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Titolo: La biblioteca di un medico cagliaritano del Trecento
Autori: 
Data di pubblicazione: 2012
Abstract: In Sardegna l’esercizio della professione medica è attestato sin dal XIII secolo, abbiamo infatti testimonianza di alcune strutture ospedaliere per i poveri e diversi medici per i ricchi. Nel 1225 era certamente attivo a Cagliari, presso la sede dell’attuale chiesa di Sant’Agostino, l’Ospedale di San Leonardo di Bagnaria, dipendente dall’Ospedale di San Leonardo di Stagno di Pisa, ubicato in prossimità del porto, nell’attuale via Baille, l’antico carrer die Sant Leonart, destinato principalmente ai marinai e a coloro che si ammalavano durante la navigazione. Vi erano poi nell’isola gli ospedali dipendenti dall’Ospedale Nuovo di Pisa, fondato nel 1257 dal pontefice Alessandro IV. Nel periodo che va dalla metà del 1200 fino al tardo 1400 l’ospedale pisano acquisì ben cinque ospedali in Sardegna: Santa Lucia ad Iglesias, San Ranieri a Villamassargia, Santo Spirito a Posada, Maria Musca de Lella e San Paolo a Sassari. Ma i primi passi per giungere ad un ordinamento sanitario si compirono solamente a partire dal XIV secolo, quando, in tutto il territorio controllato da Pisa, ma soprattutto nei comuni sardi di fondazione pisana, Cagliari, Villa di Chiesa, nel sud dell’isola e Sassari nel Nord, vennero promulgate nuove regolamentazioni giuridiche, riprese per lo più dalla madre patria, che, in alcune disposizioni, rivelarono un crescente interesse per la figura professionale di speziali e medici. Anche la documentazione notarile, mi riferisco alle numerose pergamene relative alla Sardegna conservate negli archivi pisani, attesta la presenza di medici pisani nelle città sarde all’inizio del XIV secolo. Diversi medici sono attestati a Castel di Castro nel primo ventennio del ‘300: i maestri Grazia Orlandi, Bernardino da Oliveto, Vanni da Pecciori, phisici burgenses de Castello Castri. Maggiori informazioni possediamo relativamente a maestro Guglielmo di Giovanni Labruti phisicus burgensis Castelli Castri, morto a Cagliari nell’autunno del 1312. L’inventario post mortem dei suoi beni, contenuto all’interno di una lunga pergamena giuntaci integralmente, ci informa che maestro Guglielmo era proprietario di una ricchissima biblioteca comprendente numerosi libri di medicina, filosofia, grammatica e retorica. L’elenco include 43 voci relative a libri, quaderni, e carte sciolte. Si tratta di una biblioteca tutt’altro che modesta. Colpisce non solo il numero, ma anche la qualità delle stesse che ci serve a profilare ed individuare meglio il tipo di educazione e di cultura del medico cagliaritano, poiché ai libri di medicina, che pure occupano un numero importante e cioè assommano a circa 17, si aggiungono un numero altrettanto importante di opere di filosofia, in totale 8, di arte oratoria e di grammatica, 9, a cui dobbiamo aggiungere un libro in volgare contenente i suoi “ricordi” e un libro di preghiere. Maestro Lemmo possedeva le opere di medicina che potevano, all’epoca, considerarsi classiche, di origine greca, latina e araba, ma non mancavano scritti di produzione più recente, trattati di grammatica, di dialettica, di fisica, il che dimostra l’esistenza a Cagliari di ceti professionali dotati di interessi culturali eterogenei, che svolgevano la loro attività basandosi su una preparazione scientifica acquisita con la lettura di testi specifici. La sua biblioteca ci dà una chiara idea di quale fosse la cultura dei medici del Trecento e cosa si insegnasse nelle facoltà di medicina delle grandi università del tempo.
Handle: http://hdl.handle.net/11584/107931
ISBN: 978-88-95692-71-5
Tipologia:4.1 Contributo in Atti di convegno

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