Un’occasione perduta

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Ott 242011
 

Cari tutti,

Il nuovo statuto è il frutto di un lungo lavoro di mediazione, e di molti compromessi; come tale è inevitabile che non corrisponda alle nostre aspettative, ma quello approvato  rappresenta, a nostro avviso, un’occasione perduta. Il ministro ha scelto, consapevolmente o meno, di non predisporre una traccia comune in tutta Italia, ed è stata particolarmente avara di indicazioni, lasciando campo libero a tutti. Questa possibilità poteva essere utilizzata per essere innovativi all’eccesso o per cercare di conservare il passato a tutti i costi; ma poteva anche costituire occasione di miglioramento. Purtroppo, in molte parti d’Italia ha prevalso la seconda opzione, e da noi le pressioni in questo senso sono state forti e altolocate. Certo, nel corso dell’iter di stesura del testo molte storture sono state evitate, molti aspetti migliorati, ma si poteva fare di più, molto di più. Sarebbe bastata più volontà e un po’ di coraggio.

La prima osservazione che viene in mente è che in questi mesi è mancato un confronto davvero aperto sullo statuto e sulle scelte strategiche a medio e lungo termine tra tutte le diverse componenti dell’ateneo. Abbiamo purtroppo perso i primi tre mesi senza far nulla e altri tre in discussioni su aspetti marginali, per finire in una corsa contro il tempo.

Il dibattito è stato spesso reso sterile posizioni pregiudiziali, quasi ideologiche, tra chi voleva, a prescindere, tutto il potere decisionale in capo ai dipartimenti e chi, al contrario, alle facoltà. Non si privilegiava il confronto delle idee ma un mero arroccamento “mi piace” o “non mi piace”. Emblematiche alcune delle proposte pervenute alla commissione che se accolte avrebbero portato a modelli rigidi e poco funzionali.

A giugno il testo dello statuto è stato finalmente reso disponibile a tutto l’ateneo, anche grazie alle pressanti richieste da parte di molte componenti, nella commissione e degli organi di governo.

Qui di seguito proponiamo alcune considerazioni che hanno guidato il nostro lavoro in commissione statuto: con questo non vogliamo incensarci, ma rendicontare il nostro operato a coloro che hanno creduto di dare a noi la loro fiducia.

Come ricercatori abbiamo contribuito alla discussione con almeno il 70-80% delle proposte di modifica, tutte accomunate dalla salvaguardia dell’interesse generale, e tese alla semplificazione e alla flessibilità.

 

NUMERI

Scorrendo lo statuto colpisce la quantità di numerologie, dalla composizione del Senato Accademico alle soglie di presenza negli organi; dato che la composizione del personale dell’ateneo è equilibrata, l’unico scopo di tali soglie sembra essere quello di arginare la presenza di alcune fasce docenti. Altre soglie sono nei criteri di partecipazione dei dipartimenti alle facoltà, basate sull’erogazione della didattica. Avremmo preferito definire la partecipazione sulla base della condivisione degli obiettivi formativi e della responsabilità nelle fasi strategiche di istituzione e attivazione.

 

PROGRAMMAZIONE STRATEGICA

Non si può non rimarcare come, nonostante le ripetute insistenze soprattutto nostre, non sia stato possibile inserire il concetto di programmazione a lungo termine nello statuto, fondamentale per uno sviluppo armonico dell’ateneo non vincolato solo alle contingenze. Avremmo preferito una programmazione costruita a partire dal basso e largamente condivisa, esplicitamente inserita tra le priorità organizzative e strategiche dell’Ateneo anche nel testo dello statuto.

 

DIPARTIMENTI E FACOLTA’

La scelta, presente nelle linee guida rese pubbliche all’inizio dell’anno, è stata quella di rendere le strutture di raccordo obbligatorie e mantenere il nome di Facoltà. Nella prima stesura dello statuto le nuove Facoltà avevano un ruolo ancora più dominante nella didattica. Grazie all’azione costante di alcuni componenti della commissione, c’è stato un riequilibrio, e una parte delle competenze sono state spostate dalle Facoltà ai Dipartimenti.

Può sembrare un aspetto marginale, ma non lo è. Infatti, mentre i consigli di dipartimento sono organi collegiali ai quali partecipano tutti i docenti (e altre componenti salvo gli studenti dei corsi di laurea), per le facoltà la legge prevede un consiglio con una composizione ristretta. Inoltre la legge prevede che sia il dipartimento e non la facoltà a essere valutato sulla didattica dei propri docenti.

Avremmo preferito una più chiara attribuzione all’organo sottoposto alla valutazione delle responsabilità sulla qualità della didattica, e all’inizio della discussione in commissione avevamo presentato una proposta che trovate qui.

 

CORSI DI LAUREA E DIDATTICA

Un aspetto critico è il ruolo dei consigli di corso di studi e di classe: è previsto che formulino le richieste di docenza ai Dipartimenti, che a loro volta formulano una proposta alle facoltà nelle quali si raggruppano. Le facoltà razionalizzeranno tale proposta con una delibera. Il processo rischia di allontanare la voce dei corsi di laurea dall’organo che assumerà la delibera finale.

Avremmo preferito una responsabilità più chiaramente definita del corso di laurea sull’erogazione della didattica, soprattutto in fase di definizione del manifesto.

 

ORGANI DI GOVERNO

Il CdA sarà, per legge, l’organo strategico e di governo. Alcuni paletti sono stati inseriti nello statuto per richiedere il parere del SA, che raramente può essere vincolante, in molte delle decisioni del CdA.  Grazie all’azione di alcuni membri della commissione è stata riservata al SA la competenza esclusiva sul regolamento generale di Ateneo, ed è stata prevista la possibilità, da parte dello stesso SA, di sfiduciare il consiglio di amministrazione. Non è stato facile.

Il CdA sarà nominato dal Senato Accademico sulla base di una “rosa” definita dal rettore, la cui ampiezza minima tuttavia non è stata definita e non è stato possibile lasciare in questa parte dello statuto il riferimento alla trasparenza dell’iter di nomina, pur restando nella formulazione dei principi.

Avremmo preferito che la trasparenza, chiaramente indicata nei principi fondamentali, venisse esplicitamente richiamata anche in questa parte dello statuto. La nostra preferenza sarebbe comunque andata a una nomina dei consiglieri fatta mediante bando pubblico.

 

SENATO ACCADEMICO

Nell’ultima versione dello statuto si legge che (art.12, commi 3 e 4):

3.     Il Senato Accademico è presieduto dal Rettore ed è costituito, su base elettiva, da 23 componenti nominati con decreto del Rettore sulla base dei seguenti criteri:

a) 6 Direttori di Dipartimento eletti, dai docenti di ruolo, in collegi distinti per Facoltà, in modo da rappresentare le diverse aree scientifico-disciplinari dell’Ateneo. Ogni docente vota nel collegio di una sola Facoltà;

b) 11 docenti  di ruolo in rappresentanza delle diverse aree scientifico disciplinari, che non ricoprano la carica di Direttore di Dipartimento e Presidente del Consiglio di Facoltà, eletti tra i Dipartimenti che non hanno espresso i Direttori di cui alla lett. a), in collegi distinti;

c)  4 rappresentanti degli studenti eletti tra gli iscritti per la prima volta a corsi di studio non oltre il primo anno fuori corso, a corsi di dottorato e a scuole di specializzazione attivati nell’Ateneo;

d) 2 rappresentanti del personale tecnico amministrativo.
4.     L’elezione dei componenti di cui alle lett. a) e b) avviene in due turni distinti. I procedimenti e le modalità per l’elezione e per l’eventuale sostituzione dei componenti del Senato Accademico sono disciplinati dal Regolamento Generale d’Ateneo.

