Seminario Prof. Riccardo Manzotti

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Mar 312013
 
Il 16.4.2013 alle ore 16.30 presso l’Aula 4B del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia   (edificio ex dipartimento di Psicologia) il prof. Riccardo Manzotti dell’università IULM (www.consciousness.it) terrà il seminario  “Machine consciousness: theoretical and empirical issues” L’obiettivo di questo tutorial è chiedersi se sia possibile, almeno teoricamente, costruire un artefatto cosciente. È possibile che un artefatto provi delle sensazioni? Quali sono le sfide teoriche? Quali sono gli ostacoli tecnici? Che vantaggi avrebbe una macchina cosciente rispetto ad altre tipologie di agenti artificiali? Che suggerimenti arrivano dalle neuroscienze e dagli approcci bio-inspirati? Il tutorial passerà in rassegna lo stato dell’arte della disciplina e cercherà [...]

Bando n.10/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 10-2013] per il conferimento di 8 (otto) incarichi esterni del tipo

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Mar 292013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 10-2013] per il conferimento di 8 (otto) incarichi esterni del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 7317 DEL 29/03/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Monitoraggio bionomico, rilevamento dati biometrici pescato e marcatura crostacei decapodi” nell’ambito del Progetto “Allevamento estensivo dell’aragosta rossa (Palinurus elephas Fabr. 1787) per fini produttivi e di ripopolamento nei mari della Sardegna” Decreto n. 1247/DecA/50 del 07/05/2010. Responsabile Scientifico: Prof. Angelo Cau. CUP: H25E09000050002

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 Scritto da alle 10:41

AVVISO DI CONFERIMENTO INCARICO N. 6/2013 (Indagine preventiva rivolta al personale interno)

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Mar 272013
 
il Dipartimento di Scienze Biomediche intende conferire un incarico nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo: Modificazioni neurofisiologiche sovraspinali in un modello murino di dolore neuropatico: prospettive terapeutiche mediante somministrazione sistemica di cellule staminali mesenchimali umane e modulazione del sistema purinergico (PRIN 2009), progetto di cui il Prof. Marco Pistis è Responsabile Scientifico. OGGETTO DELL’INCARICO: Il soggetto incaricato dovrà utilizzare un modello animale murino di dolore neuropatico, lo spared nerve injury (SNI) model , e registrare l’attività neurofisiologica di neuroni del sistema limbico coinvolti nei meccanismi neurobiologici della gratificazione e dell’avversione. Il soggetto incaricato dovrà, inoltre, effettuare l’analisi statistica dei [...]

conferimento incarico

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Mar 272013
 

Denominazione

Tipologia

Compenso

Durata

Data
pubblicazione

1

CORDA DENISE MARIA BONARIA co.co.co- “Identificazione e caratterizzazione funzionale di geni coinvolti nello sviluppo di malattie rare in Sardegna”, cod. ID 13149711 compenso lordo di Euro 5000,00 15/03/2013 14/06/2013 15/03/2013

2

 Kiepuszewska  Sylwia Agnieszka co.co.co- “Supporto dell’attività di ricerca, attività di data manager, per la raccolta ed archiviazione dei dati; gestione e coordinamento dei flussi delle informazioni tra i laboratori coinvolti nei progetti di ricerca COD. ID 13149711 compenso lordo collaboratore di Euro 20.000,00 15/03/2013 14/03/2014 15/03/2013

Approvazione Atti – Selezione n. 2-2013

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Mar 272013
 

 

SELEZIONE N. 2/2013

LAVORO AUTONOMO DI  NATURA OCCASIONALE NELL’AMBITO DEL PROGETTO PRIN 2009 “ARTICOLI MUSICALI NEI QUOTIDIANI DELL’OTTOCENTO IN ITALIA: UNA BANCA DATI – ARTMUS”

RESPONSABILE SCIENTIFICO  PROF. IGNAZIO MACCHIARELLA

APPROVAZIONE GRADUATORIA DEFINITIVA

Approvazione Atti-Selezione N. 2-2013

 

normativa

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Mar 262013
 
4. La gestione delle attivita’ del tirocinio formativo attivo e’ affidata al consiglio di corso di tirocinio, cosi’ costituito: a) nelle universita’, dai tutor coordinatori di cui all’articoli 11 comma 2, dai docenti e ricercatori universitari che in esso ricoprono incarichi didattici, da due dirigenti scolastici o coordinatori didattici, designati dall’ufficio scolastico regionale tra i dirigenti scolastici o i coordinatori didattici delle istituzioni scolastiche che ospitano i tirocini, e da un rappresentante degli studenti tirocinanti; il presidente del consiglio di corso e’ eletto tra i docenti universitari, il suo mandato dura tre anni ed e’ rinnovabile una sola volta;

Prova scritta del 26 marzo

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Mar 212013
 

Causa indisponibilità delle aule, la prova scritta del 26 marzo pv è posticipata alle
ore 15 in aula U.
Resta invariato l’orario degli orali, che si svolgeranno in mattinata per i laureandi e nel pomeriggio per gli altri, in aula da destinarsi.

Eventuali allievi che debbano sostenere l’orale dopo subito dopo la prova scritta, potranno essere esaminati il 27 mattina.

BANDO N°7/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 7-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno

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Mar 202013
 

BANDO N°7/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 7-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 5699 del 07.03.2013 per l’esecuzione della seguente attività: “ Riordino e allestimento espositivo della collezione scheletrica: Analisi della collezione scheletrica di “proprietà” del Museo; verifica e eventuale integrazione del catalogo interno;  verifica  della siglatura dei reperti e integrazione di quelle mancanti con inserimento nel preesistente catalogo; pulizia e eventuale restauro dei reperti selezionati per l’esposizione; ricerca delle pubblicazioni scientifiche inerenti le collezioni, allestimento espositivo ” nell’ambito del progetto riguardante i 60 anni del Museo Sardo di Antropologia e Etnografia di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Responsabile del Museo Prof. Giovanni Umberto Floris.

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 Scritto da alle 14:07

BANDO N°6/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 6-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno

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Mar 202013
 

BANDO N°6/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 6-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 5699 del 07.03.2013 per l’esecuzione della seguente attività: “ Riordino e predisposizione per il trasferimento su supporto multimediale di diapositive della collezione Carlo Maxia  sulla base della documentazione scientifica di riferimento: Analisi delle migliaia di diapositive della collezione storica Carlo Maxia; identificazione dei soggetti fotografati  in base alla documentazione scientifica a suo tempo prodotta e/o alle eventuali didascalie; suddivisione per argomento- luogo – data. Smontaggio dai telaietti di supporto, pulizia, catalogazione, predisposizione di gruppi omogenei di DIA ( corredati di bibliografia ) pronti per la digitalizzazione ” nell’ambito del progetto riguardante i 60 anni del Museo Sardo di Antropologia e Etnografia di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Responsabile del Museo Prof. Giovanni Umberto Floris.

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 Scritto da alle 14:02

BANDO N°5/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL. N°5 DELL’11/01/2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL. N°5 DELL'11/01/2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE PROT. 3201 DELL’11/02/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Messa a punto di un integratore per la valorizzazione e innovazione delle produzioni lattiero-casearie caprine in Sardegna” nell’ambito dei progetti di ricerca in corso di svolgimento della Sezione di Scienze del Farmaco di cui è responsabile il Dottor Alberto Angioni del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente.

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 Scritto da alle 15:10

BANDO N°4/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 4 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 4 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 2942 DEL 07/02/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Supporto dell’attività di ricerca, attività di data manager per la raccolta ed archiviazione dei dati, gestione e coordinamento dei flussi delle informazioni tra i laboratori coinvolti nei progetti di ricerca” necessaria per lo svolgimento del progetto di ricerca “Innovative Approaches for the identification of novel antiviral agents” di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Prof. Enzo Tramontano.

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 Scritto da alle 15:04

BANDO N°3/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 03 -2013] per il conferimento di 2 (due) incarichi esterni del tipo

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 03 -2013] per il conferimento di 2 (due) incarichi esterni del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 2780 DEL 05/02/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Servizio visite guidate Orto Botanico in lingua italiana e inglese” della Macrosezione Botanica e Orto Botanico del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente – Responsabile Prof.ssa Annalena Cogoni

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 Scritto da alle 15:02

BANDO N°2/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 2 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 2 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 860 DEL 15/01/2013
per l’esecuzione della seguente attività: “Analisi mediante elettroforesi bidimensionale di campioni da fluidi biologici” necessarie per lo svolgimento del progetto di ricerca “Studio protemico per la ricerca di markers predittivi e diagnostici nella Sindorme Fibromialgica” di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente la Prof.ssa Marcella Corda.

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 Scritto da alle 15:00

Avviso ricevimento

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Mar 192013
 
—Ricevimento studenti: Studio n°.8 (1° piano) ex-Facoltà di Lingue: via San Giorgio, 12 LUGLIO:  3, 10 (ore 9:00-10:30) -in orario ricevimento (preferibilmente non via mail): informazioni Erasmus e sui programmi non frequentanti o di anni precedenti —Tesi: Requisito previo: voto non inferirore a 28/30 nell’ultimo esame di lingua spagnola; richiesta (in orario ricevimento, non via mail) con un semestre di anticipo.

Bando n°22/2012 – AVVISO DI PROCEDURA COMPARATIVA (SEL. 22 -2012) del 28.12.2012 – Procedura comparativa pubblica per titoli e colloquio per l’attribuzione di n° 1 incarico

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Mar 182013
 

AVVISO DI PROCEDURA COMPARATIVA (SEL. 22 -2012) del 28.12.2012 – Procedura comparativa pubblica per titoli e colloquio per l’attribuzione di n° 1 incarico di collaborazione coordinata e continuativa per “Riordino e catalogazione exsiccata Museo Herbarium” – Responsabile Prof.ssa Annalena Cogoni

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 Scritto da alle 14:23

MOSTRA BAVAGNOLI

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Mar 182013
 

COMUNICATO STAMPA 

Carlo Bavagnoli fotografa l’arte.

L’Europe gothique XIIe XIVe siecles:

una mostra a Parigi nel 1968

a cura di Maria Luisa Frongia e Rita Ladogana

22 marzo – 15 aprile 2013

Sala Mostre Temporanee Cittadella dei Musei

Piazza Arsenale, 1 – Cagliari

Inaugurazione venerdì 22 marzo ore 18,00

Il 22 marzo 2013, alle ore 18, si inaugura presso la Sala Mostre Temporanee della Cittadella dei Musei a Cagliari, la mostra fotografica Carlo Bavagnoli fotografa l’arte. L’Europe gothique XIIe XIVe  siecles: una mostra a Parigi nel 1968,a cura di Maria Luisa Frongia e Rita Ladogana(Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio – Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari).

L’esposizione, attraverso 43 scatti di straordinaria intensità, offre una testimonianza inedita del lavoro del fotografo piacentino per la rivista americana Life: si tratta del  reportage sulla grande mostra dedicata all’arte gotica, allestita a Parigi nel Pavillon de Flore del Museo del Louvre, nel 1968.

Carlo Bavagnoli, nato nel 1932,  si distingue nel panorama della fotografia italiana del secondo dopoguerra collaborando con i  maggiori rotocalchi nazionali dell’epoca, al fianco di altri grandi nomi, da Ugo Mulas a Mario Dondero. Nel 1958 inizia a collaborare con la rivista Life e nel 1964 viene assunto stabilmente dalla testata internazionale, episodio unico per un fotografo italiano. I numerosi servizi di Bavagnoli affrontano tematiche molto varie: dal mondo dell’arte e dello spettacolo ai fatti di cronaca, ai grandi eventi.

Nelle fotografie d’arte che segnano il percorso della mostra  l’intento documentario è superato dall’esigenza del racconto personale: la scelta dei punti di vista privilegiati, le riprese ravvicinate, i giochi di luce e gli affondi di ombre amplificano ed esaltano l’unicità dei pezzi selezionati, sempre nel massimo rispetto dell’opera d’arte e della sua immagine, senza  l’intervento di alcun artificio tecnico, secondo il metodo fotografico consueto a Bavagnoli, mai tradito nel tempo. Dopo un accurato restauro dei negativi originali, le stampe sono state generosamente donate dall’artista alla Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Cagliari.

La mostra sarà visitabile dal 22 marzo al 15 aprile, tutti i giorni, escluso il lunedì, al mattino dalle 9.00 alle 13.00, nel pomeriggio dalle 16 alle 19.

pieghevole Mostra Bavagnoli

A.A. 2015/2016 – Laboratorio Integrato di Progettazione Tecnica e Strutturale

 Comunicazioni agli studenti  Commenti disabilitati su A.A. 2015/2016 – Laboratorio Integrato di Progettazione Tecnica e Strutturale
Mar 172013
 

Il semestre sta per concludersi; bisogna procedere con il dimensionamento per riuscire a completare il progetto entro la prima settimana di giugno!!

Le lezioni frontali sono terminate. D’ora in avanti faremo solo correzione di elaborati (relazione e disegni), prevalentemente il giovedì mattina, ma anche il mercoledì pomeriggio insieme ai colleghi docenti del Laboratorio.

MI RACCOMANDO .. CERCHIAMO DI FINIRE IL LAVORO NELL’AMBITO DEL SEMESTRE!

Ho pubblicando in bacheca e nell’area download, un po’ di materiale utile per preparare il progetto.

buon lavoro a tutti!!

fm

 

TRA DIDATTICA E RICERCA: QUALE ASSETTO ORGANIZZATIVO PER LE UNIVERSITÀ ITALIANE? LE LEZIONI DELL’ANALISI COMPARATA

 Articoli e rapporti di ricerca  Commenti disabilitati su TRA DIDATTICA E RICERCA: QUALE ASSETTO ORGANIZZATIVO PER LE UNIVERSITÀ ITALIANE? LE LEZIONI DELL’ANALISI COMPARATA
Mar 152013
 
A cura di Giliberto Capano e Marino Regini INDICE 1. Introduzione: strutture di base e processi decisionali nelle università europee, Giliberto Capano 1.1 La struttura istituzionale delle università e il sistema delle responsabilità 1.2. Le competenze effettive e le relazioni tra le strutture 1.3. Il governo della didattica 1.4. Il governo della ricerca 1.5. La gestione finanziaria e il reclutamento 1.6. Cenni conclusivi 2. Il sistema universitario inglese, Sabrina Colombo e Damiano De Rosa 2.1 L’Università di Manchester 2.2 L’Università di Leicester 3. Il sistema universitario olandese, Giliberto Capano e Damiano De Rosa 3.1 L’Università di Amsterdam 3.2 L’Università di [...]
 Scritto da alle 13:53

Tra Didattica e Ricerca: quale assetto organizzativo per le Università italiane?

 Articoli e rapporti di ricerca  Commenti disabilitati su Tra Didattica e Ricerca: quale assetto organizzativo per le Università italiane?
Mar 152013
 
Tra Didattica e Ricerca: quale assetto organizzativo per le Università italiane? Le lezioni dell’analisi comparata A cura di Giliberto Capano e Marino Regini 1. Introduzione: strutture di base e processi decisionali nelle università europee, Giliberto Capano 1.1 La struttura istituzionale delle università e il sistema delle responsabilità 1.2. Le competenze effettive e le relazioni tra le strutture 1.3. Il governo della didattica 1.4. Il governo della ricerca 1.5. La gestione finanziaria e il reclutamento 1.6. Cenni conclusivi 2. Il sistema universitario inglese, Sabrina Colombo e Damiano De Rosa 2.1 L’Università di Manchester 2.2 L’Università di Leicester 3. Il sistema universitario [...]
 Scritto da alle 12:44

AVVISO DI CONFERIMENTO INCARICO N. 5/2013 (Indagine preventiva rivolta al personale interno)

 Bandi e Concorsi  Commenti disabilitati su AVVISO DI CONFERIMENTO INCARICO N. 5/2013 (Indagine preventiva rivolta al personale interno)
Mar 142013
 
il Dipartimento di Scienze Biomediche intende conferire un incarico nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo: “Validazione delle metodiche Real Time Quaking Induced Conversion e Enhanced QuIC come potenziale test per la diagnosi preclinica delle malattie da prione”, progetto di il Responsabile Scientifico è la Prof. Alessandra Pani. OGGETTO DELL’INCARICO: Il soggetto incaricato dovrà investigare l’uso di tecniche di amplificazione del prione (RT-QuiC e eQuIC) per la diagnosi pre-sintomatica delle malattie da prione umane ed animali. RICHIEDENTE L’INCARICO: Prof.ssa Alessandra Pani. REQUISITI RICHIESTI: Laurea in Scienze Biologiche (V.O.); Dottorato di Ricerca in Sviluppo e Sperimentazione di Farmaci Antivirali, conseguito da [...]

Informazioni didattiche

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Mar 142013
 

 

 

Seminario di Geografia dell’America latina

prof. Maurizio Memoli AULA 2

1 CFU

Il seminario è rivolto agli studenti delle lauree triennali e svolge un percorso di studio delle condizioni territoriali del continente latino-americano.

Dopo una introduzione inerente l’approccio epistemologico adottato nello studio dei fatti territoriali, il seminario affronta un percorso critico in 6 lezioni bisettimanali in cui saranno delineati gli aspetti essenziali della organizzazione dello spazio latino-americano connessi alla sua strutturazione politica, culturale, economica e sociale.

La lettura dello spazio americano tiene conto di un approccio trasversale che intende sottolineare le differenze significanti e le concomitanze esplicative dell’insieme continentale. Le singole caratteristiche dei maggiori Stati nazionali o delle principali aree regionali saranno enunciate attraverso una lettura tematica che toccherà: gli ambienti naturali; le Nazioni e i popoli originari, la scoperta e la conquista del continente, le diverse colonizzazioni, le società e i modelli di vita, le principali componenti sociali (borghesie, ceti medi, proletariato); l’evoluzione dei sistemi territoriali e delle componenti politiche e sociali (forze armate, istituzioni religiose), i sistemi di potere politico ed economico,  le aree dello sviluppo e del sottosviluppo.

Modalità di verifica

Il corso prevede il superamento di una prova che e di una valutazione le cui modalità saaranno definite dopo le prime lezioni e potranno variare in ragione del numero dei frequentanti.

