Alcune idee sui dipartimenti e le strutture di raccordo

 

 

Proposta presentata alla commissione statuto da Michele Mascia e Guido Mula il 14.3.2011

 

Qui di seguito vengono brevemente presentate alcune riflessioni sui criteri di definizione dell’interazione tra scuole e dipartimenti, con una proposta che vuol provare a risolvere alcune criticità abbastanza rilevanti.

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Nel quadro della stesura del nuovo statuto e della definizione delle caratteristiche dei nuovi Dipartimenti e delle strutture di raccordo, occorre definire dei criteri per la loro costituzione che permettano di aumentare l’efficienza generale dell’Ateneo attraverso una gestione quanto più semplice e efficace delle attività di ricerca e didattica previsti per i nuovi dipartimenti.

In quest’ottica, un primo problema da affrontare è quello della logica di formazione delle nuove aggregazioni dei dipartimenti. Ci sono diverse possibilità che possono essere prese in considerazione legate a diversi aspetti funzionali e/o logistici delle nuove strutture. Questi aspetti, tuttavia, pur avendo un’ovvia rilevanza funzionale, possono essere messi in leggero secondo piano rispetto alle due funzioni principali che la nuova legge attribuisce ai dipartimenti: la ricerca e la didattica. Questo vale indipendentemente dal dettaglio delle attribuzioni che lo statuto attribuirà a queste strutture.

Una possibile soluzione può essere quella di creare i nuovi dipartimenti sulla base di “progetti” di ricerca e di didattica. La parte del progetto relativa alla ricerca servirebbe a definire i criteri di omogeneità scientifica utilizzati per costruire l’aggregazione dei componenti delle nuove strutture, elemento chiave sia per rispettare la legge che per ottimizzare le possibilità di successo delle nuove strutture dal punto di vista della valutazione futura della produttività scientifica.

La parte di progetto relativa alla didattica dovrebbe invece delineare la costruzione di uno o più corsi di laurea (che potrebbero anche essere uno o più dei corsi attuali, ovviamente) dei quali i proponenti del dipartimento garantiscano la copertura di una percentuale elevata dei crediti delle discipline caratterizzanti. Si può magari anche considerare, per questo aspetto, l’ipotesi della copertura congiunta con un altro dipartimento, ma a patto di aumentare la percentuale di copertura e prefigurando così l’ipotesi di progetto didattico interdipartimentale che ha come risultato la costituzione delle strutture di raccordo, che possiamo chiamare anche Scuole. Se infatti è chiaro che una struttura di raccordo è gestita dai dipartimenti e non il contrario, crediamo sia altrettanto indispensabile che l’esigenza di queste nuove strutture e dei corsi da esse gestiti derivi da esigenze prioritariamente culturali definite in un progetto didattico almeno di medio termine che tenga conto delle esigenze culturali e della sostenibilità nel tempo dell’offerta.

Nel quadro dell’attivazione di scuole che hanno in carico la gestione della didattica, ferme restando ovviamente le funzioni di governo e di coordinamento generale del Senato Accademico, appare evidente che, anche nella migliore delle ipotesi, avremo sempre dei corsi nei quali è richiesta la partecipazione di docenti di dipartimenti terzi rispetto a quelli che ne avranno in carico la parte principale, ipotesi particolarmente rilevante nel caso delle discipline con un elevato grado di trasversalità. I Dipartimenti infatti che hanno al loro interno discipline che erogano corsi trasversali dovrebbero partecipare all’organo deliberante di tutte le scuole la cui offerta formativa comprende docenti ad essi appartenenti, anche se il contributo effettivo fosse residuale. Questo porterebbe evidentemente a un disfunzionamento delle strutture di raccordo, appesantite da una potenzialmente numerosa rappresentanza che non ha peso rilevante nei corsi stessi e la cui voce sarebbe comunque rappresentata nei consigli di corso di studio.

Una possibile soluzione a questo problema è quella di stabilire una soglia al di sotto della quale la partecipazione dei dipartimenti alla Scuola non è accettabile. Questo limite, che dovrebbe essere definito in uno dei regolamenti attuativi, permetterebbe di non sovraccaricare gli organi di gestione delle strutture di raccordo senza peraltro eliminare nella gestione dei singoli corsi la voce di tutti i docenti, cosa che può essere fatta, come citato in precedenza, nei consigli di corso di studio.

Una considerazione finale: gli aspetti organizzativi, pur non essendo menzionati esplicitamente in questa riflessione, giocano chiaramente un ruolo non banale nelle scelte che dovremo fare per i dipartimenti e le scuole. Ci sono diversi modelli disponibili in università internazionali, altri possiamo crearli noi. Pare tuttavia chiaro che questo aspetto, pur non essendo di stretta pertinenza della commissione, richieda qualche considerazione da parte nostra. Inoltre, come ha anche segnalato il rettore nella scorsa riunione, serve ottimizzare la distribuzione del personale amministrativo nelle nuove strutture, e per far questo serve di conseguenza un’idea, anche grossolana, delle scelte da operare in prima istanza in questo ambito.

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