Feb 012010
 

Giovanni Duni

Così fan tutti.

La diffusione della illegalità aggrava, attenua o esclude l’illecito?

La vicenda di Bettino Craxi e la sua possibile riabilitazione ci deve fare riflettere sul problema generale dei finanziamenti occulti dei partiti politici, al fine di evitare che, da una possibile riabilitazione, se ne tragga anche una regola valida per il futuro.

Abbiamo riascoltato in questi giorni più volte i discorsi e le interviste di Craxi dell’epoca dei processi di tangentopoli. Dobbiamo dargli atto della estrema chiarezza della sua tesi. «È assolutamente vero che percepivamo soldi di varia provenienza per il finanziamento del PSI; non è vero che parte di quei denari finivano nel mio patrimonio personale; tutti i partiti percepivano soldi non evidenziati nei bilanci, che erano quindi tutti falsi.» Da queste frasi l’uomo politico di cui ricorre il decennale della morte faceva discendere la sua innocenza, o quanto meno la politicità selettiva delle azioni giudiziarie ai sui danni.

Per la verità tangentopoli imputò e condannò altri leader politici, funzionari, amministratori  ed imprenditori, a volte con la drammatica conseguenza del suicidio. Ma qualche imprenditore onesto e non disponibile a compromessi entrò nella più nera disperazione, subendo la costante esclusione dagli appalti pubblici: ricordiamoci di Ambrogio Mauri, costruttore di vagoni, che si suicidò a seguito del boicottaggio cui fu sottoposto.

Indubbiamente però l’indagine penale si sarebbe potuta estendere per scoprire come facevano tutti i partiti a gestire le spese con il limitato finanziamento pubblico ufficiale. Ma questa omissione discende dal fatto che in Italia le inchieste non partono mai con l’intenzione della sistematicità, ma sono piuttosto legate al caso, che nella specie fu la piccola vicenda del Pio albergo Trivulzio e Mario Chiesa, che, nell’allargarsi a seguito delle confessioni, portò alla sconvolgente vicenda di “mani pulite”.

Purtroppo la trascuratezza del sistema repressivo italiano si manifesta in mille direzioni e proprio nei casi in cui l’illegalità è più diffusa. Accade così che se viene sanzionato un cittadino sorpreso a gettare l’immondizia su altri sacchetti di una discarica abusiva lungo una strada, questi si senta perseguitato per il fatto che altri mille la “fanno franca”.

Appare comunque evidente che la diffusione della illegalità determina situazioni ben più gravi proprio per effetto del numero delle violazioni. Se viene gettato un solo sacchetto di immondizia prima o poi animali ed agenti atmosferici lo fanno disperdere; ma già con 10 sacchetti abbiamo un inizio di discarica e raggiungere i 100 non è affatto difficile, per effetto di una emulazione perversa. L’assurdo che si determina sta nel doppio effetto della diffusione: da un lato ne discende un grave danno ambientale, ma contemporaneamente sorge un senso di innocenza del singolo che infrange le regole.

Non dissimile è ciò che si verifica con il finanziamento illecito dei partiti. Anche qui una tangente isolata farebbe poco danno alla intera società in cui viviamo. Ma proprio la diffusione sistematica del fenomeno determina effetti catastrofici, a fronte del senso di innocenza di chi pecca. Per comprendere appieno il disastro che nasce dal fenomeno occorre domandarsi: perché soggetti esterni ai partiti ed alle amministrazioni pagano somme ingenti, quasi sempre in nero e con falsificazioni dei propri bilanci? Se si trattasse di spontanea amicizia o di solidarietà politica incondizionata avremmo solo la violazione delle norma sulla irregolarità del bilancio del partito che riceve. Purtroppo chi ha pagato ha invece contrattato il favore che gli consentirà il recupero di quanto versato ed oltre. Aspetta infatti dal politico di turno di ottenere vantaggi illeciti o per la sua azione diretta (se è colui che detiene il potere) o per un silenzio compiacente (se è della opposizione). E quando questa anomalia diventa regola generale, abbiamo una gravissima ripercussione sul sistema Paese.