Orari Lezioni

Mer 15 maggio ore 15.00
Ven 17 maggio ore 15.00
Mer 22 maggio ore 15.00
Ven 24 maggio ore 15.00
Lun 27 maggio ore 10.00
Mer 29 maggio ore 15.00

Piano delle lezioni

1. Una geografia dell’errore. Descrizione, rappresentazioni di un mondo da inventare

2. Geografia della scoperta e della conquista. Lo sguardo dell’”altro”, e la visione dei vinti

3. Quadri ambientali e spazi geografici. Insediamento umano, occupazione dello spazio, popolamento, retaggi storici

4. America latina o americhe latine, l’invenzione di un mondo. Caratteri originali degli stati latino-americani. Quadri geopolitici

5. Dipendenze e indipendenze. Le risorse, economia coloniale, post-coloniale e indipendente

6. Un mondo di società mutliple: attori e meccanismi della vita politica e sociale

Borghesie e oligarchie, Ceti medi, Gli operai e il movimento sindacale, Le forze armate, Chiesa e chiese, Stili di autorità, Ideologie specifiche, Potere e legittimità

Letture consigliate

Alain Rouquié, L’America latina. Introduzione all’Estremo Occidente, Milano, Bruno Mondadori, ultima edizione.

Durante il corso sarà fornita una bibliografia di riferimento per eventali approfondimenti.

Programma 1° modulo LL Ispanoamericane:

Manuale

Dario Puccini e Saúl Yurkievich, Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, UTET, vol. primo fino alla parte terza inclusa.

Dei Comentarios Reales di Garcilaso de la Vega el Inca el libro primero, el libro segundo y  el libo cuarto

Il saggio “En virtud de la materia”: nuevas consideraciones sobre el subtexto andino de los Comentarios Reales, di José Antonio Mazzotti:

http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/en-virtud-de-la-materia–nuevas-consideraciones-sobre-el-subtexto-andino-de-los-comentarios-reales-0/html/02204992-82b2-11df-acc7-002185ce6064_4.html#I_0_

La parti della Nueva Crónica y buen gobierno di Felipe Guamán Poma de Ayala si trovano nella dispensa insieme ai testi critici.

Si avvisano gli studenti che le dispense per la preparazione del modulo sui cronisti saranno presenti in copisteria del prossimo lunedì 29 aprile.

Da lunedì 22 aprile inizia il modulo sulle avanguardie in America latina.

I Comentarios Reales dell’Inca Garcilaso de la Vega si possono scaricare da questa pagina:

http://www.bibliotecayacucho.gob.ve/fba/index.php?id=96&backPID=103

Le lezioni di Lingua  e Letterature Ispanoamericane riprendono il giorno 8 aprile alle ore 8.00

Una lettura di estratti della Nueva Corónica da parte di Freddy Roncalla, scrittore peruviano:

 

La Nueva corónica y buen gobierno in rete sul sito della Kongelige Bibliotek di Copenhagen.

Il testo è consultabile in forma facsimilare, come anche l’apparto iconografico, e trascritto.

Nella sezione “recursos” sono presenti articoli della maggiore studiosa dell’opera Rolena Adorno, un glossario del quechua usato da Gumán Poma e altri articoli utili per la comprensione del testo:

 

http://www.kb.dk/permalink/2006/poma/info/es/frontpage.htm

 

LEZIONE MERCOLEDÌ

La lezione del mercoledì si terrà nell’aula 2, dalle ore 12.00 alle ore 14.00

L’inizio delle lezioni di Lingue Letterature Ispanoamericane è previsto per venerdi 8 marzo ore: 12 AULA 6

 

L’orario delle lezioni è il seguente:

Lunedì   ore 8.00-10.00 AULA 6

Mercoledì ore 12.00-14.00 AULA 2

Venerdì ore 11.00-14.00 AULA 6

PROGRAMMA CORSI DI LAUREA TRIENNALI (secondo semestre)

 

Lingua e Letterature Ispanoamericane anno accademico 2012/13

Mediazione III anno e Interclasse II anno 6CFU, accorpato per 6 CFU Lingue e Culture, 30 ore

 

Obiettivi Formativi

Il corso si incentra sull’emergere di un soggetto culturale autoctono all’interno del genere delle “crónicas” coloniali. Tra gli obiettivi la riflessione sul canone come imposizione occidentale che accompagna i processi coloniali e l’insorgere di una letteratura di resistenza. Verrano analizzate questioni legate al rapporto tra oralità e scrittura e, in fine, al tema dell’identità americana. Dal punto di vista linguistico il corso si propone di fornire dei cenni sulle varianti dello spagnolo d’America.

 

Prerequisiti

Conoscenza della lingua spagnola,

 

Contenuti del Corso

Attraverso lo studio di estratti delle Crónicas de Felipe Guamán Poma de Ayala e di Garcilaso de la Vega el Inca, il corso verterà sulle specificità culturali autoctone relative al mondo quechua e aymara e il loro interagire con i codici culturali occidentali. Il corso permetterà una riflessione anche sull’attuale dibattito in merito alla questione etnico-culturale in paesi come il Perù caratterizzati da forte eterogeneità endogena. Documentari audio-visivi aiuteranno a veicolare contenuti culturali di provenienza non occidentale.

 

Metodi Didattici

Lettura comprensione e traduzione dei testi in classe, visione di documentari audio-visivi, prove in itinere di verifica.

 

Modalità di verifica dell’apprendimento

Esame orale.

 

Testi di Riferimento

 

Felipe Guamán Poma de Ayala, Nueva Corónica y Buen Gobierno, Editrice Historia 16.

Garcilaso de la Vega el Inca, Comentarios Reales, qualsiasi edizione.

Rolena Adorno, Guamán Poma, literatura de resistencia en el Perú colonial, Editore Siglo XXI

Dispense fornite dall’insegnante

Manuale

Dario Puccini e Saúl Yurkievich, Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, UTET, vol. primo, parte terza inclusa.

 

 

MODULO 2 60 ORE 12 CFU ACCORPATO PER 30 ORE AL PRECEDENTE

Lingue e Culture, 12 CFU, accorpato mediazione, 60 ore.

 

Obiettivi Formativi

Il corso mette in comparazione due momenti della storia letteraria latinoamericana, lontani nel tempo ma accomunati dalla messa in discussione del canone occidentale: le crónicas coloniali e il periodo delle avanguardie storiche. I fini del corso sono quelli di fornire un’immagine della dialettica che si instaura nel dialogo tra Occidente e Nuovo Mondo e rintracciare delle costanti nell’interazione tra codici culturali indigeni e modelli culturali occidentali. Lo studio della poesia del ’900 e del rapporto tra impulso europeo e riscoperta delle radici culturali, una visione linguistica generale dello spagnolo d’America nelle sue specifiche varianti, e in generale la percezione di conflitti multiculturali rappresentano ulteriori obiettivi.

 

Prerequisiti

Conoscenza della lingua spagnola.

 

Contenuti del corso

Le Crónicas di Felipe Guamán Poma de Ayala e Garcilaso de la Vega el Inca rappresentano due momenti importanti della storia letteraria americana in cui è possibile scorgere il fenomeno della conquista e della colonizzazione da una prospettiva autoctona. Nel momento, invece, della proliferazione dei movimenti avanguardisti latinoamericani, le questioni legate all’identità si coniugano spesso alle innovazioni formali operate sul linguaggio. In entrambi i periodi storici le infrazioni al canone occidentale rappresentano un momento di affermazione di identità americana.

 

 

Metodi Didattici

Lettura comprensione e traduzione dei testi in classe, visione di documentari audio-visivi, prove in itinere di verifica.

 

 

Modalità di verifica dell’apprendimento

Esame orale.

 

Testi di Riferimento

 

Felipe Guamán Poma de Ayala, Nueva Corónica y Buen Gobierno, Editrice Historia 16.

Garcilaso de la Vega el Inka, Comentarios Reales, qualsiasi edizione.

Rolena Adorno, Guamán Poma, literatura de resistencia en el Perú colonial, Editore Siglo XXI

Jorge Swartz, Las vanguardias latinoamericanas, in qualsiasi edizione.

Dispense fornite dall’insegnante.

 

Manuale:

Dario Puccini e Saúl Yurkievich, Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, UTET, vol. primo, parte terza inclusa e secondo volume parte nona.

 

 

Avviso di Conferimento n.4/2013 (indagine preventiva rivolta al personale interno)

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Mar 122013
 
il Dipartimento di Scienze Biomediche intende conferire un incarico nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo: “Risposta al litio e comportamento suicidario nei pazienti bipolari: approcci genetici per l’identificazione di biomarker”, progetto Dipartimentale, responsabile Prof.ssa Maria Del Zompo. OGGETTO DELL’INCARICO: Supporto tecnico alla ricerca per sequenziamento ed analisi delle sequenze, allo scopo di identificare una nuove varianti geniche o polimorfismi noti associati alla risposta al litio. Responsabile Scientifico: Prof.ssa Maria Del Zompo Requisiti richiesti: Diploma quinquennale scuola secondaria superiore con comprovata esperienza nel campo della Genetica Molecolare (tecniche di genotipizzazione, di amplificazione e sequenziamento DNA) e nell’uso di tools bioinformatici [...]

La lingua sarda nel contesto della cultura della Sardegna

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Mar 122013
 

Letto a Udine il 14 maggio 2011

Convegno  La valorizzazione delle lingue minoritarie.  Sardo e Friulano a confronto nel quadro delle nuove metodologie di apprendimento


Rivivificare una lingua a rischio scomparsa comporta problemi che ci si deve necessariamente porre prima di intraprendere una qualunque azione. Significa domandarsi e analizzare quali funzioni tale lingua ricopra nella società, e, in Sardegna, nella società sarda; se tali funzioni siano le stesse per tutta la regione, o se siano diversificate per aree e per ceti o per categorie sociali. Quali diversi valori simbolici la lingua minacciata ricopra, e con quali eventuali differenze di caso in caso, di luogo in luogo; ma anche e forse soprattutto quali valori virtuali e sottaciuti essa possa avere.

Se pure è vero che la scolarizzazione in lingua può e deve rivestire un ruolo trainante, è pur vero che quest’ultimo non è forse il ruolo primario o centrale, soprattutto quando si interrotta la catena intergenerazionale di trasmissione linguistica. Un’azione mirata e consapevole significa dunque e innanzitutto interazione sociale e col sociale: nel senso chela Scuolapuò fungere da catalizzatore di quel processo di riattivazione che sta al di qua di essa e che di essa va al di là. Un’azione anche di mediazione e di stimolo perciò e non solo una azione puramente didattica.

Il riapprendimento linguistico non soltanto ha un valore cognitivo, come ci dice J. Fishmann, il che può valere per qualunque lingua, o altra seconda lingua, si apprenda, minacciata o di gran prestigio che sia: ed è peraltro ormai ben assodato che il bilinguismo fin dall’età precoce, non soltanto non è un ostacolo alla buona acquisizione e gestione di una delle due lingue, ma anzi rafforza la conoscenza di entrambe, nello stesso tempo che aumenta e rafforza le capacità cognitive generali di chi le possiede e le impiega; infatti oltre a ciò la riacquisizione significa pure che, in maniera reversibile, ogni lingua è il principale sostegno e deposito di una cultura e che ogni cultura a sua volta trova espressione eminentemente, anche se non soltanto, nella sua lingua. Ma non mi limiterei a fatti e dati solo antropologici o etnolinguistici (p.es. la denominazione dei colori, delle parti del corpo, del sistema della parentela, del sistema pronominale, ecc.): lo stesso sistema verbale, i suoi tempi e modi, l’espressione più o meno strutturata della aktionsart, p. es. esprimono anch’essi una visione del mondo. E non si sta a dire del lessico che è, per ciascuna lingua, un mosaico-ritaglio originale nel continuum universale del significabile: cosa per cui ancor prima e ancor più che porsi il problema di come esprimere quei concetti, per lo più della modernità, per i quali una lingua minacciata non ha le parole adatte e appropriate, più di questo, dico, è importante riappropriarsi del patrimonio lessicale depositato e per lo più obliterato; per rigenerare in ciascun potenziale parlante l’originale mosaico che restituisce l’originale discretum di quel continuum.

Ma si può e si deve andare anche al di là della pura conservazione o ripristino di una cultura intesa in senso etnologico, pur in chiave moderna. Almeno in Europa e in Italia, le lingue sotto minaccia e a rischio di scomparsa, sono state e sono portatrici di storia e di storicità anche civile, che viene spesso posta in oblio insieme con la lingua che l’ha espressa; né si deve trascurare il fatto che molti prodotti che oggi vengono considerati per lo più da un punto di vista antropologico, possono invece avere anche una valenza più vasta, anche nella società civile e moderna. Penso per esempio alla produzione della poesia improvvisata in Sardegna, fortemente minacciata anch’essa, che può dirci molto su processi poetici e abilità metaforiche, sul nesso parola-cultura, parola-società non solo in direzione del passato, ma anche in prospettiva del futuro, se sapientemente gestita e non musealizzata. Tale fenomeno, che è anche estetico, può dirci molto sui processi di creazione letteraria, e sulla funzione sociale di essa.

Certamente svariati possono essere i problemi specifici relativi all’insegnamento di una lingua minoritaria, come il Sardo (e non solo, naturalmente): 1) manca uno standard di riferimento condiviso e diffuso, il che può significare il riferimento certo ad una norma, finalizzata a quella che può essere chiamata “didattica dell’errore”; 2) è difficile, il che però non significa che è impossibile, elaborare un codice appropriato che possa superare la situazione di diglossia, ormai tendente alla dilalia e al monolinguismo, specie negli ambienti urbani.

È chiaro cheper la prima delle due questioni bisognerà adottare un criterio elastico e che la norma può andare anche costruendosi man mano, sia facendo riferimento alla testualità scritta, più moderna e consapevole, sia facendo ricorso all’osservazione del parlato nativo come lo si può cogliere nei parlanti ‘naturali’. Un’operazione didattica come questa presenterebbe il vantaggio aggiunto di render consapevoli i discenti che la norma è un qualcosa non di assoluto in sé, ma un qualcosa che si costruisce in base a determinati criteri che contemplano tanto il parlato (immediato e tradizionale), quanto la necessità di una testualità perspicua, logica, e funzionale. Si potrebbe insomma proporre attivamente e fattivamente ai discenti la norma come problema e come punto d’arrivo di un itinerario di riflessione, con beneficio e ricadute su tutto il territorio della glottodidattica.

Anche la seconda questione, quella del lessico, può aver ricadute dello stesso tipo, può cioè portare i discenti davanti al problema della lingua come processo in fieri, che si costituisce nel confronto concreto con le esigenze cui di volta in volta si trova davanti. E si va dalla integrazione nel Sardo del lessico scientifico praticamente internazionale, alle nuove formazioni, costituite per via metaforica o compositiva, che possono crearsi nella e sulla lingua che ancora non le possiede. Chiaramente la cosa andrà impostata a seconda dell’età e del grado di apprendimento degli alunni, ma in tutti i casi si necessita di un docente preparato, che abbia una capacità di parlare fluentemente il Sardo (o la lingua minoritaria che sia in questione); un docente che abbia una conoscenza delle sue strutture e soprattutto del suo lessico e dei suoi idiomatismi, oltre che una buona preparazione di linguistica generale.

Ma è certamente  il settore delle motivazioni all’apprendimento quello più delicato e che implica a mio avviso una convergenza e un coordinamento dinamico di sforzi di provenienza e di direzione diversa. Con l’accortezza – non sempre facile da acquisire, anche fra i docenti – di eludere due scogli: l’uno ideologico, l’altro diciamo così, sentimentale, e di fatto folclorizzante; pur se, bisogna aggiungere, i contenuti di queste due prospettive andranno poi, in certa misura ripresi, e, dopo averli decontestualizzati dal discorso che tanto spesso li sorregge, recuperati e ricontestualizzati. Bisogna insomma evitare la retorica della piccola patria, comunque essa si presenti, o il micro nazionalismo o, peggio ancora, il localismo, la tentazione della chiusura nel microcosmo onnicomprensivo e costringente; pericolo che implica poi il secondo, e cioè quello della folclorizzazione che rifiuta il più vasto mondo per rinchiudersi in un passato da immobilizzare nel presente, riproducendolo in maniera immutata e immutabile, nella ristretta e restrittiva presunzione dell’autosufficienza culturale; il timore di un mondo moderno e alieno che snaturalizzerebbe e sottrarrebbe l’essenza del “noi”, della ‘nostra’ comunità.

Questa decontestualizzazione e ricontestualizzazione deve prendere in carico ciò che la lingua minoritaria può significare all’interno della cultura che la esprime. Alcuni di questi elementi sono di carattere più generale, se non universale; altri invece possono essere più particolari e specifici delle singole lingue, minoritarie e minacciate,  della loro cultura e della loro storia.

Tra i primi, cioè quelli di carattere più generale, potremmo indicare il fatto che il plurilinguismo è sempre e comunque un fatto positivo. E che tale plurilinguismo va inteso non soltanto in direzione delle lingue straniere e di maggior prestigio, ma può/deve essere inteso anche in direzione interna, cioè quella della riappropriazione e di una lingua che è o è stata la propria, anche se non per tutti lo è più, e che comunque per tutti resta nel sottofondo culturale proprio, riguardo al quale va fatto lo sforzo, qui extralinguistico, di far vivere le ragioni della riappropriazione. Connesso con ciò sta il fatto che mentre una lingua straniera, anche di grande prestigio, ha, per i più e per lo più, uno scopo eminentemente strumentale e/o professionale, la lingua minoritaria-minacciata ha un impiego e una funzione intraculturale, rivolta cioè all’interno di quella cultura di cui essa è/è stata parte e di cui fanno parte i discenti stessi, anche se ne hanno scarsa o nulla consapevolezza. E qui sta la maggior difficoltà e la necessità di una didattica che vada oltre la didattica stessa della lingua. Ma non da ultimo andrà stigmatizzato come la lingua minore recessiva costituisca tanto di quel substrato soggiacente all’uso particolare e regionale della lingua nazionale.

Sempre fra le motivazioni di carattere generale v’è quella, ormai dimostrata, che una educazione bilingue (o plurilingue) aumenta le capacità cognitive del soggetto medesimo e che quindi, lungi dal rappresentare un ostacolo all’apprendimento piano e corretto della lingua nazionale, rappresenta invece un incentivo tacito a questo riguardo; ed anzi rappresenta una base iniziale per l’apprendimento delle lingue straniere. Una educazione al bilinguismo va dunque al di là della stessa educazione bilingue.

