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Ringraziamenti

Cari elettori, colleghe, colleghi e studenti,

Vi ringrazio di cuore per la fiducia che mi avete accordato.

Ritengo che questa vittoria sia una grande  manifestazione della  vitalità dell´Ateneo, della volontà di concorrere a rilanciarlo dei tanti, docenti e personale tecnico-amministrativo,  che lavorano, spesso con risorse non adeguate, nelle aule, nei laboratori, nelle biblioteche, nei dipartimenti, negli uffici.

È la manifestazione della volontà di contribuire a rendere più efficace la didattica, più innovativa la ricerca, più forte il servizio al territorio, più funzionale l´amministrazione.

È, anche, la vittoria degli studenti che con grande generosità si sono impegnati a difesa dell´autonomia e del rafforzamento degli Atenei.

La discussione elettorale è stata molto ampia e partecipata. Tutti hanno presentato analisi e proposte che hanno arricchito il dibattito e costituiranno un riferimento per le future iniziative. Non sono mancate le asprezze. L´Ateneo ha bisogno del sostegno di tutti e sono certo che da subito tutti riprenderemo con rinnovata energia a fornire il migliore contributo possibile.

Le sfide dei prossimi anni saranno decisive per rafforzare l´Ateneo nel territorio e nella comunità scientifica nazionale e internazionale.

Sono orgoglioso di essere il primo docente della Facoltà di Economia ad essere stato eletto Rettore, ma sono ancora più  orgoglioso e convinto di dovere ascoltare, rappresentare e sostenere le istanze di tutte le aree dell´Ateneo.

La mia visione, i progetti, le iniziative avranno sempre come riferimento il sistema Ateneo nelle sue diverse aree, componenti ed attività.

Insieme possiamo affrontare con fiducia la svolta e costruire una nuova fase di sviluppo nella storia del nostro Ateneo.

Grazie.
Giovanni Melis

Programmazione funzionale o scelte contingenti?

I vincoli al turn-over posti dalla nuova normativa hanno evidenziato i limiti delle decisioni contingenti slegate da un contesto programmatico e dall’assenza di riferimenti con le politiche per migliorare il funzionamento dell’Ateneo nella ricerca, nella didattica e nelle attività tecniche ed amministrative. È del tutto evidente che la riserva del 60% per l’assunzione di ricercatori non consente di rimpiazzare il turn-over generato fondamentalmente dai pensionamenti degli ordinari, degli associati e del personale tecnico-amministrativo. Si ridimensionano le aspettative di promozione dei meritevoli e le promesse di sistemazione dei precari di lungo corso. La soluzione non può essere il forzare le “uscite” dei più anziani in servizio per liberare il budget.
Se il processo decisionale si sviluppa in funzione della “voce” che le diverse istanze hanno negli organi di governo, non solo si alimentano contrapposizioni fra docenti e personale tecnico- amministrativo, fra giovani ed anziani, ma non si creano neanche le condizioni per migliorare la funzionalità dell’Ateneo, proprio quando la possibilità di ottenere risorse finanziarie si lega sempre più alla capacità di ottenere risultati di qualità.
Il rilancio dell’Ateneo ed il superamento delle difficoltà finanziarie passano attraverso una nuova cultura nel governo, più attenta alla progettualità per migliorare il funzionamento delle diverse attività che alle contingenze. Una nuova cultura che si caratterizza per l’attenzione alla qualità ed al riconoscimento dei meriti, all’apertura alle istanze del territorio ed al confronto internazionale, alla valorizzazione delle risorse con la buona amministrazione, alla trasparenza e collegialità nei processi decisionali, alla responsabilizzazione e coinvolgimento, valori indispensabili per creare le condizioni operative per migliorare i risultati nella ricerca, nella didattica e nella funzione di servizio al territorio e, quindi, scalare le classifiche nazionali e porsi come autorevole interlocutore nelle politiche regionali per l’innovazione, l’alta formazione e le attività culturali in genere. Non è realistico prevedere un allentamento degli attuali vincoli finanziari, occorre pertanto, a partire dalla legge sulla ricerca, costruire con l’amministrazione regionale un progetto per rafforzare gli Atenei sardi, principali organismi di ricerca ed alta formazione nel territorio, ma che, da un lato, possono realizzare sinergie limitate con il debole sistema produttivo regionale, dall’altro si fanno carico dei condizionamenti dell’insularità garantendo un’adeguata articolazione dei contenuti dell’offerta formativa e valorizzando le specificità culturali regionali.
Per rilanciare un organismo complesso come l’Ateneo non è sufficiente evocare obiettivi e propositi, occorre visione politica, competenza, esperienza manageriale e la collaborazione di una squadra composta da pro-rettori e dirigenti autorevole, rappresentativa, coesa e motivata a fronteggiare le difficoltà e coinvolgere adeguatamente tutti i soggetti (docenti, personale tecnico-amministrativo, studenti), a partire dai componenti gli organi di governo.
Le problematiche da affrontare con decisione sono diverse, complesse e collegate fra di loro. Fra le principali emergenze si segnalano l’esigenza di migliorare i processi decisionali attraverso la specializzazione dei compiti degli organi centrali ed il decentramento funzionale, gli stimoli per avanzare nella ricerca con il sostegno ai progetti, ai dipartimenti e agli investimenti per le strumentazioni, le iniziative per razionalizzare l’offerta formativa e potenziare i servizi a supporto per incrementare la produttività della didattica, le attività per facilitare gli scambi dei ricercatori e l’apertura al confronto con il territorio per trasferire il patrimonio di conoscenze, la riorganizzazione su base funzionale dell’amministrazione, l’attenzione a garantire una corretta funzionalità delle strutture edilizie e strumentali e cogliere le potenzialità per migliorare la logistica ed il rapporto con il territorio insite nel progetto del nuovo campus urbano.
Rilanciare l’Ateneo attraverso migliori risultati nella ricerca , nella didattica e nel servizio al territorio è un impegno non semplice, ma una prospettiva realisticamente perseguibile con un programma organico sostenuto dalla collaborazione di tutte le professionalità presenti ai diversi livelli e funzioni, evitando sterili contrapposizioni fra docenti e personale tecnico-amministrativo, fra giovani e meno giovani.
Cordiali saluti, Giovanni Melis

Le politiche per l’Ateneo

Per il rilancio di un sistema organizzativo complesso ed articolato come l’Ateneo secondo gli orientamenti di fondo indicati nelle linee programmatiche si ritiene indispensabile attivare un insieme coordinato di politiche funzionali. In sintesi si indicano come principali le seguenti:

- I processi decisionali e la governance.