Accentrando oggi il dibattito sull’uomo Craxi distogliamo l’attenzione dal vero problema, che non consiste nell’accettazione di soldi non esposti in bilancio, ma nel perché questi «benefattori» pagano, ossia per quali vantaggi in cambio. Scindendo quindi il problema, a distanza di anni possiamo anche assolvere moralmente l’uomo, valutando che agiva con l’idea della propria innocenza e considerando complessivamente la sua figura di politico, ma non possiamo assolvere il sistema nefasto nel quale agiva, a causa dei danni che ha creato al Paese. Se infatti assolviamo il sistema, diciamo che esso può continuare. Nel dibatto politico spesso si accosta la riabilitazione di Craxi alla situazione attuale, con la larvata tesi secondo la quale quelli di Craxi non furono colpe, lasciando quindi intendere che analoghi comportamenti odierni sarebbero parimenti da giustificare.

Dobbiamo invece evitare nel modo più assoluto che dalla vicenda Craxi possa emergere un messaggio ai politici di oggi, quale: essendo limitato il finanziamento ufficiali dei partiti, arrangiatevi a procurarvi risorse in altro modo, anche a costo di favorire turbative d’asta lasciando fuori ditte serie e meritevoli, di accettare lavori mal fatti, di fare opere inutili, di incentivare un complesso di cose che fanno si che i costi per le PP.AA. siano superiori fino al doppio degli stessi lavori fatti per privati. Tutt’al più — potrebbe continuare il messaggio per i politici presenti e futuri — astenetevi dall’approfittarne personalmente.

Il danno da corruzione sul sistema Paese non è, ovviamente, solo quello delle distorsioni ad opera delle alte sfere, ma questo livello ne è responsabile per un’ampia fetta. Del danno da corruzione ha parlato più volte il procuratore generale presso la Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, ma forse non si evidenzia mai abbastanza il degrado in cui va a cadere un Paese afflitto da corruzione.

In un sito molto consultato e ripreso in altri siti e dibatti on line (http://www.transparency.org) è riportata una classifica della percezione della corruzione in 180 Paesi del mondo.

Per quanto la “percezione” non significhi “effettività”, è presumibile che i dati della percezione non siano poi così lontani dalla corruzione vera e propria.

Ebbene in questa classifica, che vede in cima i migliori Stati, l’Italia è al 63mo posto con un “voto” di 4,3 decimi; Danimarca, Singapore, Nuova Zelanda e Svezia sono i primi con un voto di 9,4-9,2 decimi.

Ciò che colpisce in questa classifica è la quasi corrispondenza tra il livello della corruzione ed il grado di sviluppo del Paese. La cosa non è casuale: una fetta altissima del prodotto interno lordo è assorbito dalla spesa pubblica e quindi, se questa è condizionata dalla corruzione, diventa altamente improduttiva, distorsiva e, spesso fonte di spese aggiuntive obbligate, ma che potevano essere evitate: micidiali bastonate per un Paese che tenta di restare tra i “grandi”.

Il finanziamento pubblico dei partiti è insufficiente nella loro dimensione attuale e soprattutto nella situazione di accesa competizione tra essi. Ma siamo certi che un dimagrimento generale porterebbe al loro collasso e non invece ad una diversa impostazione dell’attività politica di tutti? Comunque, se è necessario, è preferibile aumentare il finanziamento pubblico ai partiti, perseguendo però senza remore la corruzione.

  6 Commenti per “La diffusione della illegalità aggrava, attenua o esclude l’illecito?”

  1. Sono sostanzialmente d’accordo su quasi tutto. Si può discutere però sulla frase “possiamo anche assolvere moralmente l’uomo [Craxi]”. Facendo così incorrerebbe infatti in un interessante paradosso, per cui si potrebbe arrivare ad assolvere moralmente tutti i corrotti/corruttori, se si ritiene che agissero in buona fede, e nell’ambito di progetti politici di alta statura, ma non il sistema da loro stessi composto, quasi che l’insieme avesse una sua personalità distinta dalla somma dei suoi componenti. E’ comunque un argomento su cui si può discutere a lungo.