 

Si potrebbero fare diverse considerazioni su come e perché siamo arrivati a questa formulazione. Preferiamo però farvi conoscere la nostra proposta, elaborata dal coordinamento dei ricercatori di ateneo e proposta in commissione. E la proponiamo con la consapevolezza di quanto sia migliore e più semplice dell’attuale e con il rammarico di non essere riusciti a convincere gli altri dei nostri argomenti per farla approvare:

Il Senato Accademico è presieduto dal Rettore ed è composto, oltre che dal Rettore, da 24 componenti eletti sulla base dei seguenti criteri:

a) 15 professori e ricercatori di ruolo a tempo indeterminato, in servizio in regime di tempo pieno, di cui 5 Direttori di Dipartimento, eletti da tutti i docenti a tempo indeterminato in servizio nell’Ateneo; Il regolamento assicura la rappresentanza delle diverse aree scientifico disciplinari dell’ateneo.

b) 2 rappresentanti del personale di ricerca e didattica a tempo determinato di cui agli articoli 22 e 24 della legge 240/2010.

c) 4 rappresentanti degli studenti, eletti tra gli iscritti a corsi di studio non oltre il primo anno fuori corso, a corsi di dottorato e a scuole di specializzazione attivati nell’ateneo; Il regolamento assicura la rappresentanza delle tre categorie.

d) 2 rappresentanti del personale tecnico amministrativo.

Per quanto riguarda i 15 docenti, sarebbe stato possibile, rispettando l’equilibrio delle varie anime culturali, dividere il corpo elettorale in 5 collegi costituiti per gruppi di dipartimenti, dato che è possibile disegnarli numericamente e culturalmente affini.

 

Cordialmente,

Michele Mascia e Guido Mula

Resoconto riunione congiunta CdA-SA-Commissione statuto

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Giu 152011
 

Cari tutti,

Ieri c’è stata una riunione congiunta tra commissione CdA e SA. Dalla discussione sono emerse diverse osservazioni ma soprattutto, con chiarezza, due indicazioni forti fondamentali per il seguito del lavoro. Queste indicazioni erano anche contenute in mozioni di facoltà e di macroarea che sono state presentate alla riunione.

La prima indicazione riguarda la composizione del Senato Accademico (art.12). E’ stata sottolineata la probabile incompatibilità della composizione nella colonna di sinistra (quella con i presidenti di corso di studio) con la legge 240 ed è stato detto in numerosi interventi che in ogni caso quella parcellizzazione delle rappresentanze avrebbe avuto una conseguenza negativa sull’efficacia dell’organo. E’ stata inoltre data in modo esplicito, nella grande maggioranza degli interventi, la preferenza alla composizione alternativa proposta dalla commissione (colonna di destra), sulla quale sono state suggerite alcune possibili variazioni comunque minori.

Il secondo punto che è stato sollevato riguarda il ruolo dei dipartimenti e il titolo IV in generale. E’ stato ribadito più volte che c’è poca chiarezza nell’iter di definizione dell’offerta formativa e che i dipartimenti devono avere competenze più definite anche in materia di didattica di quanto finora previsto.

E’ stata anche chiesta al rettore e alla commissione una maggiore opera di trasparenza e condivisione delle scelte e strategie per lo statuto con tutto l’ateneo.

Cordialmente,

Guido Mula

Nuovo Statuto versione 1 giugno 2011

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Giu 072011
 

Cari tutti,

sta circolando in queste ore la  bozza del nuovo Statuto del 1 giugno 2011. La bozza è in una fase di redazione avanzata, e contiene ormai la maggior parte degli elementi salienti, fatta salva la parte del post-laurea che non abbiamo ancora affrontato se non marginalmente.

Vi invitiamo a leggere attentamente tutto il testo che, per quanto lungo, sarà la costituzione del nostro ateneo alla quale dovremo attenerci nei prossimi anni. E’ importante quindi conoscerla, identificarne le criticità quando si è ancora in tempo per modificarne gli aspetti che non vanno, al fine di ottenere che l’adozione da parte del SA possa rappresentare un’adozione da parte dell’Ateneo. I tempi sono purtroppo stretti, ma cerchiamo di fare il massimo con quello che abbiamo a disposizione.

In questo post non vogliamo addentrarci nei dettagli del testo, discussione che preferiremmo nascesse da un confronto con tutti voi anche su questa pagina per permetterne un’ampia condivisione. Vorremmo invece focalizzare la vostra attenzione su alcuni punti significativi che restano critici, tanto da non trovare accordo in commissione, e che a nostro avviso vanno modificati.

Il primo punto riguarda la composizione del Senato Accademico. Nella versione della colonna di sinistra il SA è previsto con una composizione che prevede un pari numero di direttori di dipartimento e di presidenti di corso di studio. Sono previsti poi tre eletti tra i professori di I e II fascia, 1 coordinatore di dottorato, due ricercatori (da eleggere tra quelli a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato) più le rappresentanze di studenti e personale TA.

Questa composizione presenta diversi punti deboli. Prima di tutto, si presta ad una critica di fondo in quanto, se anche è forse possibile dire che non è strettamente “contra legem“, sicuramente non ne rispetta l’impostazione, prestando quindi il fianco ad una bocciatura su questo punto. La criticità è infatti la presenza dei coordinatori di corso di studio. La legge vieta il cumulo di cariche accademiche fatta eccezione per i direttori di dipartimento e solo limitatamente al SA. Inserire i coordinatori va quindi contro questa impostazione. Inoltre, è chiaro che la legge vuole che le università si ristrutturino in modo da assegnare ai dipartimenti tutte le competenze di ricerca e didattica. Appare quindi fuori luogo forzare una rappresentanza della didattica esterna ai dipartimenti.

Una seconda criticità nasce dall’avere nuovamente persone che hanno l’incarico di difendere la ricerca (perché l’inserimento dei coordinatori forza la posizione dei direttori in questo senso) e altre invece la didattica, con solo tre persone fra tutti i componenti docenti del SA  che avrebbero un mandato generale. E’ ovvio anche che con soli tre eletti sull’ateneo i giochi sotterranei possono facilmente avere il sopravvento. Il SA sarebbe quindi nuovamente un organo diviso per interessi diversi senza diventare quell’organo unitario che la legge (e l’efficacia di decisione) invece vorrebbero. Certamente il buon funzionamento dell’organo dipende molto dai singoli che lo comporranno, ma una strutturazione inefficace non aiuta certo a risolvere i problemi. Non è da sottovalutare quindi il fatto che l’eccessivo spezzettamento non può portare il Senato ad essere quell’organo forte in grado di confrontarsi dialetticamente con il Rettore e con gli organi non elettivi indispensabile al buon funzionamento del nostro ateneo.

