Feb 152011
 

Cari tutti,

lo scopo di questo blog è quello di dare la massima trasparenza al processo di revisione dello statuto dell’Università di Cagliari attivato in seguito all’entrata in vigore della legge Gelmini. E’ un momento importante per la nostra Università che influenzerà in modo forte il suo futuro. Ci sono da ridisegnare gli organi accademici principali, il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico, e la loro composizione, con le modalità di individuazione dei loro membri, ci sono da individuarne le competenze e le interazioni. Dobbiamo riflettere sulla figura del nuovo direttore generale e sul suo ruolo, senza dimenticare le modalità di elezione del Rettore, il suo ruolo e gli eventuali limiti all’elettorato passivo.

C’è poi da ridisegnare la struttura portante dell’ateneo, dato che spariscono le Facoltà e i Dipartimenti così come li conosciamo e dovremo trovare insieme le strategie migliori per ridisegnare tutto l’assetto. I nuovi Dipartimenti avranno competenze di didattica e ricerca, un ruolo nuovo che richiederà certamente un’attenta riflessione di tutti, tenendo conto delle strategie pluriennali di sviluppo dell’Ateneo che andranno certamente definite se si vuole davvero cambiare operare in modo consapevole.

Ci sono da definire strategie per i regolamenti, a partire da quello per le assunzioni dei ricercatori a tempo determinato, nonché la composizione e le competenze della commissione disciplinare (le competenze in questo ambito passano dal CUN agli atenei). Ci sono da definire le modalità di democrazia partecipativa di tutti nelle elezioni delle varie cariche, nei dipartimenti e nelle strutture di raccordo qualora queste fossero presenti.

Insomma la strada da percorrere è lunga, il tempo a disposizione non è tanto, e sicuramente la strada della condivisione delle scelte è di primaria importanza perché questo cammino sia fruttuoso. Questa è la ragione di questo spazio, da dedicare alla nostra comune riflessione per la proposta di idee, osservazioni, suggerimenti e, ovviamente, critiche costruttive.

A presto su questo spazio,

Guido Mula

  13 Commenti per “Benvenuti sul blog dedicato al nuovo statuto di UniCA”

  1. Intervengo sulla questione dei dipartimenti/facoltà. A mio parere le strutture di raccordo (ex Facoltà o Scuole) possono essere previste ma non è detto che debbano essere attivate. Trovo invece limitativo che il documento-guida del Senato preveda due livelli (uno primario e l’altro residuale) per la formazione dei dipartimenti. Secondo noi il nuovo assetto delle strutture dipartimentali dell’ateneo non potrà prescindere dalla competenze didattiche e scientifiche esistenti facendo riferimento ad un concetto ampio di omogeneità che includa discipline, saperi, e più in generale i definiti progetti culturali (quali quelli dei CdS presenti nelle RAD); la previsione di strutture di raccordo dovrà avere cura di privilegiare gli interessi degli studenti. Forse questo è il primo nodo da sciogliere.

  2. Su alcuni punti andrebbe fatta chiarezza. Per esempio i centri di raccolta tra i Dipartimenti che cureranno la didattica (corsi di studio) non vanno confusi con gli attuali Centri interdipartimentali che potranno scomparire o meglio cambiare denominazione. Le aree continueranno ad esserci o verranno superate dal maggior peso che avranno i Dipartimenti? Il punto più oscuro della legge Gelmini (gli altri sono discutibili ma sembrano più chiari) è come verranno fatti e diretti gli attuali Corsi di Laurea e di Studio. Penso che su questo vada fatta estrema chiarezza non buttando a mare quanto finora di meritorio hanno fatto i Presidenti, i Manager Didattici e chi si è speso per il loro miglior funzionamento.

  3. Dalle “voci” (e non solo) che circolano è emersa una bozza per il regolamento del reclutamento dei ricercatori a dir poco agghiacciante. Che cosa intendete fare? Si pensa di lasciare il limite dei “non più di dieci anni dalla laurea” per i ricercatori di fascia A e il requisito dei tre anni di assegno di ricerca per i ricercatori di fascia B? (per non citare che gli aspetti più discriminatori)

    Cui prodest?

