Per il rilancio di un sistema organizzativo complesso ed articolato come l’Ateneo secondo gli orientamenti di fondo indicati nelle linee programmatiche si ritiene indispensabile attivare un insieme coordinato di politiche funzionali. In sintesi si indicano come principali le seguenti:
- I processi decisionali e la governance.
- Il rapporto con il territorio.
- La ricerca scientifica.
- L’offerta didattica.
- L’amministrazione ed il personale.
- Gli studenti ed il diritto allo studio.
- Le infrastrutture.
Con un approccio programmatico e per progetti, l’insieme delle politiche dovrà incidere sulle logiche comportamentali e sugli assetti organizzativi per migliorare congiuntamente la qualità dei processi nella ricerca, nella didattica, nel rapporto con il territorio e, più in generale, per rafforzare l’efficacia funzionale ed il patrimonio culturale, indispensabili per favorire l’emergere delle potenzialità, cogliere le nuove opportunità e fronteggiare con successo le sfide della competizione nazionale ed internazionale. Di seguito si presentano i contenuti che caratterizzano lo sviluppo di tali politiche.
I processi decisionali e la governance
Il principio costituzionale di autonomia dell’università si difende soprattutto con il buon governo. L’attuale governance dell’Ateneo riflette logiche di rappresentazione di interessi tipiche del consenso corporativo, piuttosto che esigenze funzionali. Nell’ambito dell’attuale quadro normativo, si ritiene importante un cambiamento di rotta e una riorganizzazione basata su:
- Precisazione e distinzione dei compiti dei diversi organi. Il Senato Accademico deve concentrare la sua attività sugli indirizzi programmatici, sulle politiche culturali e sulla definizione delle regole, lasciando al Consiglio d’Amministrazione la responsabilità della gestione operativa delle risorse. Il Senato potrà sovrintendere all’andamento della gestione attraverso l’approvazione dei bilanci preventivi e dei rendiconti predisposti dal Consiglio. Il Rettore deve rappresentare l’Ateneo e svolgere le funzioni di impulso, indirizzo e coordinamento, garantendo il buon funzionamento e le specificità degli organi;
- Partecipazione. La rilevanza del processo di rinnovamento che si propone e la complessità degli aspetti coinvolti richiedono il supporto di un gruppo coeso e coordinato (pro-rettori delegati e dirigenti) che per specifiche competenze attui le diverse politiche, anche coinvolgendo in commissioni di lavoro i componenti eletti negli organi di governo. In questo quadro, il contributo al processo decisionale del Consiglio degli Studenti e del Consiglio dei Direttori di Dipartimento si sviluppa sul piano propositivo e consultivo. Le Aree possono raccogliere le proposte dei ricercatori ed esprimere le indicazioni sulla politica della ricerca per la discussione in Senato, nonché formulare gli orientamenti sulle problematiche relative all’attivazione e valutazione dei progetti di ricerca ed al funzionamento dei dottorati, in stretto collegamento con i dipartimenti ove, in realtà, si concretizza l’attività operativa della ricerca, la formazione dei ricercatori e la gestione, in senso lato, del patrimonio di attrezzature scientifiche. Pari importanza assume il coordinamento fra facoltà, consigli di corso di laurea e dipartimenti nell’organizzare la funzione didattica e la programmazione degli organici.
- Decentramento. Sulla base del principio di sussidiarietà, occorre decentrare le funzioni correlate con la didattica, che per la loro specificità sono meglio realizzabili nelle articolazioni territoriali. In particolare, è opportuno spostare dagli organi centrali verso le facoltà ed i corsi di laurea gli aspetti amministrativi relativi al rapporto con gli studenti, in collegamento organico con le segreterie studenti, nonché garantire la necessaria autonomia nella gestione del budget di facoltà per la didattica e per le esigenze correnti di funzionamento attraverso l’attivazione dei centri di servizio. Naturalmente il decentramento si deve sviluppare salvaguardando il coordinamento funzionale dell’amministrazione centrale, cui competono, inoltre, la gestione delle forniture centralizzabili e gli interventi sulle infrastrutture.
Il rapporto con il territorio
Per fronteggiare i condizionamenti dell’insularità va facilitato l’interscambio dei ricercatori e degli studenti con le università ed i centri di ricerca nazionali ed internazionali, anche promuovendo iniziative comuni di ricerca e di alta formazione.