- Il rapporto con il territorio.

- La ricerca scientifica.

- L’offerta didattica.

- L’amministrazione ed il personale. 

- Gli studenti ed il diritto allo studio.

- Le infrastrutture.

Con un approccio programmatico e per progetti, l’insieme delle politiche dovrà incidere sulle logiche comportamentali e sugli assetti organizzativi per migliorare congiuntamente la qualità dei processi nella ricerca, nella didattica, nel rapporto con il territorio e, più in generale, per rafforzare l’efficacia funzionale ed il patrimonio culturale, indispensabili per favorire l’emergere delle potenzialità, cogliere le nuove opportunità e fronteggiare con successo le sfide della competizione nazionale ed internazionale. Di seguito si presentano i contenuti che caratterizzano lo sviluppo di tali politiche. 
 

I processi decisionali e la governance 

Il principio costituzionale di autonomia dell’università si difende soprattutto con il buon governo. L’attuale governance dell’Ateneo riflette logiche di rappresentazione di interessi tipiche del consenso corporativo, piuttosto che esigenze funzionali. Nell’ambito dell’attuale quadro normativo, si ritiene importante un cambiamento di rotta e una riorganizzazione basata su:

- Precisazione e distinzione dei compiti dei diversi organi. Il Senato Accademico deve concentrare la sua attività sugli indirizzi programmatici, sulle politiche culturali e sulla definizione delle regole, lasciando al Consiglio d’Amministrazione la responsabilità della gestione operativa delle risorse. Il Senato potrà sovrintendere all’andamento della gestione attraverso l’approvazione dei bilanci preventivi e dei rendiconti predisposti dal Consiglio. Il Rettore deve rappresentare l’Ateneo e svolgere le funzioni di impulso, indirizzo e coordinamento, garantendo il buon funzionamento e le specificità degli organi;

- Partecipazione. La rilevanza del processo di rinnovamento che si propone e la complessità degli aspetti coinvolti richiedono il supporto di un gruppo coeso e coordinato (pro-rettori delegati e dirigenti) che per specifiche competenze attui le diverse politiche, anche coinvolgendo in commissioni di lavoro i componenti eletti negli organi di governo. In questo quadro, il contributo al processo decisionale del Consiglio degli Studenti e del Consiglio dei Direttori di Dipartimento si sviluppa sul piano propositivo e consultivo. Le Aree possono raccogliere le proposte dei ricercatori ed esprimere le indicazioni sulla politica della ricerca per la discussione in Senato, nonché formulare gli orientamenti sulle problematiche relative all’attivazione e valutazione dei progetti di ricerca ed al funzionamento dei dottorati, in stretto collegamento con i dipartimenti ove, in realtà, si concretizza l’attività operativa della ricerca, la formazione dei ricercatori e la gestione, in senso lato, del patrimonio di attrezzature scientifiche. Pari importanza assume il coordinamento fra facoltà, consigli di corso di laurea e dipartimenti nell’organizzare la funzione didattica e la programmazione degli organici.

- Decentramento. Sulla base del principio di sussidiarietà, occorre decentrare  le funzioni correlate con la didattica, che per la loro specificità sono meglio realizzabili nelle articolazioni territoriali. In particolare, è opportuno spostare dagli organi centrali verso le facoltà ed i corsi di laurea gli aspetti amministrativi relativi al rapporto con gli studenti, in collegamento organico con le segreterie studenti, nonché garantire la necessaria autonomia nella gestione del budget di facoltà per la didattica e per le esigenze correnti di funzionamento attraverso l’attivazione dei centri di servizio. Naturalmente il decentramento si deve sviluppare salvaguardando il coordinamento funzionale dell’amministrazione centrale, cui competono, inoltre, la gestione delle forniture centralizzabili e gli interventi sulle infrastrutture.

 

Il rapporto con il territorio

Per fronteggiare i condizionamenti dell’insularità va facilitato l’interscambio dei ricercatori e degli studenti con le università ed i centri di ricerca nazionali ed internazionali, anche promuovendo iniziative comuni di ricerca e di alta formazione.

Vanno stimolate le occasioni di confronto e collaborazione nel territorio con le istituzioni pubbliche e private, indispensabili per accreditare il patrimonio di competenze specifiche delle strutture dell’Ateneo come supporto per lo sviluppo economico e culturale della Regione, nonché per integrare le risorse utilizzabili dai dipartimenti e per creare spazi di crescita ed impegno per i giovani ricercatori. Nella stessa ottica è utile realizzare anche forme di collaborazione per una gestione aperta alla collettività del patrimonio storico-culturale dell’Ateneo (musei, biblioteche, orto botanico, ecc.).

Per rafforzare gli scambi con il sistema delle imprese e con la pubblica amministrazione vanno ridefiniti gli attuali vincoli amministrativi ed economici che condizionano negativamente la partecipazione ai progetti di ricerca finalizzati e lo sviluppo delle attività di consulenza e di servizio. È opportuno verificare le opportunità economiche legate al potenziamento dell’utilizzo dei laboratori a supporto della funzione di servizio al territorio. È, inoltre, importante incoraggiare le iniziative di valorizzazione imprenditoriale dei risultati della ricerca (spin–off e brevetti).

L’avvio dell’azienda mista dovrebbe consentire di superare le patologie gestionali ed organizzative e definire i contenziosi in essere derivanti dal periodo di gestione diretta del Policlinico e, più generale, dal rapporto con le ASL. Da un lato, non si sono valorizzate adeguatamente le potenzialità presenti nella facoltà di Medicina, dall’altra si sono create situazioni che hanno inciso e continueranno ad incidere negativamente sull’economia del bilancio dell’Ateneo. 

