Mar 182011
 

Cari tutti,

la commissione statuto si è riunita nuovamente il 15 marzo per una discussione generale sui temi del governo di ateneo (Rettore, SA e CdA) e sulla questione dei dipartimenti e delle strutture di raccordo. La seduta ha visto tutti i componenti della commissione esprimere diversi punti di vista e diverse criticità che ci aspettano nella definizione dei questi organi e strutture. Abbiamo anche fatto alcune osservazioni ulteriori nella bozza del titolo I (Principi Generali) dello statuto che potete trovare qui sul sito di UniCa. Ulteriori modifiche al testo sono ovviamente possibili se emergeranno delle criticità condivise da parte degli organi di governo attuali e da parte dell’ateneo in generale.

Per quanto riguarda la questione dipartimenti e strutture di raccordo, una delle criticità evidenziate riguarda le modalità di “adesione” dei dipartimenti alle scuole, e diverse persone, tra le quali i ricercatori, hanno proposto una “soglia minima” al di sotto della quale non ha senso che un dipartimento aderisca alla scuola. Si pensa qui a quelle discipline che hanno corsi di servizio un po’ dappertutto ma con un numero di crediti marginale rispetto al corso di studio. E’ chiaro che in questi casi la voce dei docenti coinvolti sarà presente nei consigli di corso ma non ha molto senso che una delegazione intera del dipartimento di afferenza di quel docente partecipi all’organo deliberante della struttura di raccordo. Ovviamente serve instaurare dei meccanismi che permettano di tener conto del carico didattico aggiuntivo dei dipartimenti che hanno al proprio interno le discipline di servizio al fine di poterne mantenere un organico adeguato alle esigenze dell’intero ateneo.

Alcuni punti rilevanti sono stati posti nella questione della definizione dei ruoli e delle competenze di rettore, senato e consiglio di amministrazione. Come ricercatori abbiamo proposto che se non è possibile rendere vincolanti i pareri del Senato per il CdA per quanto riguarda le questioni di didattica e di ricerca, di potrebbe rendere questi pareri obbligatori “favorevoli”, in modo da vincolare il CdA su questi temi. Sia il Rettore che i giuristi presenti hanno però fatto notare che anche in questo caso di prefigurerebbe una sorta di “dipendenza” del CdA dal SA che andrebbe contro lo “spirito della legge” . Il Prof. Sitzia ha tuttavia specificato che il parere obbligatorio non è, giuridicamente parlando, una mera espressione di opinione fine a sè stessa. Il CdA, per andare contro una decisione del SA dovrà argomentare in modo chiaro e completo, pena l’impugnabilità della decisione. Si è discusso quindi della possibilità per il SA di sfiduciare il CdA in certe condizioni. La questione, pur prevista dalla legge per quanto riguarda la figura del Rettore, presenta alcuni punti sui quali serve ragionare. Tra le soluzioni proposte c’è quella di prevedere statutariamente delle norme che prefigurino la decadenza automatica del CdA al verificarsi di alcune condizioni specifiche. In particolare, si può prevedere che il CdA decada in caso di suo mancato funzionamento (pensiamo per esempio alla mancata approvazione del bilancio, ma si possono prevedere anche altre ipotesi), ma anche al suo andare sistematicamente contro il parere del SA sulle questioni di didattica e di ricerca (ponendo per esempio un limite al numero di volte consecutive per le quali il CdA va contro il parere obbligatorio del SA).

Sempre a proposito di CdA si è parlato della sua composizione e l’orientamento generale sembrava d’accordo sul garantire che nella componente docente ci fosse la garanzia della presenza di voci provenienti dalle diverse anime dell’ateneo. E’ infatti chiaro che se quell’organo deve avere l’onere di decisioni di grande rilievo per il futuro dell’ateneo è indispensabile che al suo interno siano contenute non solamente le competenze richieste dalla legge ma anche la possibilità di esprimere le esigenze di componenti molto diverse tra loro per modalità e interessi di ricerca.

Un altro punto importante della discussione ha riguardato le modalità di elezione della componente docente del SA. C’è un generale accordo sul fatto che non sia costituita da tutti e soli i direttori di dipartimento, ma anche da una rappresentanza di tutti i docenti. A questo riguardo molti vorrebbero una rappresentanza delle scuole. Come ricercatori abbiamo espresso la nostra contrarietà, preferendo una rappresentanza eletta a collegio unico tra tutti i docenti dell’Ateneo. La voce  delle scuole sarebbe comunque presente grazie agli stessi direttori di  dipartimento, che partecipano agli organi deliberanti delle scuole, e agli  altri docenti eletti nell’organo.

Alla domanda specifica se per i dipartimenti di grosse dimensioni fosse possibile una sottoorganizzazione in sezioni il rettore ha dato parere positivo, e nella commissione nessuno ha sollevato obiezioni.