Vanno stimolate le occasioni di confronto e collaborazione nel territorio con le istituzioni pubbliche e private, indispensabili per accreditare il patrimonio di competenze specifiche delle strutture dell’Ateneo come supporto per lo sviluppo economico e culturale della Regione, nonché per integrare le risorse utilizzabili dai dipartimenti e per creare spazi di crescita ed impegno per i giovani ricercatori. Nella stessa ottica è utile realizzare anche forme di collaborazione per una gestione aperta alla collettività del patrimonio storico-culturale dell’Ateneo (musei, biblioteche, orto botanico, ecc.).
Per rafforzare gli scambi con il sistema delle imprese e con la pubblica amministrazione vanno ridefiniti gli attuali vincoli amministrativi ed economici che condizionano negativamente la partecipazione ai progetti di ricerca finalizzati e lo sviluppo delle attività di consulenza e di servizio. È opportuno verificare le opportunità economiche legate al potenziamento dell’utilizzo dei laboratori a supporto della funzione di servizio al territorio. È, inoltre, importante incoraggiare le iniziative di valorizzazione imprenditoriale dei risultati della ricerca (spin–off e brevetti).
L’avvio dell’azienda mista dovrebbe consentire di superare le patologie gestionali ed organizzative e definire i contenziosi in essere derivanti dal periodo di gestione diretta del Policlinico e, più generale, dal rapporto con le ASL. Da un lato, non si sono valorizzate adeguatamente le potenzialità presenti nella facoltà di Medicina, dall’altra si sono create situazioni che hanno inciso e continueranno ad incidere negativamente sull’economia del bilancio dell’Ateneo.
La regolarizzazione dei rapporti pregressi con il personale e con il servizio sanitario regionale ed il loro sviluppo nell’ambito del quadro normativo costituiscono, unitamente al completamento delle infrastrutture in corso, le basi indispensabili per creare nuove opportunità di sviluppo e di valorizzazione delle professionalità proprie della facoltà di Medicina. Nel Policlinico le attività dovrebbero essere soprattutto focalizzate sulle prestazioni di alta specializzazione per rilanciare, nel sistema regionale della sanità, con maggiore autorevolezza, il ruolo istituzionale e scientifico della facoltà di Medicina.
La ricerca scientifica
La capacità dell’Ateneo di ottenere risultati d’eccellenza nella ricerca concorre a qualificare il suo contributo allo sviluppo scientifico, culturale, economico e sociale; arricchisce il patrimonio di conoscenze da trasferire nell’attività didattica e costituisce carattere fondamentale per rafforzarne la reputazione e la capacità di attrarre risorse finanziarie. Pertanto, accanto al sostegno dei settori ed alle attività di eccellenza, occorre stimolare la crescita di tutte le aree scientifico-disciplinari. Non si può dimenticare che la qualità della ricerca costituisce il supporto anche per la qualità della didattica e che a qualificare sul piano scientifico l’Ateneo concorrono non solo i risultati delle punte più avanzate, ma, soprattutto, la qualità del livello medio complessivo.
Negli ultimi anni le risorse destinate alla ricerca di base (a partire dall’ex-60% e dalle dotazioni dei dipartimenti) sono state sempre più esigue e del tutto inadeguate. Occorre recuperare risorse per fornire ai ricercatori i mezzi per la ricerca, attivando contemporaneamente i processi di valutazione dei risultati e di riconoscimento dei meriti, secondo standard di qualità che tengano conto delle specificità proprie delle singole aree scientifiche. È importante potenziare il contributo del personale tecnico-amministrativo al fine di facilitare la partecipazione ai progetti della ricerca finalizzata d’interesse nazionale ed internazionale.
Il sostegno al funzionamento dei dipartimenti consente di rafforzare la ricerca di base indispensabile per favorire la libera espressione della creatività del ricercatore ed ottenere risultati scientifici innovativi, contribuisce al continuo aggiornamento dei supporti tecnologici e bibliografici. Un contributo importante può derivare, inoltre, dalla realizzazione e messa a sistema delle grandi infrastrutture scientifiche e dall’adeguamento della rete di laboratori, indispensabili per qualificare il sistema universitario.