La regolarizzazione dei rapporti pregressi con il personale e con il servizio sanitario regionale ed il loro sviluppo nell’ambito del quadro normativo costituiscono, unitamente al completamento delle infrastrutture in corso, le basi indispensabili per creare nuove opportunità di sviluppo e di valorizzazione delle professionalità proprie della facoltà di Medicina. Nel Policlinico le attività dovrebbero essere soprattutto focalizzate sulle prestazioni di alta specializzazione per rilanciare, nel sistema regionale della sanità, con maggiore autorevolezza, il ruolo istituzionale e scientifico della facoltà di Medicina.

 

La ricerca scientifica

La capacità dell’Ateneo di ottenere risultati d’eccellenza nella ricerca concorre a qualificare il suo contributo allo sviluppo scientifico, culturale, economico e sociale; arricchisce il patrimonio di conoscenze da trasferire nell’attività didattica e costituisce carattere fondamentale per rafforzarne la reputazione e la capacità di attrarre risorse finanziarie. Pertanto, accanto al sostegno dei settori ed alle attività di eccellenza, occorre stimolare la crescita di tutte le aree scientifico-disciplinari. Non si può dimenticare che la qualità della ricerca costituisce il supporto anche per la qualità della didattica e che a qualificare sul piano scientifico l’Ateneo concorrono non solo i risultati delle punte più avanzate, ma, soprattutto, la qualità del livello medio complessivo.

Negli ultimi anni le risorse destinate alla ricerca di base (a partire dall’ex-60% e dalle dotazioni dei dipartimenti) sono state sempre più esigue e del tutto inadeguate. Occorre recuperare risorse per fornire ai ricercatori i mezzi per la ricerca, attivando contemporaneamente i processi di valutazione dei risultati e di riconoscimento dei meriti, secondo standard di qualità che tengano conto delle specificità proprie delle singole aree scientifiche. È importante potenziare il contributo del personale tecnico-amministrativo al fine di facilitare la partecipazione ai progetti della ricerca finalizzata d’interesse nazionale ed internazionale.

Il sostegno al funzionamento dei dipartimenti consente di rafforzare la ricerca di base indispensabile per favorire la libera espressione della creatività del ricercatore ed ottenere risultati scientifici innovativi, contribuisce al continuo aggiornamento dei supporti tecnologici e bibliografici. Un contributo importante può derivare, inoltre, dalla realizzazione e messa a sistema delle grandi infrastrutture scientifiche e dall’adeguamento della rete di laboratori, indispensabili per qualificare il sistema universitario.

Devono essere favoriti i soggiorni di studio e ricerca in Italia e all’estero e deve essere premiata la partecipazione attiva a convegni nazionali e soprattutto internazionali.

Inoltre, sono molto importanti le politiche a sostegno delle scuole di dottorato e di specializzazione, degli assegni di ricerca e del reclutamento e qualificazione dei ricercatori, nonché l’attenzione alle iniziative specifiche per i giovani ricercatori.

Queste iniziative possono trovare adeguato supporto nella nuova Legge sulla Ricerca, nel Protocollo con il Ministero ed in un rapporto di collaborazione con Sardegna Ricerche (Agenzia per la promozione della ricerca e del trasferimento tecnologico della RAS) che salvaguardi e valorizzi i compiti istituzionali dei due organismi.

 

L’offerta didattica

In considerazione dei condizionamenti che l’insularità pone alle opzioni degli studenti, un ulteriore elemento che concorre a qualificare la reputazione nel territorio dell’Ateneo è costituito dalla qualità dell’offerta formativa. L’insufficiente produttività della didattica penalizza la valutazione dell’Ateneo nelle diverse classifiche. Da un lato si scontano i limiti della scuola di base, da fronteggiare anche rafforzando il confronto e la collaborazione con le realtà scolastiche nel territorio, dall’altro, non va sottovalutato che l’offerta formativa dell’Ateneo, non di rado, presenta delle ridondanze, oltre che un collegamento debole con le esigenze del territorio. Sono state realizzate in modo insufficiente le possibili sinergie fra le risorse presenti nei raggruppamenti scientifico-disciplinari delle varie aree, soprattutto per il prevalere di una visione di facoltà nell’organizzazione dei corsi di laurea.

L’integrazione dell’offerta didattica tra i due Atenei di Cagliari e Sassari è stata finora del tutto marginale; è mancata la stessa disponibilità a valutare l’opportunità di concorrere a realizzare un sistema universitario regionale integrato, in grado di attrarre e razionalizzare l’impiego dei fondi erogati dalla Regione Sardegna.

Sul piano programmatico, per correggere i punti di debolezza, appare utile continuare la rivisitazione dell’offerta didattica in funzione dei risultati conseguiti. È necessario un confronto più puntuale con la “società civile” per indirizzare le risorse umane e materiali verso le aree culturali, scientifiche e professionali in cui la domanda degli studenti e le attese del sistema socio-economico regionale sono maggiori, senza ignorare le potenzialità interregionali dell’area mediterranea ed europea. Particolare attenzione va riservata allo sviluppo dell’alta formazione (Master, scuole di perfezionamento, ecc.) per il forte collegamento con le esigenze del territorio e del sistema produttivo.

Non vanno ignorati i vincoli che derivano dall’insularità. La collettività sollecita un’adeguata articolazione dell’offerta formativa per garantire agli studenti le principali opzioni culturali, in pari tempo, occorre valorizzare le competenze scientifiche presenti nell’Ateneo, che ne qualificano lo specifico patrimonio culturale a disposizione della collettività regionale. 

In questo quadro va posta attenzione all’esigenza di semplificare i crescenti impegni burocratici posti a carico del personale docente e realizzare, in particolare per i giovani ricercatori, un riequilibrio rispetto ai carichi didattici, spesso diventati eccessivi e tali da togliere spazio e tempo all’attività di ricerca.

Occorre insistere nell’attenzione ai processi di valutazione della qualità, come strumento di accreditamento e di miglioramento continuo del servizio agli studenti, realizzando peraltro procedure agili e coerenti con le risorse disponibili.

La cosiddetta “università diffusa” costituisce un utile decentramento solo quando e se inserita nell’ambito di specifiche vocazioni territoriali che l’amministrazione pubblica e gli operatori economici sono disponibili a sostenere, in modo organico e stabile. La proliferazione delle sedi sembra invece riflettere, soprattutto, logiche campanilistiche, con il pericolo dello scadimento dei livelli qualitativi che dovrebbero caratterizzare la funzione universitaria e con ripercussioni negative sul bilancio dell’Ateneo.  