Vi invitiamo a considerare come opzione più valida la proposta alternativa, che oltre ad essere decisamente più inclusiva nelle rappresentanze, genera una componente docente numericamente forte e indipendente da vincoli di funzione,  davvero capace di dare quell’indirizzo politico e propositivo che lo statuto attribuisce al SA. E’ anche chiaro che eleggere 10 persone con circa 1000 votanti è un sistema che garantisce automaticamente la presenza delle diverse anime culturali dell’ateneo, rendendo minoriotario il rischio di eventuali lobbying, rischio che rimane elevato con l’elezione di soli tre componenti.

Un altro punto fortemente criticabile è la rappresentanza dei ricercatori con  caratteristiche che le attribuirebbero un ruolo di rappresentanza di categoria, per di più accomunato a un’altra categoria con un ruolo ben diverso da quello degli attuali ricercatori. I ricercatori attuali forniscono nell’ateneo una percentuale di didattica oltre il 30% e costituiscono circa il 50% del corpo docente del nostro ateneo. Questo relegarli ad una presenza così misera nonostante il fattivo, indispensabie e percentualmente pesantissimo lavoro svolto è un atteggiamento punitivo completamente ingiustificato. Appoggiare una scelta come questa vuol dire arretrare rispetto allo statuto attuale,  mentre le altre università vanno avanti, mortificare una componente viva ed essenziale dell’ateneo senza alcun motivo ragionevole mettendo metà del corpo docente in una condizione tale da sentirsi completamente demotivata per l’essere stata estromessa dagli organi decisionali. Nella proposta alternativa, la componente docente verrebbe eletta senza vincolo di fascia, una scelta che avrebbe l’ulteriore vantaggio di essere naturalmente adattabile all’evoluzione della numerosità delle varie componenti e di permettere l’individuazione di persone che abbiano un sostegno ampio nell’ateneo per la propria autorevolezza e non per la propria appartenenza di categoria.

Un altro nodo da sciogliere non banale riguarda le competenze nell’ambito delle chiamate. Chiaramente, lo spirito della legge è che i dipartimenti, forti del fatto di avere una competenza diretta in didattica e ricerca, possono proporre delle chiamate a ragion veduta che tengano davvero conto delle esigenze della didattica e della ricerca. Invece, nella bozza attuale, le facoltà (che non a caso mantengono il vecchio nome) continuerebbero ad esprimere parere anche sulle richieste dei dipartimenti, creando una struttura che risulterebbe essere perfino più complessa di quella attuale per il raggiungimento della decisione finale.

Un’aggravante dell’impostazione attuale da questo punto di vista è il fatto che, non essendo prevista una reale programmazione pluriennale di lungo respiro, l’ateneo, e quindi il SA, sarà nell’impossibilità di fare scelte oculate che tengano conto delle esigenze della didattica e della ricerca per le chiamate. Come può infatti essere possibile stabilire la maggiore o minore rilevanza di una richiesta o di un’altra? In assenza di una programmazione di ampio respiro si resterà costretti nelle scelte tappabuchi senza reale possibilità di dare un indirizzo strategico corretto allo sviluppo dell’ateneo.

I nodi da sciogliere sono ancora tanti, il contributo di tutti alla discussione è essenziale. Vi invitiamo tutti quindi a partecipare e a creare occasioni di incontro su questi temi per essere tutti consapevoli delle scelte che ci toccheranno così da vicino.

Cordialmente,

Michele Mascia e Guido Mula

Resoconto sedute del 10, 12 e 18 maggio 2011

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Mag 192011
 

Cari tutti,

dopo un paio di settimane di pausa a cavallo di Pasqua, la commissione statuto si è riunita nuovamente il 10, il 12 e il 18 maggio per proseguire i lavori di stesura del nuovo statuto. La bozza arriva a comprendere ormai tutti gli organi e le strutture dell’Ateneo, con modifiche che in alcuni casi sono abbastanza profonde rispetto alla situazione attuale.

Se da un lato, non avendo completato l’analisi del testo, è difficile fornire una versione affidabile dello statuto attuale con una divulgazione completa del testo in esame, dall’altro mi pare ormai indispensabile raccontare all’Ateneo a che punto è arrivata la discussione. Mi pare altresì indispensabile sottolineare che ci sono diversi punti anche nodali sui quali la discussione è aperta, per i quali sono presenti due possibili versioni, talvolta radicalmente differenti tra loro. Uno di questi punti è la composizione del Senato Accademico, cosa che, come tutti possiamo intuire, non è di minore importanza. Altri punti importanti sui quali non si è ancora arrivati ad una condivisione riguardano i futuri dipartimenti, fra i quali la composizione delle giunte, e il rapporto tra dipartimenti e Facoltà, nonché eventuali limiti di partecipazione dei dipartimenti alle future facoltà. La discussione è talvolta molto vivace e i nodi aperti sono numerosi.

Voglio partire nel mio resoconto dalla questione del senato accademico. In questo caso la chiave di volta è capire se nell’organo devono essere presenti direttamente o meno i rappresentanti delle strutture di raccordo (che da qui in poi chiamerò Facoltà, così come indicato nel nuovo statuto, denominazione sulla quale personalmente non concordo per l’evidente confusione con le facoltà precedenti dalle quali, secondo la legge, dovrebbe differire sostanzialmente per mansioni e funzionamento), nonché quanti direttori e quanti docenti. Una versione prevede sia la partecipazione di una rappresentanza dei coordinatori dei corsi di studio che un numero di direttori di dipartimento piuttosto elevato, pari a circa il 60% dei dipartimenti prevedibili ad oggi. E’ prevista inoltre una rappresentanza di ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato (secondo contratto (tipo b), quello di “tenure track”) e del personale TA (oltre a quella studentesca prevista per legge). Uno dei punti critici di questa proposta, secondo l’avviso di diversi componenti della commissione, riguarda l’eccessiva frammentazione del senato tra chi rappresenterebbe la ricerca (direttori) e chi la didattica (presidenti di corso di studio), come se le due missioni dell’Università non fossero indissolubilmente legate. Il rischio insito in questa proposta è, secondo l’avviso di molti tra i quali il sottoscritto, la generazione automatica di fazioni nelle quali i componenti del Senato si sentiranno con un mandato a difendere un aspetto sull’altro e non, come sarebbe invece corretto, tutti e due insieme. Un altro aspetto importante è il fatto che la legge 240/10 prevede l’esclusione dalla partecipazione al SA di docenti che ricoprano altre cariche accademiche, ad eccezione di quella di direttore di dipartimento. Se pure la carica di coordinatore di corso di studio è una carica “minore”, resta il dubbio se esista un conflitto con l’esclusione prevista dalla legge.

La proposta alternativa prevede invece che il numero di direttori di dipartimento sia pari al minimo di legge con una partecipazione ampia di docenti eletti senza etichette di funzione, a collegio unico o per facoltà, in generale con criteri che permettano una corretta rappresentanza delle varie anime del nostro ateneo. Questa proposta alternativa ha come vantaggio principale la salvaguardia dell’inscindibilità della ricerca scientifica e della didattica, rappresentate in SA dai docenti in esse impegnati e non da figure legate alla loro funzione, e  con  un organo che finalmente non lavorerebbe a compartimenti stagni. Anche i direttori di dipartimento, infatti, avranno secondo la legge competenze di didattica e non potranno quindi non sentirsi responsabili in prima persona anche di questi aspetti della vita universitaria.