Ma detto questo cosa dire del posto odierno della lingua sarda? Quale posto essa occupa nella cultura odierna della Sardegna?

Porsi tali domande e tentare di rispondervi, credo che sia preliminare ad ogni azione didattica: per i docenti innanzitutto, perché se ne facciano tramite verso chi apprende. Andrà quindi acquisito, da entrambe le parti, come – vado dicendo così a volo senza soffermarmi quanto dovrei – la questione della lingua sarda sia stata posta ben secoli addietro, dal XVI addirittura, durante il pur piccolo e microscopico rinascimento sardo, e ancor prima di ogni discorso sulla identità e sulla nazione; come tale questione risorga nel secolo XVIII, col Madao, in chiave nazionale e in perfetta sintonia e sincronia con gli eventi europei coevi. Né andrà dimenticato che il Sardo è stato impiegato con usi giuridici fino almeno tutto il Settecento, sebbene nei tempi più recenti fortemente concorrenziato dalle lingue più forti. Che gli Aragonesi, pur registrando che il Catalano era ben parlato e diffuso nell’Isola, soprattutto fra i ceti medio-alti, consideravano il Sardo “l’antica lingua del Regno”, e non una parlata volgare. Che v’è una lunga tradizione di scrittura letteraria, sebbene spesso discontinua, che non esce mai dall’orizzonte culturale sardo: e fino ad oggi. Che gli intellettuali isolani dell’Ottocento – e si tratta di moderati lealisti! – coltivavano il sogno di una doppia e armonica appartenenza, politica e culturale, nonché linguistica, sarda e italiana.

Ma bisogna pur tener conto che la storia è andata, che l’unità italiana bene o male fu compiuta, e che intanto il Sardo è trapassato per processo molecolare – per dirla con le parole di Antonio Gramsci, ma rovesciandole forse – all’interno dell’Italiano, modificandolo, e in qualche modo appropriandosene, attraverso un processo che lo svuota dall’interno e lo rigenera in modi propri. La convivenza delle lingue sarda e italiana, è passata da un bilinguismo, magari zoppo, alla diglossia; e poi, per la più gran parte dei parlanti, alla dilalia, con abbondanti fenomeni di code mixing  e code switching, che preludono alla deriva che porta alla dismissione della lingua più debole, e all’interruzione della trasmissione intergenerazionale di essa.

Non so se e quanto siamo guariti da quella stramba malattia della “sarda nazione” che aveva colpito gli intellettuali dell’Ottocento. Né se è auspicabile la guarigione da essa: la malattia d’amore è sempre godibile, a patto di mantenerne un lucido cosciente controllo; e il mito è pur sempre salutare e benefico se assunto in dosi omeopatiche. I tempi moderni hanno ridimensionato e, starei per dire, disinnescato la parola, e fin lo stesso concetto di ‘nazione’; mentre la costruzione politico-economica europea viene poi ridefinendo e ripensando una nuova correlazione Nazione/Stato-Stati, pur, parrebbe, senza di fatto riuscirvi[1].

I tempi nuovi ultimi mostrano il trionfo (quando pure non è il carnevale) della differenza, della differenzialità diffusa e autoassertiva. L’immaginario politico moderno è segnato «dall’universale affermazione della differenza», di contro a tempi anteriori, ma non lontani,  che tendevano «a proclamare l’uguaglianza primordiale degli individui al di là dei caratteri particolari», cosicché «la semplice tolleranza non basta più, anzi prende il volto del disprezzo, perché, secondo i canoni del multiculturalismo, solo il riconoscimento assoluto delle differenze, dell’equivalenza di tutto con tutto dell’assenza di qualsivoglia normalità dovrebbe regolare le relazioni fra individui»[2]. Questioni ancora contingenti, queste, e all’ordine del giorno nelle agende politiche nazionali e internazionali.

In un quadro politico culturale come questo, la questione linguistica sarda pare non terminata ed anzi riemergente nella sua perennità. Essa rispunta sotto altri termini e modi: l’identità, l’etnicità, il regionalismo, l’autonomismo variamente declinato; le Leggi di tutela:la Legge Regionale26/1997 sulla “promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”; la CartaEuropeasulle minoranze linguistico culturali,la  Legge482/1999, che recepisce (o almeno lo dovrebbe) il dettato della suddetta Carta europea: nomi, fatti e percorsi nuovi, sul filo di una continuità adattata ai tempi. E si discute se la lingua possa/debba essere parte costitutiva dell’identità, oppure se tale identità debba/possa poggiare su (anche) altri fattori, dando per scontata l’irrecuperabilità di una lingua sarda ormai in estinzione e comunque marginalizzata dalla storia e dalla società moderna. Ed anzi si polemizza sullo stesso concetto di identità: su quanto essa sia (possa/debba essere) ‘spontanea’, o invece ‘costruita’ ed elaborata e da elaborare. Ci si chiede se ci si debba considerare un’etnia o una nazione, magari mancata, o magari, ancora, una Kulturnation, che non si sa se, ed eventualmente come debba farsi stato. Ci si chiede quale parte debba giocare, nell’esistenza odierna di soggetto storico-culturale, la specificità antropologica, storica, politica, linguistica; se la lingua sarda debba essere recuperata appieno, per, pienamente, poter essere ed esistere, e per essere impiegata quale lingua dalla ‘L’ maiuscola, o se essa debba essere un dato di sfondo, un ricordo storico, un dato neo-folclorico, prezioso magari, e da preservare: ma da non, sostanzialmente, usare.

Né, ancora, va dimenticata – che anzi meriterebbe un discorso a parte che qui non può farsi – la produzione artistica e multimediale in lingua sarda, che ormai raggiunge livelli di elevata qualità: dall’eterna e sempre vivace poesia, alla novità della prosa narrativa, dai nuovi cantautori che si affiancano agli interpreti tradizionali, al cinema, al cabaret, al fumetto, fino alla riscoperta delle produzioni etnomusicologiche e della poesia improvvisata della tradizione. Per non parlare poi, in sede letteraria ma non solo, delle mescidanze e degli ibridismi linguistici e stilistici di tanti narratori e musicisti sardi, che ottengono una notevole attenzione anche, e direi anzi principalmente,  fuori dei confini isolani: un’attenzione, in casa e fuori, certo maggiore di quanto non ne riscuota la produzione più strettamente in limba, ridotta entro circoli si direbbe underground, e tuttavia attivi e vivaci, che attendono e meriterebbero un riscontro più ampio e più accorto: riscontro impedito sia dalla progressiva perdita della competenza attiva del Sardo, soprattutto nei suoi registri elaborati, ormai pressoché dismessi e dunque scarsamente fruibili, sia da un mercato culturale (e politico) che non ne (vuole/sa) vede(re) il profitto virtuale, né quindi può renderlo attuale.

Ed ancora, par dunque, siamo nella dissociazione perenne della doppia appartenenza che trova le sue radici nell’intellettualità del XIX secolo, e che diventa spesso insoddisfazione, da qualunque parte si guardi la faccenda: perché anche chi ragiona con sguardo ‘cosmopolita’ e guarda alle cose ‘regionali’, anzi, per essi, per lo più ‘provinciali’, con una più o meno dichiarata o (mal)celata sufficienza, fa comunque e pur sempre parte della schiera di coloro le cui lingue – così ci disse il Poeta – «a dir di Sardegna non si sentono stanche»: fosse pure in un dire negativo, o nell’eloquenza del silenzio.

Riattivare un processo di equilibrata e opportunamente graduata riacquisizione linguistica collettiva, evitando tanto la folclorizzazione quanto i micro nazionalismi, spesso localistici e ideologici, può, tutto ciò, significare una riequilibrata ricomposizione di tale frattura storica. Se oggi, come dimostra anche la recente inchiesta sociolinguistica promossa dalla Regione, pare essere riacquisita o comunque rafforzata – e in modi non drammatici –  la coscienza collettiva del valore della lingua sarda come parte essenziale dell’essere sardi, il che è anche frutto degli sforzi che la cultura sarda, ma anche nazionale ed europea, hanno speso più recentemente, e se, pure, a tale coscienza non corrisponde purtroppo un riacquisto linguistico concreto, che anzi pare che il processo di perdita vada perlopiù aumentando: se dunque tutto ciò, un’azione anche didattica, da non compiere nell’isolamento ma all’interno di una politica culturale multiforme e ad ampio raggio, significa cogliere l’occasione propizia dei tempi: significa bentulare finché si tenet su bentu, e prima che scoppi la bonaccia omologatrice dell’oblio.

Al di là, ma anche al di qua, di questi discorsi – che devono essere sempre però presenti all’orizzonte degli operatori culturali e scolastici – l’azione di tutela volta alla rivitalizzazione della lingua dovrà procedere con sano pragmatismo e al di fuori di  ogni disordinato utopismo, per stare dunque sull’insegnamento di Joshua Fishmann, saggiando e tenendo presenti le diverse situazioni sociolinguistiche che sono presenti nelle diverse aree dell’Isola, e di cui ho già detto. Pertanto sarebbe necessario prevedere, per esempio, scuole e nuclei pilota laddove la lingua appaia maggiormente resistente e l’ambiente culturale più favorevole, e quindi andare verso un insegnamento linguistico e una glottodidattica vera e propria, diretta; mentre bisognerà lavorare in maniera più mediata, agendo primariamente sulle motivazioni, laddove la situazione è meno favorevole (penso agli ambienti urbani certamente, ma non solo): ciò che non significa saltare o accantonare la lingua, ma avere un approccio ad essa meno diretto, per poi arrivare certo al medesimo bersaglio.

Tutto ciò partendo dall’idea che l’insegnamento della lingua minoritaria non è un fine in sé, ma dall’idea che, soprattutto per questo stesso fine,la Scuolaè uno degli interlocutori – importante certo ma, non unico – di una struttura socioculturale complessa, e che pertanto deve agire in concerto e di concerto con essa. E in ciò può avere un ruolo delicato: in quanto può essere uno degli snodi importanti e determinanti di interrelazione. La scuola potrà/dovrà insomma essere, per stare ancora con J. Fishmann, una sorta di agenzia di scambio, con le famiglie primariamente, e con la società successivamente e più in generale: essa deve assumere, in dialogo e in dialettica con la società, una sorta di funzione-stimolo nei confronti della necessità, possibilità, opportunità positiva di invertire la deriva linguistica in atto. Una volta entrata l’idea (cosa per altro meno facile di quanto non sembri) che la lingua sarda può entrare, non solo giuridicamente, ma sensatamente, a scuola, si potrà allora più facilmente sostenere l’idea con concreta fattività.

  Maurizio Virdis

 

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Mar 112013
 

conferimento di due incarichi esterni nell’ambito del Progetto di ricerca POR SARDEGNA

FSE 2007-2013 ASSE III INCLUSIONE SOCIALE – ASSE V TRANSNAZIONALITA’ E

COOPERAZIONE AD ALTIORA – 1000 tetti CUP: E22B09000020006 – Responsabile

Scientifico Prof. Mauro Giovanni Carta

bando n 7 CARTA MG

verbbando7

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Mar 112013
 

Procedura di valutazione comparativa per titoli per l’attribuzione di incarichi di lavoro autonomo finalizzati alla stipuladi n. 6 contratti di prestazione d’opera ai sensi degli artt. 2222 e seguenti del codice civile che assumeranno la forma fiscale e contributiva di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro autonomo professionale secondo lo status fiscale delle persone selezionate, per Campionamento ed esecuzione di analisi biologiche e chimiche per la valutazione di composti organici e inorganici relativi alla verifica della qualità igienica e tossicologica delle acque, per la valutazione di ambienti e acque in aree ospedaliere ad alto e medio rischio ed elaborazione computerizzata dei dati con l’ausilio dei principali applicativi di Windows (in particolare Access ed Excel) e del sistema informatico di archiviazione di analisi acque Data Base ACQUA versione 4.0, nell’ambito dell’attività conto terzi a tariffario, da svolgersi presso il Dipartimento – laboratorio di Igiene Ambientale responsabile Prof. Marco Schintu.

BANDO 6_2013 Schintu

selezione n. 10/13

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Mar 112013
 

conferimento di un incarico esterno nell’ambito del Progetto di ricerca POR SARDEGNA FSE 2007-2013 ASSE III INCLUSIONE SOCIALE – ASSE V TRANSNAZIONALITA’ E COOPERAZIONE AD ALTIORA – PROGETTO NESI e MILLE TETTI VERDI CUP: – 62B09000050006 – E22B09000020006 - responsabile Scientifico Prof. Mauro Giovanni Carta

bando n. 10 carta

selezione n. 9/13

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Mar 112013
 

conferimento di un incarico esterno nell’ambito del Progetto di ricerca POR SARDEGNA FSE 2007-2013 ASSE III INCLUSIONE SOCIALE – ASSE V TRANSNAZIONALITA’ E COOPERAZIONE AD ALTIORA – PROGETTO NEC, NESI e MILLE TETTI VERDI CUP: E22B09000030006 – 62B09000050006 – E22B09000020006 - responsabile Scientifico Prof. Mauro Giovanni Carta

bando n. 9 carta

selezione 5/13

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Mar 112013
 

Procedura di valutazione comparativa per titoli per l’attribuzione di incarichi di lavoro autonomo finalizzati alla stipula
di n. 1 contratto di prestazione d’opera ai sensi degli artt. 2222 e seguenti del codice civile, che assumerà la forma
fiscale e contributiva di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro autonomo professionale secondo lo status
fiscale della persona selezionata, per attività di supporto “IDENTIFICAZIONE DI MUFFE E LIEVITI IN CAMPIONI DI
ARIA, ACQUA E SUPERFICI DI AMBIENTI OSPEDALIERI”, nell’ambito delle attività conto terzi a tariffario, da
svolgersi presso il Dipartimento – laboratorio di Igiene Ambientale responsabile Prof. Marco Schintu

BANDO 5_2013 sCHINTU

selezione n. 8/13

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Mar 112013
 

conferimento di un incarico esterno nell’ambito del Progetto di ricerca PRIN 2009 Sorveglianza epidemiologica sui genotipi HPV circolanti nei giovani adulti e nelle donne con lesioni cervicali di grado lieve – CUP F21J11000110001 – Responsabile Prof.ssa Rosa Cristina Coppola

 

bando n. 8 coppola

Presentazione del libro “ACROPOLI DI ATENE”

 Convegni e seminari  Commenti disabilitati su Presentazione del libro “ACROPOLI DI ATENE”
Mar 112013
 
Venerdì 15 marzo 2013 ore 17.00
La S.V. è invitata alla presentazione del libro di Elisabetta Pala
ACROPOLI DI ATENE
Un microcosmo della produzione e distribuzione della ceramica attica (Supplementi e monografie della rivista Archeologia Classica 8. L’Erma di Bretschneider 2012)
Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio Cittadella dei Musei, Aula «Roberto Coroneo» Piazza Arsenale, 1 Cagliari
Presenta: Mario Torelli (Accademia dei Lincei) Coordina: Simonetta Angiolillo

 

invito presentazione (2)

Percorsi e modi del tardo romanzo cortese

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Mar 092013
 

Maurizio Virdis: Percorsi e modi del tardo romanzo cortese, «Critica del testo», VIII (2005), pp. 629-642.

 ***

S’è detto che il romanzo cavalleresco tardo è la demistificazione in senso realista del romanzo cortese ‘classico’, una risposta in tempi mutati ad una mutata situazione che agli ideali che già erano stati creati dal genere romanzo non crede più e pertanto non si sente più da esso rispecchiata; e s’è detto pure che una tale produzione risponde all’emergere di un pubblico diverso che s’è fatto più esigente; scantato, per così dire, nella sua fruizione, e che meno facilmente rinuncia dunque a sospendere la propria incredulità. Ma questa prosecuzione del genere letterario, è stato pure detto, questo nuovo sottogenere non respinge i valori proposti dalla tradizione che lo precede, ma anzi tende a recuperarli e a rafforzarli semmai, a rivivificarli, anche se l’accento della critica è stato posto più sulla demitizzazione del dato tradizionale che non sul recupero di essa, perché di sicuro è questo il dato che più salientemente emerge dalla lettura di questi romanzi.

Se dunque non si può negare che in questi ultimi venga rappresentato il rischio del soccombere di un mondo idealizzato perché posto davanti all’irruzione in esso della realtà, ma che allo stesso tempo ricerca le ragioni e un ruolo per la sua riaffermazione, tuttavia rimarrebbe insufficiente una comprensione di queste scritture narrative che non scandagliasse la forma con cui e in cui tutto ciò è messo in atto. E quindi non basta, a mio parere, affermare che la forma di questi romanzi riposa tutta nell’ironia e/o nella parodia di un passato posto in burla e ridimensionato. Pur rimanendo questo un coté imprescindibile per la comprensione, l’analisi credo vada orientata anche in altre direzioni. In quanto se è pur vero che tutto qui tende a mostrare l’inadeguatezza della forma-azione e dei codici rappresentativi diventati consueti e ai quali ci si era assuefatti, e che risultavano pertanto sproporzionati rispetto a situazioni acquisite ed eccedenti, è pur altrettanto vero che resta tanto della struttura compositiva tradizionale, e il gioco testuale si innesta e si sviluppa sul mordersi a vicenda di questi due dati: permanenza di tale struttura tradizionale e immissione in essa, o almeno in parte di essa, di una forte carica d’ironia.

Viene infatti rispettata la classica forma a struttura bipartita: con un principio negativo, una sorta di discesa agli inferi dell’eroe, dov’egli fa esperienza appunto del negativo e dell’insufficienza, e una parte positiva in cui l’eroe mette in pratica l’esperienza acquisita: si riconferma dunque l’avventura come esperire. La differenza consiste, almeno per quanto attiene a questo dato costruttivo, nelle modalità con cui l’avventura viene condotta, nel suo scenario. Il protagonista di questi romanzi è Gauvain: non è casuale la scelta per un (sotto)genere narrativo come il nostro che gioca con se stesso; si tratta infatti di un personaggio topico del romanzo arturiano che sempre è stato funzionalizzato come termine di confronto per l’eroe ma che mai fungeva da eroe: Gauvain rispetto all’eroe, è ben noto, fungeva come incarnazione del codice cortese e del limite della sua stessa perfezione; inoltre, a partire almeno dal Conte du Graal, questo personaggio rimane tipico per cacciarsi in avventure labirintiche dalle quali fatica a uscire e che si risolvono nell’inconcludenza: è ben noto anche questo. Porre dunque a protagonista un simile personaggio, con tutti i limiti che sono noti al lettore (almeno quello più avvertito) significava portare l’attenzione e il ragionamento narrativo, l’atteggiamento critico, proprio dentro il cuore della macchina narrativa tradizionale; significava mirare al cuore del difetto di un tale mondo, dei suoi codici e della sua cifra più appariscente, tanto più che in tanta letteratura coeva Gauvain era stato stigmatizzato come tale, il rappresentante di una cavalleria mondana incoerente e di fatto inetta. Tutto ciò significava insomma che la riabilitazione doveva cominciare proprio là dove il problema, la lacuna si genera e consiste.