 

L’amministrazione ed il personale

Una particolare attenzione va riservata al contributo del personale tecnico-amministrativo ed al ruolo della dirigenza. Le potenzialità professionali e le esperienze presenti nell’organizzazione amministrativa incontrano difficoltà ad esprimere in pieno il loro contributo, anche per la personalizzazione e l’approccio non funzionale che non di rado orientano il processo decisionale degli organi di governo.

Un buon funzionamento dell’amministrazione ed il contributo dei quadri tecnici costituiscono la base indispensabile per perseguire la qualità e l’eccellenza nelle funzioni dell’Ateneo.

Il necessario riordino dell’organizzazione amministrativa su basi funzionali si deve collegare con la chiarezza nella definizione degli obiettivi e delle responsabilità, con un approccio condiviso e motivante in grado di stimolare la partecipazione, il contributo operativo ed il senso di appartenenza del personale ai diversi livelli, legando incentivi economici e di carriera ai risultati ottenuti.

A supporto dell’attività amministrativa va potenziato il sistema informativo, sul piano della tempestività, affidabilità e trasparenza dei dati gestionali utili per il miglioramento dei processi decisionali e la valutazione dei risultati.

Pensare la riorganizzazione amministrativa in funzione della qualità dei servizi incrementa gli spazi per contributi professionali qualificati e genera nuove opportunità nella composizione degli organici, che, unitamente al normale ricambio generazionale, aprono significative opportunità di crescita professionale e di carriera. Si aprono spazi per i processi di valorizzazione delle competenze e dei ruoli del personale, da sostenere con una formazione professionale specifica e con un utilizzo più efficace degli strumenti dell’informatica e della telematica.

Il riordino della struttura organizzativa funzionale agli obiettivi di rilancio e di sviluppo indicati in precedenza non potrà ignorare gli standard procedurali della certificazione di qualità per accreditare opportunamente l’attività dell’Ateneo.

Nell’ambito del supporto alla didattica, alla ricerca ed alla funzione di servizio al territorio, particolare importanza assume il potenziamento della collaborazione funzionale, secondo comuni obiettivi, fra amministrazione centrale, dipartimenti e facoltà.

In questo contesto è importante lo stimolo del confronto, nella distinzione di ruoli e responsabilità, con le organizzazioni sindacali, che sono espressione dei diritti ed aspirazioni del personale, ma anche rappresentative delle attese dell’utenza e, più in generale, della collettività.

Occorre richiedere al governo con forza e determinazione che i vincoli al turnover vengano rimossi per fronteggiare il forte ricambio generazionale in atto. Particolare importanza nella formazione degli organici del personale docente assumono la possibilità d’ingresso per i giovani ricercatori e, soprattutto, il mantenimento delle opportunità di promozione e carriera, all’interno di processi che valorizzino i meriti e garantiscano il necessario sostegno funzionale alle esigenze dello sviluppo della qualità nella ricerca, nella didattica e nei rapporti con il territorio.

Nell’attuale criticità di bilancio può essere valutata l’ipotesi di incentivare forme di pre-pensionamento per alleggerire l’incidenza del costo del personale, consentendo ai colleghi, anche per non disperdere il patrimonio di esperienze, di continuare a fornire il loro contributo professionale con adeguate forme contrattuali.

Va sottolineato, inoltre, che la flessibilità da garantire alle strutture amministrative, di ricerca e della didattica non deve degenerare nel precariato patologico del personale tecnico, amministrativo e dei ricercatori.

 

Gli studenti ed il diritto allo studio

La presenza degli studenti è la stessa ragion d’essere dell’Ateneo. Nel suo ambito si sviluppa, in grandissima parte, il loro processo formativo e viene forgiata la futura classe dirigente regionale. Il confronto con gli studenti e con i loro rappresentanti costituisce un elemento conoscitivo che concorre positivamente nella definizione delle politiche  gestionali dell’Ateneo.

Per migliorare la produttività della didattica, l’attenzione dell’Ateneo al diritto allo studio si deve esprimere in modo particolare sul versante della qualità dell’offerta di servizi, in termini di un adeguato rapporto docente-studente, di un’idonea disponibilità di aule, biblioteche e laboratori e, più in generale, di una migliore organizzazione della didattica (efficacia dei piani di studio, equilibrio nei carichi didattici, coordinamento del calendario delle lezioni e degli esami, ampliamento degli orari d’apertura delle biblioteche, coordinamento dei manager didattici e supporti dai tutor).

L’indispensabile sostegno agli studenti meno abbienti deve essere realizzato in rapporto complementare con l’attività dell’ERSU, con il quale è importante attivare una costante collaborazione nell’interesse degli studenti. Non vi è dubbio che la disponibilità di maggiori posti letto nelle case dello studente e di borse di studio consente di ridurre il pendolarismo e le difficoltà nell’integrazione con la comunità dell’Ateneo che pesano non poco sul rendimento negli studi. Nella politica delle tasse va prestata maggiore attenzione al merito conseguito dagli studenti, per creare significativi incentivi agli studi e migliorare la produttività didattica dell’Ateneo.

La presenza di studenti lavoratori non è marginale nell’Ateneo. Nelle facoltà dove tale condizione è più diffusa possono proporsi specifici progetti formativi con corsi loro dedicati oppure si possono attivare modalità telematiche di erogazione della didattica. Per tali iniziative è possibile ottenere uno specifico ed adeguato sostegno finanziario.

Vanno potenziate le ulteriori attività necessarie per migliorare i risultati della didattica ed il collegamento con il mercato del lavoro: orientamento all’accesso, collaborazione con la scuola media superiore, sostegno agli stage presso aziende ed istituzioni, programmi di scambio con altri Atenei e partecipazione ad attività internazionali. Particolarmente importanti sono le attività a supporto dei programmi di  scambi internazionali ed i servizi post-laurea per l’Alta Formazione (Master, dottorati) e per l’inserimento nell’attività lavorativa (tirocini formativi, rapporti con il mondo del lavoro, ecc.), nonché l’attivazione concreta del prestito d’onore. 

