La tesi in Antropologia

 

 

Antropologia culturale

Carlo Maxia

 

Suggerimenti per la scelta dei temi e per la redazione di una Tesi di Laurea

 

La tesi di laurea

Il lavoro di tesi richiede allo studente di dare prova di capacità di iniziativa. Il suo compito principale, sia pure attraverso il supporto del relatore, è quello di circoscrivere e mettere a fuoco il proprio obiettivo, individuando un argomento di tesi. Successivamente dovrà essere in grado di centrarlo e svilupparlo, avendo come obiettivo quello di realizzare un lavoro completo e organico attraverso l’impiego di metodi di analisi e di sintesi appresi nel corso degli studi universitari.

La tesi in Antropologia culturale

Una tesi in Antropologia culturale richiede una certa conoscenza degli approcci specifici della disciplina verso le tematiche che riguardano la vita dell’uomo in società e la cultura. È pertanto fondamentale avere sostenuto almeno un esame di Antropologia culturale per potersi cimentare nel lavoro di tesi. La conoscenza approfondita di un manuale è dunque strettamente indispensabile ma spesso non sufficiente ad acquisire quella che potrebbe essere definita come la forma mentis antropologica, utile a realizzare un buon lavoro. Tale approccio tende ad affrontare le tematiche più varie secondo un atteggiamento relativistico e il meno possibile etnocentrico. Lo studio di un secondo manuale può essere molto importante per chi desidera affinare la propria conoscenza antropologica ma anche assumere più agevolmente l’atteggiamento corretto. Qui di seguito vengono indicati alcuni manuali adatti all’approfondimento delle proprie competenze di base. Si consiglia di prendere visione dei relativi indici e di concentrarsi sugli aspetti variamente legati all’argomento di tesi:

– Signorelli Amalia, Antropologia culturale. Un’introduzione, Milano, McGraw-Hill, 2011.

– Dei Fabio, Antropologia culturale, Bologna, Il Mulino, 2012

– Fabietti Ugo, Elementi di antropologia culturale, Milano, Mondadori, 2004.

 

Coloro che realizzano la ricerca sul campo sono tenuti a conoscere anche i seguenti testi:

– Pennacini Cecilia, La ricerca sul campo in antropologia, Roma, Carocci, 2011.

– Francesco Ronzon, Sul campo. Breve guida alla ricerca etnografica, Roma, Meltemi, 2008.

tematiche:

Il relatore, al fine di assicurare una corretta assistenza, non può accogliere tutti gli argomenti proposti dagli studenti. Qui di seguito vengono indicati alcuni ampi temi all’interno dei quali è possibile individuare degli argomenti specifici, sia di natura esclusivamente teorica che di ricerca. Si tratta di tematiche che per questioni didattiche e/o di ricerca fanno parte del bagaglio di conoscenze specifiche del docente e che, pertanto, possono essere messe proficuamente a disposizione dei laureandi.

Antropologia del pastoralismo

Antropologia economica

Antropologia della natura

Antropologia del turismo

Antropologia dei media

Antropologia del dono e della reciprocità

Antropologia dell’identità

 

Compiti del relatore:

Il relatore affianca lo studente durante il periodo di svolgimento della tesi e ha i seguenti compiti:

 

  • aiutare lo studente a scegliere l’argomento della tesi
  • assicurarsi che la stesura della tesi, in relazione all’argomento scelto, sia realizzabile in un lasso di tempo ragionevole
  • fornire allo studente degli spunti bibliografici ed eventualmente delle indicazioni su dove reperire materiale di documentazione
  • fornire allo studente delle indicazioni metodologiche riguardo all’eventuale ricerca etnografica
  • fornire suggerimenti sulla struttura del lavoro
  • leggere di volta in volta i capitoli o le parti del manoscritto e intervenire sia correggendo direttamente, sia dando indicazioni sul contenuto e sulla forma

Manoscritti in visione al relatore:

Il testo, scritto deve riportare i seguenti dati:

  • nome e cognome, e-mail, eventuale numero di telefono
  • titolo completo (anche se provvisorio) della tesi
  • indice (anche provvisorio) dell’intero lavoro
  • le pagine devono essere numerate in basso a destra
  • Se il testo è a stampa, deve essere impaginato in modo da lasciare spazio per correzioni e commenti (interlinea doppia)

Tempi:

 

Il relatore, compatibilmente con il carico di lavoro, restituisce il testo al laureando e lo convoca entro 2 settimane per discutere i contenuti. Di solito, per ogni capitolo viene fatta una correzione dettagliata delle prime 10 pagine, in modo da offrire allo studente chiare indicazioni su come proseguire autonomamente nella revisione. Alla seconda lettura si presta attenzione anche agli aspetti formali della tesi (bibliografia, citazioni, note, ecc.). La tesi viene interamente letta dal relatore quando è conclusa, prima della stampa definitiva.