  2. Credo che qualunque persona che non sia politicamente “drogata” non puo’ non fare a meno di condividere quanto espresso. La questione, tuttavia, puo’ anche essere vista a rovescio: quanta parte della popolazione e’ disponibile a compromessi, aggiustamenti, favori, amicizie pur di raggiungere un proprio tornaconto? Il sistema dei privilegi genera una politica della corruzione che, a sua volta, produce privilegi per autoalimentarsi. La fase attuale di fortissima deleggittimazione del sistema giudiziario non e’ altro che una azione di difesa di privilegi. Occorrerebbe, percio’, incominciare dal basso, ad esempio ficcando il naso nei vari atti degli organismi di governo come provincie, amministrazioni comunali , settori tabu’ come le forze armate, i vari enti e istituzioni che continuano imperterriti a distribuire privilegi (vedi la marea di incarichi ad personam, forniture, acquisti, etc). Se si facesse un po’ di pulizia “in basso” forse si riuscirebbe a rendere anche piu’ limpido in alto.
    Mi viene da pensare, tutto sommato, che il sistema delle “raccomendations” ben usato in USA e in molti Organismi Internazionali possa essere una soluzione efficace, a patto cher sia resa pubblica e controllabile: a parte gli appalti pubblici, gia’ regolati con leggi specifiche, ogni rapporto istituzionale con soggetti privati deriva da una scelta sulla base di segnalazioni responsabili da parte di referenti (in genere almeno due) che in prima persona si rendono pubblicamente responsabili delle indicazioni fornite. In questo modo, si saprebbe chi e perche’ viene operata una certa scelta. Provate a farvi fare una raccomandazione per un incarico in USA: qualunque referente, se non vi conosce proprio bene e reputa che vale la pena, non vi fara’ mai una raccomandazione, per non perdere credibilita’ e autorevolezza.

  3. Molto interessante il commento di Marco Salis. Nel mio testo iniziale non mi sono allargato troppo alla corruzione diffusa, avendolo ritenuto già troppo esteso.
    Il sistema delle “raccomandations” è sicuramente ottimo negli USA; dubito che da noi le “raccomandazioni ufficiali” potrebbero mai sostiture le racomandazioni e le forme di corruzione vera e propria.
    Quanto all’intervento di Daniele Marongiu: certamente vi è una contraddizione tra l’eventale riabilitazione di Craxi e il disatro del sistema della corruzione diffusa. Scopo dello scritto era fare si che l’aspetto della riprovevolezza del caso singolo emergesse dopo avere ragionato sulla gravità degli effetti sul sistema generale.

  4. Tutto giusto e vero. Ma è anche vero che nello stesso tempo c’era un partito che riceveva finanziamenti da un paese straniero e neanche grande amico dell’occidente? Si indagò in quella direzione e tutto era lecito? O non si indagò o si indagò poco? Ed è vero o no che l’operazione Mani pulite fu oltre che giudiziaria anche un’operazione politica che però portò, non prevista e desiderata, all’avvento di Berlusconi (nel senso che se si fosse saputo le cose sarebbero andate proprio come sono andate?)?

  5. La riabiltazione di Craxi e’ il chiaro fanifesto tentativo di legittimare questa maggioranza politica che sta portando il paese alla rovina. Purtroppo essa e’ sostenuta da una parte maggioritaria dei cittadini che vede in questo sistema di corrutela la possibilita’ di arrichirsi in maniera facile e illecita. Ne l’attuale opposizione ne la magistratura riesce ad arginare questo dilagare di comportamenti. E’ vero che la corruzione si manifesta a tutti i livelli della pubblica amministrazione. Il problema ora e’ come far fronte a questo stato di cose?

  6. Un plauso a Giovanni Duni che partendo dalla vicenda di Bettino Craxi ha invitato pubblicamente tutti a fornire spunti di riflessione sulla diffusione della illegalità. Il discorso ristretto inizialmente al sovvenzionamento pubblico dei partiti, è stato allargato dalla politica a tutta la società da Marco Salis: sistema di privilegi che genera corruzione che a sua volta produce ulteriori privilegi. Per interrompere questa catena suggerisce di “ficcare il naso” negli atti di vari organismi di governo, prendendo ad esempio organismi come provincie, amministrazioni comunali , forze armate, ecc…
    Non sarebbe il caso di indicare tra gli esempi anche le Università e in particolare la nostra Università, che dovremmo conoscere molto bene? C’è qualcuno che ha il coraggio di “ficcare il naso” su quanto è avvenuto, nel silenzio più totale, negli ultimi quindici anni? Non credo che oggi in Italia si possano trovare apparati della pubblica amministrazione esenti da fenomeni di corruzione. Ma un malcostume generalizzato potrebbe costituire “alibi” per giustificare illeciti? La mia personale risposta è che un illecito rimane sempre un illecito; pertanto non condivido le considerazioni di Giovanni Umberto Floris: che si sia o non si sia indagato su altri partiti è del tutto ininfluente per quanto attiene alle responsabilità del PSI e di Bettino Craxi per gli illeciti da loro commessi. Ha perfettamente ragione Tore Pilloni con una piccola aggiunta: la riabilitazione di Craxi per legittimare i comportamenti della attuale maggioranza politica si accompagna ad un quotidiano forsennato attacco a Di Pietro ed all’IdV, che hanno fatto della moralità la loro principale bandiera.

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