Occorre, inoltre, potenziare i contratti di collaborazione con gli studenti a supporto dei servizi per al didattica ed incoraggiare l’iniziativa culturale e ricreativa delle associazioni studentesche, fattore di integrazione nella realtà territoriale e nella società e fattore di crescita delle capacità relazionali ed operative.

 

Le infrastrutture

La realizzazione degli obiettivi della qualità e dello sviluppo dei servizi istituzionali d’Ateneo comporta un’adeguata dotazione di aule, laboratori, biblioteche, studi, rete telematica, ecc.

Occorre completare i lavori in corso, con un miglior utilizzo delle risorse inutilizzate nei residui passivi, programmare in coerenza con gli obiettivi strategici gli investimenti per nuove costruzioni, per la manutenzione ordinaria delle strutture e impostare un piano progressivo di adeguamento agli standard di legge ed evitare così effetti negativi sulla reputazione dello stesso Ateneo. Va sottolineato che per sostenere con efficacia le richieste di fondi occorre possedere efficienza ed efficacia progettuale ed operativa.

La prospettiva di concentrare l’attività dell’Ateneo nel campus di Monserrato e nel possibile campus urbano (formato dalle strutture edili già disponibili e che si potrebbero rendere disponibili nella direttrice via S. Giorgio, Palazzo delle Scienze, V.le S.Ignazio, Piazza d’Armi, Sa Duchessa) appare particolarmente importante per la rilevanza che l’integrazione con le attività universitarie assume nel tessuto urbano. Non meno importanti solo le potenzialità che si aprono per razionalizzare e migliorare la disponibilità di spazi utili per la didattica, la ricerca e l’amministrazione.

Nella prospettiva indicata merita un forte sostegno l’iniziativa dell’ERSU per realizzare nuovi locali destinati agli studenti nell’area dell’ex-Sem Molini. Da un lato si potrà ottenere un sensibile aumento dei posti letto disponibili per i fuori sede, dall’altro si potranno potenziare i supporti logistici per gli scambi docenti-studenti e per iniziative culturali proprie dell’Ateneo.

Si tratta di iniziative che possono avere un impatto positivo sulla logistica delle facoltà e dei dipartimenti coinvolti e che contribuiscono a migliorare l’integrazione delle attività della comunità accademica nel tessuto urbano. Sono destinate, quindi, a condizionare in modo durevole lo sviluppo futuro dell’Ateneo. In tal senso sollecitano un deciso impegno sul piano dell’iniziativa politica, della progettualità e della capacità operativa. Per la rilevanza sulla collettività comunale e regionale occorre coinvolgere adeguatamente le istituzioni territoriali nel predisporre i programmi per gli interventi edilizi e funzionali e nella definizione delle possibili operazioni di finanza straordinaria.

Priorità nel progetto di riforma

Intervento del 24 novembre scorso, incontro con parlamentari del PD sulla riforma universitaria

Vorrei richiamare l’attenzione su due punti fondamentali del progetto di riforma che qualificano la natura pubblica e l’autonomia degli atenei: il finanziamento e la governance.

Le difficoltà della finanza pubblica non possono costituire il parametro guida nella definizione del progetto di riforma universitario. Peraltro, le tendenze recessive del sistema economico vanno fronteggiate con investimenti nell’innovazione e nella cultura in grado di aumentare la produttività e la competitività. L’Italia rientra, infatti, fra i Paesi che non dispongono di materie prime e hanno stili di vita che generano costi del lavoro decisamente superiori a quelli dei Paesi meno sviluppati.

La Francia e Germania stanno aumentando i loro investimenti nell’Università e nella ricerca, il nostro Paese non soltanto investe in rapporto al Pil circa la metà della media Europea, ma sembra orientato a ridimensionare il finanziamento all’università pubblica.

Nel progetto riforma è fondamentale inserire un programma pluriennale per allineare la spesa per l’Università ai parametri europei. I tagli previsti portano ad un drastico ridimensionamento nell’operatività degli Atenei, con effetti negativi soprattutto sulla ricerca di base, che ben difficilmente trova spazio nei fondi per i progetti finalizzati, sui servizi per la didattica e sul ricambio generazionale previsto per i prossimi anni.

Naturalmente, la distribuzione delle risorse finanziarie deve premiare la qualità dei risultati realizzati dagli Atenei nella ricerca, nella didattica e nel rapporto di servizio al territorio. Tuttavia, le politiche di premialità, se non aumenta lo stanziamento per il FFO, non potranno che avere un ruolo marginale, così come è avvenuto negli ultimi anni.

La qualità dei risultati degli Atenei è correlata con le modalità di governo (la governance). L’autonomia degli Atenei non può essere disgiunta dalle regole a tutela dei principi della buona amministrazione e della responsabilizzazione degli organi di governo sui risultati conseguiti.

L’attuale composizione degli organi complica notevolmente i processi decisionali e, nella confusione dei ruoli, ne deresponsabilizza gli stessi componenti. Non credo che la strada possa essere la nomina dei direttori generali come si è fatto nella Sanità. I principi di autonomia ed autogestione degli Atenei vanno garantiti all’interno di regole che introducano principi di efficienza funzionale e di responsabilità sui risultati nella gestione nell’ambito delle procedure nazionali di valutazione. In particolare, appare importante specificare e differenziare composizione e funzioni degli organi. Accanto alle istanze di partecipazione e di rappresentazione degli interessi accademici, occorre tener conto delle esigenze della collettività sul funzionamento degli Atenei.
Senza stravolgere l’attuale sistema duale (Senato accademico e Consiglio d’amministrazione), occorre specificare e differenziare le relative funzioni. Il primo deve costituire l’organo ove si definiscono la politica culturale e gli indirizzi programmatici di fondo degli Atenei, mentre il Consiglio d’amministrazione deve curare la gestione dell’attività operativa ed essere responsabilizzato sugli equilibri finanziari e sulla gestione delle risorse. Dalla differenziazione delle funzioni deriva la stessa composizione degli organi. Nel caso del S.A. occorre privilegiare la rappresentanza degli interessi accademici e di quelli della collettività, mentre nel CdA assume importanza l’efficienza decisionale ed i requisiti di competenza nell’amministrazione. Naturalmente spetta al Rettore, nell’ambito delle funzioni di rappresentanza, indirizzo e coordinamento, garantire il buon funzionamento dei due organi, nonché realizzare le condizioni più idonee per coinvolgere nei processi decisionali ed operativi l’intero gruppo dei dirigenti e dei pro-rettori.

