\u00e0 di risorse richiede tempo ed alimenta il senso di smarrimento e frustrazione.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Lo stesso <a title=\"Diluvio\" href=\"http:\/\/www.emsf.rai.it\/aforismi\/aforismi.asp?d=248\" target=\"_blank\">L\u00e9vy<\/a> sottolinea &#8220;<em>vi dicono: potrete avere accesso a tutte le informazioni, alla totalit\u00e0 delle informazioni, ma \u00e8 proprio il contrario: adesso sapete che non avrete mai accesso alla totalit\u00e0<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Quello che \u00e8 certo, al di l\u00e0 della ragione e del torto delle diverse posizioni, ovvero di chi ritiene che i rischi siano maggiori delle potenzialit\u00e0 (o viceversa), \u00e8 che non \u00e8 possibile tornare indietro. Il progresso tecnologico non si ferma. Possiamo solo cercare di capire meglio e, conseguentemente, cercare di regolare i tempi e i modi di utilizzo, accettando la sfida. Imparare\u00a0(e per quanti hanno compiti educativi, anche insegnare) ad utilizzare al meglio gli strumenti ovvero, riprendendo Rheingold, imparare a governare la complessit\u00e0: \u00abSe le persone non conoscono come funzionano i media sono travolte da torrenti di disinformazione, pubblicit\u00e0, messaggi indesiderati, pornografia, rumore, sciocchezze di ogni genere\u00bb. Per evitare che le informazioni ci sommergano e ci manipolino \u00e8 cio\u00e8 necessario \u00abconoscere come funziona la nostra relazione con i media: come si conquista l&#8217;attenzione, come si invita alla partecipazione, come si sviluppa la collaborazione, come si legge criticamente l&#8217;informazione, come si usano attivamente gli strumenti della rete\u00bb.<\/p>\n<p>De Biase riprende ed approfondisce nel <a title=\"De Biase\" href=\"http:\/\/blog.debiase.com\/2012\/02\/libri-in-assaggio---net-smart.html\" target=\"_blank\">suo blog<\/a> alcune delle soluzioni proposte da Rheingold come quella del dotarsi di &#8220;<a title=\"Crap-detector\" href=\"http:\/\/blog.debiase.com\/2011\/10\/crap-detector---il-sensore-di.html\" target=\"_blank\">crap detector<\/a>&#8221; (sensore di boiate) o del &#8220;<a title=\"Fact checking\" href=\"http:\/\/blog.debiase.com\/2012\/01\/fact-checking-lunga-battaglia.html\" target=\"_blank\">fact checking<\/a>&#8221; (verifica dei fatti), ovvero di strumenti intellettuali necessari per controllare la veridicit\u00e0 delle informazioni e dei fatti che vengono proposti dai media. La partita, in buona sostanza, si giocherebbe soprattutto qui: sulla capacit\u00e0 di vagliare e analizzare criticamente l&#8217;affidabilit\u00e0 dell&#8217;informazione. I criteri da seguire (o, conseguentemente, le capacit\u00e0 da sviluppare) sono molte, ma il compito &#8211; se fosse solo questo &#8211; non sarebbe impossibile. La capacit\u00e0 di guardare criticamente alle informazioni \u00e8 una delle competenze chiave a cui anche l&#8217;<a href=\"http:\/\/faberblog.ilsole24ore.com\/2012\/04\/impara-digitale-ma-cosa-fate-in-classe\/\" target=\"_blank\">insegnamento scolastico mira<\/a> (o dovrebbe mirare).<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di altro che varrebbe la pena di tenere in considerazione oltre all&#8217;indubbia esigenza di sviluppare la capacit\u00e0 valutare criticamente i materiali individuati grazie alla rete. Ed \u00e8, appunto, il problema della loro quantit\u00e0 e, ovvero come avvertiva Umberto Eco in anni non sospetti: &#8220;troppa informazione equivale a nessuna informazione&#8221;.<\/p>\n<p>Facciamo un esempio. Anche rimanendo nel &#8220;ristretto&#8221; ambito delle fonti affidabili, ad esempio le riviste scientifiche (ISI o equivalenti), e restringendo ulteriormente il campo alle riviste di un determinato settore scientifico (ad esempio quello dell&#8217;insegnamento e apprendimento o, pi\u00f9 specifico ancora, dell&#8217;<em>educational technology<\/em>), quante sono le fonti a livello mondiale e quante sono le persone che quotidianamente producono nuovi contributi? Centinaia? Migliaia? E quante nuove iniziative, grazie anche a movimenti come quello dell&#8217;<a title=\"OA\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Open_access\" target=\"_blank\">Open Access<\/a>, nascono all&#8217;interno di Universit\u00e0, centri di ricerca o semplici gruppi di lavoro? La facilit\u00e0 con cui \u00e8 possibile aprire un blog (molti ricercatori hanno ormai il loro), creare un <a title=\"OAJ\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Open_access_journal\" target=\"_blank\">Open Access Journal<\/a> o dare vita a spazi di raccolta online di contenuti digitali pi\u00f9 che attendibili, spiazza il lettore sempre pi\u00f9 sottoposto alla difficile scelta tra il seguire solo qualcosa (ad esempio dopo aver individuato tre o quattro riviste consultare solo quelle) o il disperdersi in una ingestibile quantit\u00e0 di contributi. Nel primo caso il rischio \u00e8 quello di perdere qualcosa. Ci potrebbe essere una scoperta rilevante che qualcuno ha fatto da qualche parte nel mondo o, pi\u00f9 semplicemente, evidenze utili per una argomentazione attenta. Limitarsi a consultare solo alcune fonti, fossero anche le pi\u00f9 blasonate, sottopone al rischio di parzialit\u00e0. Nel secondo caso, invece, il rischio \u00e8 quello dell&#8217;inondazione di dati e ricerche che si incrociano, si ripetono, si contraddicono. In altre parole qui, \u00e8 in gioco la possibilit\u00e0 di arrivare ad una sintesi.