Nella versione attuale del nuovo statuto i dipartimenti si troveranno in carico direttamente solo una parte molto limitata di didattica, sostanzialmente quella dei dottorati, ma collaboreranno con i corsi di studio per la stesura dell’offerta didattica e gestiranno la distribuzione del carico didattico tra i vari docenti. Avranno inoltre la responsabilità delle chiamate con proposte da formulare al SA e al CdA (l’unico organo davvero esecutivo dell’Ateneo). C’è stata una discussione vivace in commissione sulla composizione delle giunte di dipartimento. Una versione prevede una composizione per categorie, mentre la versione alternativa prevede una giunta che, oltre a studenti e personale TA come nella prima versione, include i docenti (professori e ricercatori) come un’unica categoria. La giunta sarebbe individuata dal Direttore (salvo che per le componenti di categoria, studenti, personale TA e precari della ricerca) che la proporrebbe al Dipartimento per l’approvazione.

E’ tutt’ora in discussione il problema nodale della partecipazione dei dipartimenti alle facoltà. Il dibattito verte sulla possibilità o meno di un dipartimento di partecipare a più facoltà, eventualmente a tutte. Gli effetti di questa partecipazione sono molteplici, sia sulla numerosità degli organi di governo delle facoltà stesse che in numerosi altri aspetti gestionali. Una proposta prevede che i dipartimenti possano partecipare a qualunque scuola a patto che ci sia anche un solo insegnamento impartito nella scuola da uno dei docenti del dipartimento. Le obiezioni che sono nate in commissione riguardano la necessità di porre un vincolo alla partecipazione con una soglia minima. Se infatti immaginiamo una facoltà con 8 corsi triennali e 8 magistrali, la facoltà erogherebbe 300×8=2400 crediti. Se un dipartimento fornisse didattica per 12 crediti in tale scuola, magari in più corsi, il suo contributo sarebbe pari allo 0.5% della didattica della facoltà. La partecipazione del direttore di dipartimento all’organo di governo della facoltà darebbe alla sua voce un peso tipicamente pari a 1/30, vale a dire circa il 3%. La numerosità dell’organo aumenterebbe inoltre, essendo prevista pari al massimo al 10% del totale dei dipartimenti coinvolti più i direttori. Una possibile soluzione sarebbe inserire, al fine della partecipazione del dipartimento alla facoltà, vincoli legati minimo dei crediti erogati da un dipartimento e alla loro tipologia.  Non va dimenticato che i docenti parteciperebbero comunque all’elaborazione dell’offerta formativa e alle discussioni all’interno dei consigli di corso di studio dove insegnano e che la partecipazione o meno di un dipartimento con contributo didattico marginale a una facoltà implica unicamente la presenza o meno del suo direttore nell’organo di governo. Un’altra possibilità sarebbe prevedere l’afferenza, di norma, del dipartimento a una sola scuola, con eccezioni decise dal SA per dipartimenti che fornissero un contributo rilevante alla didattica di diverse scuole.

La prossima riunione è prevista per martedì prossimo e si aprirà con le facoltà per arrivare ai corsi di studio. Ogni suggerimento o proposta è, come sempre, benvenuto.

Cordialmente,

Guido Mula

Resoconto delle sedute del 29 marzo e del 6 aprile

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Apr 082011
 

Cari tutti,

il 29 marzo la Commissione Statuto si è riunita per discutere degli emendamenti al testo riguardante i tre principali organi di governo del nostro ateneo, vale a dire Rettore, Senato Accademico (SA) e Consiglio di Amministrazione (CdA). Il 6 aprile la commissione ha incontrato i componenti del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione attuali, per un confronto sulla parte del testo fino a qui discussa. E’ importante sottolineare che la discussione è aperta e che nessuna parte dello statuto è considerata definitiva, ma un “work in progress” sul quale necessariamente dovremo tornare.

La strutturazione dei tre organi di governo al vertice dell’Ateneo è chiaramente un punto nodale dello statuto, essendo questi poi inscindibilmente legati al come verranno progettati i Dipartimenti e le strutture di raccordo. A queste strutture nel testo darò il nome di Scuole per evitare confusione con le attuali Facoltà, anche se nel testo finora discusso queste strutture sono chiamate Facoltà.

Ci sono numerosi punti chiave nella discussione che è stata affrontata sulla questione dei poteri da attribuire ai tre organi, dato che tutti, anche se non nello stesso modo, vogliamo che lo statuto permetta, nei limiti del possibile, un riequilibrio di poteri in particolare tra Senato e Consiglio di Amministrazione.

La discussione è stata vivace sia in commissione che nell’incontro con CdA e SA che ha visto alcune voci critiche levarsi contro alcuni punti dello statuto indicandone alcune debolezze. A mio avviso quell’incontro ha messo in evidenza quanto sia cruciale rendere il processo di diffusione dell’informazione “in itinere” dello statuto il più aperto possibile, essendo chiaro a tutti che si tratta di bozze in lavorazione, per aumentare da un lato la consapevolezza di tutti dei vari aspetti della discussione ma anche perché molte delle scelte sono di grande rilevanza per tutti e di conseguenza il contributo di tutti è importante.

Qui di seguito trovate unan descrizione più dettagliata dei vari punti seguita da alcune considerazioni. La prossima riunione della commissione è prevista per il 12 aprile con all’ordine del giorno dipartimenti e strutture di raccordo.

Cordialmente,

Guido Mula

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RETTORE

Allo stato attuale della discussione il Rettore propone al SA i nomi dei componenti del CdA, che il SA deve approvare con una maggioranza di 2/3 dei partecipanti al voto (non dei componenti dell’organo). Il Rettore inoltre presiede sia il CdA che il SA, facendo anche funzione di raccordo tra i due organi. Tra le sue competenze c’è quella di proporre al SA la nomina del presidente del collegio dei revisori dei conti e di proporre al CdA la nomina dei componenti del nucleo di valutazione, inclusa l’individuazione del suo coordinatore.

Il Rettore deve essere un Professore Ordinario dell’Università di Cagliari, e l’elettorato attivo spetta ai professori e ai ricercatori a tempo indeterminato e a tempo determinato in tenure track (vale a dire quelli con il contratto nel secondo triennio alla fine del quale possono, se hanno lavorato bene e se hanno l’abilitazione, essere chiamati come professori associati). Spetta inoltre al personale ATA con modalità analoghe a quelle attuali e agli studenti eletti nel SA, nel CdA, nel Nucleo di Valutazione, nei consigli di corso e nel Collegi delle Scuole di Dottorato e delle Scuole di Specializzazione. Il peso del voto della componente studentesca è considerato una testa un voto fino ad un massimo del 15% del numero dei Professori e Ricercatori che hanno l’elettorato attivo.

Sulla questione del ruolo del Rettore è sorta una prima discussione per esempio per le modalità di indicazione al SA dei nomi dei componenti del CdA. Allo stato attuale, come segnalato prima, il Rettore propone una lista pari al numero esatto di componenti interni ed esterni del CdA e non una rosa di nomi in cui in SA possa scegliere.