Linee programmatiche

Premessa
Le linee programmatiche esprimono, in relazione allo scenario normativo ed economico che si prefigura nei prossimi anni, gli orientamenti di fondo da perseguire per il rilancio dell’Ateneo e le principali politiche da attivare a sostegno. Ovviamente, le linee programmatiche sono aperte agli approfondimenti che potranno emergere nella discussione pre-elettorale e dal successivo confronto negli organi di governo dell’Ateneo.
Gli interventi legislativi in corso influenzeranno il quadro legislativo con cui il prossimo Rettore dovrà operare. Dalle linee guida del governo e dalle proposte dell’opposizione emerge la volontà di realizzare una discontinuità rispetto al passato. Ritengo doveroso esprimere alcuni orientamenti fondamentali per il rilancio dell’Università da sostenere nel progetto di riforma.
Il ridimensionamento dell’Università pubblica non può essere accettato in quanto in contrasto con l’interesse generale del Paese allo sviluppo della ricerca ed alla diffusione delle conoscenze, supporti indispensabili per la crescita sociale ed economica. I tagli previsti al fondo di finanziamento ordinario dell’Università comportano un impatto nell’economia degli Atenei che ne metterà in crisi la funzionalità corrente. Al contrario, nel progetto riformatore occorre trovare le risorse necessarie per impostare un programma pluriennale per portare il finanziamento degli Atenei ai livelli europei, in coerenza con le indicazioni dell’agenda di Lisbona.
L’autonomia universitaria costituisce un valore irrinunciabile da difendere soprattutto con il buon governo. In tal senso, sono auspicabili misure per garantire che negli Atenei le risorse vengano utilizzate secondo i principi della buona amministrazione, responsabilizzando gli organi decisionali sui risultati della gestione ed introducendo una significativa premialità che tenga conto della qualità della ricerca, della didattica e del rapporto di servizio con il territorio, nel quadro di un sistema nazionale di valutazione. È necessario avviare un percorso virtuoso verso il riconoscimento della qualità e dei meriti, senza ignorare le specificità dei diversi settori scientifico-disciplinari, delle realtà accademiche, nonché del contesto socio-economico regionale.
Inoltre, sono urgenti nuove regole quadro per continuare il processo di  razionalizzazione dell’offerta didattica in funzione degli interessi della collettività.
Il forte rinnovo generazionale in atto va fronteggiato favorendo l’ingresso di giovani ricercatori, anche con un miglioramento retributivo, mantenendo gli spazi necessari a valorizzare con adeguate procedure concorsuali la qualità ed i meriti, nell’ambito di standard nazionali riconosciuti a livello internazionale.
Un sostegno particolare deve essere riservato al diritto allo studio. Per “aggredire” il fenomeno dei fuori corso è importante migliorare le condizioni di erogazione del servizio didattico (aule, biblioteche, laboratori, orientamento, tutor, docenze, ecc.) ed incrementare la disponibilità delle residenze e delle borse di studio per i meno abbienti.    

Il quadro prospettico
Nella società moderna, il differenziale di sviluppo economico e sociale fra le diverse aree geografiche è fortemente condizionato dall’innovazione scientifica e dalla diffusione delle conoscenze. L’Università di Cagliari rappresenta la più importante istituzione scientifica e culturale della Sardegna e, per ciò stesso, il suo modo di essere e la qualità dei suoi comportamenti influenzano il processo di sviluppo socio-economico della Regione.
Si attende dall’Ateneo qualità nella ricerca scientifica, efficacia nella didattica e capacità di interrelazione con il territorio per stimolare e sostenere le iniziative di sviluppo scientifico, tecnologico ed imprenditoriale, in generale per contribuire alla crescita ed alla diffusione delle conoscenze e migliorare la qualità della vita.
Il finanziamento statale degli Atenei e la loro capacità di attrarre risorse saranno sempre più collegati con i risultati della ricerca scientifica, con la qualità della didattica e con l’efficacia della funzione di servizio al territorio.
Tale prospettiva accentua la competizione fra gli Atenei. Ne deriva che il rilancio dell’Ateneo di Cagliari comporta un’attenzione, molto maggiore che in passato, alle funzioni istituzionali della ricerca scientifica, dell’offerta formativa, dell’attività di servizio al territorio, nonché la capacità di inserirsi attivamente nella competizione per il finanziamento dei progetti per l’innovazione tecnologica e culturale.
Negli Atenei diventa, pertanto, sempre più importante ampliare la capacità di acquisire risorse finanziarie dalle diverse fonti esterne possibili e ottimizzare la loro gestione secondo i principi funzionali della buona amministrazione.
I condizionamenti dell’insularità e la gracilità del sistema regionale delle imprese (che altrove, ben più numerose e importanti, sostengono la ricerca scientifica e offrono occasioni di alta formazione agli studenti)  di certo non favoriscono il rafforzamento del sistema universitario regionale.
Le linee programmatiche per il prossimo mandato del Rettore devono tener conto delle difficoltà di tale quadro prospettico e della complessità della specifica situazione dell’Ateneo di Cagliari, che rinnova il suo vertice dopo ben 18 anni. L’Ateneo, accanto a punte d’eccellenza nella ricerca e nella didattica, presenta situazioni con risultati meno brillanti, carenze nella funzionalità amministrativa, criticità negli equilibri economici e finanziari, con conseguenze negative sul suo rating come emerge nelle classifiche nazionali ed internazionali. Esiste un ritardo nella diffusione della cultura della valutazione dei risultati, del riconoscimento del merito e dell’efficienza funzionale; i processi decisionali sono non di rado confusi, il patrimonio di relazioni nel e con il territorio riflette specifiche iniziative personali piuttosto che l’apprezzamento dei ruoli istituzionali. È del tutto evidente l’esigenza di realizzare una discontinuità rispetto al passato nei metodi di gestione e nei comportamenti organizzativi.
La circostanza che, anche nell’ambito regionale, il ruolo dell’Ateneo non sia adeguatamente riconosciuto e la sua reputazione non sia molto elevata costituisce una criticità che occorre rimuovere con sollecitudine, in considerazione dell’esigenza di poter rispondere prontamente ed in modo efficace alla disponibilità che la classe politica regionale sta mostrando verso il sostegno dell’innovazione scientifica e la crescita e diffusione delle conoscenze, riconosciute come fattori trainanti dello sviluppo socio-economico. Ne sono riferimenti indicativi le importanti risorse finanziarie disponibili per il parco scientifico e tecnologico, per la ricerca e per il sostegno all’Alta formazione.
Da tale quadro di sintesi, ancorché influenzabile dalle decisioni politiche nazionali e regionali, occorre partire per impostare le linee programmatiche di fondo da perseguire per fronteggiare le criticità e cogliere le opportunità di sviluppo.