<\/p>\n<p>Senza contare che oggi il 90% di quanto viene prodotto negli ambienti online decade solo dopo pochi giorni dopo alla sua pubblicazione. Le notizie sono fluide, gli autori dei blog rivedono, riscrivono, rispondono, rettificano.<\/p>\n<p>Probabilmente potranno dare una mano sofisticati aggregatori, strumenti capaci di sostenere e implementare in maniera semi-automatica i processi di gestione della conoscenza personale (il cos\u00ec detto <a title=\"PKM\" href=\"Personal knowledge management\" target=\"_blank\">PKM &#8211; personal knowledge management<\/a>).<\/p>\n<p>Si fa sempre pi\u00f9 urgente la disponibilit\u00e0 di strumenti dinamici &#8211; a disposizione di tutti noi (nativi o no) &#8211; per selezionare, aggregare, ritrovare le informazioni assieme a strumenti personali per archiviare.<\/p>\n<p>Nel campo della ricerca, ad esempio, stanno facendo passi da gigante ambienti come <a title=\"Science direct\" href=\"http:\/\/www.sciencedirect.com\/\" target=\"_blank\">Science Direct<\/a> dell&#8217;editore Elsevier o strumenti come <a title=\"Zotero\" href=\"http:\/\/www.zotero.org\/\" target=\"_blank\">Zotero<\/a>, <a title=\"Mendeley\" href=\"www.mendeley.com\" target=\"_blank\">Mendely<\/a>, <a title=\"Connotea\" href=\"www.connotea.org\" target=\"_blank\">Connotea<\/a>.<\/p>\n<p>Ancora non risolvono del tutto il problema della gestione della complessit\u00e0, ma rappresentano un primo rudimentale passo avanti per integrare e rendere automatica quella che \u00e8 poi l&#8217;antico sogno dell&#8217;umanit\u00e0 di giungere a conoscenza certa &#8211; o quanto meno affidabile &#8211; dei fenomeni. Le ventiquattro ore della giornata, purtroppo, sono sempre quelle e una parte di questo tempo, oggi, se ne va anche nel testare (e poi usare) questi strumenti nella speranza che possano davvero aiutarci.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-182 aligncenter\" src=\"http:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/files\/2012\/04\/pesci-nella-rete.jpg\" alt=\"pesci nella rete\" width=\"448\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/files\/2012\/04\/pesci-nella-rete.jpg 448w, https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/files\/2012\/04\/pesci-nella-rete-300x107.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Carr, N. (2011). <em>Internet ci rende stupidi?<\/em> <em>Come la rete sta cambiando il nostro cervello.<\/em> Milano: Raffaello Cortina.<\/p>\n<p>Cuban, L. (2001). <em>Oversold &amp; underused: Computers in the classroom<\/em>. Cambridge, MA: Harvard University Press.<\/p>\n<p>Davidson, C. N. (2011). <em>Now You See It: How the Brain Science of Attention Will Transform the Way We Live, Work, and Learn<\/em> (1st ed.). New York, NY: Viking.<\/p>\n<p>Healy, J. M. (1998). <em>Failure to connect: How computers affect our children\u2019s minds\u2014and what we can do about it<\/em>. New York: Touchstone.<\/p>\n<p>Oppenheimer, T. (2003). <em>The flickering mind. The false promise of technology in the classroom, and how learning can be saved<\/em>. New York: Random House<\/p>\n<p>Rheingold, H. (2012). <em>Net Smart: How to Thrive Online<\/em>. Cambridge, MA: The MIT Press.<\/p>\n<p>Simone, R. (2000). <em>La terza fase. Forme di sapere che stiamo perdendo<\/em>. Bari: Laterza.<\/p>\n<p>Simone, R. (2002). <em>La mente al punto. Dialogo sul tempo e il pensiero<\/em>. Bari: Laterza.<\/p>\n<p>Stoll, C. (2001), <em>Confessioni di un eretico high-tech, perch\u00e9 i computer nelle scuole non servono ed altre considerazioni sulle nuove tecnologie<\/em>, Milano: Garzanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La bella recensione di Luca De Biase sull&#8217;ultimo libro di Howard Rheingold (Net Smart. How to Thrive Online) dedicato alla sfida che i nuovi media ci pongono, inizia con una considerazione indiscutibile: &#8220;Sul finire del Quattrocento, il sapere si tramandava con i manoscritti e in Europa ce n&#8217;erano 30mila. L&#8217;invenzione di Johannes Gutenberg scaten\u00f2 un cambiamento radicale: in soli 50 anni dall&#8217;introduzione della stampa a caratteri mobili, in Europa circolavano pi\u00f9 di 10 milioni di libri. E mentre qualcuno lamentava l&#8217;eccessiva e ingestibile quantit\u00e0 di informazioni anche di basso valore che erano state messe in circolazione con l&#8217;avvento della nuova <a href='https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/complessita-informazionale\/' class='excerpt-more'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":481,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[21775,21774],"tags":[],"class_list":["post-162","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cognizione","category-cultura-digitale","category-21775-id","category-21774-id","post-seq-1","post-parity-odd","meta-position-corners","fix"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/162","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/users\/481"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=162"}],"version-history":[{"count":20,"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":178,"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/162\/revisions\/178"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}