Devono essere favoriti i soggiorni di studio e ricerca in Italia e all’estero e deve essere premiata la partecipazione attiva a convegni nazionali e soprattutto internazionali.
Inoltre, sono molto importanti le politiche a sostegno delle scuole di dottorato e di specializzazione, degli assegni di ricerca e del reclutamento e qualificazione dei ricercatori, nonché l’attenzione alle iniziative specifiche per i giovani ricercatori.
Queste iniziative possono trovare adeguato supporto nella nuova Legge sulla Ricerca, nel Protocollo con il Ministero ed in un rapporto di collaborazione con Sardegna Ricerche (Agenzia per la promozione della ricerca e del trasferimento tecnologico della RAS) che salvaguardi e valorizzi i compiti istituzionali dei due organismi.
L’offerta didattica
In considerazione dei condizionamenti che l’insularità pone alle opzioni degli studenti, un ulteriore elemento che concorre a qualificare la reputazione nel territorio dell’Ateneo è costituito dalla qualità dell’offerta formativa. L’insufficiente produttività della didattica penalizza la valutazione dell’Ateneo nelle diverse classifiche. Da un lato si scontano i limiti della scuola di base, da fronteggiare anche rafforzando il confronto e la collaborazione con le realtà scolastiche nel territorio, dall’altro, non va sottovalutato che l’offerta formativa dell’Ateneo, non di rado, presenta delle ridondanze, oltre che un collegamento debole con le esigenze del territorio. Sono state realizzate in modo insufficiente le possibili sinergie fra le risorse presenti nei raggruppamenti scientifico-disciplinari delle varie aree, soprattutto per il prevalere di una visione di facoltà nell’organizzazione dei corsi di laurea.
L’integrazione dell’offerta didattica tra i due Atenei di Cagliari e Sassari è stata finora del tutto marginale; è mancata la stessa disponibilità a valutare l’opportunità di concorrere a realizzare un sistema universitario regionale integrato, in grado di attrarre e razionalizzare l’impiego dei fondi erogati dalla Regione Sardegna.
Sul piano programmatico, per correggere i punti di debolezza, appare utile continuare la rivisitazione dell’offerta didattica in funzione dei risultati conseguiti. È necessario un confronto più puntuale con la “società civile” per indirizzare le risorse umane e materiali verso le aree culturali, scientifiche e professionali in cui la domanda degli studenti e le attese del sistema socio-economico regionale sono maggiori, senza ignorare le potenzialità interregionali dell’area mediterranea ed europea. Particolare attenzione va riservata allo sviluppo dell’alta formazione (Master, scuole di perfezionamento, ecc.) per il forte collegamento con le esigenze del territorio e del sistema produttivo.
Non vanno ignorati i vincoli che derivano dall’insularità. La collettività sollecita un’adeguata articolazione dell’offerta formativa per garantire agli studenti le principali opzioni culturali, in pari tempo, occorre valorizzare le competenze scientifiche presenti nell’Ateneo, che ne qualificano lo specifico patrimonio culturale a disposizione della collettività regionale.
In questo quadro va posta attenzione all’esigenza di semplificare i crescenti impegni burocratici posti a carico del personale docente e realizzare, in particolare per i giovani ricercatori, un riequilibrio rispetto ai carichi didattici, spesso diventati eccessivi e tali da togliere spazio e tempo all’attività di ricerca.
Occorre insistere nell’attenzione ai processi di valutazione della qualità, come strumento di accreditamento e di miglioramento continuo del servizio agli studenti, realizzando peraltro procedure agili e coerenti con le risorse disponibili.
La cosiddetta “università diffusa” costituisce un utile decentramento solo quando e se inserita nell’ambito di specifiche vocazioni territoriali che l’amministrazione pubblica e gli operatori economici sono disponibili a sostenere, in modo organico e stabile. La proliferazione delle sedi sembra invece riflettere, soprattutto, logiche campanilistiche, con il pericolo dello scadimento dei livelli qualitativi che dovrebbero caratterizzare la funzione universitaria e con ripercussioni negative sul bilancio dell’Ateneo.
L’amministrazione ed il personale
Una particolare attenzione va riservata al contributo del personale tecnico-amministrativo ed al ruolo della dirigenza. Le potenzialità professionali e le esperienze presenti nell’organizzazione amministrativa incontrano difficoltà ad esprimere in pieno il loro contributo, anche per la personalizzazione e l’approccio non funzionale che non di rado orientano il processo decisionale degli organi di governo.