SENATO ACCADEMICO

Il SA non ha in questo momento una composizione definita. Quello che trova tutti d’accordo è il fatto che la numerosità debba essere inferiore al massimo previsto dalla legge (35 componenti). Tuttavia la distribuzione delle varie componenti all’interno dell’organo non è ancora definita. Il primo punto dirimente è la presenza dei direttori di dipartimento. Prevista per legge, nel nostro ateneo diverse voci chiedono una la presenza automatica di tutti i direttori. Su questo punto tuttavia la legge è chiara (art. 2, comma 1, lettere f e s) e dice che i direttori devono essere eletti nell’organo. Pur essendo cariche in sè elettive, quindi, è necessario eleggere quali tra i direttori siederanno in SA. Altro punto in discussione è se e come le Scuole debbano essere rappresentate nel SA. Secondo la legge i Dipartimenti (art. 2, comma 2, lett. a) devono avere l’attribuzione delle funzioni finalizzate allo svolgimento della ricerca scientifica, delle attività didattiche e formative e delle attività rivolte all’esterno a queste correlate. Questo è un punto chiave per la definizione delle rappresentanze nell’organo.

Allo stato attuale ci sono due ipotesi per la composizione del SA: la prima prevede da componenti elette di direttori di dipartimento, coordinatori dei corsi di studio, rappresentanti dei ricercatori a tempo indeterminato (RTI) e a tempo determinato cosidetti di tipo b (cioè al secondo triennio), studenti e personale TA. La seconda ipotesi è simile, ma prevede una rappresentanza di tutto il corpo docente (professori e RTI) invece dei coordinatori di corso previsti nella prima versione e una rappresentanza di tutti i precari istituzionali (assegnisti e ricercatori), oltre che una garanzia di rappresentanza di specializzandi e dottorandi nella componente studentesca. La durata del mandato è prevista triennale ma sfasata con il sestennio del Rettore, per garantire una continuità e non avere tutti gli organi in scadenza contemporaneamente. Per gli studenti (e i precari se ci saranno) il mandato è ridotto a due anni. C’è la proposta di ridurre a due anni il mandato per tutte le componenti del SA che non sono a tempo indeterminato.

Il SA ha un certo numero di pareri obbligatori per il CdA, in particolare: 1) sul documento di individuazione del fabbisogno di personale, sul conto consuntivo, sull’attivazione e soppressione di corsi di studio, sedi, dipartimenti e Scuole, nonché sull’offerta formativa annuale.

Il SA ha anche il potere di sfiduciare il CdA se questo non adempie ai suoi compiti (per esempio non redige il bilancio in tempo) e può, utilizzando quanto previsto dalla legge, proporre al corpo elettorale una mozione di sfiducia al Rettore. Questa è chiaramente una grande novità, fondamentale per l’equilibrio dei poteri, dato che quelli del rettore versione Gelmini sono di grande rilevanza.

Si prevede che allo scadere del mandato del Rettore, o in caso di sua sfiducia da parte del corpo elettorale, decadano contemporaneamente anche il CdA e le altre cariche di diretta nomina rettorale, come per esempio il prorettore.

Il SA, sentito il CdA, approva il regolamento generale di ateneo, le modifiche di statuto e, previo parere favorevole del CdA i vari regolamenti indispensabili per il funzionamento dell’Ateneo.

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il CdA è l’organo chiave degli atenei in versione Gelmini: piccolo e con grandi poteri.

Nella composizione attuale il CdA è previsto composto da nove membri di cui due esterni. La nomina è rettorale a seguito di una approvazione a maggioranza di 2/3 da parte del SA. Ci sono questioni aperte come la rappresentanza degli studenti (secondo la legge, ovvero ALMENO 15%, sono uno o due?) e del personale TA. Gli altri componenti sarebbero docenti dell’ateneo con copertura delle diverse aree culturali intese in senso lato.

Il CdA ha il compito di gestire sostanzialmente tutto, avendo la responsabilità più diretta del buon andamento dell’ateneo in tutti gli aspetti da quello finanziario in poi. In diversi casi deve comunque acquisire un parere obbligatorio del SA. Questo vuol dire che il CdA non potrà ignorare questi pareri e per andarci contro dovrà giustificarlo opportunamente. Questo vale per esempio per i documenti di programmazione triennale per il lato economico e del personale.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

A mio modo di vedere ci sono un certo numero di criticità nella versione attuale dello statuto che richiederanno ancora riflessione da parte della commissione e input da parte dell’ateneo sulle linee guida. Ricordo a questo proposito che chi voglia proporre ufficialmente alla commissione commenti o altro non ha che da inviare un testo all’attenzione del rettore e questo verrà distribuito alla commissione.

Strategie

Una delle criticità da definire riguarda la questione della strategia. Finora lo statuto prevede sostanzialmente una programmazione pluriennale limitata ad un triennio. In questo momento di grandi rivoluzioni, tuttavia, andare a guardare solo al triennio ha come conseguenza quello di non riuscire a delineare strategie di ampio respiro pari almeno, per esempio, alla durata di un mandato rettorale o a quella dei piani europei. Se da un lato è chiaro che non si può fare una strategia fine su un periodo così lungo, è anche chiaro che portare lo sguardo in avanti di diversi anni permette di prendere decisioni strategiche anche sul breve periodo che tengano conto degli obiettivi di sviluppo dell’ateneo. In questa ottica rientrano per esempio decisioni su aree (non corsi di laurea specifici) da sostenere/rafforzare. In una situazione nella quale la carenza di fondi è drammatica è ancora più fondamentale dare all’ateneo un respiro che guardi lontano perché le scelte da fare in questo periodo richiedono necessariamente non affidarsi “all’emozione del momento” ma piuttosto ad una riflessione condivisa e approfondita di una realtà ricca ed eterogenea come quella di un ateneo generalista come è l’Università di Cagliari.

Trasparenza

Anche questo punto non è ben definito nello statuto. E’ chiaro che esistono a questo proposito degli aspetti di carattere legale e degli aspetti di carattere politico. Nello statuto nuova versione (art.3 comma 1) si dice che l’ateneo persegue le proprie finalità istituzionali nel rispetto di vari principi, tra i quali quello della trasparenza delle informazioni e dei processi. Questo è un principio chiave che però, per trovare concreta applicazione, richiede una esplicitazione normativa che sia esplicita, a mio avviso, anche nello statuto. Ci sono infatti diverse questioni, che toccano tutto l’ateneo e le persone che ci lavorano, che non possono essere rese note solamente alla fine del processo ad approvazione avvenuta. E’ infatti chiaro che regolamenti che toccano aspetti cruciali dell’ateneo, come per esempio quello recentemente approvato sui ricercatori a tempo determinato, o modifiche del regolamento generale etc non possono essere discussi e approvati in camera caritatis di nascosto da tutti. Se questo principio non è una specifica norma di legge, è altresì vero che fa parte dei principi generali delle leggi al riguardo e anche di quanto si sta prevedendo di inserire nello statuto rinnovato. Sono convinto che la diffusione dell’informazione nel processo di formazione delle decisioni, in particolare di quelle che coinvolgono tutti, sia un modo fondamentale di funzionare di un ateneo che voglia essere davvero trasparente nei fatti e non solo a parole.