Alcuni consigli e ulteriori osservazioni:

è opportuno tenere i contatti col relatore. L’incontro con il relatore risulta più proficuo se qualche giorno prima vengono consegnate alcune note scritte (anche se del tutto provvisorie) su cui discutere.

Lo scopo dell’incontro con il relatore non è quello di ricevere una valutazione sull’elaborato o sul progetto, ma di acquisire strumenti e informazioni utili per sviluppare e migliorare la tesi: è necessario recarsi all’incontro dopo aver riflettuto sugli aspetti di cui si desidera discutere.

È indispensabile rileggere attentamente le parti di manoscritto consegnate al relatore. Si consiglia di riprendere il testo almeno un paio di giorni dopo averlo finito: tale stacco aiuta a identificare più facilmente i punti critici.

Si richiede un controllo accurato dell’ortografia, della sintassi e della struttura complessiva del testo (errori banali e periodi lunghi e contorti distraggono e infastidiscono inutilmente il relatore), ma, prendendo la prospettiva del lettore, occorre valutare la comprensibilità di quanto scritto e l’aderenza a ciò che si desidera sostenere.

Il relatore non è né un co-autore, né un redattore, né un correttore di bozze. Non corregge ogni dettaglio ma cerca di identificare insieme al laureando i problemi di tipo contenutistico, e i problemi generali di organizzazione del testo, focalizzandosi su alcuni esempi. È compito del laureando trarre le conclusioni e adeguare il testo di conseguenza, anche nelle parti che presentano problemi analoghi, che non saranno necessariamente stati indicati.

 

Organizzare il lavoro

La bibliografia

Produrre la bibliografia è compito dello studente ed è molto importante. Una buona bibliografia è la base per la realizzazione di un percorso aggiornato, ma è anche indice, in una certa misura, della qualità stessa e del valore scientifico del lavoro che si intende realizzare.

Il docente fornisce una bibliografia di partenza, che dovrà essere necessariamente ampliata e aggiornata a cura del laureando. La bibliografia individuata dallo studente dovrà essere sottoposta all’attenzione del docente e discussa con il docente.

Nella scelta di un testo lo studente dovrà essere in grado di valutare se questo possa essergli utile. Un primo orientamento nella selezione del materiale è fornito dalla fama dell’autore e dalla sua specifica competenza rispetto all’argomento. Le riviste sono fonte di notevole utilità, soprattutto quando l’argomento è recente e non esistono ancora libri che lo affrontino in modo completo oppure quando si voglia riportare il più recente orientamento su di un argomento.

 

Nel corso della stesura della tesi verranno consultati molti volumi, sia pure senza leggerli tutti dalla prima all’ultima riga. La bibliografia dovrà contenere l’elenco di tutte le opere utilizzate. Non vanno invece citate le opere che non sono state effettivamente consultate, oppure che sono state consultate ma non utilizzate. Non è ammesso riportare riferimenti di testi non consultati anche se compaiono nelle bibliografie di altri autori: tutto il materiale deve essere stato visionato in prima persona.

Citare le fonti è una convenzione del genere “tesi” a cui è necessario adeguarsi sia perché è questione di correttezza non attribuirsi il merito di idee altrui, sia perché rimandare all’opinione di studiosi noti evita di giustificare dettagliatamente molte delle idee sostenute dal laureando nel suo lavoro. Occorre ricordare che un’affermazione pubblicata da uno studioso, sulla base delle proprie ricerche, ha in qualche misura l’avallo della comunità scientifica, mentre le affermazioni di uno studente sono prive di autorevolezza.