 

Nella Vengeance Raguidel la bipartizione suddetta è più che evidente: la quête principale viene lasciata sospesa perché il protagonista viene coinvolto in una serie di avventure che almeno all’apparenza si dimostrano vane e inefficaci; ed è proprio su queste che il gioco dell’ironia e della parodia viene soprattutto posto in essere. E qui inoltre si dimostra non tanto l’insufficienza del codice. L’ironia e la parodia sono basate soprattutto nell’inatteso (per il lettore) presentarsi di situazioni narrative e nella riproposizione di diversi topoi del romanzo chrestieniano ma in situazione e con modalità invertita e/o in contesti diversi che ne alterano il significato primario e la valenza funzionale e semantica. Così può magari capitare che le qualità cavalleresche di Gauvain inducano certo l’innamoramento de lonh della Demoiselle de Gautdestroit , il che è già un’inversione palese (per quanto già sfruttata nell’epica tarda e romanzata come poi lo sarà ancora nei romanzi più tardi): ma il nostro protagonista non ne fa niente, fedele al suo cliché di celibe pervicace, sicché rifiuta il pegno amoroso, la guimple che la damigella gli getta in quel torneo in cui egli, vittorioso, ha fatto scaturire il suo amore; che quindi pertanto si tramuta in un misto di odio e di volontà di appropriazione erotica estrema, tanto che lei, per congiungersi con lui eternamente, architetta un piano altrettanto estremo: quello di un omicidio/suicidio (omicidio di lui e suicidio di lei) da attuarsi tramite un marchingegno imprigionante; dopo di che entrambi saranno eternamente uniti dentro una tomba a sua volta posta in una cappella, lavorate e preparate entrambe con la massima cura e dovizia d’arte. Inversione del verziere amoroso o dell’isola senza tempo e fuori dal tempo delle fate di tanti lais, inversione parodica dell’eterno tema che tiene congiunti amore e morte, visto che qui la protagonista femminile è, come è stato detto, una dark lady: non tragica però, bensì solo un’orgogliosetta con crisi giovanili non ancora risolte, che s’è innamorata di un divo, il quale per altro lei non ha mai veduto in viso e che ha solo ammirato da lontano sugli spalti mentre lui, Gauvain, che, coperto dall’armatura, combatteva da prode ad un torneo, di lei manco si cura: lei è solo una delle tante sue fans. E il tutto in una sorta di iperrealismo da fumetto nero decontestualizzato. È qui messo a tema un elemento che sarà ripreso, sia pure più fuggevolmente, ma sempre significativamente, in questo stesso romanzo e che costituirà l’asse portante narrativo e il tema centrale dell’Atre Périlleux: è quello del Gauvain ridotto a icona di se stesso e spersonalizzato, per cui tanti lo conoscono per nome e per fama ma nessuno per colui che in effetti è: egli è ciò che oggi, con lessico tutto contemporaneo e giovanilistico, si direbbe un “mito”, svuotato comunque dell’essere. E, per continuare nell’episodio dentro il quale ci troviamo,  Gauvain è costretto a mantenere l’incognito, anzi deve stare sotto mentite spoglie per non contravvenire al suo imperativo di rivelare il proprio nome a chiunque glielo chieda; egli, messo in allerta da una servente che lo conosce e che sa dei piani nefasti della padrona, è costretto a fingersi nientedimeno che il perfido e maldicente siniscalco Keu, con sovrappiù e sovrappeso di ridicolo, perché colei stessa che dovrebbe crederlo tale dubita assai fortemente di ciò: un tale cavaliere così cortese e coraggioso non può essere il vile siniscalco di Artù.

Ma con Keu Gauvain deve fare comunque i conti in seguito, quando dovrà, suo malgrado, riconoscere che la maldicenza velenosa e cinica di lui, una volta tanto, corrisponde alla verità. Si tratta dell’epilogo di quello che è forse il più noto episodio della Vengeance, si tratta dell’episodio che vede protagonisti Gauvain, naturalmente, e Ydain. Quest’ultima, che il Nostro ha salvata da mani prepotenti e violentatrici, si offre totalmente al suo salvatore, il quale fin troppo repentinamente se ne innamora, proprio lui il dongiovanni impenitente, e, forse proprio perché tale, si trova spiazzato dalle profferte amorose così subitanee e inattese di lei, sicché egli è incantato, chairé, privato della ragione, (l’inverso di Erec di cui il narratore diceva invece che non era chairé). Ma…, ma non è detto che una fanciulla che viene sottratta a mani e a voglie malvagie e laide, sia necessariamente un campione di virtù e di innocenza, o un esempio di costante fedeltà e gratitudine nei confronti del suo paladino e liberatore: può pure darsi il caso che sia proprio il contrario! E così sarà per la nostra Ydain, che, all’occasione sarà pronta ad abbandonare Gauvain per un altro uomo, più dotato del primo: lei lo sa, lei che l’ha adocchiato mentr’egli pissa les le buisson. Gauvain propone a quest’uomo, che reclama Ydain come sua, un jeu parti lasciando la dama libera di scegliere chi dei due ella preferisca, ed ella in modo del tutto inatteso sceglierà proprio l’altro avanzando delle ipocrite scuse sulla umiliata dignità femminile così cinicamente ridotta ad essere la posta di un gioco. Salvo poi tornare, ella, a Gauvain quando questi ucciderà, l’altro, il rivale, pretendendo ella che ciò che è stato era solo un espediente per mettere alla prova il suo vero eroe: ma stavolta Gauvain ha fatto tesoro dell’esperienza; e dovrà di lì a poco amaramente convenire con quanto poc’anzi aveva detto la biforcuta lingua di Keu, che asseriva la assai generalizzata e comunque sperimentata incostanza e infedeltà delle donne: … delle dame cortesi.

Tutto è dunque rovesciato, il mondo ideale di Artù è messo in ridicolo, sovvertiti sono i suoi valori. Il suo campione è ridotto all’icona di se stesso e solo come tale può essere riconosciuto e percepito; prevale l’opportunismo e il cinismo: sembra sia non più il mondo di Artù ma il mondo di Keu. Sembra; ma tutto ciò che s’è detto manifesta qualcosa di importante, e cioè che si tratta primariamente di letteratura: tale rovesciamento dell’ideale che s’è visto, la sua parodia, è operata infatti tramite la ripresa intertestuale di topoi del romanzo classico e tradizionale, come abbiamo detto, come è stato detto dall’Adler: per cui più che dover formulare l’ipotesi che l’autore sia costretto a constatare con amarezza l’imperante cinismo di una realtà che non può che divergere dall’ideale, il lettore può forse formulare altre ipotesi (ipotesi che non potranno venir meno nell’ultimo e conclusivo episodio, quando l’avventura principale con cui si apriva il romanzo, la vendetta di Raguidel appunto, sarà compiuta): l’ipotesi cioè che non si tratti di insufficienza e debolezza dell’ideale o che l’ideale è soltanto tale e non è quindi la realtà, quanto che l’insufficienza e l’inadeguatezza più che dell’ideale è invece della letteratura, della macchina narrativa, della sua capacità di rappresentazione, della sua incapacità di assumere al suo interno tutto il reale e a partire da questo costruire e fondare o rafforzare i contenuti morali e sociali. Certo si potrebbe obiettare che è l’eroe protagonista medesimo, Gauvain intendo dire, ad essere insufficiente, anzi, ben si sa che egli è l’esemplare, quasi il campione di tale inadeguata insufficienza, ma non bisogna però dimenticare che egli è anche il più letterarizzato (se così si può dire) dei personaggi arturiani, quello che non solo incarna il codice del mondo cui appartiene, ma anche quello che, sul piano della comunicazione letteraria, garantisce la continuità di un certo genere narrativo e di tutto ciò che esso comporta in sé. È da qui, credo, che bisogna muovere per comprendere. Bisogna comprendere la promozione – credo proprio sia giusto dir così – comprendere, dico, la promozione di Gauvain: il quale da deuteragonista, significante di quel limite che egli non sa valicare, passa ad essere protagonista che finalmente varca la soglia al di là della quale egli tramuta da tipo in persona; ma posto che tale ‘nuovo’ (rinnovato/tramutato) eroe è, topicamente, in quanto ‘tipo’, il rappresentante della letterarietà medesima, questo suo progredire significa il trapassare dell’universo virtuale della letteratura nell’attualità concreta (concretezza morale ed esistenziale naturalmente).

Rifletto, a costo di ripetere: l’abolizione del tradizionale dualismo che all’eroe vero (principale, propositivo, protagonista) affiancava un Gauvain, deuteragonista, e icona tipizzata, standard e limite a un sol tempo, significa non la sfiducia, per caduta delle idealità, nei confronti di una concezione eroico cortese tradizionalmente intesa, e neppure significa, magari in modo ironico e parodico, che ci si debba accontentare di un tipo di eroe standardizzato perché più di tanto non si deve né si può pretendere; l’abolizione di tale dualismo vuol dirci invece, a mio parere, qualcosa d’altro: vuole farci intendere soprattutto un riorientamento del processo di lettura, di quel processo e di quella lettura che, da parte di tanti lettori, si ferma sullo standard e su di esso si appiattisce, senza che sappia cogliere la necessità di oltrepassarlo. Vuol rimarcare una fruizione di lettura che resta bloccata sull’esteriorità e sull’approssimazione interpretativa proprio a causa dell’abuso che se ne fa e che la rende vulgata e routinaria: per la qual cosa lo stesso eroe propositivo può correre il rischio di venir inteso quale tipo e non quale eroe, e dunque frainteso; e allora, se così, tanto vale far assurgere a ruolo principale dell’azione narrativa proprio colui che tipo è fin dal principio, e fargli intraprendere un processo evolutivo che lo faccia emergere dai margini circoscritti entro cui resta compresso.

Una tale ipotesi interpretativa può apparire azzardata alla luce di questo solo romanzo, la Vengeance Raguidel, ma non bisogna dimenticare che su questi argomenti la poco precedente (di una generazione più o meno) produzione letteraria aveva già discusso e riflettuto stigmatizzando lo scadere appunto della fruizione e dell’intendimento della creazione letteraria in percezione routinaria e omologante, e della mancata capacità di coglierne le dimensioni e le risonanze più intense e più vere, fermandosi sulla soglia e sulla superficie, compiacendosi nell’effimero e nel dilettevole; e la letteratura rischiava così di perdere la sua applicabilità al mondo (penso al Guillaume de Dole e al Bel Inconnu); né va dimenticato che proprio l’Atrer Périlleux, di cui parlerò tra breve, conforta questa ipotesi che qui propongo.

Lo stesso fatto che in questo sottogenere di romanzi Gauvain, nonostante riesca a superare se stesso, traendosi fuori dalla maschera tipizzante, non raggiunga mai le profondità della coscienza, né conquisti nuovi territori al pensiero di essa e alla riflessione su di essa, mi pare confermare questa ipotesi; l’ipotesi cioè che questi romanzi abbiano come mira e come tema primariamente sottostante non tanto la dimensione morale, sociale, interiore, di coscienza, ma che invece mirino proprio al lettore distratto, e che proprio questo essi tematizzino insieme alla sua distratta lettura: a costui essi fanno quindi appello per correggerne la distorsione limitativa, affinché egli torni a leggere i buoni romanzi classici e tradizionali con maggiore e accresciuta considerazione.

Perché, per citare le parole di S. Atanassov, bisogna  «transformer le personnage du héros élu en signe à lire».

Nell’Atrer Périlleux questo processo di significanza testuale diventa ancora più evidente, si perfeziona e si raffina. Anche in questo romanzo vengono riprese certe modalità narrative e lo schema già proprio del romanzo cortese tradizionale; ma questo gioco di ripresa si infiltra fin nell’intimo del discorso narrativo: Gauvain, come già l’eroe cortese più noto e fondato, proietta sugli avversari difetti e ossessioni immaginarie che sono tutte sue proprie, e tali avversari divengono figurazione dell’io come l’altro da sé. Se però nel romanzo tradizionale una tale proiezione fungeva quale mezzo per disegnare una psicologia e una interiorità altrimenti irrappresentabile, qui invece, un’altra volta, una tale modalità è volta alla ’rivelazione’ della ‘letterarietà’ medesima e alla necessità di riportare questa a un valore di significanza, superando la banalità autoreferenziale che non farebbe che colmare attese già precostituite.  Anche in questo romanzo assistiamo all’irrompere, ancora una volta dai toni per lo più ironici e parodici, di una realtà e di un realismo inopinabili entro il quadro del romanzo cortese. Ed anche questa volta il fine non è quello del ‘realismo’ demistificante rispetto a un ideale ormai opinabile: ma di nuovo quello di una riaffermazione dei valori e dei significati costituiti, attraverso la dissoluzione della maschera stereotipa che la tradizione ha imposto al protagonista e che una cattiva lettura rischia di estende pure a qualunque eroe sensato.

Se infatti nel romanzo chrestieniano, come s’è detto, è l’eroe principale che deve far venir fuori tutti i limiti di un Gauvain già ridotto a stereotipo umano, qui è Gauvain medesimo che si deve far carico, soggettivamente e in se stesso, di tutti i suoi propri limiti: limiti di un personaggio che non è più rappresentante di umanità, neppure di mediocrità interiore, ma che è ormai solo personaggio letterario, e come tale, nella sua essenza ridotta a pura virtualità, quasi oggetto di culto e di desiderio feticistico.  Che altro può significare, se no, il ripiegarsi della minore delle due sorelle, entrambe innamorate di Gauvain, che verso la conclusione del romanzo, quando l’intrigo della trama va sciogliendosi, dice che ella se proprio non potrà avere Gauvain si accontenterà, su consiglio della maggiore, del Cavaliere Vermiglio, ancora senza nome, il quale, disarmato, ha conquistato le armi di un prepotente che ha sottratto a Artù la coppa d’oro? E chi è questo cavaliere vermiglio senza nome? Non è chi non possa riconoscere in costui nientedimeno che Perceval, il cavaliere dalle armi vermiglie. Dunque l’eroe stereotipo, il ‘tipo’, viene preposto e prescelto rispetto all’eroe vero.

E in realtà, qui nell’Atre, Gauvain è oggetto di mire diverse da parte femminile: egli, o è chiamato quale garante della fedeltà in amore (proprio lui il donnaiolo, il dongiovanni, l’incostante!), o è concupito quale campione di seduzione virile, o è il termine contro cui i cavalieri devono misurarsi per dimostrare alle loro dame, vincendolo, la loro maschia capacità cavalleresca, esibendosi superiori a quel modello, a quel feticcio immaginario, che quasi per definizione, finché almeno si resta prigionieri dell’illusione finzionale, resta paranoicamente inarrivabile e ineguagliabile. Il che significa che si vuole direttamente realizzare ed attingere questo feticcio senza passare attraverso la mediazione del senso o del simbolo. È a partire da questo assunto che si può comprendere la (maggiore) finezza della trama testuale, prima ancora che narrativa, dell’Atre Périlleux; a partire di qui si potrà comprendere lo sfruttamento, da parte del testo, di un coté  allegorico, di frammenti, magari insistiti, di allegorismo, senza che per altro il romanzo assuma la fisionomia di un testo allegorico.

Se nella Vengeance Raguidel avevamo visto per quasi tutto l’arco della narrazione un Gauvain intrappolato dentro il labirinto di avventure dalle quali non riusciva a venir fuori, con tutta l’irruzione del realismo/iperrealismo che ormai sappiamo, volta a stigmatizzare la letterarietà che un certo universo di rappresentazione aveva finito per assumere, e se soltanto nell’ultima sezione, tanto importante quanto breve, Gauvain sapeva imbroccare la retta via dell’avventura sensata e portatrice di giustizia e di rettitudine morale; qui invece nell’Atre Pèrilleux l’azione con cui Gauvain recupera se stesso e rimedia alla sua insufficienza comincia fin quasi da subito, perché quasi da subito egli è in grado di riconoscere il proprio difetto (che è quello di una letterale acquiescenza ai codici di comportamento cortese). Egli si lancia al recupero e al salvataggio di una pucele che si era messa sotto la protezione di Artù e sua medesima e che, mentre la corte è assisa a mensa, è stata rapita anche e soprattutto a causa del suo non tempestivo intervento. Questo a sua volta è dovuto alla stolida osservanza del codice che gli impediva di alzarsi da tavola prima di aver finito di mangiare; al che si aggiunge una forse eccessiva fiducia in se stesso: egli è sicuro che, levata la tavola, potrà ben raggiungere il rapitore e contrastarlo. L’avventura di questo romanzo si presenta sdoppiata in due parti complementari: inizialmente Gauvain dimostra, nei confronti della pucele,che era stata posta sotto la sua protezione, l’incapacità di difenderla dalla prepotenza di Escanor che la rapisce alla corte, per i motivi e nei modi appena veduti. Prima di poter portare a capo la sua riscossa, egli combatterà in un cimitero – nell’Atre périlleux appunto – contro un diavolo, altrimenti invincibile, che tiene assoggettata alle sue voglie un’altra pucele che per altro tratta come dama cortese colmandola di attenzioni e di doni; e la vittoria può avvenire grazie al fatto che egli fissa, durante il combattimento, la croce cristiana; dopo questa avventura potrà riuscire a raggiungere e a uccidere Escanor, il rapitore, che si dimostra essere, per il ripetersi di certi dati testuali, il doppio del demonio appena sconfitto, ma anche, per certi particolari intertestuali, il doppio dello stesso Gauvain. La valenza allegorica risulta così ben chiara, come una certa valenza demoniaca che si cela nella cortesia e nello stesso Gauvain. Costui però ha dovuto apprendere, nel corso di questa impresa qualcosa di assolutamente inaspettato: apprende infatti che egli stesso, proprio lui, è morto, è stato ucciso, ucciso da due misteriosi cavalieri che ne hanno smembrato il corpo, e che la notizia di questo assassinio si è largamente diffusa. Tutti, e in special modo le dame, piangono la scomparsa di un tale loro paladino, difensore e garante della lealtà amorosa; mentre gli uomini, i cavalieri, sembrano approfittare di tale mancanza di garanzia per soddisfare la loro vanità e il loro tornaconto erotico, contro ogni impegno di lealtà. Comincia così una nuova quête per il nostro eroe: quella di ritrovare gli assassini del suo alter-ego, scambiato da essi per lui, ma anche e soprattutto la quête alla ricerca del proprio nome: da un certo momento in poi egli si autonomina come cil san nom, o celui qui a perdu son nom.