Entro domenica i componenti della commissione invieranno alla commissione ristretta che ha il compito di redigere materialmente i pezzi del nuovo statuto osservazioni e suggerimenti che siano aggiuntivi o chiarificatori di quanto detto in commissione riguardo a Rettore, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. Questo spazio di proposta è aperto a chiunque abbia proposte a riguardo.

Credo sia anche importante sottolineare che tutta la commissione ha in mente il problema del riequilibrio dei poteri tra CdA e SA e che quindi questo aspetto è ben presente nelle discussioni.

Martedì 22 marzo ci sarà la prossima riunione della commissione ristretta e la commissione plenaria si riunirà invece nuovamente martedì 29 marzo.

Cordialmente,

Guido Mula

  4 Commenti per “Resoconto seduta del 15 marzo 2011”

  1. Non capisco il secondo capoverso e tutto quanto riguarda le cosiddette ‘discipline di servizio’. Ma che cosa significa questa strana etichetta? Avrei bisogno di un chiarimento. Gabriella Da Re

    • Cara Gabriella,

      per capire la questione delle “discipline di servizio” serve pensare a materie come la matematica, informatica, fisica, chimica, parti della biologia e altre che adesso non mi vengono in mente. La matematica, in particolare, è credo l’esempio più significativo. Oltre al corso di laurea essenziale di matematica, ci sono insegnamenti di matematica più o meno dappertutto (fisica, chimica, ingegneria, …), e se i docenti dei settori della matematica afferissero integralmente a un unico dipartimento questo vorrebbe dire che questo dipartimento parteciperebbe a tutte le strutture di raccordo (che adesso chiamerò scuole per semplicità).

      In ogni scuola l’organo deliberante, stante la legge, è composto dai direttori dei dipartimenti afferenti e da una rappresentanza dei docenti di quei dipartimenti. Se non si pone una soglia di partecipazione effettiva (in percentuale sui crediti, sui corsi, sulle discipline caratterizzanti o altro) all’afferenza dei dipartimenti alle scuole questo vorrebbe dire che il dipartimento di matematica, per mantenere il nostro esempio, avrebbe il suo direttore e i suoi docenti impegnati in riunioni di tutte le scuole, anche laddove il proprio contributo ai corsi di quelle scuole fosse minimale. Inserire una soglia all’afferenza permetterebbe di razionalizzare questo problema, sapendo che in ogni caso la voce dei docenti delle varie discipline insegnate in un dato corso di studi sarebbe presente nei consigli di corso in ogni caso.

      • Mi sfugge qualcosa. Se i matematici, stante l’esempio, afferissero a un unico dipartimento , parteciperebbero alla SCUOLA entro la quale , diciamo così, è ‘attivato’ il corso di laurea di matematica. Entro l’organo deliberativo della scuola il Dipartimento di matematica avrà la sua rappresentanza (max 10%). Inoltre come dici tu i docenti parteciperanno ai Consigli dei corso di laurea in cui insegnano a qualsiasi titolo. Certo mi sfugge qualcosa. Le mie domande non sono solo ‘accademiche’. Io, insieme a Carlo Maxia, Filippo Zerilli, felice Tiragallo e tatiana Cossu e Fulvia Putzolu siamo gli antropologi culturali vaganti , non sappiamo ancora a quale dipartimento aderire. E ci serve capire anche le direzioni statutarie. Ma probabilmente vale la pena di sentirci personalmente, grazie gabriella

  2. Caro Guido
    in riferimento alla I parte dello statuto pubblicata nel sito di unica vorrei fare poche puntualizzazioni
    – in relazione all’art 7 comma 2 dove si prevede che l’Università gestisca direttamente corsi di riallineamento credo che sia eccesssivo prendere questo impegno nello statuto. Possiamo sempre decidere di farli se chi dovrebbe svolgere questo compito per qualche motivo non può farlo, ma metterli nello statuto credo proprio che sia un errore perchè non è compito istituzionale dellìUniversità
    – in relazione all’art 7, comma 6 dove si prevede che l’Università possa stipulare contratti di diritto privato per particolari esigenze didattiche, ritengo che sia necessario prestare molta attenzione su questo punto e deve essere sottolineata la necessità sia di una preparazione documentata per svolgere Alta formazione sia di un regolare concorso pubblico con criteri di valutazione meritocratica, secondo parametri riconosciuti a livello nazionale e internazionale, del cv dei candidati (per esempio: requisito essenziale dottorato di ricerca o scuola di specializzazione
    Come commento generale preferirei che nel testo si usasse maggiormente il termine Alta Formazione piuttosto che didattica per non dare l’errata impressione di una diminuzionedi livello qualitativo dell’insegnamento, soprattutto considerando i tempi attuali e l’assoluta pochezza delle risorse messe a disposizione dell’Università.

credits unica.it | accessibilità Università degli Studi di Cagliari
C.F.: 80019600925 - P.I.: 00443370929
note legali | privacy

Nascondi la toolbar