Risorse regionali e di Ateneo per la ricerca bibliografica:

 

La ricerca bibliografica oggi può avvalersi di preziosi strumenti online, come l’Opac (http://opac.regione.sardegna.it/SebinaOpac/Opac) o come quello approntato dal nostro Ateneo (http://primo-sar.hosted.exlibrisgroup.com/primo_library/libweb/action/search.do?vid=39UCA_VIEW&reset_config=true)

 

Note, rimandi e citazioni. I rimandi alla bibliografia generale

È importante riportare la fonte di qualsiasi informazione (idee o dati) ricavata dalle fonti prese in esame. Ciò può essere fatto all’interno del testo oppure in una nota a piè di pagina, a seconda della rilevanza rispetto al discorso che si sta conducendo. In generale le note a piè di pagina sono utili per menzionare temi o questioni marginali rispetto al tema specifico della tesi, o per approfondire brevemente un aspetto.

I rimandi vanno realizzati secondo il metodo autore/data, ovvero riportando il cognome dell’autore (o degli autori), la data di pubblicazione del libro (o dell’articolo), e il numero (o i numeri) di pagina.

Es. Cirese 1971: 34

Questa indicazione costituisce un rimando alla bibliografia generale che fornirà altri dettagli relativi alla fonte bibliografica:

Nella bibliografia generale il testo di Cirese sarà riportato in questo modo:

Cirese A.M., 1971, Cultura egemonica e culture subalterne, Palermo, Palumbo

 

Bibliografia generale:

La bibliografia generale, posta alla fine della tesi, deve contenere tutti (e soltanto) i testi a cui si fa riferimento nella tesi. È ordinata in ordine alfabetico per autore (in caso di omonimia vale l’iniziale del nome proprio); le opere di uno stesso autore vanno elencate in ordine cronologico – dalla più vecchia alla più recente); in caso di più autori l’opera va inserita secondo il cognome del primo degli autori che compaiono nella fonte. Ad esempio:

Marcus G. E., Fischer M., 1998, Antropologia come critica culturale, Roma, Meltemi.

In questo caso va indicato sotto Marcus (anche se nell’ordine alfabetico “F” precede “M”).

 

Volumi

  1. a) Monografia con un solo autore:

Cirese A. M., 1972, Cultura egemonica e culture subalterne. Rassegna degli studi sul mondo popolare tradizionale, Palermo, Palumbo.

 

  1. b) Monografia con più autori:

Clifford J. e Marcus G.E., 2001, Scrivere le culture. Poetiche e politiche in etnografia, Roma, Meltemi

 

  1. c) Libro con un curatore:

Lanternari V. (a cura di), 1982, Le società pastorali, Roma, La goliardica editrice

 

  1. d) Libro a cura di più curatori

Manconi F., Angioni G. (a cura di), 1984, Il lavoro dei sardi, Sassari, Gallizzi

 

  1. e) Saggio in raccolta

Se si intende fare riferimento a un particolare saggio contenuto all’interno di un libro scritto da più autori, occorre procedere come segue:

Goody J., 2000, La cultura e i suoi confini: un punto di vista europeo, in Borofsky R. (a cura di), L’antropologia culturale oggi, Roma, Meltemi, 2002

Nella bibliografia generale Occorrerà riportare anche i riferimenti dell’intera opera: Borofsky R. (a cura di), 2000, L’antropologia culturale oggi, Roma, Meltemi

 

  1. f) saggio in rivista

Lai F., 1998, Il pastoralismo e la formazione dei confini comunali nella Sardegna centro-orientale, in “La Ricerca Folklorica”, 38

 

Riferimenti a materiali tratti da Internet

Come per le altre fonti bibliografiche, anche quelle tratte da Internet debbono essere autorevoli e debitamente citate. I rimandi interni al testo vanno indicati anche in questo caso secondo il sistema autore/data, ma senza il numero di pagina.

Esempio:

La data deve essere quella in cui il documento è stato creato o, se successivamente aggiornato, quello dell’ultimo aggiornamento. La data è solitamente individuabile in fondo alla pagina web, oppure sulla home page di un gruppo di pagine.

Il titolo dev’essere quello dato nell’elemento <TITLE> di una pagina www (che compare sulla barra in alto del browser).

L’URL è la parte più importante del riferimento, in quanto deve permettere al lettore di ritrovare il documento in questione. Pertanto, gli URL vanno riprodotti con la massima cura, conservando l’uso delle maiuscole e delle minuscole dell’indirizzo originale. Non si mette un punto finale dopo l’indirizzo. Se si deve andare a capo nel mezzo di un URL, questo deve essere fatto subito dopo un slash (/) o un doppio slash (//). Nell’andare a capo non devono essere aggiunti dei trattini.