Si viene pertanto a stabilire a questo punto una doppia valenza e un doppio registro del testo narrativo: da un lato una conduzione briosa e umoristica basata sulla situazione che vede un Gauvain che tutti credono morto mentre egli sta proprio lì di fronte a chi morto lo crede, dall’altro un accentuato diffondersi del registro allegorico, usato con effetto di derealizzazione. Si pensi per esempio all’episodio della dama dello sparviero, dove il rapace, che tante volte, posto sul pugno di una dama era stato impiegato a significare la potestà femminile sull’uomo, viene ricondotto alla sua radice di ‘reale’, al suo principio di termine metaforizzante di una metafora corriva e triviale, e presimbolica. O si pensi ancora all’episodio della notte trascorsa all’addiaccio, durante una tempesta, dal protagonista e dalla medesima dama di cui sopra, episodio in cui l’autore, supportato dalla voce narrante, gioca con maliziosa reticenza sul dubbio lasciato al lettore circa che cosa ‘sia accaduto’ fra i due, ma che segna comunque un inizio di resipiscenza morale dell’eroe, il quale con lo scudo protegge dalla tempesta se stesso e la dama. E si tengano inoltre in considerazione diversi nomi propri, o anche appellativi – quali Gomerés Sans Mesure, Faé Orgellox, Tristran Qui ne Rit, Courtois de Humberlant, per esempio – presi au pié de la lettre: i quali da una funzione di ipostasi di istanze morali, che il codice letterario sembrerebbe loro imporre, trapassano a quella di designazione di qualità reali e concrete che definiscono un ‘tipo’ umano nella sua concretezza oggettiva. Ma ai quali tuttavia non viene soppressa la loro valenza primariamente codificata, tanto che il testo può essere indirizzato verso una dimensione morale: in un moto pendolare continuo fra realismo e allegorismo che rende sfumata e complessa la lettura.

Il dato allegorico di più larga ampiezza e praticamente diffuso lungo l’arco di tutto il testo è però quello dello smembramento del corpo di Gauvain, o meglio dello pseudo-Gauvain, del suo alter-ego che tutti scambiano per lui. Certamente, come da più o meno tutti è stato riconosciuto, questo smembramento è metafora della frantumazione della buona fama di bon chevalier di Gauvain, dello sgretolarsi del suo nome, che egli topicamente mai si astiene dal pronunciare a chiunque glielo domandi, del decadere del suo buon nome, del suo renom: per cui egli stesso diventa il cavaliere senza nome e che tale nome, tale renom deve recuperare. Ma, mi chiedo, si tratta soltanto di metafora? di una metafora quale mezzo che renda testualmente più perspicuo tale significato, sotteso a tutto il testo del nostro romanzo? O non c’è forse qualcosa di più sottile che si diffonde e si dissemina in esso? Che cosa significa questa equivalenza fra nome e corpo? Certo se un uomo, anzi un eroe, un eroe letterario, senza renom non esiste, allora non esiste neppure il supporto di tale renom: e cioè il corpo, il cors (che in antico francese significa tanto ‘corpo’ quanto ‘persona’): è per questo che le damigelle che piangono la morte di Gauvain di fronte al medesimo Gauvain che sta lì ben vivo fra l’attonito e il divertito stupore, è per questo che esse restano incredule davanti alle cortesi e umoristiche proteste di lui che, pur senza rivelarsi, dichiara che lui Gauvain l’ha visto or non è molto vivo e sano alla corte. Ciò significa allora che una fama frantumata (un idolo infranto, un feticcio spodestato) la vince sulla realtà effettiva, materiale, corporea e su qualunque testimonianza nei confronti di essa. È questa la metafora sottesa a tutto il testo che ne fa pertanto un’allegoria (meta)testuale; e non è dunque un caso che il nostro eroe protagonista si trovi sempre davanti a persone e personaggi che lo conoscono per fama, che lo piangono o lo temono, ma che pur trovandoselo davanti, non lo riconoscono né lo identificano: e come si può riconoscere qualcuno che è soltanto un personaggio letterario, che è creato e mediato soltanto dalla parola letteraria e non ha altra esistenza? Gauvain non è persona e forse neppure personaggio: è un divo, un tipo, un’istanza, per cui la dissoluzione della sua buona fama corrisponde alla dissoluzione dell’intero suo essere, anche corporeo; egli non esiste più.

Ma il gioco è ancora più sottile. In realtà che Gauvain abbia perduto il proprio renom, il suo buon nome lo sa – e da tempo, ancor prima di questo nostro romanzo – soltanto il lettore, e direi il buon e accorto lettore; mentre non lo sanno i personaggi che il nostro protagonista di volta in volta incontra: questi piangono la sua (presunta) morte e la piangono proprio perché è venuto a mancare un uomo di tanta qualità, di tali virtù cortesi e cavalleresche, il garante stesso di esse. Come dire che tali personaggi vedono solo l’illusione di tale morte corporale ma non vedono invece la realtà della morte della sua fama. C’è dunque come uno scollamento fra ciò che è reale (Gauvain è fisicamente vivo ma la sua fama è perita) e ciò che di tale realtà viene percepito (Gauvain è morto ma la sua fama è integra). È questo scollamento, questa asimmetria, indice, se vogliamo, di una derealizzazione: è questa configurazione testuale ciò che costituisce la cifra del testo dell’Atre Périlleux. Questo scollamento, questa asimmetria (fra lettori avvertiti e personaggi che popolano la narrazione) mi pare possa esser letta come metafora pervadente del cattivo funzionamento  della letteratura, quanto meno della letteratura arturiana, della sua disgiunzione dal mondo, della sua incapacità di ‘applicarsi’ ad esso e di interagire con esso in senso corretto. Vorrei dire, insomma, che i personaggi in questione, quelli cioè che, al contrario del lettore avvertito, credono alla morte fisica dell’eroe ma ancora nella sua fama e nella sua integrità morale, metaforizzano, se non sto azzardando troppo, proprio il cattivo lettore, quello che ama o amerebbe credere nell’esistenza concreta di un eroe letterario, o che comunque amerebbe trovare un darsi concreto di ciò che tale eroe letterariamente e testualmente rappresenta, quel lettore cioè che vorrebbe un immediato realizzarsi dell’illusione letteraria.

Ma il bersaglio del testo del nostro romanzo non si limita a ciò. Quella che Gauvain deve intraprendere è una doppia quête, una quête che egli deve addossarsi a livello eminentemente testuale: egli deve non solo andar contro il cattivo lettore che scambia l’illusione (letteraria) per realtà, che abolisce il confine che separa letteratura e vita provocando l’importuna invasione della prima nella seconda. Non solo questo: egli deve aver di mira anche il ‘buon lettore’, il lettore avvertito, quello troppo scantato che sa che il testo letterario è solo letteratura, magari divertente ma soltanto tale, e che, anche lui, tale e così fine lettore, evita, come quello più ingenuo, l’ ‘applicazione’ della letteratura alla vita. A entrambi i lettori (i tipi di lettore) il nostro eroe deve restituirsi come persona, sia pure persona letteraria, diciamo meglio: come rappresentazione della persona. Al primo tipo di lettore, quello che cade, cedendovi, nell’illusione rappresentativa (lettore qui, come si diceva, metaforizzato dai personaggi che credono alla sua morte e alla sua buona fama) deve insegnare e far comprendere che la letteratura non coincide con la vita, ma è primariamente qualcosa da leggere, nel senso di lettura piena. Ed è forse questo, potrei ancor più azzardare, il significato metaforico allegorico dell’episodio in cui le membra scomposte del corpo smembrato dello pseudo-Gauvain (cioè di colui che realmente era stato ucciso al posto di Gauvain, e che non casualmente ha per nome Courtois de Humberlant) vengono ricongiunte per mezzo della magia, ma pure col concomitante aiuto di Dio: come dire che resuscitare l’alter-ego di un eroe cortese presunto morto, ma pur vivo ancora nel suo renom; che associare la fama di un eroe creato dalla letteratura con un corpo materiale che se ne faccia supporto è cosa che può esser vera, qualcosa che ben può darsi ed esserci. Anzi deve esserci: ma tale cosa può e deve prodursi precipuamente come il frutto della magia della scrittura; della scrittura letteraria, magari assistita da Dio stesso, cioè da un’istanza di assennata lettura.

Al secondo tipo di lettore, quello smaliziato ed esperto, quello stesso che magari concretamente e storicamente leggeva/ascoltava il nostro romanzo, quello che sa già che Gauvain è solo letteratura, anzi emblema della letterarietà medesima, e in senso negativo; a quel lettore che ben sa che il nostro eroe protagonista è il cliché del limite e dell’insufficienza, il limite del letterario ridotto a clichè, a questo tipo di lettore, ma anche a tanti lettori moderni che amano in surplus ritrovare il meta- della e nella testualità, a un lettore che nella sua scaltrita malizia finisce per ricongiungersi con l’ingenuità del primo: a questo, a questi lettori Gauvain e/o il suo stesso testo, questo testo dell’Atre Périlleux (che nella sua fabula ristabilisce la buona fama del protagonista e quindi i buoni valori cortesi), ricorda e insegna che la letteratura non è soltanto un gioco di funzionamento, non è solo una, pur dilettevole, illusione; che essa, la letteratura e comunque la rappresentazione, non può risolversi, o non sempre necessariamente e di fatto si risolve in funzione ludica che accarezza l’immaginario, ma che essa deve, e comunque può avere il suo legame con la vita. Vita che essa, la letteratura, può amichevolmente accompagnare e mettere in questione. Perché la letteratura prima di tutto, anche dopo una pur necessaria sua dissezione (senza la quale certo non capiremmo la preziosa macchina di questo romanzo), la si deve pur leggere. Perché l’eroe eletto è, se tale è, primariamente un eroe che va letto: totalmente, fino in fondo, oltre il testo.

maurizio virdis

 

riferimenti bibliografici

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Mar 082013
 

Si informano gli studenti interessati che il giorno 04/04/13, in aula ed orario che verranno comunicati con un successivo avviso,

verrà effettuato il compito d’esame per Chimica Organica 1 di CTF.

Il Professore della materia

Prof. Giovanni Cerioni

CHIMICA ANALITICA FARMACIA 27 FEBBRAIO

 avvisi, Esito esami, Farmacia 2° anno, Nessuna categoria  Commenti disabilitati su CHIMICA ANALITICA FARMACIA 27 FEBBRAIO
Mar 072013
 

Cari studenti,

dopo il colloquio di stamane ho verificato i fatti e  preso atto della informazione “deviata” che avete ricevuto.

Di  conseguenza ho ricalibrato i voti non dimenticandomi del fatto che diversi di voi -avendo evidentemente usato il cevello e non le orecchie- non si son “fatti deviare”. Qui sotto trovate le nuove valutazioni che provvederò a registare su Esse 3.

Per il voto sul libretto chi può lo lasci in segreteria di Presidenza, 2° piano del Palazzo delle Scienze, chi non potesse passi presso il mio studio con il libretto : se ci sarò firmerò il libretto; qualora non ci fossi ritentate.

saluti e auguri

F.M. Pirisi

# Matricola Esito
1 50/22/12458 21
2 50/22/12444 25
3 50/22/12240 25
4 50/22/12416 26
5 50/22/11547 25
6 50/22/12171 24
7 50/22/12348 26
8 50/22/12260 22
9 50/22/12313 26
10 50/22/11987 21
11 50/22/12141 23
12 50/22/12428 22
13 50/22/12197 22
14 50/22/12243 25
15 50/22/12177 ASS
16 50/22/12446 26
17 50/22/12259 26
18 50/22/11818 26
19 50/22/11979 18
20 50/22/12357 ASS
21 50/22/12385 23
22 50/22/12254 25
23 50/22/12356 25
24 50/22/12418 25
25 50/22/12342 22
26 50/22/12423 24
27 50/22/12335 28
28 50/22/12345 26
29 50/22/11033 ASS
30 50/22/12425 26
31 50/22/12396 ASS
32 50/22/12363 ASS
33 50/22/11642 18
34 50/22/12103 23
35 50/22/12459 18

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Mar 072013
 
Giuliana Mandich  mandich@unica.it  

Sa pratzidura diatòpica de sa lìngua sarda / La divisione diatopica della lìngua sarda. – FILS – Cagliari, 11-12 novembre 2011: “S’impreu de su sardu veiculare in iscola e in s’universidade”

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Mar 062013
 

PratziduraEst cosa connotta de tottus ca sa lìngua sarda est pratzia in fuedhadas diversas e dissimbillantis, candu prus candu de mancu, s’una de s’attra. Mancai sa lìngua sarda siat una e una scetti. E custu poitta ca una scetti est s’arrèxini e sa manera de cummenti s’est ispirigada sa lìngua latina po ’ndi benni lìngua sarda: e gi’est po cussu insandus chi sa lìngua sarda tenit meda caràtteris chi funti sempri is proprius in calisisiat logu si fuedhit su Sardu. Iat a bastai a nai su fenòmenu de sa metafonesi, sa punna de su Sardu a mantenni sa sìllaba obetta; sa manera analìtica de fai su tempus verbali de su benidori (e.a.n. su futuru: p. es. app’a nai,as a fai), s’artìculu determinativu (su, sa) chi benit de su latinu ipsum/a e no de illum/a cumenti est in casi tottu is attras lìnguas romànicas; s’affortziamentu de is cussonantis; su de ’nci ponni sa preposizioni a deinnanti de su complementu oggettu si custu est una pessoni (p.e.appu intendi a Nàssiu): e meda attrus ’nd’ia podi mentovai. E prus parìvile ancora est sa lìngua sarda si pigaus a contu is fenòmenus de  sa sintassi: chini no connosci s’espressioni po fai certus tipus de dimandas, cument’iat essi Intèndiu m’as?calendinci fias?A Frantziscu fuedhai dhi deppeus?, po nai una de is cosas prus connottas e spainadas in tottu su Sardu; e ia podi acciungi sa manera de imperai su modu infinidu, o su gerùndiu, o sa tràmuda de is costituentis sintàtticus in sa fràsia, cummenti aina po espressai certus bisòngius e fainas pragmàticas (p. es. una domu nova mi seu comprau). E no est de si scaresci chi su cabbali de su lèssicu, de is paràulas est a nai, est, in sa fondamenta sua (e no scetti), su matessi in tottu is fuedhadas  de sa lìngua sarda.

Nadu custu, scieus, torru a nai, ca sa lìngua sarda cambiat de espressada comenti cambiant is logus e sa geografia de sa Sardinna; scieus tottu ca, si andaus a una bidha accanta a sa nostra, agattaus giai differèntzias e dissimbillantzas, chi crescint cantu prus si  ’nci stesiaus de su logu nostru. Tottu custu no est unu spantu e no dhu deppit essi: dogna lìngua est, fintzas de s’inghitzu, differentziada in sa geografia sua, e s’aunimentu, si càpitat in s’istòria, benit appusti, mancai sa chistioni siat unu pagu prus diffìcili, trobedhada e imbodhiada de cantu seu narendi innoi. Podeus fintzas nai chi sa differèntzia est sa sustàntzia matessi de sa lìngua: de dogna lìngua, poitta ca dogna lìngua nascit cun s’intzimia etottu  de sa differèntzia e de sa cumpratzidura: diffèrentzia intra de is logus abi custa lìngua si fuedhat; differèntzia cunfromma de is dissimbillantzas chi s’agatant in sa societadi aundi est fuedhada; s’aunimentu de una lìngua (e fintzas su mantenimentu de issu) benit, imbèccias, de una voluntadi precisa, chi podit essi polìtica, sociali o culturali, o totu custas cosas impari.

 

Duncas, su problema immoi est cussu de stallai is diversas faedhadas de sa lìngua sarda. Infattis si andaus a circai differentzias, ’nd’eus agattai prus de cantu si ’nd’íant a podi, in tottu su logu de Sardinna, différentzias de nomini po nai una e una pròpia cosa (p.es. is nominis de su tzurrundeddu, o de su pibitziri), o is desinèntzias de tempus e modus de su verbu, is maneras, is prus dissimbillantis, de spadriai is sonus e de realisai is fonemas: e in custa manera iaus a intrai ind un’imbòdhiu aicci impirigau, chi iat essi diffìcili a si ’ndi scabulli. Duncas bisòngiat a circai e a si donai una mètida e un’arrègula po si ’ndi podi sprobigai.

 

In custus annottus chi si propòngiu m’app’a poderai a unu critèriu e a unu fundòriu tradizionali, chi est cussu de fundamentai sa pratzidura de is fuedhadas appitzu de fenòmenus fonèticus de sa lìngua, mancai deu beni scìppia ca attrus critèrius s’iant a podi bogai a pillu, fintzas po biri si custus andant a pari cun is fonèticus, e in cali medida; e mancai scìppia puru chi fintzas una classificatzioni de is fenòmenus morfològicus, mascamenti is chi pertoccant sa coniugatzioni verbali, iat essi cosa disìggiada po s’iscèntzia, dae custu remiru. Ma scieus beni puru chi est tantecantu sa fonètica a donai a is fuedhantis sa medida e s’attinu su prus làdinu de sa differèntzia.

Ma fintzas ponendisinci aintru de custu consideru fonèticu, toccat a circai e a ponni critèrius precisus, poitta ca is fenòmenus fonèticus funti medas e medas.  E duncas tocat a scerai calis fenòmenus fonèticus potzant essi cussus affattentis a una pratzidura chi tengiat sentidu e fundòriu, deghinò iaus a essi indaennanti de un’improdhu de fattus differentis, iscussertaus e chen’arrègula.

