{"id":201,"date":"2009-08-12T14:49:09","date_gmt":"2009-08-12T13:49:09","guid":{"rendered":"http:\/\/people.unica.it\/celcam\/?page_id=201"},"modified":"2009-08-12T14:58:17","modified_gmt":"2009-08-12T13:58:17","slug":"la-nuova-sardegna-14-06-2009","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/people.unica.it\/celcam\/rassegna-stampa\/la-nuova-sardegna-14-06-2009\/","title":{"rendered":"La Nuova Sardegna &#8211; 14-06-2009"},"content":{"rendered":"<h2>Corti d&#8217;autore, ricetta contro la crisi<\/h2>\n<p>la  Nuova Sardegna \u2014 14 giugno 2009 \u00a0 pagina 38 \u00a0 sezione: SPETTACOLO<\/p>\n<p>CAGLIARI. In giro per la Sardegna, presentando un lavoro sulla storia dei film che hanno raccontato la nostra isola, il discorso cade inevitabilmente sul \u201ccinema sardo\u201d (o dei sardi) di oggi, e molti s\u2019informano sullo stato delle cose. La risposta giusta sarebbe il rilevare che esiste una legge regionale non attuata e di difficile attivazione. Ma in realt\u00e0, al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 economiche, i registi esistono e continuano a progettare, scrivere, fare. Infine, si dovrebbe porre l\u2019attenzione sul fatto che la definizione di cinema (o meglio di film) \u00e8 oggi qualcosa di diverso, anche se non alternativo, allo spettacolo delle sale. Dunque occorre percorrere sentieri diversi per trovare le tracce del cinema in Sardegna, cos\u00ec come accade in ogni parte del mondo.<\/p>\n<p>Esempio illuminante, tra i tanti meritevoli di attenzione (il premio Avisa, il concorso su \u201cCinema e lavoro\u201d e quello sull\u2019emigrazione), \u00e8 stata la serata organizzata al Cinema-Teatro Nanny Loy della casa dello studente, dal <strong>Celcam<\/strong> (Centro per l\u2019educazione ai linguaggi del cinema, degli audiovisivi e della multimedialit\u00e0), organismo del corso di laurea in Scienze della comunicazione che, tra le altre sue funzioni, produce e realizza, sotto la direzione di Antioco Floris, cortometraggi ideati e talvolta diretti dagli studenti. Sono stati presentati tre film, e uno di questi, \u201cZio Lupo\u201d, aveva la firma prestigiosa di Enrico Pau, il regista di \u201cPesi leggeri\u201d e \u201cJimmy della collina\u201d, che ha diretto un laboratorio di scrittura e di regia.<\/p>\n<p>Nell\u2019occasione, lo stesso Pau, ha presentato un quasi inedito cortometraggio a carattere documentario su Cagliari, \u201cVoci sul mare\u201d, prodotto dall\u2019Assessorato al Turismo della Regione come primo tassello di una serie &#8211; rimasta incompiuta &#8211; che avrebbe dovuto affidare ai numerosi autori sardi il ritratto della propria citt\u00e0 o paese.<\/p>\n<p>A questi due corti d\u2019autore si sono aggiunti altre due opere brevi dirette da Giovanni Marceddu, nate all\u2019interno degli stessi laboratori: \u201cViva la Sardegna\u201d e \u201cConto di laurearmi entro un anno\u201d. Il primo esplora la condizione precaria di un gruppo di artisti isolani, in bilico tra il desiderio di lavorare qui e la necessit\u00e0 di emigrare; il secondo, costruito con un sottotesto spesso ironico, nonostante l\u2019amarezza dell\u2019assunto, \u00e8 un\u2019inchiesta tra i numerosi \u201cfuori corso\u201d dell\u2019Universit\u00e0 cagliaritana: una sorta di diagramma di un immaginario collettivo (che cosa rappresenta la parentesi della vita universitaria?) che fa parte di un\u2019ampia fetta generazionale.