 

Citazioni:

Ogni citazione di brani o frasi altrui deve essere accompagnata dal nome dell’autore, dall’anno di pubblicazione e dalla pagina (o dalle pagine). Una citazione breve, indicativamente entro le due righe, va inserita fra apici nel testo:

(TESTO TESI) Le testimonianze raccolte mettono in luce che “la vita quotidiana è soprattutto pratica” (Hannerz 2001: 35), anche se non mancano periodo in cui ci si dedica soprattutto alla preghiera (SEGUE TESTO TESI)

 

Una citazione lunga indicativamente oltre le due righe, è staccata dal testo e non va posta fra virgolette: è consigliabile scriverla con un carattere inferiore, ed inoltre deve essere rientrata rispetto al margine sinistro del testo della tesi. I riferimenti bibliografici vanno inseriti fra parentesi alla fine della citazione.

 

Esempio:

(TESTO TESI) Le due epoche sono caratterizzate da modelli di lavoro e di socialità piuttosto differenti, in cui si inserisce un problema ulteriore, quello dell’identità. Essa attualmente risente del clima di accresciuta libertà, certamente impensabile nell’epoca passata:

(CITAZIONE) Se il ‘problema dell’identità’ moderno consisteva nel costruire una identità e mantenerla solida e stabile, il ‘problema dell’identità’ postmoderno è innanzitutto quello di come evitare ogni tipo di fissazione e come lasciare aperte le possibilità (Bauman 1999: 27).

 

Le omissioni all’interno delle citazioni si segnalano con (…); l’intervento su una citazione (ad esempio l’aggiunta di un soggetto esplicito) si segnala con parentesi quadre [ ].

Note:

Le note vanno messe a piè di pagina e devono essere numerate a partire da 1 per ogni capitolo. La nota svolge essenzialmente due funzioni: rimando bibliografico per opere marginali rispetto al punto che si sta trattando (ad esempio: “per un maggior approfondimento si veda Goffman 1967: 58 e segg.)”; accenno a un punto minore, ma rilevante, che interromperebbe il discorso in atto.

 

Consultazione dei testi. Lo studio e gli appunti

è bene fin dall’inizio del lavoro riportare su un file apposito le indicazioni bibliografiche di tutti i libri e di tutti gli articoli consultati, seguendo le norme bibliografiche descritte.

Si suggerisce di riportare in altri file distinti i riassunti o gli appunti tratti da ogni testo consultato e ritenuto importante ai fini della scrittura della tesi. In caso di affermazioni molto importanti sarà opportuno riportare pari pari il testo, mettendolo tra virgolette doppie (« »), con i riferimenti esatti della/e pagina/e.

Tutto ciò garantirà, al termine del lavoro, un certo risparmio di tempo e un prodotto più accurato.

 

Stendere il testo. Suggerimenti per il processo di scrittura

Il processo di scrittura di una tesi è generalmente lungo, faticoso, a tratti scoraggiante: ci possono essere momenti di blocco e di assoluta insoddisfazione per certe cose che si sono scritte, magari con sforzo. Occorre da principio accettare l’idea che tutte le parti della tesi saranno – in misura maggiore o minore – riscritte più volte, tenendo ben presente che il processo di riscrittura è una componente normale, importante e impegnativa dell’elaborazione della tesi, almeno quanto la stesura iniziale.

Alcuni suggerimenti:

È opportuno cominciare a scrivere presto qualcosa: uno schema, un progetto, un punto da discutere col relatore, un aspetto del problema. In questo modo ci si chiarisce le idee e si riprende l’abitudine a scrivere. Il relatore non si aspetta che le prime cose scritte siano perfette: sono da considerare prove, in nessun modo definitive.

Occorre ricordare che la tesi è un lavoro attraverso il quale si impara progressivamente a scrivere meglio acquisendo man mano le convenzioni del discorso scientifico.

Bisogna avere ben chiaro che la scrittura della tesi non è tanto un atto di comunicazione di idee, ma piuttosto un’attività che aiuta a chiarirsele progressivamente.