Un buon funzionamento dell’amministrazione ed il contributo dei quadri tecnici costituiscono la base indispensabile per perseguire la qualità e l’eccellenza nelle funzioni dell’Ateneo.
Il necessario riordino dell’organizzazione amministrativa su basi funzionali si deve collegare con la chiarezza nella definizione degli obiettivi e delle responsabilità, con un approccio condiviso e motivante in grado di stimolare la partecipazione, il contributo operativo ed il senso di appartenenza del personale ai diversi livelli, legando incentivi economici e di carriera ai risultati ottenuti.
A supporto dell’attività amministrativa va potenziato il sistema informativo, sul piano della tempestività, affidabilità e trasparenza dei dati gestionali utili per il miglioramento dei processi decisionali e la valutazione dei risultati.
Pensare la riorganizzazione amministrativa in funzione della qualità dei servizi incrementa gli spazi per contributi professionali qualificati e genera nuove opportunità nella composizione degli organici, che, unitamente al normale ricambio generazionale, aprono significative opportunità di crescita professionale e di carriera. Si aprono spazi per i processi di valorizzazione delle competenze e dei ruoli del personale, da sostenere con una formazione professionale specifica e con un utilizzo più efficace degli strumenti dell’informatica e della telematica.
Il riordino della struttura organizzativa funzionale agli obiettivi di rilancio e di sviluppo indicati in precedenza non potrà ignorare gli standard procedurali della certificazione di qualità per accreditare opportunamente l’attività dell’Ateneo.
Nell’ambito del supporto alla didattica, alla ricerca ed alla funzione di servizio al territorio, particolare importanza assume il potenziamento della collaborazione funzionale, secondo comuni obiettivi, fra amministrazione centrale, dipartimenti e facoltà.
In questo contesto è importante lo stimolo del confronto, nella distinzione di ruoli e responsabilità, con le organizzazioni sindacali, che sono espressione dei diritti ed aspirazioni del personale, ma anche rappresentative delle attese dell’utenza e, più in generale, della collettività.
Occorre richiedere al governo con forza e determinazione che i vincoli al turnover vengano rimossi per fronteggiare il forte ricambio generazionale in atto. Particolare importanza nella formazione degli organici del personale docente assumono la possibilità d’ingresso per i giovani ricercatori e, soprattutto, il mantenimento delle opportunità di promozione e carriera, all’interno di processi che valorizzino i meriti e garantiscano il necessario sostegno funzionale alle esigenze dello sviluppo della qualità nella ricerca, nella didattica e nei rapporti con il territorio.
Nell’attuale criticità di bilancio può essere valutata l’ipotesi di incentivare forme di pre-pensionamento per alleggerire l’incidenza del costo del personale, consentendo ai colleghi, anche per non disperdere il patrimonio di esperienze, di continuare a fornire il loro contributo professionale con adeguate forme contrattuali.
Va sottolineato, inoltre, che la flessibilità da garantire alle strutture amministrative, di ricerca e della didattica non deve degenerare nel precariato patologico del personale tecnico, amministrativo e dei ricercatori.
Gli studenti ed il diritto allo studio
La presenza degli studenti è la stessa ragion d’essere dell’Ateneo. Nel suo ambito si sviluppa, in grandissima parte, il loro processo formativo e viene forgiata la futura classe dirigente regionale. Il confronto con gli studenti e con i loro rappresentanti costituisce un elemento conoscitivo che concorre positivamente nella definizione delle politiche gestionali dell’Ateneo.
Per migliorare la produttività della didattica, l’attenzione dell’Ateneo al diritto allo studio si deve esprimere in modo particolare sul versante della qualità dell’offerta di servizi, in termini di un adeguato rapporto docente-studente, di un’idonea disponibilità di aule, biblioteche e laboratori e, più in generale, di una migliore organizzazione della didattica (efficacia dei piani di studio, equilibrio nei carichi didattici, coordinamento del calendario delle lezioni e degli esami, ampliamento degli orari d’apertura delle biblioteche, coordinamento dei manager didattici e supporti dai tutor).