<\/p>\n<p>Tornando a Pau, e sperando che il suo progetto maggiore &#8211; un lungometraggio in fase di progettazione &#8211; vada in porto celermente, le due opere oscillano tra il riconoscimento di una visione poetico\/nostalgica della sua citt\u00e0 e la conferma di una vena visionaria che si dispiega anche nelle opere di finzione. \u201cVoci sul mare\u201d &#8211; selezionato per il Premio Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto, la maggiore rassegna a carattere documentario in Italia &#8211; infatti, non \u00e8 propriamente un documentario turistico nel senso classico del termine (elencazione delle bellezze e delle attrazioni, con qualche segno storico), ma un ritrovamento di tracce (minori e maggiori, popolari e colte) che potrebbero far parte dei suoi lungometraggi, ambientati anche nelle periferie cittadine. Cos\u00ec, filtrati da un personaggio\/testimone come Giampaolo Loddo (che \u00e8 stato anche tra gli attori di \u201cPesi leggeri\u201d) ecco il mercato domenicale del pesce a S.Elia, il Poetto, i quartieri del centro, il palazzo comunale, il Bastione di S. Remy; e mescolati a queste sequenze quasi narrative, i flash del passato ricavati da vecchi filmati in superotto messi a disposizione dai filmakers di un tempo: le strade del Castello, la Settimana santa a Villanova, il porto e di nuovo il Poetto. Molti, prima di Pau &#8211; sembra essere il messaggio &#8211; hanno \u201cpensato\u201d la citt\u00e0 attraverso un immaginario di lunga durata che non \u00e8 stato cancellato dalla modernit\u00e0. E forse il richiamo vero alla contemporaneit\u00e0 \u00e8 dato dal musicista di colore che, dalla Terrazza del Bastione e poi dalla torre del Palazzo comunale sembra interrogare gli spettatori: ci sono anch\u2019io, anche se non ve ne siete accorti.<\/p>\n<p>Anche \u201cZio Lupo\u201d, scritto in collaborazione con l\u2019associazione Notorius, ha, nelle invenzioni visive e nel paesaggio minore (sempre cagliaritano), una sua forza trascinante che si collega facilmente alla presenza carismatica di Francesco Origo, l\u2019attore protagonista. \u00a0Nasce da una fiaba raccolta da Calvino, a sua volta rielaborazione del notissimo Cappuccetto Rosso. Un giovane (Enrico Incani), che vive con la madre, in un povera casa sulla collina di Is Mirrionis (sotto Tuvumannu), residuo di quella Cagliari del passato che piace al regista, desidera una cioccolata calda, ma che sia di marca conosciuta. La madre (Cristina Maccioni) gli suggerisce di recarsi dallo zio Lupo, danaroso, che vive poco distante. Appare una sorta di ambiguo personaggio (Francesco Origo), che vive dentro un armadio, al buio, ma che gli concede degli spiccioli per comprare la cioccolata, chiedendo per\u00f2 di portargliene una tazza. Nel viaggio di ritorno, la cioccolata sparisce per la golosit\u00e0 del ragazzo, e Zio Lupo, che ha fame, supplice alla bisogna affermando la sua vera natura di vampiro. Anche qui il sottotesto suggerisce ironicamente che \u201cla pubblicit\u00e0 divora i bambini\u201d, ma l\u2019essenza del racconto \u201cnero\u201d sta forse nella digressione lungo i sentieri della collina dove corre il protagonista con la sua pignatta magica. Infine, il filmato \u00e8 appunto dominato dal trasformismo di Origo, attore che in \u201cJimmy della collina\u201d interpretava il sacerdote della comunit\u00e0 di recupero e qui ha anche curato la fotografia del film, attingendo alle sue esperienze di regista teatrale. \u00a0Ecco, \u00e8 anche a partire da queste esperienze, che si pu\u00f2 riparlare di \u201cnuovo cinema in Sardegna\u201d o semplicemente di \u201ccinema in Sardegna\u201d. &#8211; <em>Gianni Olla<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Corti d&#8217;autore, ricetta contro la crisi la Nuova Sardegna \u2014 14 giugno 2009 \u00a0 pagina 38 \u00a0 sezione: SPETTACOLO CAGLIARI. In giro per la Sardegna, presentando un lavoro sulla storia dei film che hanno raccontato la nostra isola, il discorso cade inevitabilmente sul \u201ccinema sardo\u201d (o dei sardi) di oggi, e molti s\u2019informano sullo stato delle cose. 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