Gli orientamenti di fondo
I principali orientamenti strategici di fondo che si propone vengano assunti e perseguiti sul piano del comportamento e dell’organizzazione funzionale per il rilancio dell’Ateneo possono essere sintetizzati nelle seguenti proposizioni.
L’Ateneo deve creare condizioni più favorevoli per valorizzare la qualità nella ricerca, nella didattica, nell’attività sanitaria e nella funzione di servizio di trasferimento delle conoscenze al territorio. Occorre attrezzarsi meglio per realizzare una maggiore apertura al territorio ed al confronto nazionale ed internazionale, per valorizzare ed accreditare le competenze ed incrementare il capitale relazionale. Gli organi di governo dell’Ateneo devono elaborare strategie ed iniziative politiche per inserirsi come parte organica nelle politiche regionali tese a favorire lo sviluppo socio-economico, l’innovazione e le attività culturali in generale. Pari attenzione occorre avere nel creare collaborazioni e sinergie con il settore produttivo e con le istituzioni territoriali.
L’Ateneo deve puntare verso l’eccellenza nei suoi comportamenti, ai diversi livelli e funzioni, assumendo come valenza strategica la valutazione dei risultati ed il riconoscimento dei meriti, l’attenzione alla diffusione della qualità nei processi della ricerca, della didattica e di servizio al territorio, organizzando un adeguato supporto della funzione amministrativa e processi decisionali ed operativi chiari ed efficaci.
Nella prospettiva indicata occorre continuare a sviluppare le occasioni di confronto, scambio e collaborazione con altri Atenei e centri di ricerca nazionali ed internazionali, in quanto occasioni di crescita, accreditamento ed assimilazione di modelli funzionali d’eccellenza.
Tali obiettivi dovrebbero pervadere la cultura operativa dell’Ateneo, in quanto strumentali per accreditare l’Istituzione sul piano regionale, nazionale ed internazionale, anche al fine di fronteggiare la competitività crescente ed i limiti nella disponibilità di risorse finanziarie.
Avendo, in ogni caso, ben chiara la centralità dell’intervento statale nell’economia dell’Ateneo e superando i provincialismi, occorre, inoltre, puntare sulla condivisione fra Atenei Sardi ed Amministrazione Regionale di un programma organico per l’Università funzionale allo sviluppo della didattica, della ricerca, del servizio al territorio. A tal fine si può partire dalle opportunità fornite della recente legge regionale sulla ricerca e, in generale, inserirsi nelle opzioni programmatiche per i prossimi anni a valere sui fondi regionali, nazionali e del quadro comunitario. L’iniziativa politica deve anche riconoscere il peso degli oneri aggiuntivi che gli Atenei regionali fronteggiano a causa dell’insularità nella composizione dell’offerta formativa, nell’attività dei gruppi di ricerca, nella salvaguardia delle specificità culturali regionali, oneri del tutto ignorati nei parametri di finanziamento ministeriale, ma che incidono nell’economia della gestione.  Inoltre, gravano sugli Atenei regionali i condizionamenti nella politica delle tasse dovuti alla situazione sociale ed economica dell’Isola ed al numero significativo di studenti esonerati dal pagamento delle stesse per motivi di reddito.
L’Ateneo è un sistema organizzativo complesso, ove convivono specificità funzionali e culturali differenti. Per orientare il suo comportamento non è certamente sufficiente l’illustrazione degli obiettivi generali, ma occorre strutturare e perseguire un programma pluriennale condiviso che espliciti l’insieme di interventi organizzativi e di politiche funzionali al raggiungimento degli stessi obiettivi. Le difficoltà sono notevoli, tuttavia nell’Ateneo esistono, a tutti i livelli, competenze autorevoli e motivate da valorizzare.
Le problematiche da affrontare sono numerose, impegnative e fra loro correlate, a partire dall’esigenza di realizzare una governance più efficiente e partecipata in grado di esprimere con autorevolezza la politica dell’Ateneo nel territorio e gestire i processi di rinnovamento, fino alle tematiche relative agli aspetti comportamentali (superamento dell’autoreferenzialità e apertura al confronto internazionale, ruolo attivo nel territorio con le forze sociali e le istituzioni, diffusione della cultura dell’innovazione, della qualità e del merito nella ricerca, nella didattica e nell’amministrazione, competizione nel mercato per l’acquisizione delle risorse finanziarie, politiche del reclutamento). Non minore importanza assumono gli aspetti relativi al contributo fondamentale del personale tecnico-amministrativo nella gestione secondo efficienza delle risorse impiegate nell’attività operativa e negli investimenti per le infrastrutture didattiche, scientifiche e logistiche.
Nella prospettiva di lavoro indicata è fondamentale coinvolgere un gruppo dirigente autorevole e rappresentativo delle diverse realtà, che, d’intesa con gli organi di governo e con la collaborazione delle responsabilità dirigenziali e del personale ai diversi livelli, porti avanti con efficacia specifiche politiche a supporto del progetto di rinnovamento per il rilancio dell’Ateneo, legittimando la sua leadership per la conoscenza dei problemi e per l’impegno a risolverli nell’interesse generale.

Seguono le politiche per l’Ateneo

Care Colleghe e cari Colleghi…

La mobilitazione contro i tagli della legge 133 e per una riforma che valorizzi il ruolo fondamentale dell´Università pubblica si sta sviluppando in modo parallelo con l´animarsi della discussione per l´elezione del Rettore.