Ricercatori

I Ricercatori sono stati in quest’ultimo anno oggetto di particolare attenzione da parte di tutti per la forza delle decisioni che hanno assunto in difesa dell’Università, cercando di difenderne il ruolo essenziale per la società. Le azioni dei Ricercatori hanno visto in particolare la sottolineatura del proprio diritto al riconoscimento di una funzione docente effettivamente svolta e decisamente mal riconosciuta. Indipendentemente dal tenere un corso frontale, i ricercatori sono comunque vincolati allo svolgimento di un numero di ore di didattica integrativa/di supporto, le cui modalità e impegno temporale sono da stabilire con ciascuno dei ricercatori. Questa attività didattica va ovviamente svolta all’interno di un corso di laurea e non è a sè stante. Nello statuto in versione attuale, quando si parla di rappresentanza delle scuole nel Senato Accademico, si vuole togliere ai ricercatori che non tengono un corso il diritto di voto per gli eventuali rappresentanti di queste scuole. Personalmente trovo questa scelta incomprensibile, dato che i ricercatori svolgono comunque attività didattica all’interno di almeno un corso di laurea e hanno quindi tutti i diritti di partecipare alle scelte sugli organi dell’ateneo anche sulle questioni di didattica.

Strutture di raccordo e dipartimenti

Questo sarà l’argomento della riunione prevista per martedì 12. Alcune cose sono state comunque già parzialmente discusse e c’è un possibile orientamento a mettere tutta la didattica sulle Scuole. Personalmente non condivido questa scelta perché da un lato la legge dice chiaramente, come visto prima, che i dipartimenti devono avere l’attribuzione delle funzioni finalizzate allo svolgimento dell’attività didattica. Dall’altro trovo che questa scelta implicherebbe cambiare tutto senza davvero cambiare, dato che avremmo delle strutture di didattica completamente separate dalla ricerca, sul piano formale, ma senza più il potere di chiamata che resterebbe in mano ai dipartimenti. E’ chiaro quindi che i Dipartimenti, avendo in mano tutte le chiavi del potere, devono avere anche quelle della didattica in modo chiaro e le scuole dovrebbero essere quindi delle strutture con compiti di gestione e organizzativi ma non dello stesso tipo delle attuali facoltà. Immaginare delle Scuole con all’interno una moltitudine di corsi di laurea (si parla di un numero limitato di scuole, circa 5) implica che queste non avranno alcuna capacità reale di gestione della didattica che resterà più che altro in mano ai singoli corsi di laurea. Un punto a vantaggio delle strutture di raccordo è l’essere luogo di contatto per una definizione strategica della didattica a medio lungo termine, cosa che richiede comunque una discussione preventiva nei dipartimenti coinvolti che hanno quindi comunque responsabilità didattiche evidenti.

Resoconto seduta del 15 marzo 2011

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Mar 182011
 

Cari tutti,

la commissione statuto si è riunita nuovamente il 15 marzo per una discussione generale sui temi del governo di ateneo (Rettore, SA e CdA) e sulla questione dei dipartimenti e delle strutture di raccordo. La seduta ha visto tutti i componenti della commissione esprimere diversi punti di vista e diverse criticità che ci aspettano nella definizione dei questi organi e strutture. Abbiamo anche fatto alcune osservazioni ulteriori nella bozza del titolo I (Principi Generali) dello statuto che potete trovare qui sul sito di UniCa. Ulteriori modifiche al testo sono ovviamente possibili se emergeranno delle criticità condivise da parte degli organi di governo attuali e da parte dell’ateneo in generale.

Per quanto riguarda la questione dipartimenti e strutture di raccordo, una delle criticità evidenziate riguarda le modalità di “adesione” dei dipartimenti alle scuole, e diverse persone, tra le quali i ricercatori, hanno proposto una “soglia minima” al di sotto della quale non ha senso che un dipartimento aderisca alla scuola. Si pensa qui a quelle discipline che hanno corsi di servizio un po’ dappertutto ma con un numero di crediti marginale rispetto al corso di studio. E’ chiaro che in questi casi la voce dei docenti coinvolti sarà presente nei consigli di corso ma non ha molto senso che una delegazione intera del dipartimento di afferenza di quel docente partecipi all’organo deliberante della struttura di raccordo. Ovviamente serve instaurare dei meccanismi che permettano di tener conto del carico didattico aggiuntivo dei dipartimenti che hanno al proprio interno le discipline di servizio al fine di poterne mantenere un organico adeguato alle esigenze dell’intero ateneo.

Alcuni punti rilevanti sono stati posti nella questione della definizione dei ruoli e delle competenze di rettore, senato e consiglio di amministrazione. Come ricercatori abbiamo proposto che se non è possibile rendere vincolanti i pareri del Senato per il CdA per quanto riguarda le questioni di didattica e di ricerca, di potrebbe rendere questi pareri obbligatori “favorevoli”, in modo da vincolare il CdA su questi temi. Sia il Rettore che i giuristi presenti hanno però fatto notare che anche in questo caso di prefigurerebbe una sorta di “dipendenza” del CdA dal SA che andrebbe contro lo “spirito della legge” . Il Prof. Sitzia ha tuttavia specificato che il parere obbligatorio non è, giuridicamente parlando, una mera espressione di opinione fine a sè stessa. Il CdA, per andare contro una decisione del SA dovrà argomentare in modo chiaro e completo, pena l’impugnabilità della decisione. Si è discusso quindi della possibilità per il SA di sfiduciare il CdA in certe condizioni. La questione, pur prevista dalla legge per quanto riguarda la figura del Rettore, presenta alcuni punti sui quali serve ragionare. Tra le soluzioni proposte c’è quella di prevedere statutariamente delle norme che prefigurino la decadenza automatica del CdA al verificarsi di alcune condizioni specifiche. In particolare, si può prevedere che il CdA decada in caso di suo mancato funzionamento (pensiamo per esempio alla mancata approvazione del bilancio, ma si possono prevedere anche altre ipotesi), ma anche al suo andare sistematicamente contro il parere del SA sulle questioni di didattica e di ricerca (ponendo per esempio un limite al numero di volte consecutive per le quali il CdA va contro il parere obbligatorio del SA).

Sempre a proposito di CdA si è parlato della sua composizione e l’orientamento generale sembrava d’accordo sul garantire che nella componente docente ci fosse la garanzia della presenza di voci provenienti dalle diverse anime dell’ateneo. E’ infatti chiaro che se quell’organo deve avere l’onere di decisioni di grande rilievo per il futuro dell’ateneo è indispensabile che al suo interno siano contenute non solamente le competenze richieste dalla legge ma anche la possibilità di esprimere le esigenze di componenti molto diverse tra loro per modalità e interessi di ricerca.

Un altro punto importante della discussione ha riguardato le modalità di elezione della componente docente del SA. C’è un generale accordo sul fatto che non sia costituita da tutti e soli i direttori di dipartimento, ma anche da una rappresentanza di tutti i docenti. A questo riguardo molti vorrebbero una rappresentanza delle scuole. Come ricercatori abbiamo espresso la nostra contrarietà, preferendo una rappresentanza eletta a collegio unico tra tutti i docenti dell’Ateneo. La voce  delle scuole sarebbe comunque presente grazie agli stessi direttori di  dipartimento, che partecipano agli organi deliberanti delle scuole, e agli  altri docenti eletti nell’organo.

