Ott 232018
 

Nell’ambito del progetto Innovatività per la didattica per l’A.A. 2017/18 della Facoltà di Biologia e Farmacia venerdì 26 ottobre dalle ore 10 alle ore 12 il Prof. Gavino Sanna, docente di Chimica Analitica presso l’Università degli Studi di Sassari, terrà il seminario dal titolo “Nuovi orizzonti nella riduzione del bio-accumulo di elementi tossici nel riso” presso l’Aula A (Asse didattico 3 – Blocco H) della Cittadella Universitaria di Monserrato.

http://corsi.unica.it/scienzenaturaliscienzeeteconologie/2018/10/22/seminario-nuovi-orizzonti-nella-riduzione-del-bio-accumulo-di-elementi-tossici-nel-riso/

Il riso è il cereale fonte energetica per più del 60% dell’umanità, e la sua importanza cresce di pari passo all’incremento demografico mondiale, in quanto i Paesi con il più alto tasso di natalità sono tra i maggiori consumatori mondiali di riso, con picchi ben oltre i 200 kg pro capite annui. La pianta ama i climi subtropicali, ove è endemica, la sua tecnica colturale (la sommersione continua, adottata in tutto il mondo) richiede grandi consumi di acqua (anche sino a 60.000 metri cubi per ettaro). Inoltre, le risaie sono siti potenziali emettitori di grandi quantità di gas serra quali il metano. Da circa venticinque anni a questa parte, particolare scalpore ed allarme ha destato in tutto il mondo la notizia che il riso è forte bioaccumulatore di temibili elementi tossici quali Arsenico e Cadmio. Mentre l’Arsenico viene naturalmente bioaccumulato dalla pianta anche da suoli ed acque non inquinate da detto elemento, l’inquinamento da Cadmio è quasi sempre di origine antropogenica.Particolarmente colpite sono vaste aree dell’Asia (Bangladesh per Arsenico, Cina per Arsenico e Cadmio, Giappone per il Cadmio). La problematica ha destato da tempo l’interesse di quotati gruppi di ricerca in tutto il mondo, e gli approcci sinora tentati, prevalentemente di tipo genetico o geochimico, hanno permesso di conseguire sporadici risultati solo di modesta entità. La lecture in oggetto intende esporre i risultati ottenuti da un gruppo di ricerca dell’Università di Sassari che da circa dieci anni opera sul tema. Una semplice modifica del metodo colturale del riso – quasi mai messo sino ad ora in discussione – ha permesso di abbattere del 98% la concentrazione di Arsenico nella parte edibile della pianta (media triennale su 26 genotipi) rispetto alle concentrazioni misurate in riso prodotto con tecniche di coltivazione convenzionale. Parimenti, la concentrazione di Cadmio scende di valori compresi tra il 10 ed il 60%  (in funzione dell’annata, valori relativi a tre annate agrarie consecutive, su 26 genotipi diversi) delle concentrazioni misurate in riso prodotto in maniera tradizionale. Infine, utilizzando questo innovativo approccio è stato possibile coltivare riso su suoli pesantemente inquinati sia da Arsenico che da Cadmio (50 mg/kg per ciascun elemento), ottenendo concentrazioni di detti elementi sul riso ben al di sotto dei limiti massimi  fissati dall’Unione Europea (200 microgrammi/Kg per entrambi gli elementi). Questo riso, caratterizzato da una sicurezza alimentare senza precedenti, ottenuto con il dimezzamento del consumo idrico convenzionale ed il parallelo azzeramento della produzione dei gas serra, potrebbe essere una potenziale risposta per sfamare l’umanità del XXI secolo (10 miliardi di persone entro il 2065).

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