Duncas app’a prova a donai unu critèriu e un’arrègula a s’ammisturu mannu de is differèntzias. E diacci toccat a si dimandai cali iant essi is differèntzias de importu prus mannu po trassai una figura assentada de custa cumpratzidura, dialettali eus a nai, de sa lìngua sarda. Po custu m’app’a poderai a tres critèrius fundamentalis: unu geogràficu, unu, stòricu-comparativu e unu strutturali.

Innanti de sighiri in custu trettu, iat essi pretzisu de bogai a campu su concettu de isoglossa: naraus isoglossa una linia imagginària chi scrobat su logu (geogràficu) aundi s’agattat unu certu fenòmenu, de su logu aundi custu fenòmenu no dhoi at. Duncas un’isoglossa disinnat una pratzida de campu (de spàtziu) geo-linguìsticu cun remiru a unu certu fenòmenu linguisticu: fonèticu, lessicali, morfològicu.

Immoi, cummenti is linguistas scnit beni deddiora, candu est chistioni de làcanas intra variedadis de una matessi lìngua o intra lìnguas imparentadas intr’issas, no s’agattat mai una làcana pretzisa chi dhas iscrobit de manera netta, po ca si potzat nai chi innoi accabbada sa variedadi X e adhia de innoi cumenentzat sa variedadi Y. Infattis is isoglossas s’attroppèliant intrepari, chene andai mai una appitzu de s’attra, de  manera chi no si podit marcai mai una làcana pretzisa: teneus scetti làcana de fenòmenus singrus, ma no làcana intra variedadis o lìnguas in parentìu. Perou, certu, podeus nai chi ’nci funt isoglossas chi punnant a sighiri sa matessi caminu, accostandusì o istesiandisi unu pagu s’una cun s’attra o mancai fendu su propriu camminu po unu certu trettu. Po esèmpiu, su campu attremenau dae s’isoglossa chi pratzit sa leada abi is cussonantis velaris si funti torradas in palatalis (est a nai sa leada abi si narat chentu e cussa abi si nara centu), sighit unu camminu  chi casi cumbinat cun su de s’isoglossa chi pratzit sa leada aundi is vocalis -E e -O latinas in finitia abarrant ugualis, dae sa leada aundi custas vocalis si cambiant in -i e in –u (est a nai sa leada abi si narat òmines bonos dae sa leada abi si narat òminis bonus). Attru esempi podit essi cussu chi pertoccat sa rutta de sa n intr’e vocalis e su de su cambiamentu de L in b (sa mãu maba); o ancora cumbinat casi perfettamenti sa leada abi si narat puthu (dae una T+J latinas) e cussa abi s’arruit sa f de inghitzu ’e paràula: ’idzu (pro fidzu). Un’attru critèriu est cussu po chi unu datu fenòmenu (sinnau de una certa isoglossa), naraus su fenòmenu A podit occuppai una certa leada inintro de sa cali dhoi at una leada prus pitticca abi s’agattat fintzas su fenòmenu B; in tali manera iaus a tenni sa variedadi X chi tenit A e scetti A e sa variedadi Y chi tenit A e B.

Infinis podeus ponni un’attru critèriu, su de tres chi nos fait stallai una leada abi is isoglossas si attroppeliant e s’impirigant meda appari.

Un’attru critèriu ancora est cussu chi si fait preferri un’isoglossa chi istallat una leada bastanti manna de una troppu pitticca.

 

Postus chi aus custus critèrius, toccat insandus a disponni una gerarchia chi tengat in cossideru s’importu, minori o majori, de custas isoglossas. Po fai custu, potzu proponni custus paràmetrus, commenti sighit: 1) paràmetru spatziali: tenint importu prus mannu is isoglossas chi istallant una leada prus manna, mellus ancora si 1a) custas isoglossas punnant a s’attobiai appari; 2) paràmetru istòruicu comparativiìu: tenint prus importu is isoglossa chi scrobant una leada de unu fenòmenu de mantenimentu dae cussa de unu fenòmenu novadori, mellus ancora si 2a) custus fenòmenus si podint cuffrontai  cun fenòmenus parìvilis de logus linguisticus chepari po cantu a parentiu; 3) funti de importu is isoglossas chi stallant sa leada de dus fenòmenus chi siant parivilis o liaus intr’issus cantu a struttura.

Insandus su tipu de leada linguistica chi eus a nai «ideali», iat essi cussa chi tenit un’amprària bastanti manna, chi si cumbinat cantu mellus est possìbili cund una leada de un’attru fenòmenu, e aundi s’agattant fenòmenus de importu stòricu-comparativu e de importu strutturali.

 

Immoi, insandus chi eus nau tottu custu, già podeus scioberai is isoglossas chi funti de importu prus mannu.

Una prima isoglossa est cussa chi iscrobat sa leada aundi is cussonantis velaris latinas indaennanti a is vocàlis e e i (ki, ke) abarrant chene cambiamentu, dae sa leada aundi custas cussonantis si torrant in palatalis (est a nai chi si scrobant sa leada aundi si narat chentu lunghes de cussa aundi si narat centu luxis). Custa isoglossa pratzit sa Sardinna in dus mesus casi ugualis; e ancora is dus leadas aicci stalladas funti, duncas, una prus cusservativa e casi unica in su mundu linguìsticu romànicu, a nord, e s’attra prus innovativa a sud. Cust’isoglossa, ancora, currit unu camminu chi si cumbinat bastanti beni cun s’isoglossa chi scrobat sa leada aundi is vocalis –E e –O de finitia si mantenint cummenti funti dae cussa aundi issas si tramudant in  –i e ino ( frores bellos/froris bellus; deo sono bene/deu sonu beni ); e innoi puru ’nci teneus un’area de cusservassione a nord e una de innovassione a sud chi s’appresiat a s’Italia meridionali e a sa Còrsica.  Po custu fattu, su mesu meridionali de s’Isula benit a frommai unu sistema fonològicu cun setti fonemas vocàlicus, poitta ca si distinghit una e aberta dae una e serrada (bèni/béni, scètti/scétti) e atterettantu una o aberta dae una o serrada (óru/òru; óllu/òllu) cun balori fonològicu, est a nai bastanti a distinghi po issas etottu dus pràulas. Custu fattu est lograu de su fenòmenu chi si narat metafonesi po su cali una vocali e o o tònicas funti serradas si sighit sa vocali o u, deghinò sa e e o abarrant abertas, ma sa o u deppint essi sas beras de su latinu, ca si benint de una -E o -O latinas chi in Campidanesu si furriant in e u, insandus  sa e oppure o tònicas abarrant abertas: e duncas, po esèmpiu,  béni dae su latinu VENI porta sa e serrada, mentras ca  bèni dae su latinu BENE porta sa e aberta.

 

Dhoi at attras isoglossas chi currint dae ponente a levante in mesu a sa Sardinna e dha spratzint in dus metadis.

Dhoi at cussa de sa pròstesi de sa vocali i daennanti a s+cuss. Fenòmenu chi agattausu sempri in su mesu de susu de s’ìsula, mentras che in sa parti ’e iosso custu fenòmenu no est de regula (iscola, iscala, ispantu iskire, istrale). Mentras a s’imbessi in parti ’e iosso agattaus sa pròstesi de a daeinnanti a una r (arriu, arrana, arrosa, arruiri, arrègula, ecc.), chi no s’agattada in part’ ’e susu.

Su mesu de basciu tenit s’articulu determinativu plurali is uguali po maschili e po femminili, mentras chi in part’ ’e susu si scerat sos po su maschili e sas po su femminili.

Infinis teneus tres isoglossas chi currint de manera casi perfetta su propriu camminu, stallendi una leada a forma de triangulu, cun sa punta in Ottana e is ladus chi andant s’unu a Siniscola e s’attru a nord de Baunei, de manera chi in custu triàngulu cappit sa part’ ’e susu de sa Brabaxa, su Nuoresu e sa Baronia. Is isoglossas chi seus narendi funti duncas custas.

1) cussa chi scrobat sa leada abi is cussonantis occlusivas surdas P,T,K intra de vocalis s’abarrant chen’ e mudai, a differèntzia de tottu su restu de su logu sardu abi is cussonantis ch’eus nau si mudant in sonoras fricativas b, d, g.Po esèmpiu: paku, luke, fàkete, arribatu, kupa, kepudha contra a  pagu, luge, fagede, arribbadu, kuba, kebudha. Custu fattu est de importu compartivu poitta ca distinghi una leada cusservativa, de una keada innovadora fintzas a cuffronta cun attras partis de s’ispàtziu linguisticu romànicu: pruscatottu orientali contra occidentali.

2) sa rutta de sa cussonanti in cummentzu de paràula: oku po foku, arina po farina, idzu po fizu, odza po fodza, àkere po fàkere, urriare po furriare, erru po ferru, ecc. Custu fattu est de importu si pensaus chi custu fenòmenu si deppit a sa lìngua chi si fuedhàt in Sardinna innanti de su Latinu de is Romanus, e est unu fenòmenu chi agattaus fintzas in su Castiglianu e i su Guasconi, casi de seguru poitta ca custas lingusìas teniant una matessi lìngua preromana, pari cun sa Sardinna.

3) s’irviluppu de su gruppu fonèticu de C o T + sa semicussonanti J ; in custa leada custu gruppu si svviluppat cummenti una cussonanti interdentali ficativa th, contra a  su Logudoro chi dhu torrat cummenti t, e su Campidanu chi dhu torrat cummenti zeta surda tz: petha, puthu, atha) contra a peta, putu, ata mein su Logudoro, o petza, putzu, atza in Campidanu (dae su latinu PETTIA, PUTIU (po su clàssicu PUTEU), ACIES.

 

Seus immoi in sa possibilidadi de tirai carchi concruimentu. Eus bistu chi dhoi at tottu una filera de fenòmenus chi spratzint su logu linguisticu de su Sardu in dus metadis de amprària casi uguali: s’una in part’ ’e susu e s’attra i part’ ’e  iossu, s’una, a nord, prus cusservadora e s’attra, a sud, prus innovadora. E funti tottu isoglossas de importu po is arrexonis chi eus nau appitzu. E dhoi at unas tres isoglossas, de importu issas puru, chi descrinti una leada prus pitticca ma beni stallada chi est cussa de su Nuoresu. C’est de nai perou chi tottu is isoglossas chi distinghint sa parti ’e iossu da sa de susu, distinghint peri su Nuoresu dae sa leada de iossu o meridionali. Po tantu eus stallaus tres leadas principalis aundi ’nci funti is tres variedadis linguisticas de sa lìngua sarda: su Campidanesu o meridionali, su Logudoresu o nord-occidentali e su Nuoresu o nord-centru-orientali. Cust’urtima dha podeus intendi cumment’e sa parti prus cusservadora de su Logudoresu, po is cosas chi eus nau pagu innanti. B’at fintzas de cussiderai chi s’àrea nuoresa s’agattat a costau de s’area ollastina, chi podeus cussiderai sa parti cusservadora de su Campidanesu, insandus podeus  nai chi dhoi at tottu un’àrea bastanti manna, collocada in sa parti centru-orientrali de sa Sardinna chi est un’àrea de cusservatzione linguistica.

Ma un’attra leada, sa ’e cuattru podeus stallai, est sa leada de s’Arborea, est a nai, po su chi pertoccat sa linguistica, sa leada posta a susu de Aristanis e chi cumprendit su Montiferru, sa zona de Bilartzi, su Barigadu e parti de su Mandrolisai cun Sòrgonu e Atzara. Custa leada dha podeus stallai po more de unu cuntrastu chi eus a nai strutturali e chi in dogna manera segat una certa simmetria de distribuzioni complementari de certus fenòmenus. Infattis in s’area de susu aundi si mantenint chena mudongiu is cussonantis velaris (chentu, àghina, pike) su sviluppu de su gruppu fonèticu chi aus bistu T,C+semicussonanti J est o t (logudoresu) o th (nuoresu): puttu/puthu, atta/atha; aundi imbeccias is velaris si furriant in palatalis su sviluppu de su custu gruppu fonèticu est tz. Immoi perou in sa leada arborensi cummenti dh’eus bista e attremenada  teneus is velaris mantènnias chene muda, perou s’èsitu de T,C+J est su de su Campidanesu: zeta surda tz. Ind una parti arrenconada de s’Arboresu teneus ancora un’attru cuntrastu strutturali. Nosu scideus ca abi sa L latina si tramudat in  sonus diversus: b w, ŗ, gw  su sviluppu de su gruppu L+J est ll: est a nai chi abi si narat meba o sabi o meŗa e saŗi, is paràulas cun L+J latinu donant ll: fillu, allu, ollu, allenu, mellus. In sa leada settentrionali aundi sa ella est una ella dentali, su gruppu de L+J donat g palatali o zeta sonora figgiu/fidzu, oggiu/odzu, aggiu/adzu, mèngius/ mènzus. Ma sa cosa andat de manera diversa in custa zona pittica des’Arborea (S. Vero Milis, Narbolia, Milis): abi teneus meba o sabi o saŗi ma fidzu, adzu, mendzus.

Diat essi troppu longu immoi spricai su poitta de custus contrastus, ma sa cosa est de sei etottu de importu, po more de su contrastu matessi intra sonus de importu: e d’attra manera un spricadura iat abarrai un’ipòtesi e no cosa sigura. Ma c’est de acciungi chi s’Arborea est una terra aundi is isoglossas si fainti craccas e s’attroppeliant, i est fintza una terra de cuntiendas antropologicas intra su mundu de su pastoriu e su de is messajus, chi casi casi si isprigant in sa lìngua.

Ancora c’est a nai chi s’isoglossa de su tramudòngiu de T,C+J in tz andat a pari sighindi in pràtica su pròpiu camminu de s’isoglossa chi scrobat a josso sa leada aundi su pronòmini àtonu de 3a pessona est dhu/dha/dhi ecc. dae sa leada aundi su matessi pronòmini sonat lu/la/li: Beni su camminu comunu de custas isoglossas est casi ben’appari cun sa làcana antiga chi scrobada su Giuigadu de Arborea de Giuigadu de Torres. Cosa chi nos ponit in birbìlliu iscientìficu, po s’annoditzu de Istòria e de Linguistica.

 

Beni eus bistu, cummenti nos narat deddiora sa tratitzioni de is istùdius e is òminis scìppius de linguistica, chi sa parti meridionali de sa Sardinna est innovadora, mentras ca sa parti settentrionali est cusservadora. Podit andai fintzas beni. Ma ’nci funti perou unus cantus fattus e unus cantus fenòmenus chi, a mei assumancu, mi ponint in birbìlliu e in duda: mi ponint sa puxi in s’origa, cummenti si narat. E chi mi faint pessai chi is cosas funti unu pagu prus trobedhadas de cantu no siat stèttiu nau.

Pensaus po esèmpiu a su disviluppu fonèticu de sa ella in cab’ ’e susu e in cab’ ’e jossu. In cab’ ’e susu (Logudoresu e Nuoresu) sa ella est una ella dentali, in cab’ ’e jossu (Campidanu) sa ella latina s’est furriada in sonus diversus cummenti eus bistu b, w, gw, ŗ, ? (occlusiva laringali o corpu de orgoena (o de glottidi)): tottu sonus chi parint differentis meda s’unu de s’attru, ma chi tenint unu piessignu comunu: funti tottus sonus grais (gravi) po cantu pertoccat s’acùstica e chi deppint ammitti tottus una ella velari, o grai, cali fiat sa ella latina prus antiga, chi scetti appusti s’est cambiada in ella dentali, e sa ella velari dha podeus intendi ancora oi in dì in sa fuedhada populari de Castedhu, fintza fuedhendi in Italianu. Duncas in custu casu est su Campidanesu a essi cusservadori. E cusservadori su Campidanesu est fintzas po su fattu chi mantenit su pronòmini dhu/dha/dhi ecc. cun sa ella dòppia (sa dh cacuminali est in Sardu su dirviluppu de sa ella dòppia latina) contra su Logudoresu-Nuoresu chi ant scempiau custa ella (lu/la/li). Eus bistu chi is variedadis de susu anti sa pròstesi deinnanti una essa sighia de cussonanti (iscola, ispanu, istùdiu) mentras chi in Campidanu no est obbligatòria, e parit a is sàbius de linguistica romànica chi custa prostesi obbligatòria est unu fattu chi s’est avverau prus a tardu. Po imbessi su Campidanesu tenit su fenòmenu de sa pròstesi dainnanti de sa erra (arrana, arriu, arrosa) chi est unu fattu chi si deppit a is lìnguas fuedhadas in Sardinna, e in atterue puru,innanti de su latinu, e duncas una cusservatzioni bell’e forti.

Pensaus immoi a un’attra cosa: eus bistu chi su Logudoresu-Nuoresu mantenint sa E e sa O de finitia chi imbeccias in Campidanresu si furriant in i e u, fattu de innovazioni. Certu, ma pensaus a una peràula de su Logudoresu-Nuoresu cumment’e ube dae su latinu UBI, innoi una I de s’orìgini s’est cambiada ind una e, e sa matessi cosa si podit nai po una paràula medievali, po unu topònimu chi agattaus in scritturas antigas cumment’e  Frotoriane (est a nai sa Forfongianus de oi) chi benit dae su latinu FORUM TRAIANI: innoi puru una I latinas’est furriada in e contra su chi est regula abettada. Cummenti si pointi spiegai cusats cosas? Deu propòngiu chi sa furriadura de E latina in i fiat innanti prus spraxa, e chi sa parti de susu de s’Isula siat stèttia latinizzada o fortzis rilatinizada ind’un època prus tarda de su meridioni sardu e chi in sa parti de susu siat intradu unu latinu prus standardizzadu chi non in su meridioni, ma de unu standard de unu latinu prus trigadiu, mentras ca in sa parti meridionali si funti mantènnius fenòmenus prus antigus ma prus pagu standardizaus. Insandus si podi cumprendi paràulas cumment’e ube (po ubi) o Frotoriane (po Frotoriani): est cummenti si sa parti de susu de Sardinna fessit stèttia pigada dae sa furighedha de standardizzai tottu e de ’nci bogai is piessignos chi podiant parri vulgaris, e insandus dogna i de finitia deppiat torrai a essi una -e mancai cussa i fessit una i in latinu etottu. Est su fenòmenu beni connottu chi is linguistas dhu tzerrianr “ipercorrettismo”.