Alla domanda specifica se per i dipartimenti di grosse dimensioni fosse possibile una sottoorganizzazione in sezioni il rettore ha dato parere positivo, e nella commissione nessuno ha sollevato obiezioni.

Entro domenica i componenti della commissione invieranno alla commissione ristretta che ha il compito di redigere materialmente i pezzi del nuovo statuto osservazioni e suggerimenti che siano aggiuntivi o chiarificatori di quanto detto in commissione riguardo a Rettore, Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. Questo spazio di proposta è aperto a chiunque abbia proposte a riguardo.

Credo sia anche importante sottolineare che tutta la commissione ha in mente il problema del riequilibrio dei poteri tra CdA e SA e che quindi questo aspetto è ben presente nelle discussioni.

Martedì 22 marzo ci sarà la prossima riunione della commissione ristretta e la commissione plenaria si riunirà invece nuovamente martedì 29 marzo.

Cordialmente,

Guido Mula

Resoconto seduta dell’8 marzo 2011

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Mar 092011
 

Cari tutti,

ecco il resoconto della seconda seduta della commissione statuto, che ha avuto luogo l’8 marzo 2011. All’attenzione della commissione c’erano le osservazioni dei vari componenti riguardo alla nuova stesura del titolo I dello statuto, quello che contiene i principi generali e l’inizio della discussione sulla struttura portante dell’università, ovvero il complesso problema degli organi di governo, dei dipartimenti e delle strutture di raccordo. La discussione è stata lunga e, personalmente, la ho trovata abbastanza faticosa per la difficoltà riscontrata da molti nel trovare uno spazio adeguato per esporre le proprie idee.

Il titolo I, se da un lato non contiene aspetti critici di dettaglio, dall’altro contiene principi fondanti dell’Università. A seguito delle osservazioni poste durante la seduta, senza fare la cronistoria di tutta la discussione, sul testo del Titolo 1 sono state raggiunte le conclusioni, peraltro sempre modificabili se del caso, che metto in coda a questo messaggio. Non ho riportato il testo per intero ma solo il contenuto delle varie parti, con un commento delle discussioni di maggior rilievo o sulle quali si è discusso più a lungo.

Dopo la discussione sul primo punto il Rettore è passato all’illustrazione del modello di università che ha in mente. Subito dopo è cominciato il dibattito all’interno della commissione. I problemi che sono stati posti all’attenzione del rettore sono numerosi, perché la definizione della struttura dei dipartimenti e delle scuole, nonché delle funzioni e attribuzioni a ciascuna delle strutture è chiaramente una decisione che presuppone la soluzione di tutta una serie di punti nodali, tra i quali, per esempio, il rapporto tra i dipartimenti e le strutture di raccordo o la rappresentanza dei dipartimenti nell’organo di governo delle facoltà. I nostri settori disciplinari non hanno sempre numerosità compatibili con la numerologia ministeriale e la logica di accorpamento/ricostruzione/definizione dei nuovi dipartimenti è estremamente complessa. Serve salvaguardare i gruppi piccoli all’interno di dipartimenti grandi e creare un sistema che permetta di ottimizzare la funzionalità delle strutture portando a un miglioramento dei risultati di ricerca e didattica. Serve creare un circolo virtuoso che parta da una visione di lungo respiro condivisa che rispetti la libertà dei singoli ma che nel contempo indichi una rotta di indirizzi strategici prioritari strutturati in modo razionale e prospettico. La discussione, ovviamente incompleta, verrà ripresa nella prossima seduta.

Dopo ripetute richieste da parte di una larga maggioranza della commissione il rettore ha accettato di aumentare la frequenza delle riunioni, per cui la prossima sarà non fra due martedì ma il 15 marzo.

Cordialmente,

Guido Mula

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TITOLO I   nuovo statuto

Articolo 1 (Finalità istituzionali)

Il comma 1 è stato modificato in un singolo periodo (diversamente anche dallo statuto attuale) insieme a quello che era il secondo comma al fine di avere insieme le caratteristiche fondanti dell’università, dall’essere un’istituzione pubblica all’essere sede primaria di libera ricerca e alta formazione. Sul comma 2, che riguarda l’azienda ospedaliero universitaria, sono state apportate alcune variazioni ma si è deciso di rimandare la discussione sul punto al dopo l’approvazione della riforma a livello regionale. Il comma 3 parla dell’autonomia in attuazione della costituzione. Il comma 4 parla della non discriminazione e della promozione del merito, delle professionalità e delle competenze dell’ateneo, del pluralismo delle idee.

Articolo 2 (Autonomia)

Il comma 1 ribadisce l’autonomia nell’ambito della legislazione vigente. Il comma 2 parla dell’adozione di regolamenti necessari o utili per il funzionamento dell’università.

Articolo 3 (Principi)

Il comma 1 riprende l’articolato di legge  sui principi di semplificazione, efficienza, efficacia etc. Si parla poi di trasparenza delle informazioni e dei processi, punto che ritengo personalmente fondamentale per parlare poi di trasparenza in tutte le fasi, comprese quelle redazionali, di regolamenti e di ogni altro provvedimento che abbia influenza sulla vita dell’ateneo, dai regolamenti attuativi in giù. Abbiamo fatto aggiungere che anche l’organizzazione delle strutture decentrate per la didattica e la ricerca avverrà nel rispetto delle libertà di ricerca e insegnamento. Il comma 2 parla della partecipazione democratica ai processi decisionali, il comma 3 del rispetto della libertà di insegnamento nei regolamenti per la didattica e il comma 4 fa lo stesso per la ricerca.

Il comma 5 parla di valorizzazione di qualità e merito in tutti gli ambiti, il comma 6 dell’equilibrio funzionale tra organi centrali e strutture decentrate, il comma 7 del favorire attività culturali, sportive etc.

Il comma 8 dice che per ottimizzare il proprio funzionamento l’ateneo ricorre alla logica della programmazione anche pluriennale. Su questo punto c’è stata una discussione abbastanza lunga. La posizione del Rettore è che gli indirizzi strategici dell’ateneo sono contenuti nella parola programmazione e che quindi non serve modificare ulteriormente questo comma. Il punto da me sollevato nella discussione riguarda il fatto che l’ateneo non può continuare a navigare a vista e che è indispensabile che l’ateneo guardi lontano (anche dieci anni, non solo un corto triennio) per orientare le proprie scelte strategiche con una prospettiva sufficientemente ampia. L’idea dietro questo concetto non è quella del dirigismo ma, al contrario, quella del rendere trasparente la ragione di scelte difficili che in questo periodo saranno sempre più all’ordine del giorno. I problemi che avremo di fronte nei prossimi anni a seguito delle politiche irrazionali e irragionevoli in particolare del governo in carica saranno gravissimi: corsi di laurea che dovranno probabilmente chiudere, professori e ricercatori il cui numero scenderà in picchiata lasciando buchi molto difficili da coprire per i pochi posti disponibili in ingresso, posto che si possa davvero assumere. La previsione di un piano strategico, che faccia una programmazione di ampio respiro a lungo termine, è essenziale per prendere delle decisioni a ragion veduta e non sempre nell’emergenza o dettate da logiche dell’immediato senza un quadro d’insieme nel quale muoversi. Decisioni apparentemente ottime nell’immediato non sono necessariamente tali guardando più lontano. Questo argomento incontra purtroppo una significativa difficoltà nell’essere introdotto, tanto che il comma contiene ancora la logica della programmazione “anche” pluriennale.

