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Titolo: Comunità monastiche italo-greche in Sardegna. Una questione ancora aperta
Autori: 
Data di pubblicazione: 2018
Abstract: Le notizie storiche ed archeologiche sulle comunità monastiche italo-greche, o più genericamente orientali, in Sardegna sono molto sporadiche e frammentarie, forse a causa di una precisa volontà di eliminazione delle tradizioni di un passato “bizantino” a partire dall’XI secolo, quando l’Isola si emancipa dalla madrepatria Bisanzio e acquisisce una sua autonomia, per la quale cerca di acquisire la legittimazione da parte della Chiesa di Roma. Diversamente da quanto accade nelle altre regioni appartenute all’impero d’Oriente, come l’Italia meridionale e la Sicilia, i nuovi governanti sembrano voler affidare la disciplina monastica esclusivamente ai Benedettini di Montecassino. La presenza di comunità monastiche ellenofone, o di piccoli gruppi, è attestata da alcune fonti scritte, che ne testimoniano forse solo un passaggio nell’Isola, o forse uno stanziamento più prolungato nel tempo, almeno a Carales, mentre deduzioni indirette, scaturite ad esempio dai contenuti delle passiones elaborate attorno alle vicende dei più importanti santuari di S. Antioco e S. Efisio, fanno propendere per l’ipotesi che piccoli gruppi di religiosi egiziani o dell’Asia Minore fossero addetti alla loro custodia. Il territorio ha restituito alcuni siti, prevalentemente di carattere rupestre, dove si ipotizza si siano insediate comunità di monaci provenienti dalle regioni bizantine. Si tratta spesso di luoghi già abitati o utilizzati a scopo funerario e cultuale nel passato, addirittura in età pre-protostorica, che vengono ridestinati ad ambienti cultuali, come attestano alcuni dettagli e i labili resti di decorazioni. Fra questi spicca, per la sua ricchezza ed anche perché maggiormente conservato, il sito ipogeico di S. Andrea priu, nei pressi di Bonorva (Sassari), una necropoli rupestre di epoca protostorica (?) (domus de janas) riutilizzata in epoca postclassica. Almeno nella cd. tomba del capo si inserisce un luogo di culto cristiano, come testimonia con certezza la decorazione pittorica. In particolare il vano più interno conserva in buono stato (restaurati di recente) gli affreschi sulle pareti, che raffigurano insieme ad episodi della vita di Cristo anche una sequenza di apostoli in posizione frontale e paratattica, che richiama per assonanza stilistica alcuni dipinti delle chiese rupestri della Cappadocia. Suggestiva è anche l’analogia fra la denominazione di domus de janas (case delle fatine) con i camini delle fate della regione asiatica.
Handle: http://hdl.handle.net/11584/261626
ISBN: 978-88-96092-72-9
Tipologia:4.1 Contributo in Atti di convegno

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