Fintzas sa cusservatzioni de is cussonantis velaris andat bista cund unu cossideru prus attentu. Oramai est diffìcili a crei su chi est stèttiu nadu po meda tempus, est a nai chi su de si ’nd’essi furriadas is cussonantis velaris (ke, ki, ghe, ghi) in palatalis (ce, ci, ge, gi) in su Campidanesu siat unu fattu dèppiu a sa influèntzia toscana in s’edadi de mesu. Medas cosas si podint fai pensai ca custu fenòmenu s’est ingendrau innoi etottu in Sardinna, si pensaus ca in su Campidanu teneus èsitus differentis  de sa palatalizzatzioni, in Ollastra e in sa Brabaxa meridionali pruscatottu, chi faint pensai a sa primu pàsia de custu fenòmenu, est a nai chi is sònius cummenti funti ispadriaus in custas bandas, Ollasta e Brabaxa (deg^e / degi, lug^e, lugi); ma puru carchi scrittura antiga benindi dae su cab’ ’e susu, commente batuier de liggi de seguru [battug^er]po su logudoresu batugher, bingi po binchi, poninti in pensamentu; fintzas si in custus fattu de iscrittura bisogniat de donai attenzioni a medas cosas, cummenti podit essi su de biri si no siat unu piessignu pessonali de unu iscriidori particulari; e podeus acciungi puru carchi ipercorrettismo cummenti ghennas po gennas. Certu is iscritturas campidanesas nos ammustran de manera crara e sintzilla ca in Campidanu puru in s’edadi de mesu, medas formas fiant de seguru velaris: po esèmpiu binki, merkede scrittus cun sa kappa. E insandus itta deppeus pensai? Deppeus pensai chi una evoluzioni linguistica no est una cosa simpli e deretta, ma podit essi prus o mancu imbusticada e trobedhada. Po sa chistioni chi si pertoccat innoi podeus pentzai, bistu su chi aus bistu, chi ’nci fessit una froma prus ‘corretta’ e ‘ufficiali’ eus a nai, chi fiat cun sa velari, e mancai imperada fintzas prus a tardu chi mein is attras linguas neolatinas, e una fromma prus perusada cadadia chi si naràt cun sa platali (chelu o lughe fiant fromas currettas mentras chi celu e lugi o luxi fiant frommas de impreu fittianu) in tottu sa Sardinna. Pusti su Logudoresu-Nuoresu at scioberau is frommas ‘curretas’ comenti fromma unica, mentras sa parti de josso at scioberau is frommas chi s’imperant  a fittianu in sa fuedhada de dogna dì.

 

Itta ollu nai cun tottu custu? Bollu nai chi si puru potzat essi beru chi su settentrioni est prus cusservadori de su meridioni, custu no est dèppiu a su fattu chi is fenòmenus antigus intraus in Sardinna a s’època antiga de sa latinizatzioni si siant mantennius chene mudai fintza a immoi, ma bolit nai chi sa parti de susu at scioberau et preferiu is frommas prus giustas e curreggias facci a is frommas imperadas a fittianu: e at scioberau is frommas currettas, cussas prus accanta a sa norma e a sa règula, funti casi sempri si no sempri, cussas prus cusservadoras. Ma attentzioni! Custu scioberu de frommas cusservadoras e giustas e currettas, podit essi stèttiu fattu ind un’epoca tarda candu sa correttesa e sa règula no fiat prus cussa de s’època antiga e clàssica, ma fiat una currettesa e una norma de prus a tardu chi podiat ai pigau certus fenòmenus de evolutzioni e de modernidadi, cummenti eus bistu assusu po sa ella e po is pronùminis àtonus lu la : frommas de su standard e no vulgaris, ma de unu standard prus tardu, facci a su Campidanesu chi mantenit mellus is formas antigas e chi fiant, in època tarda romana, oramai postas foras de su standard latinu.

Certu est diffìcili de torrai a costruiri sa dinàmica stòrica de sa latinizatzioni de sa Sardinna, e no solu de issa: si esti stèttia fatta ind un’orta ebbia, o si ’nci funti stèttius memmentus differentis e in cali parti de s’Isula. Si podit fortzis pensai chi sa parti de susu e sa prus inintro de Sardinna appat tentu mancai una latinizazioni dèbili a s’inìtziu, latinizatzioni chi s’est affortziada appusti in s’època cristiana, a sa fini de s’imperu romanu e in sa prima edadi de mesu; mentras chi su Campidanu fortzis at tentu una latinizazioni prus antiga e prus funguda: e custu fattu at portau de una parti chi su Campidanesu appat cusservau frommas meda prus antigas, ma chi at tentu puru una libertadi prus manna facci a su standard e a sa norma, su chi dh’at fattu cresci de manera prus disgagiada e scabbùllia.

 

Un’attra cosa si podeus dimandai: est a nai si s’iat podi cussiderai s’Ollastinu una de is variedadis mannas de su Sardu, chi si fessit aicci iat essi sa ’e cincu. E s’iat podi arrespondi puru ca eja. Infattis s’Ollastinu ammustat unas caratterìsticas chi funti tuttu suas. Podeus mentovai s’èsitu de su gruppu fonèticu latinu T,C+J chi in Ollastinu torrat a ss (prassa,assa, pussu po pratza, atza, putzu), fintza si in s’Ollastra alta (Urzulei, Talana, Baunei) s’èsitu est cussu chi agattaus in su Nuoresu, est a nai una interdentale fricativa surda (puthu, atha); is maneras diversas de torrai su gruppu latinu L+J (fìgliu, ogliu, filgiu, olgiu po fillu, ollu), sa torrada in bb de sa labiovelare latina QU+voc (abba, ebba) comenti in Logudoresu-Nuoresu, su sonu tottu suu de sa C latina pusti de vocali e deinnanti de is vocali E o I  (lugi, degi, su gelu  po luxi, dexi, su xelu de su Campidanesu), sa muda in r de sa essa deinnanti a cussonanti sonora, cummenti in su Nuoresu: ir binus po is binus. Podeus duncas biri chi in Ollastra is isoglossas s’appillant cummenti in s’Arbrea; ma toccat a acciungi perou su fattu chi  in Ollastra custa pillada no est aicci cracca che in Arbrea, e, ancora. chi innoi no bi sunt cudhus cuntrastus de istruttura chi eus giai bistu in Arborea. Duncas podeus stai a mesu trettu in su consideru de si s’Ollastinu deppit essi cunsiderau una de is variantis diatòpicas de sa Sardinna o si dhu deppeus cunsiderai una sutta-varietadi, mancai meda marcada, de su Campidanesu: cummenti puru ingrinu a fai deu, ponendi a menti puru chi s’Ollastinu est sa pàsia prus antiga de s’evolutzioni de su Campidanesu antigu; e pruscatottu chi is chi funti is piessignus de s’Ollastinu, no corrispondint a is critèrius chi eus disinnau e stallau innanti: ni de unu cussideru istòricu ni de unu cussideru comparativu.

 

Insandus eus scerau cuattru, o mancai cincu, variedadis diatòpicas, dialettalis, de sa lìngua sarda. Ma calincunu at a torrai a nai ca sa lìngua cambiat meda de prus de custas scera chi aus agattau, e chi andendi de bidha in bidha agattaus differèntzias, pitticas o mannas chi siant; e chi, po nai, no si podit allegai de Campidanesu o de Logudoresu o de Nuoresu cummenti fessint, cadunu, una cosa parivile. E custu est beru. Perou si no boleus fai a biculus su logu linguisticu, deppeus torrai a fai, ma prus in minudu, is proprius arrexonus chi eus fattu po scerai is dialettus majoris chi eus bistu immoi immoi. E deppeus circai insandus de stallai inintru de dogna variedadi carchiuna sutta-variedadi, chi no siat troppu pitticca e chene si frimmai a piessignus troppu minudus.

 

Po su Campidanesu podeus stallai setti variedadis. Eus giai nau de s’Ollastinu, e accanta ’e custu podeus ponni su Brabaxinu meridionali (Dèsulo, Aritzo, Brebì), abi su gruppu fonèticu L+J andat in g’ palatali (figiu, ogiu, agiu, pagia) e sa palatali intra de vocalis e deinnanti a e o a i est realista cund unu sonu chi no est ni cussu generali de su Campidanesu (fricativu palatali), ni cussu alveo-palatali de s’Ollastinu, ma una palatali ispadriada prus innedha, in su mesu ’e su paladu (deg^e, pig^e, lug^e), mancai immoi custu sonu siat perdendusì agualandusì a su de s’Ollastinu (e po custu podeus fintzas pensai chi, una orta, in su passau, s’Ollastinu tenessit custu sonu matessi de su Brabaxinu, chi diat essi su sonu de sa prima intaccadura palatali de su latinu vulgari).

Po tres, podeus sterri su Campidanesu centrali, su chi de s’essida de Castedhu arribat fintzas a Aristanis e chi ’nci cappit sa pianura campidanesa, sa Marmilla e sa Trexenta. Su chi est particolari de custa leada est sa rutta de sa cussonanti enna intra ’e vocalis, chi donat unu sonu nasali a sa prima vocali (mãu, bĭu, sõu, cõillu, perdingiãu), e su passaggiu de sa ella latina intra ’e vocalis in b: meba, sobi, fusibi. Aggiriu de custa leada, a orienti de issa, teneus una leada a fromma de fracci strinta, mancai unu pagu prus lada in basciu, chi partit de appenas in for’ ’e Castedhu (giai de Cuartu e de Pauli) e arribbat a Milis. Su piessignu de custa banda est cussu de torrai in r  [ŗ]uvulari sa L intervocalica latina: meŗa, soŗi, saŗi.  In custa leada intrant su Partiolla, su Sarcidanu, parti de su Gerrei, pusti si brincat a Milis: duncas cust’àrea no est sempri de sighida, est unu pagu a mancia ’e leopardu eus a nai. Ma fortzis unu tempus custa fiat un’area prus pèrpera e is mancias chi eus nau funti sa sobradura de unu sighingiu chi oi non ’nc’est prus. Infattis si andaus a castiai in intro de custa leada, cun cussideru sociolinguisticu, eus a bî chi is prus giovunus o sa genti cun prus istruzioni si ’ndi straviant de spadriai custu sonu e preferint a bi spadriai una l affortziada:  soLi, meLa, SaLi. Custu cumment’esti in cussus logus intramesaus intra de sa leada cun r  uvulari [ŗ], aundi issa est sparèssia de su tottu; ma custu sonu, chi immoi, in custas bidhas, est categoria e no varianti, podit essi cumpresu cummenti unu remprassu de una ŗ uvulari chi immoi no ’nc’est prus: pensaus a logus cummeni Pauliatino o Allai chi iant a podi essi cussideraus s’accàppiu intra de sa leada prus manna cun sa r uvulari e Milis.

Podeus stallai ancora sa sutta-variedadi de su Sulcis aundi, una ìa sa ella fut pronuntziada cummenti r  ma no uvulari, e sa zeta cummenti c’ palatali (craccionis, pucciu, inciandus, praccia), fenòmenus, pruscattottu su primu, chi funti sparessendi, e sa l inguni puru si furriada in L affortziada, cummenti puru, po atru, sa N (soLi, SaLi, paNi, maNu)

Interessanti podit essi su Sàrrabus, abi sa ella e issa enna si furriant in ‘occlusiva laringali’ o corpu de orgoena si prefereis (mã?u, me?a, sa?i, su ?imõ?i, lũ?a).

E po urtimu podeus scerai sa leada de Castedhu, aundi no cumparint tottus custus fenòmenus de cambiamentu fonèticu, de sa ella e de sa enna pruscatottu, e aundi est prus pagu spraxinau su fenòmenu de sa metàtesi.

 

Passendi a su Logudoro podeus scerai tres sutta-variedadis. Podeus nai ca sa parti prus ispàina de su Logudoro est sinnada dae custus dus fenòmenus : sa palatalisatzioni de is gruppus fonèticus latinus de Cussonanti + L fiore, pius, giae, pienu, fiamma, giamare po frore, prus, crae, prenu, framma, cramare de casi tottu sa Sardinna cun sa l furriada in j e no in erra, est una banda bastanti manna chi ’ndi piga casi tottu su Logudoro. Cust’àrea dha podeus spratziri in dusu: in s’una agattaus sa furriadura de r  in l  deinnanti de cussonanti e fintzas de sa s deinnanti de cussonanti sonora: ind una parti bastanti manna chi sighit unu camminu dae sud-ovest a nord-est agattausu (moltu, multa, elva, polcu, sal dentes, ilbagliu po mortu, murta, erba, porcu, sas dentes, isbagliu); in s’attra is cussonantis erra, ella, essa daennanti a cusssonanti si furriant in sonus meda particularis, sa lisca toscana dhi anti narau, o, is Sardus, dha tzerriant sa prallada de sos ‘limbidruches’: custu trettu occupat sa parti nord-occidentali de su Logudoru, e custa particularidadi fonètica d’agattaus fintzas in Tàttari, chi, casi de seguru est stèttiu su cummentzu de su fenòmenu e de s’ispaniamentu suu, a pagu a pagu fintzas a bastantementi attesu. Sa sutta-variedadi de tres de su Logudoro est cudha chi pigat su Màrghine e sa Costera, prus simbillantis a su Nuoresu, ma differentis de issu po ca no mantenint is cussonantis surdas) ma dhas fait sonoras cumment’e tottu su Logudoro (fàghede, no fàkete), ni tenit s’interdentali fricativa th (atha, puthu) chi si bortat in tancora che in su Logudoresu (ata, putu). Perou, che a su Nuoresu, no tenit sa furriadura de paladalidadi po sa L appusti de cussonanti (frore e no fiore) ni cudhus fenòmenus chi eus tzerriau de ‘lisca’.

 

Fintzas su Nuoresu, dhus podeus spratziri in tre bandas. Una de interessu meda po sa conservadividadi est cussa chi pigat sa Baronia, Bitti, Lodè e Lula aundi tottu is cussonanti  funti mantennias (fàkete, frate, comporatu,cupone); dhu’at una banda aundi sa T si furria in sonora (frade, comporadu), e a s’ùrtima una banda chi podeu tzerrai de su corpu ’e orgoena chi si ponit a postu de sa velare, sa K, leada abi intrant Fonni, Mamoiada, Orgsòlo, Olìana, Gavoi, Ollolai, Ovodha, e cancun’attra bidha ancora: pi?e, fo?u su ?ane  po pike, foku, su kane.

 

Infini podeus nai ca no scetti is fenòmenus fonèticus funti differentis mein is diversas bandas de sa Sardinna; dhoi at puru fenòmenus morfològicus e lessicalis chi spratzint su spàtziu de sa lìngua sarda in parte ’e susu e parti’e jossu. Po esèmpiu s’essida de s’infinìdu verbali chi est in -are in susu e in -ai in banda ’e josso, cun attras essidas in

-ari, -ade, -ae in sa fasca de sa Mesania. Po sa prima persona singulari o plurali de is verbus, teneus in banda ’e susu is fromma -o e amos/-amuse in banda ’e josso fromma in -u  e in -aus. Fintzas is fromma de su gerundio si distinghint: in Brabaxa agattaus is tres formas de finitia -ande, -ende, -inde; in attrus logus s’agattant frommas -ande e –ende (Brabaxa e Ollastra), o -ande e -inde (Planargia); in d’ogn’attru logu sa fromma est unica in –endi chi in Campidanu podit accabbai cun sa finitia in -u : -endu. E po custu puru podeus nai chi su Campidanesu appat mantesu sa fromma antiga de su gerundio latinu in -o chena de dh’ai ammesturada ammarolla e a sa sola cun sa de su particìpiu in –e.

 

E in su lèssicu puru teneus differèntziasù. No mi stentu meda, ma potzu scetti arregodai lobas nord/sud cummenti kèrrere/bòlliri, làngiu/marriu, mandicare/pappai, feu/lèggiu, padre/para, komo/immoi, irmentigare/scareci, àrvure/matta, pòdhighe/didu.


Pratzidura

 

Imparu de sa limba sarda in s’Univeridadi – Workshop FILS . Castedhu, 19 friàrgiu 2013.

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Mar 062013
 

Fils Locandina Workshop FILSSa Facultadi de Lìteras e Filosofia, imoi  andada in pari cun is’atras umanìsticas in sa Facultadi noa de Stùdius Umanìsticus, at deddiora postu s’impinnu e s’apentu suu in su stùdiu e in s’amparu de sa lìngua sarda. Podeus torrai indaesegus fintzas a sa declaratzioni de sa Facultadi de su 1971, chi marcat un’inghitzu e un’adderetamentu nou in custu caminu. Ma po benni a tempus prus acanta a oindì, podeus amentai is Masters chi custus annus passaus ’nci funti stètius, cun s’amparia de Sa Regioni  Autònoma de sa Sardinna, apitzu de is bisuras diversas de sa cultura sarda. In custus Masters, chi ant pertocau prus de una Facultadi, sa Facultadi de Lìteras e is umanìsticas ant tentu parti manna. E in totu custus Masters, sa lìngua e is problemas chi dhi pertocant at sempri tentu logu, cali chi fessit su puntu de interessu insoru.

In tempus de oi sa lìngua sarda cumentzat a pigai cunsideru, e custu est dèpiu a fatus diversus: dae s’interessu de s’Europa po is culturas de minoria ch’issa bolit amparadas, a su fatu chi s’Italia cumentzat a tenni in contu is minorias suas, a bellu a bellu, est beru, e de manera no sempri dereta e sintzilla; dae sa lei  regionali n. 26/97 a sa lei natzionali 482/99.  Ma totu custu no abbastat e no podit bastai: mancai s’interessu infinis arregonnotu, su caminu aturat stentosu, e abbarant barrancus e duritus meda de agguantai, prus che totu in sa cuscèntzia ispainada e cumpratzia de is Sardus, ma fintzas mein is istitutzionis e pràtica polìtica, e in su mundu de is intelletualis puru. At a tocai duncas unu travallu de seguru no de pagu contu po afortiare custa impunna.

Est in cust’aficu e tenendi contu de custa traditzioni e esperièntzia chi si funti fatus is Cursus FILS (Formatzione Insinnantes de Limba sarda), fatus issus puru cun s’amparia de sa Regioni in intru de su pianu triennali regionali po sa lìngua sarda. Custus cursus sunt istètius s’impinnu prus mannu fintzas a imoi, in s’atenta de formai insinnantes de dogn’òrdini chi scìpiant insinnai sa lingua sarda in sa scola. Est una tarea no fàcili chi at in palas giai un’annu de esperièntzia, chi creu, chene de bolli essi presumius, si potzat nai positiva. S’intentu est cussu de cumbinai una formatzioni chi càstiat a s’impreu pràticu de sa lingua, cun totu is problemas chi cumportat, impari cund una formatzioni chi castit a sa lìngua po cumenti issa est in sa strutura, in s’istòria sua, in su cuntestu sociali, polìticu e giurìdicu, in sa produtzioni literaria.  E, andat nau puru, is prus de is letzionis sunt stètias fatas imperendi su sardu cumenti e lìngua veiculari.