È importante inoltre essere fin da subito consapevoli che quando si inizia una tesi non si sa esattamente dove si va a finire (e, normalmente non lo sa neanche il relatore). L’incertezza è una caratteristica del processo di ricerca: solo attraverso un buon metodo che si avvale della buona conoscenza dei testi, dell’uso corretto delle indicazioni bibliografiche, di una attenta raccolta dei dati, e della loro analisi, si possono identificare via via dei punti interessanti che metteranno in evidenza problemi diversi, richiedendo quindi successivi aggiustamenti al piano di lavoro iniziale.

Non è assolutamente pensabile di cercare di produrre una tesi in maniera del tutto lineare, partendo dall’introduzione per arrivare alle conclusioni. È normale, invece, lavorare a fasi alterne o contemporaneamente su parti diverse: ad esempio allo studio teorico e alla raccolta o all’analisi dei dati empirici. Di solito si inizia a scrivere partendo dal capitolo sulla metodologia usata o sulla descrizione dei testi su cui si intende lavorare (o dei dati raccolti, quando si fa una tesi con ricerca etnografica).

In ogni caso, l‘ultima parte da scrivere è l’introduzione, la parte cioè che presuppone una visione di insieme di ciò che la tesi contiene.

La stesura di una tesi di laurea, come la scrittura di un articolo scientifico, di un saggio o di una monografia, è un processo ciclico che prevede un’interazione costante fra le sue componenti. Spesso ogni capitolo subisce vari rimaneggiamenti, a volte in vista di un suo miglioramento in quanto tale, altre volte alla luce della stesura degli altri.

Nella fase di revisione finale, che comporta l’attenta rilettura dei vari capitoli come un unico testo, sarà necessario tagliare le parti che si rivelano ripetitive, irrilevanti o fuorvianti nell’economia generale del lavoro.

 

Organizzare il testo: la struttura della tesi

In generale si suggerisce di strutturare il proprio lavoro in quattro fasi, corrispondenti di solito ad almeno altrettanti capitoli, che si suddividono in paragrafi:

–    Introduzione In questa fase occorre indicare gli obiettivi e il piano generale del lavoro. È bene destinare un paragrafo distinto al chiarimento delle ipotesi di ricerca, all’inquadramento del problema e al richiamo della letteratura principale sull’argomento. Si rammenta che l’introduzione si scrive alla fine del percorso di tesi.
–    Metodo In questa fase si descrive la metodologia, l’approccio teorico e le fasi della ricerca (sia essa teorica che empirica).

Per quanto riguarda la ricerca etnografica, si procede con la presentazione dei dati, avendo particolare cura di evidenziare le modalità di raccolta. Questi argomenti possono essere trattati in un solo paragrafo o in due paragrafi distinti.

–    Descrizione dei risultati Si espongono i risultati derivati dall’analisi dettagliata dei dati. Anche in questo caso, può esserci un capitolo distinto sull’analisi dei dati e uno sui risultati che si sono ottenuti
–    Discussione o commento Si valutano i risultati ottenuti in relazione alla letteratura presa in esame. Normalmente segue un capitolo finale di conclusioni che riassume criticamente il lavoro svolto.
–    Conclusioni Riassunto critico del lavoro svolto

 

Organizzazione complessiva della tesi:

Ogni capitolo va numerato. All’interno di ciascun capitolo ogni sezione e sottosezione vanno numerati nel modo seguente:

  1. (capitolo);

1.1. (primo paragrafo del primo capitolo);

1.1.1. (primo sottoparagrafo del primo paragrafo del primo capitolo), ecc.

Questo sistema permette di fare rimandi all’interno della tesi: “Come si è visto in precedenza (1.2.2) la posizione di Lévi-Strauss …”.

 

Nella versione definitiva, dunque, una tesi deve contenere, nell’ordine:

  1. A) indice dettagliato (in cui si riporta il titolo di ogni capitolo e i titoletti delle varie sezioni con il numero della pagina
  2. B) introduzione
  3. C) capitoli
  4. D) conclusioni
  5. E) bibliografia
  6. F) eventuali appendici (tabelle riassuntive, grafici, trascrizione completa delle interviste, ecc.)

 

 

Formattazione del testo:

LINGUE E COMUNICAZIONE:

–           interlinea 1;

–           ampiezza del margine superiore cm. 4;

–           ampiezza dei margini laterali cm. 2;

–           carattere del corpo 12 per quanto riguarda il normale, corpo 14 per i titoli dei paragrafi, corpo 16 per i titoli dei capitoli, corpo 10 per le note.

 

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