L’indispensabile sostegno agli studenti meno abbienti deve essere realizzato in rapporto complementare con l’attività dell’ERSU, con il quale è importante attivare una costante collaborazione nell’interesse degli studenti. Non vi è dubbio che la disponibilità di maggiori posti letto nelle case dello studente e di borse di studio consente di ridurre il pendolarismo e le difficoltà nell’integrazione con la comunità dell’Ateneo che pesano non poco sul rendimento negli studi. Nella politica delle tasse va prestata maggiore attenzione al merito conseguito dagli studenti, per creare significativi incentivi agli studi e migliorare la produttività didattica dell’Ateneo.
La presenza di studenti lavoratori non è marginale nell’Ateneo. Nelle facoltà dove tale condizione è più diffusa possono proporsi specifici progetti formativi con corsi loro dedicati oppure si possono attivare modalità telematiche di erogazione della didattica. Per tali iniziative è possibile ottenere uno specifico ed adeguato sostegno finanziario.
Vanno potenziate le ulteriori attività necessarie per migliorare i risultati della didattica ed il collegamento con il mercato del lavoro: orientamento all’accesso, collaborazione con la scuola media superiore, sostegno agli stage presso aziende ed istituzioni, programmi di scambio con altri Atenei e partecipazione ad attività internazionali. Particolarmente importanti sono le attività a supporto dei programmi di scambi internazionali ed i servizi post-laurea per l’Alta Formazione (Master, dottorati) e per l’inserimento nell’attività lavorativa (tirocini formativi, rapporti con il mondo del lavoro, ecc.), nonché l’attivazione concreta del prestito d’onore.
Occorre, inoltre, potenziare i contratti di collaborazione con gli studenti a supporto dei servizi per al didattica ed incoraggiare l’iniziativa culturale e ricreativa delle associazioni studentesche, fattore di integrazione nella realtà territoriale e nella società e fattore di crescita delle capacità relazionali ed operative.
Le infrastrutture
La realizzazione degli obiettivi della qualità e dello sviluppo dei servizi istituzionali d’Ateneo comporta un’adeguata dotazione di aule, laboratori, biblioteche, studi, rete telematica, ecc.
Occorre completare i lavori in corso, con un miglior utilizzo delle risorse inutilizzate nei residui passivi, programmare in coerenza con gli obiettivi strategici gli investimenti per nuove costruzioni, per la manutenzione ordinaria delle strutture e impostare un piano progressivo di adeguamento agli standard di legge ed evitare così effetti negativi sulla reputazione dello stesso Ateneo. Va sottolineato che per sostenere con efficacia le richieste di fondi occorre possedere efficienza ed efficacia progettuale ed operativa.
La prospettiva di concentrare l’attività dell’Ateneo nel campus di Monserrato e nel possibile campus urbano (formato dalle strutture edili già disponibili e che si potrebbero rendere disponibili nella direttrice via S. Giorgio, Palazzo delle Scienze, V.le S.Ignazio, Piazza d’Armi, Sa Duchessa) appare particolarmente importante per la rilevanza che l’integrazione con le attività universitarie assume nel tessuto urbano. Non meno importanti solo le potenzialità che si aprono per razionalizzare e migliorare la disponibilità di spazi utili per la didattica, la ricerca e l’amministrazione.
Nella prospettiva indicata merita un forte sostegno l’iniziativa dell’ERSU per realizzare nuovi locali destinati agli studenti nell’area dell’ex-Sem Molini. Da un lato si potrà ottenere un sensibile aumento dei posti letto disponibili per i fuori sede, dall’altro si potranno potenziare i supporti logistici per gli scambi docenti-studenti e per iniziative culturali proprie dell’Ateneo.
Si tratta di iniziative che possono avere un impatto positivo sulla logistica delle facoltà e dei dipartimenti coinvolti e che contribuiscono a migliorare l’integrazione delle attività della comunità accademica nel tessuto urbano. Sono destinate, quindi, a condizionare in modo durevole lo sviluppo futuro dell’Ateneo. In tal senso sollecitano un deciso impegno sul piano dell’iniziativa politica, della progettualità e della capacità operativa. Per la rilevanza sulla collettività comunale e regionale occorre coinvolgere adeguatamente le istituzioni territoriali nel predisporre i programmi per gli interventi edilizi e funzionali e nella definizione delle possibili operazioni di finanza straordinaria.