Ci funti stétius laboratòrius linguìsticus e didàticus, s’est imparada sa stòria e su cabbali archeològicu de Sardinna, s’est donau logu a su problema de is mèdius diversus po s’imparu de sa lìnga; e, cosa importanti meda, dhoi at àpiu un’annestru, o tirocìniu si ’oleis a nai aici, pràticu de is cursistas in is iscolas po provai in sa realidadi su chi ant imparau, e su chi ant lograu in totu su caminu de imparòngiu insoru, e no sceti in su FILS.

Duncas unu bentallu bastanti àmparu de oferta didatica, chi in cust’annu si torrat a proponni a is cursistas, cun carchi diferèntzia cufronta a s’annu passau: infatis dhu’at a essi sa etnomusicologia chi s’ater’annu  no fiat presenti, e prus oras de laboratòriu pràticu, prus atentzioni a sa cuestioni e a su problema de su lèssicu. E totu mantenendu frimu s’imparu de sa lìngua, pari cun su de sa linguìstica, de sa literadura e de is problemas didàticus.

Creu chi custu depat essi su schema e sa carena de cursus diaici. Unu schema chi potzat cunsertai sa connoscentzia de cumenti  funtzionat una lingua, e cali  e cumenti depat essi s’imperu suu. Problema chi po su Sardu tenit una mannària prus àmpara, po mori chi su Sardu no at mai tentu unu standard, e prus ancora poita ca no at una traditzioni assentada e spainada in registrus d’impreu infora de cussu  comunu e familiari; e, ancora, poitta ca su lèssicu de su Sardu tenit leadas sbuidas chi bolint meda bortas prenadas; e mancai candu siant prenas , bortas meda est oramai difìcili chi siant in sa connoscèntzia e in su poderiu de chini mancai scit fuedhai su Sardu bastanti beni. Insandus tocat a fai duas cosas: una a fai coberai a is curistas, candu no dhu scìpiant, unu lèssicu àmparu e mancai ispecìficu, s’atra est de programmai una lìnia didàtica po ca is cursistas potzant insinnai a is iscentis issoru, de manera graduali, su lèssicu sardu: custa est operatzioni prus pagu sintzilla de cantu no si potzat crei, ca innanti ’e totu bisongiat donai cuscèntzia ca, de una banda, su Sardu est prus arricu de su chi pentzaus, e de s’atra chi su Sardu depit perou issu etotu coberai ancora meda. E custa est una cosa chi impìrigat problemas dìligus e ancora in fieri.

Po custu mi parit chi, tantu sa Scola cumenti s’Universidadi, depint essi unu logu de dibata dialètica e de arrexonu, si boleus torrai a fai bivi una lìngua chi est ammeletzada de podi sighiri a bìviri e a èssiri: poita ca is mannus (babus e mammas) no dha passant e no dh’imparant prus a s’erèntzia issoru: e custu est su perìgulu prus mannu po su benidori de sa lingua e de a vida sua. Duncas tocat a sa Scola torrai a prenai cudhu tuvu sbuidu: siat insinnendi, siat fendi cresci sa cuscèntzia de s’importu chi sa lìngua tenit. Fintzas poita ca, oramai dhu scieus, su de podi poderai e imperai prus de una lìngua, aumentat sa capia mentali de s’omini, s’abbilesa de ciorbedhu suu, sa capia cognitiva, e custu est un’ammaniamentu de capacidadis, chi andant fintzas adhia de s’abilesa linguìstica, siant calisissiant is lìnguas chi s’imperant: mannas o minoris. Est po custu chi innanti de dogna impreu formalizau de su Sardu, chi podit essi puru de profetu e bolit tentu in contu aundi est precisu,  est prus importanti, deu nau, su de torrai a imparai e a imperai totu sa semàntica de su Sardu, sa capia sua su gèniu suu, chi abarrat allogau e assentau in su scrusoxu de su passau, in is ditzionàrius antigus e modernus, mein is contus de forredha cumenti in sa literadura prus incurada e pensada.

Castiendu a custu problema, depeus tenni sempri a menti ca su cabbali lessicali, est, po dogna lìngua, cumenti e unu mosàicu originali, totu cosa sua, sestau in remuzus postus apari aintru de su continuum universali de totu su chi podit essi significau. E insandus si ’ndi podeus sapiri de una cosa: est a nai chi meda bortas teneus sa dificultadi de depi espressai concettus chi in Sardu no seus acostumaus a dhus espressai, cuncetus chi in su prus funti cussus de sa modernidadi. Ma deu creu ca custu problema depat essi afrentau apustis, poitta, a bisu miu, inantis est de prus importu chi dognunu chi bollat fuedhai su Sardu, torrit a coberai cudhu mosàicu originali cosa nostra, po podi torrai a sestai su discretum prus berteru e sintzillu nostru, inintru de su continuum atropelliau  e chene forma de totu su chi est possìbbili a nai. Sceti pusti de ai fatu custu, podeus insandus torrai a pensai su problema de sa modernidadi e de s’uficialidadi.

Custu, a bisu miu, depit fai un’insinnianti, intra ’e atras cosas, cun is iscientis suus; custu problema creu chi s’Universidadi depat sucai a is cursistas, ponendidhi su strùmbulu.

E deu creu chi s’esperièntzia FILS siat stètia meda bortas, unu logu e unu modu de fai a trivas in sa pràtica cun is dificultadis de custa genia: infatis in sa faina didàttica nostra si seus atobiaus o scontriaus cun barrancus de su lèssicu Sardu e de sa debbilesa sua; meda bortas fiat difìcili agatai sa paràula giusta po espressai un’idea o unu cuncetu, e duncas s’est posta sa necessidadi de imbenni unu fuedhu o un’espressioni cumbeniosa po dhu nai, prusatotu po espressai cussas cosas chi no seus prus abituaus deddiora a dhas nai in Sardu, poita po cussas imperau s’Italianu. De custa dificultadi est nàsciu, insandus in is letzionis FILS su sfortzu de depi agatai s’espressada giusta e afatenti, forroghendi mein is conoscentzias allogadas e acabidadas, e in parti scotzadas, de dognunu, o  fintzas fendi puru su sfortzu de arribbai, mancai de manera deghèscia, metaforica o parasinonimica, a s’espressioni afatenti po su cuncettu de nai. Un’acostiamentu cument’e custu chi eus tentu e fatu in su mementu de sa formatzioni de is insinniantis, is insinniantis etotu dhu podint, a borta insoru, torrai a agatai e a impreai in su traballu insoru in iscola. E diaici podint ponni su strùmbulu a is piciochedhus po dhis fai agatai su fuedhu giustu, e s’espressada de profetu; po andai a dhu circai, e po ’nci arrexonai a pitzu.

 

Atru problema chi eus agatau de medas maneras, est stètiu cussu de oberai cund una lìngua chi non at fisciau ancora un’arregula, si no est de manera sperimentali, e chi meda bortas est ogettu de dibatta e de pelea. Adhia de is peleas perou, deu creu chi su de ai presentau maneras dissimbillantis de si ponni faci a custu problema e de ai propostu solutzionis diferentis de grammàtica e de ortografia, siat stètiu po is cursistas una manera de s’essi sapius de su problema etotu, po mori chi si sunt aprobiau a issu de manera arrexonada. Su chi, apustis, at permìtiu de atinai a sa cosa cun arrexonis didatticu-linguisticas.

Su stadu ancora sperimentali de sa norma, cali est sa chi teneus, at mostrau sa necessidadi de un’atinu elàsticu facci ’e  custa: infattis sa norma dha depeus fraigai a bellu abellu, siat pighendi cunsideru de sa scrittura, prus moderna e sapia, siat tenendu a contu sa prallada biva e nadia. Una faina ccumenti est cussa de pensai e isperimentai una lìngua comuna, iat essi profetosa puru po fai  sapiri is iscientis chi s’arregula, sa norma, su standard no est cosa assoluta in sei etotu, ma est cosa chi depit essi fraigada cun atuamentu specìficu, remirendi siat sa lingua fuedhada (sintzilla e acostumada), siat sa testualidadi prus contivizada, crara, lògica, e funtzionali. De custa manera s’arregula e sa norma benit aporria cumenti s’arribbu de unu camminu atinau, e no cumenti un’a-priori obrigau o mancai ideologicu. Est po custu ca, sendi is cosas cumenti funti imoi, s’Universidadi no si ponit ni su problema ni s’obrigu de  aporriri o de ispainai un’arregula calisisiat o cumenti chi siat cuncrodada. Fintzas pensendi ca sa regula, po cantu importu potzat tenni puru (e deu creu chi ’ndi tengiat), no est sa prima cosa de fai, po fai torrai a bìviri una lìngua; ca custa bivit e si afortiat cun atras cosas. Poita ca una lìngua bivit si dh’intendeus e candu si dh’intendeus alinai acanta, ingriu a nosatrus, in sa vida fitiana, cumenti ch’essit una cosa normali prima ancora d’essi normata; una lìngua bivit prim’ ’e totu, candu podit espressai su mundu corali e sociali de chini totu dha fuedhat; bivit  candu est capassa de torrai a beru sa cultura e s’istòria. E est cumintzendi de innoi chi si podit disinnai e sestai una pianificatzioni linguìstica bera assentada. Ca sa pianificatzioni no est sceti a ’ndi bogai unu standard e un’arregula: est cosa prus manna. Est a tenni a contu sa realidadi sociològica e culturali de sa lìngua, sa stòria sua, su liòngiu e is tipus de liòngius chi is fuedhantis tenint cun issa, sa manera particulari de chi custus ’nci funti liaus a sa lìngua insoru, ita rapresentat po issus, e cumenti si dha rapresentant sa lìngua insoru.

S’aunimentu de sa lìngua sarda depit essi s’arribbu, si ’nci at essi logu e manera cumenti speraus, e no s’inghitzu de un’atzioni de programmatzioni: d’atra manera, iaus sceti a stroci unu giacobinismu antigu e pratzebbosu, chi podit fai su pròpiu sciacu chi at fatu su giacobinismu de s’Otixentus. Po ponni una lìngua comuna ’nci iat a bolli, deu pentzu, una cumpratzidura prus manna intr’ ’e sa genti, un’atzioni de diàlogu e de dibata prus funguda, atinada e arraxonada, ma bisongiat fintzas de tenni a contu su giudìtziu de sa genti chi dh’imperit. E prusatotu depit torrai a craru cali depat essi s’acàpiu intra de una lìngua comuna de crabetura (o lingua tetto o dachsprache, calisisiat modu dh’ oleis nai) e is variedadis chi funti imperadas, cali depint essi is logus e is modus de imperu de s’una e de is atras: siat po si ’nd’istransiri de is fartas de unu passau de natzionalismu integralista, siat poita ca sa variatzioni est richesa e alimentu de sa lìngua e bolit amparada e no acorrada o cuada.

Insandus s’imparu chi s’Universidadi depit e bolit fai po sa lìngua e de sa lingua sarda est un’imparu scientìficu e no funtzionali. Custu bolit nai ca prima de totu si depit spricai cumenti est sa lìngua sarda, cali est sa stòria sua, cument’est chi ’nd’est essia de su latinu, cali struturas tenit issa e cumenti funtzionant e cumenti custas si funti isvilupadas in sa stòria: cument’est chi su Sardu si ponit cufronta a is atras lìnguas neolatinas, cali dinàmicas ’nci funti stètias in sa stòria sua, cali ifluèntzias istràngias dh’anti mudada, crèscia e struturada; calis dinàmicas sociològicas ’nci funti stètias in sa stòria e cali statutu sociali at tentu sa lìngua mein is èpocas diversas de sa stòria sua; po no nai de cali mitologias si funti fraigadas ingìriu de issa, mitologias chi dh’ant fata trulla e chi meda bortas sighint a dh’intrullai oi puru, candu sa paristòria s’apoderat de sa stòria. Is Frassus de Arborea funti ancora innia po s’amonestai it’est chi depeus istransiri, ca sa tentatzioni mitològica abarrat forti meda ancora, a su mancu cumenti e mollu e fundòriu. E po custu a mei mi praxit meda a dhus arregodai sempri, custus Frassus de Arborea, a is iscientis.

E insandus tocat a pigai sa bisura de sa scièntzia moderna cumentzendi de sa fini de su Setixentus e de is sèculus de s’Otixentus e de su Noixentus totu cantus, tocat a tenni sempri in menti sa letzioni de is mastrus mannus cummenti e Wagner e su scrusoxu chi issus s’ant lassau, e  chene su cali no iaus a essi innoi fuedhendi de lìngua e de linguìstica sarda; mastrus chi si podint fintzas criticai, ca sa scièntzia bivit e si nùdriat de spìritu crìticu e torrat a si ponni sempri in cuestioni, ma chi funti mastrus chi no si podint scaresci o prus pagu ancora minusprexai: issus sighint a si nai sempri meda e de bonu e de mannu  e de importu, e marcant sempri su caminu nostru.  E po fintzas depeus arribbai a is tempus prus acanta a nosus, cun teorias noas struturalis, cun su cussideru sociològicu de is lìnguas, cun su disinnu de sa pianificatziòni, chi no depit mai essi riduida a una cosa sceti pràtica, ma chi est imbècias unu cuncrodu complessu chi pigat a contu problemàticas diversas: dae sa stòria, a s’antropologia, dae sa giurisditzioni a sa socilogia, dae sa psicologia a sa linguìstica, dae su fuedhu a sa scritura. E no est sceti, sa pianificatzioni, a sterri unu standard. Po no si depi sceti cuntentai de sociologismus o de slogan a stracu baratu.

E ind unu imparu de sa lìngua sarda no si depit discuidai sa literadura: ca est inguni chi sa lìngua fait a proa cun issa etotu, est ingunis, in sa literadura, chi sa lìngua si cumponit e s’incurat, chi si sestat e s’assentat. Est inguni chi sa lìngua espressat su chi scit e su chi podit, est inguni chi s’afainat e s’ammellorat. Po espressai unu pensu e unu pensamentu, po si poni in cuestioni cumenti essèntzia e cumenti civilidadi stòrica.

 

Totu custu deu pentzu chi depat essi offertu a un’insennianti de lìngua sarda chi bollat afrentai sa tarea de imparai su Sardu a is giòvanus, po chi tengant contu de su chi sa lìngua est, poita scìpiat ponni a pari una pràtica de impreu cund una fundamenta de connoscèntzia scientìfica, crìtica, istòrica e prus in generali umanìstica. D’atra manera s’insinniamentu de su Sardu iat essi cumenti, de una banda a fai torrai a tropu sintzillu su chi est cumplessu; e de s’atra a no  tirai profetu de su chi sa mirada scientìfica fait sciri.

Torrendusi gràtzias meda Maurizio Virdis

 

 

 

 

 

 

 

 

Le donne e l’Italia Repubblicana dagli anni settanta a oggi

 Convegni e seminari  Commenti disabilitati su Le donne e l’Italia Repubblicana dagli anni settanta a oggi
Mar 062013
 

Intervengono

Anna Tonelli

Paola Piras

Silvia Benussi

Francesco Atzeni

Gianluca Scroccu

Cagliari – 13 marzo 2013-ore 17

Aula Magna B.R.Motzo – II Piano Facoltà di Studi Umanistici, Via Is Mirrionis 1

 

 

Anna Tonelli è professore di Storia contemporanea presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”, dove insegna anche Storia dei partiti e dei movimenti politici e Storia del giornalismo. Collabora alle pagine nazionali e regionali del quotidiano “la Repubblica”. Si occupa di storia politica e sociale, con particolare riferimento alla cultura popolare, alla storia della mentalità e del costume, al rapporto fra politica e società nell’Italia contemporanea. Tra i suoi libri più recenti: Politica e amore. Storia dell’educazione ai sentimenti nell’Italia contemporanea (il Mulino 2003, Premio Brancati 2004); Comizi d’amore. Politica e sentimenti dal ’68 ai Papa boys (Carocci 2007); Stato spettacolo. Pubblico e privato dagli anni ’80 a oggi (Bruno Mondadori 2010).

seminario fondazione raggio 13 marzo

 

 

 

 

 

BANDO N°17/2012 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 17-2012] per il conferimento di 1 (uno)…

 Bandi e Selezioni  Commenti disabilitati su BANDO N°17/2012 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 17-2012] per il conferimento di 1 (uno)…
Mar 052013
 

BANDO N°17 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 17-2012] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 20871 DEL 09/10/2012 per l’esecuzione della seguente attività: “Esperimenti di immunoistochimica per la determinazione dell’espressione di fattori di trascrizione nel cervello di ratto” nell’ambito del progetto di ricerca “Studio dei meccanismi recettoriali e molecolari della tolleranza e della dipendenza da morfina per la proposta di una nuova strategia terapeutica che ne esalti le proprietà analgesiche e ne riduca il potenziale additivo” di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Prof. Elio Acquas.

Bando in formato PDF – Esito della selezione in formato PDF

 Scritto da alle 18:07

Avviso di Conferimento n.3/2013 (indagine preventiva rivolta al personale interno)

 Bandi e Concorsi  Commenti disabilitati su Avviso di Conferimento n.3/2013 (indagine preventiva rivolta al personale interno)
Mar 042013
 
OGGETTO DELL’INCARICO: Studi in silico dell’interazione del derivato HS-1 con la proteina NCp7 utilizzando algoritmi computazionali, tecniche di docking e simulazioni di dinamica molecolare; Design razionale di nuovi derivati benzimidazolici con miglior potenza, utilizzando tecniche virtuali di screening Responsabile Scientifico: Dott.ssa Roberta Loddo Requisiti richiesti: Laurea in Scienze Chimiche (5 anni); Comprovata esperienza, almeno 10 anni, nel campo della modellistica molecolare avanzata nel settore della progettazione molecolare assistita al calcolatore, di studi in silico farmaco-proteina, di metodologie di scoring di affinità basate su simulazioni molecolari avanzate (ad esempio, MM/PBSA), di costruzione di modelli proteici per omologia e di sviluppo di [...]
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