{"id":137,"date":"2012-04-05T13:07:28","date_gmt":"2012-04-05T13:07:28","guid":{"rendered":"http:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/?page_id=137"},"modified":"2012-09-03T09:41:48","modified_gmt":"2012-09-03T09:41:48","slug":"blog","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/people.unica.it\/gbonaiuti\/blog\/","title":{"rendered":"Blog"},"content":{"rendered":"<p>Blog? Perch\u00e8 proprio un blog all&#8217;interno del mio spazio web?<br \/>\nInoltre perch\u00e8 farlo visto, per altro, che sono sempre stato piuttosto scettico (per non dire quasi ostile) verso questo strumento? Chi mi conosce sa che ho a lungo disquisito sul fatto che per animare un blog, oltre ad avere molto tempo libero, bisognasse essere un tantino egocentrici se non, addirittura, vanitosi. I blogger parlano spesso di s\u00e9: di quello che pensano, di cosa hanno letto, di cosa hanno visto al cinema o fatto domenica scorsa. Con l&#8217;avvento di Facebook e di Tweeter questo ha assunto forme e modalit\u00e0 ancora pi\u00f9 estreme: la domanda\/invito di Facebook &#8220;<em>a cosa stai pensando?<\/em>&#8221; porta a legittimare la condivisione di pensieri estemporanei come pure foto, link e notizie coerenti con il proprio umore. Insomma il trionfo dell&#8217;estroflessione dell&#8217;io (non di rado con funzione catartica) che genera, per chi si pone nel ruolo di lettore, dispersione, rumore, sollecitazione alla fruizione superficiale. Non accuso nessuno perch\u00e8, spesso, ne sono stato anche io artefice (oltre che vittima). Allora, perch\u00e8 insistere?<\/p>\n<p>B\u00e8, ho pensato potesse essere un mezzo (un luogo?) per condividere (conservare?) le cose pi\u00f9 interessanti che incontro. Ognuno di noi, quotidianamente, viene investito da centinaia di sollecitazioni. La rete e i media in generale ci investono con un diluvio di informazioni: decine e decine di mail, feedback continui di Facebook, segnalazioni di video da vedere su YouTube, sms, telefonate&#8230; Per non parlare di chi, come me, usa &#8220;pesantemente&#8221; anche strumenti di aggregazione di notizie e di altri materiali provenienti dallo specifico campo (blog, call di convegni, segnalazioni editoriali, progetti europei, scambi culturali, feed di sistemi come ResearchGate, Mendely o Citeulike).<\/p>\n<p>Tutto questo sfida la nostre capacit\u00e0 cognitiva e, soprattutto, ci pone davanti al serio rischio di finire con l&#8217;occuparci di tutto e, quindi, di niente. Le giornate frenetiche, anche quando abbiamo finalmente deciso di non accendere n\u00e9 il computer, n\u00e9 altri strumenti, ci portano a fare letture sempre pi\u00f9 fugaci, rapide, essenziali. Cosa resta &#8220;dentro&#8221; di noi di tutto questo? Cosa resta &#8220;fuori&#8221;, sulle nostre scrivanie (virtuali o meno) sempre pi\u00f9 zeppe di roba (siano libri, file o link)? Dunque un blog come arma per combattere il rumore e il disorientamento. Ovviamente uno strumento (almeno in parte) egogentrico: il blog delle cose che a me interessano, che a me hanno colpito, su cui io potrei iniziare a lavorare&#8230;<\/p>\n<p>Per chi come me fa ricerca in un determinato campo (nel mio caso in quello dell&#8217;insegnamento e dell&#8217;apprendimento &#8211; con o senza &#8211; le tecnologie), esiste un&#8217;area intermedia tra la lettura curiosa (ma distratta) di ci\u00f2 che passa quotidianamente davanti agli occhi (il &#8220;flusso ininterrotto&#8221; di cui sopra) e il concentrarsi su un prodotto (ad esempio sperimentare, seguire un lavoro, scrivere un articolo o un libro). E quest&#8217;area \u00e8 quella dello &#8220;sviluppo di un interesse potenziale&#8221; verso qualcosa di nuovo. Qualcosa che sta a lato, ma non troppo, rispetto a quello di cui ci stiamo occupando, ma che rischia di sfuggire&#8230; di passare inosservato assieme a tante altre cose. Ho tanti sistemi per tentare di imbrigliare tutto questo: sistemi di bookmarking (come Delicious), di cattura bibliografica (Zotero), di conservazione di documenti su qualche cartella del computer&#8230; Ma a volte non basta. E&#8217; necessario perdere qualche momento in pi\u00f9 del semplice fare clic e salvare da qualche parte. E&#8217; necessario investirci del tempo, raccogliere qualche informazioni in pi\u00f9, soffermarcisi un attimo.<\/p>\n<p>Lo strumento per accompagnare questo potrebbe essere, perch\u00e8 no, un blog. Un blog tematico, un blog sulle didattiche, sull&#8217;apprendimento, sulle tecnologie per insegnare e apprendere e ancora sulla mente e sul rapporto tra informazione, cognizione e apprendimento. Cercher\u00f2 di scrivere dei &#8220;post&#8221; equilibrati e il pi\u00f9 possibile articolati. Questa pagina \u00e8 l&#8217;unica che utilizzer\u00f2 per parlare di me e delle intenzioni che mi stanno spingendo a fare questo. Il resto cercher\u00f2 di renderlo il pi\u00f9 possibile impersonale, distaccato, informato. Non fisso il numero di interventi annuali, mensili o settimanali che intendo fare. Cercher\u00f2 di fare un lavoro di una qualche utilit\u00e0. Qualcosa che possa servire non solo a me (come repository di scorte per ricerche future), ma anche per i colleghi e i miei studenti.<\/p>\n<p>Spero di riuscirci.<\/p>\n<address><span style=\"color: #333399;\">I &#8220;post&#8221; sono visualizzabili sotto le voci &#8220;post recenti&#8221; (gli ultimi 5 contributi) e &#8220;Archivio post&#8221; (storico organizzato sulla base del mese di pubblicazione) entrambi a destra dello schermo.<\/span><\/address>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Blog? Perch\u00e8 proprio un blog all&#8217;interno del mio spazio web? 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