Articolo 4 (Rapporti con l’esterno)

Il comma 1 parla della valorizzazione dei risultati della ricerca, il  comma 2 del fatto che l’ateneo favorisce le iniziative di cooperazione interuniversitaria per studio, didattica, ricerca e rafforzamento dell’internazionalizzazione. Il comma 3 dice che “L’università concorre a realizzare un sistema universitario regionale competitivo e di qualità, anche in considerazione di possibili opzioni federative e convenzionali consentite dalla legge”. Noi abbiamo suggerito di togliere il riferimento alle federazioni, e l’argomento che ci ha convinto a lasciarlo, a parte il fatto che comunque il richiamo è piuttosto blando, è che non citarlo equivale a rendere necessaria una modifica di statuto nel caso in cui in un futuro si decidesse di accedere a tale scelta, nel caso della scrittura attuale no. Su suggerimento degli studenti è stato aggiunto un pezzo di frase che dice che l’Università opera per rimuvere gli ostacoli legati alla sua collocazione insulare.

Il comma 4 parla della collaborazione con la regione per lo sviluppo del territorio, il comma 5 della possible partecipazione dell’ateneo a società di capitali etc nel conseguimento dei propri fini istituzionali.

Articolo 5 (diritto allo studio)

Il comma 1 introduce il concetto che l’università riconosce e concorre a garantire il diritto allo studio, mentre il comma 2 parla di una collaborazione con la regione per questi scopi, indicando anche che l’università si organizza in modo da assicurare al meglio il successo formativo degli studenti.  Sul comma 1 c’è stata un po’ di discussione sul come definire gli studenti ai quali è garantito il diritto allo studio (tutti, ovviamente, ma si poneva la questione del come descrivere il problema di coloro che sono privi di mezzi). La dicitura finale è (se ho interpretato correttamente) che: l’università concorre a garantire il diritto allo studio agli studenti agevolando i capaci e meritevoli. In questa dicitura studenti senza aggettivi ricopre la totalità del corpo studentesco, giustamente, e il riferimento ai meritevoli comprende chi ha diritto ad un aiuto particolare a causa della mancanza di mezzi.

Il comma 4 parla delle persone diversamente abili, mentre il comma 5 parla della fruizione di spazi e attrezzature per studio e diritto di assemblea.

Articolo 6 (ricerca scientifica)

Il comma 1 dice che l’Università favorisce e sostiene l’accesso ai fondi di ricerca e promuove la partecipazione ai programmi di ricerca dei propri componenti. Abbiamo fatto eliminare la dicitura “nei limiti delle proprie disponibilità di bilancio” per evidenziare che il supporto alla ricerca non è solamente di tipo economico.

Il comma 2 parla del merito valorizzato mediante riscontri nell’assegnazione delle risorse, mentre il comma 3 dice che l’università assicura la fruzione di infrastrutture e dei periodi di sola ricerca (come gli anni sabbatici).

Il comma 4 parla della ricerca di base come attività fondante dell’università e del fatto che l’università individuerà specifici finanziamenti in proposito. Il comma 5 parla della ricerca finalizzata e della valorizzazione imprenditoriale dei risultati della ricerca.

Articolo 7 (Istruzione e formazione)

Il comma 1 dice che l’Università rilascia i titoli di studio a seguito della formazione, il comma 2 parla del tutorato e del fatto che l’università favorisce i corsi di orientamento e riallineamento nonché le attività destinate all’inserimento dei laureati nel mondo del lavoro.

Il comma 3 parla della formazione del personale e il comma 4 di attività di formazione anche dirette all’esterno. Il comma 5 parla di borse di dottorato. Qui ho sottolineato il problema posto dall’abrogazione nella legge 240/10 della norma che garantiva la copertura con borsa di almeno il 50% dei posti di dottorato e mi è stato detto che la dicitura del testo assicura l’intenzione dell’Università del coprire con borse il massimo possibile di posti. La dicitura attuale del comma è: l’Università istituisce, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, a favore di giovani laureati, contratti di formazione e borse di studio per la frequenza di corsi di perfezionamento anche all’estero. Istituisce le borse di studio necessarie per i corsi di dottorato.

Articolo 8 (servizi)

Il comma 1 parla di servizi di consulenza e conto terzi, mentre il comma 2 parla delle convenzioni che possono essere stipulate dall’azienda ospedaliero universitaria per garantire ai docenti in ruolo le attività integrate assistenziali, didattiche e di ricerca.

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Il comma 4 del vecchio articolo 5 (statuto attuale) viene spostato in un altra parte dello statuto, insieme all’articolo 9 (Patrimonio)  e all’articolo 10 (risorse finanziarie).

Resoconto seduta del 21 febbraio 2011

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Feb 222011
 

Cari tutti,

la commissione statuto si è riunita ieri per la prima volta in rettorato. La riunione è durata un paio d’ore nelle quale c’è stata una discussione generale sul come procedere. Il Rettore ha proposto una cadenza quindicinale delle sedute plenarie intervallata da sedute di una commissione “ristretta” con il compito di redigere nel concreto quanto discusso nelle sedute plenarie.

Diverse persone, a partire dal sottoscritto, hanno manifestato al Rettore l’esigenza di intensificare in queste prime settimane di attività le sedute per permettere alla commissione di definire un quadro generale e strategie secondo le quali muoversi, ma questa esigenza non è stata raccolta.

La posizione del Rettore su questo punto è stata che siccome gli organi di governo (CdA e SA) hanno definito le linee guida alle quali la commissione si deve attenere, senza dimenticare il fatto che, stando alle linee guida stesse, la commissione dovrebbe avere un ruolo sostanzialmente esecutivo delle decisioni prese in CdA e SA, il cammino della commissione sarebbe orientativamente già tracciato. Starà quindi ai componenti della commissione presentare per la prossima seduta tra 15 giorni (martedì 8 marzo 2011, ore 16:30), se lo riterranno opportuno, nuovi documenti che propongano modelli per l’ateneo diversi da quello attualmente approvato da CdA e SA. Questi documenti verranno quindi esaminati e valutati dalla commissione.

Il problema dei dipartimenti e delle strutture di raccordo è stato discusso ma la commissione non ha, per il momento, pareri omogenei sulla questione. Sono stati messi in evidenza diversi punti critici che andranno esaminati con attenzione, dalle risorse umane alla gestione delle attività, che la commissione esaminerà in seguito.

Il Rettore ha anche proposto che i lavori della commissione procedano con le modifiche di statuto sostanzialmente seguendo lo disposizione strutturale dello statuto attuale, procedendo quindi per titoli e rivedendo la struttura dell’ateneo dal vertice in giù. Su questo punto ci sono state diverse osservazioni legate al fatto che pare difficile definire anche semplicemente la struttura del senato se prima o contemporaneamente non si fa un discorso sull’assetto dei dipartimenti e delle strutture di raccordo. La discussione non ha tuttavia portato a conclusioni definite.

Martedì prossimo la commissione “ristretta” si riunirà per redigere i principi generali che verranno poi portati in discussione nella seduta “plenaria” dell’8 marzo.

Cordialmente,

Guido Mula

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