Alcune candidature sono state già avanzate, altre sono annunciate. Per quanto mi riguarda, è noto che da tempo sono impegnato per favorire una nuova cultura nella direzione dell´Ateneo, avendo ben chiari gli attuali limiti e criticita’.

Il sostegno ottenuto nelle scorse elezioni, da un lato, testimonia che siamo in tanti a ritenere opportuno un profondo cambiamento nei contenuti e nei modi di conduzione dell´Ateneo, dall´altro, mi fa sentire ancora impegnato nel progetto per il rilancio dell´Ateneo.

Non sono ancora noti i contenuti delle nuove proposte che il governo ha annunciato per l´Università, né, più in generale, in che misura intenda superare la precedente logica delle riforme a costo zero e quella più recente delle riforme con i tagli. Le criticità della finanza pubblica e la strumentalizzazione delle situazioni, purtroppo non episodiche, di mala gestione negli Atenei destano preoccupazione.

È positivo che a seguito dalla forte mobilitazione in atto si avvii un confronto su proposte di riforma nell´interesse  generale di rafforzare il funzionamento dell´istituzione universitaria sul piano della ricerca scientifica e della qualità dell´offerta formativa.

L´auspicata introduzione di elementi riformatori influenza lo scenario futuro di cui si dovrà tener conto nella redazione delle linee programmatiche per la prossima elezione del Rettore. Mi auguro che nell´iniziativa legislativa vengano tenuti nel debito conto alcuni orientamenti di fondo.

L´importanza del ruolo dell´Università per le prospettive di sviluppo del Paese richiede che alla politica dei tagli si sostituisca un piano finanziario pluriennali per allineare la spesa per l´Università e la ricerca ai livelli dei principali Paesi Europei. Naturalmente, tale sforzo va affiancato con politiche di finanziamento che considerino i risultati ottenuti dagli Atenei nella didattica, nella ricerca e nei servizi al     territorio, senza ignorare le specifiche situazioni sociali ed ambientali in cui ogni Ateneo opera. A tal fine diventa fondamentale rendere operativa l´agenzia per la valutazione.

L´autonomia degli Atenei è un valore da salvaguardare, gli eccessi vanno fronteggiati con l´introduzione di regole a garanzia della corretta amministrazione delle risorse pubbliche. In particolare, negli organi di governo occorre contrastare l´autoreferenzialità prevedendo una maggiore apertura alle forze sociali, garantire attenzione alla funzionalità ed alle competenze gestionali, separare la definizione degli indirizzi culturali e delle politiche d´Ateneo dalla gestione manageriale e dal controllo delle risorse, collegare il potere gestionale con la responsabilità sui risultati.

Occorre riportare le valutazioni concorsuali su base nazionale superando la logica localistica del reclutamento, prevedendo per le idoneità il possesso di parametri minimi di merito secondo standard apprezzabili anche a livello internazionale. Il ricambio generazionale va fronteggiato potenziando le occasioni di ingresso dei giovani ricercatori e mantenendo aperte le opportunità di valorizzare i talenti e riconoscere i meriti.

L´offerta formativa va collegata meglio con le attese del sistema sociale e del lavoro, realizzando un maggior equilibrio fra risorse disponibili e attivazione dei corsi di laurea.

L´intervento per il diritto allo studio va potenziato non soltanto negli aspetti relativi al sostegno economico per gli studenti meno abbienti, ma, più in generale con interventi specifici sulla qualità dei servizi offerti dagli Atenei (docenze, aule, laboratori, biblioteche, orientamento, etc.).

La sfida per rafforzare l´Università non sarà facile. La forte partecipazione degli studenti, dei giovani ricercatori e di tutto il personale universitario ha posto il tema all´attenzione delle forze sociali e politiche, dobbiamo, pertanto, sentirci tutti impegnati e coinvolti, consapevoli delle implicazioni che le riforme in discussione avranno sul futuro degli Atenei.

Grazie per l´attenzione e un cordiale saluto.

Giovanni Melis

Opporsi ai tagli e alle fondazioni

Condivido le critiche e le preoccupazioni espresse sulle iniziative del Governo. Mi auguro che si riesca a creare una sufficiente mobilitazione per respingere i tagli proposti e l’apertura all’istituzione delle fondazioni negli atenei Pubblici che ritengo, sul piano strategico, ancora più grave.

Il Governo strumentalizza una situazione difficile. L’accettazione passiva delle cosiddette riforme a costo zero, l’assuefazione alle modificazioni unilaterali al contratto dei docenti, la gestione, a dir poco disinvolta, dell’offerta didattica e degli organici, per citare soltanto alcune questioni, hanno indebolito le energie riformatrici e, in diversi casi, ridimensionato la reputazione degli Atenei.

Il Ministro Tremonti tende a far passare come necessarie razionalizzazioni il taglio del turnover, la diluizione degli aumenti stipendiali automatici ed il ridimensionamento del fondo di dotazioni senza preoccuparsi degli effetti devastanti di tali politiche, soprattutto sui giovani ricercatori.
Attraverso le fondazioni apre la strada, nelle realtà ambientali economicamente più forti, tipicamente nel Nord del Paese, per una sostanziale privatizzazione degli Atenei, nel Sud si potrà tirare a campare, ovvero se si vogliono raggiungere i più alti livelli d’istruzione si potrà andare a studiare, pagando le tasse di mercato, nelle ricche Università del Nord.

La costituzione delle fondazioni è stato il principale strumento giuridico utilizzato per privatizzare il sistema bancario. Il risultato è stato la sostanziale scomparsa o perdita di autonomia degli istituti di credito meridionali e la concentrazione delle leve creditizie in pochi grandi istituti di livello internazionale.

Ritengo pericoloso anche attivare qualsiasi discussione sulla futura governance delle fondazioni. Mi pare del tutto evidente che nelle realtà meridionali ed in quella regionale, in particolare, il valore dell’autonomia universitaria, la qualità della ricerca e delle didattica, e più in generale, del servizio pubblico si possano difendere realizzando condizioni per una buona amministrazione degli Atenei nell’ambito di un sistema universitario pubblico. In tal senso andrebbe indirizzato l’intervento riformatore.

Giovanni Melis



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