    • Cara Manuela,

      la bozza di regolamento cui fai riferimento è stata ritirata, e quindi non discussa, dall’ordine del giorno dell’ultima seduta consiglio di amministrazione per tener conto delle osservazioni ricevute e correggere quelle norme palesemente sbagliate. La commissione statuto non ha però tra i suoi compiti quello di redigere i regolamenti solo ma quello di stabilire, con le norme dello statuto rivisto, delle regole che permettano, in futuro, di stendere i regolamenti e prendere le decisioni nelle migliori condizioni possibili. Personalmente, sono convinto che anche nella fase di stesura di questo genere di regolamenti ci debba essere la massima trasparenza, proprio per avere, se del caso, quel tipo di feedback dall’ateneo che permette di correggere eventuali errori di tiro.

      • Questa è già una buona notizia ed il ritiro di tale bozza credo sia in parte merito di una, volontaria o involontaria, “trasparenza” (sappiamo che essa è stata resa pubblica per errore!).
        Vi chiediamo pertanto di rendere il più possibile consapevole delle proposte di elaborazione dei regolamenti tramite i mezzi a disposizione (questo blog, la posta di Unica, etc.) tutta la comunità scientifica cagliaritana, perché i cambiamenti in atto potrebbero decidere della sorte di molti di noi.
        Grazie.

  4. Sta circolando una nuova bozza del regolamento per l’assunzione dei ricercatori e mi pare peggiore della precedente.
    Qualcuno è in grado di spiegare che senso ha il limite massimo di 8 anni dal momento in cui si è iniziato il dottorato come requisito per partecipare ai concorsi di fascia A, dal momento che in certi dipartimenti non si sono avuti MAI concorsi per determinate aree disciplinari? Non mi pare dunque che il trascorrere del tempo si possa imputare come demerito a chi ha scelto di conseguire il titolo di dottore di ricerca il prima possibile!
    Grazie.

    • Serve a permettere di valutare il merito e non la semplice “anzianità di servizio”, permettendo così anche chi è della generazione nata negli anni 80 di partecipare e vincere, se meritevole.

  5. In questo modo si permette “solo”, non “anche” a chi è nato negli anni ’80 (o -paradossalmente- a chi, nato negli anni ’70, ha rallentato il proprio corso di studi) di partecipare e vincere. La semplice “anzianità di servizio” non sarebbe comunque l’unico titolo valutabile, mentre viene considerata a priori titolo di demerito l’anzianità anagrafica, che *potrebbe* (non è meglio verificare?) accompagnarsi a necessaria esperienza piuttosto che a semplice potenziale.

    • Concordo con chi dice che il limite di tempo tra laurea e concorso è una stortura. L’osservazione che tale limite (oltre al fatto che personalmente non condivido limiti sull’età a prescindere, a maggior ragione nel contesto attuale) è inutilmente discriminatorio e va a favore in particolar modo di chi si è laureato in ritardo è stata fatta a tempo debito da più parti, ma di fatto non è stata considerata un’obiezione valida e i regolamenti (per i ricercatori a tempo determinato e per gli assegnisti di ricerca) sono stati, purtroppo, approvati con quella norma.

  6. Cara Silvia,

    non è che sembri, è un problema serio con conseguenze pesanti per chi ne è vittima e, in modo ovviamente diverso, per chi ha visto formarsi professionalmente dei giovani che ora vengono messi fuori dal sistema senza preavviso. Per far sì che il problema diventi visibile anche per chi le decisioni poi le prende davvero serve tuttavia che chi vede le scelte dell’ateneo in questo campo come sbagliate coordini le proprie azioni, dentro e fuori dall’università.

    • Purtroppo non mi sembra semplicissimo coordinare delle azioni né decidere quali intraprendere. E’ vero, si può impostare un’opera di sensibilizzazione, ma presso chi? Chi si prende la responsabilità o la briga di perorare questa causa, pur vedendosi privare dei giovani ormai ex? A cose fatte, tra l’altro, dopo successive modifiche e ridimensionamenti, scambi e trattative.

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