Seminario Prof. Riccardo Manzotti

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Mar 312013
 
Il 16.4.2013 alle ore 16.30 presso l’Aula 4B del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia, Filosofia   (edificio ex dipartimento di Psicologia) il prof. Riccardo Manzotti dell’università IULM (www.consciousness.it) terrà il seminario  “Machine consciousness: theoretical and empirical issues” L’obiettivo di questo tutorial è chiedersi se sia possibile, almeno teoricamente, costruire un artefatto cosciente. È possibile che un artefatto provi delle sensazioni? Quali sono le sfide teoriche? Quali sono gli ostacoli tecnici? Che vantaggi avrebbe una macchina cosciente rispetto ad altre tipologie di agenti artificiali? Che suggerimenti arrivano dalle neuroscienze e dagli approcci bio-inspirati? Il tutorial passerà in rassegna lo stato dell’arte della disciplina e cercherà [...]

Bando n.10/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 10-2013] per il conferimento di 8 (otto) incarichi esterni del tipo

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Mar 292013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 10-2013] per il conferimento di 8 (otto) incarichi esterni del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 7317 DEL 29/03/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Monitoraggio bionomico, rilevamento dati biometrici pescato e marcatura crostacei decapodi” nell’ambito del Progetto “Allevamento estensivo dell’aragosta rossa (Palinurus elephas Fabr. 1787) per fini produttivi e di ripopolamento nei mari della Sardegna” Decreto n. 1247/DecA/50 del 07/05/2010. Responsabile Scientifico: Prof. Angelo Cau. CUP: H25E09000050002

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 Scritto da alle 10:41

AVVISO DI CONFERIMENTO INCARICO N. 6/2013 (Indagine preventiva rivolta al personale interno)

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Mar 272013
 
il Dipartimento di Scienze Biomediche intende conferire un incarico nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo: Modificazioni neurofisiologiche sovraspinali in un modello murino di dolore neuropatico: prospettive terapeutiche mediante somministrazione sistemica di cellule staminali mesenchimali umane e modulazione del sistema purinergico (PRIN 2009), progetto di cui il Prof. Marco Pistis è Responsabile Scientifico. OGGETTO DELL’INCARICO: Il soggetto incaricato dovrà utilizzare un modello animale murino di dolore neuropatico, lo spared nerve injury (SNI) model , e registrare l’attività neurofisiologica di neuroni del sistema limbico coinvolti nei meccanismi neurobiologici della gratificazione e dell’avversione. Il soggetto incaricato dovrà, inoltre, effettuare l’analisi statistica dei [...]

conferimento incarico

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Mar 272013
 

Denominazione

Tipologia

Compenso

Durata

Data
pubblicazione

1

CORDA DENISE MARIA BONARIA co.co.co- “Identificazione e caratterizzazione funzionale di geni coinvolti nello sviluppo di malattie rare in Sardegna”, cod. ID 13149711 compenso lordo di Euro 5000,00 15/03/2013 14/06/2013 15/03/2013

2

 Kiepuszewska  Sylwia Agnieszka co.co.co- “Supporto dell’attività di ricerca, attività di data manager, per la raccolta ed archiviazione dei dati; gestione e coordinamento dei flussi delle informazioni tra i laboratori coinvolti nei progetti di ricerca COD. ID 13149711 compenso lordo collaboratore di Euro 20.000,00 15/03/2013 14/03/2014 15/03/2013

Approvazione Atti – Selezione n. 2-2013

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Mar 272013
 

 

SELEZIONE N. 2/2013

LAVORO AUTONOMO DI  NATURA OCCASIONALE NELL’AMBITO DEL PROGETTO PRIN 2009 “ARTICOLI MUSICALI NEI QUOTIDIANI DELL’OTTOCENTO IN ITALIA: UNA BANCA DATI – ARTMUS”

RESPONSABILE SCIENTIFICO  PROF. IGNAZIO MACCHIARELLA

APPROVAZIONE GRADUATORIA DEFINITIVA

Approvazione Atti-Selezione N. 2-2013

 

normativa

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Mar 262013
 
4. La gestione delle attivita’ del tirocinio formativo attivo e’ affidata al consiglio di corso di tirocinio, cosi’ costituito: a) nelle universita’, dai tutor coordinatori di cui all’articoli 11 comma 2, dai docenti e ricercatori universitari che in esso ricoprono incarichi didattici, da due dirigenti scolastici o coordinatori didattici, designati dall’ufficio scolastico regionale tra i dirigenti scolastici o i coordinatori didattici delle istituzioni scolastiche che ospitano i tirocini, e da un rappresentante degli studenti tirocinanti; il presidente del consiglio di corso e’ eletto tra i docenti universitari, il suo mandato dura tre anni ed e’ rinnovabile una sola volta;

Prova scritta del 26 marzo

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Mar 212013
 

Causa indisponibilità delle aule, la prova scritta del 26 marzo pv è posticipata alle
ore 15 in aula U.
Resta invariato l’orario degli orali, che si svolgeranno in mattinata per i laureandi e nel pomeriggio per gli altri, in aula da destinarsi.

Eventuali allievi che debbano sostenere l’orale dopo subito dopo la prova scritta, potranno essere esaminati il 27 mattina.

BANDO N°7/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 7-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno

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Mar 202013
 

BANDO N°7/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 7-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 5699 del 07.03.2013 per l’esecuzione della seguente attività: “ Riordino e allestimento espositivo della collezione scheletrica: Analisi della collezione scheletrica di “proprietà” del Museo; verifica e eventuale integrazione del catalogo interno;  verifica  della siglatura dei reperti e integrazione di quelle mancanti con inserimento nel preesistente catalogo; pulizia e eventuale restauro dei reperti selezionati per l’esposizione; ricerca delle pubblicazioni scientifiche inerenti le collezioni, allestimento espositivo ” nell’ambito del progetto riguardante i 60 anni del Museo Sardo di Antropologia e Etnografia di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Responsabile del Museo Prof. Giovanni Umberto Floris.

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 Scritto da alle 14:07

BANDO N°6/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 6-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno

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Mar 202013
 

BANDO N°6/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 6-2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 5699 del 07.03.2013 per l’esecuzione della seguente attività: “ Riordino e predisposizione per il trasferimento su supporto multimediale di diapositive della collezione Carlo Maxia  sulla base della documentazione scientifica di riferimento: Analisi delle migliaia di diapositive della collezione storica Carlo Maxia; identificazione dei soggetti fotografati  in base alla documentazione scientifica a suo tempo prodotta e/o alle eventuali didascalie; suddivisione per argomento- luogo – data. Smontaggio dai telaietti di supporto, pulizia, catalogazione, predisposizione di gruppi omogenei di DIA ( corredati di bibliografia ) pronti per la digitalizzazione ” nell’ambito del progetto riguardante i 60 anni del Museo Sardo di Antropologia e Etnografia di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Responsabile del Museo Prof. Giovanni Umberto Floris.

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 Scritto da alle 14:02

BANDO N°5/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL. N°5 DELL’11/01/2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL. N°5 DELL'11/01/2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE PROT. 3201 DELL’11/02/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Messa a punto di un integratore per la valorizzazione e innovazione delle produzioni lattiero-casearie caprine in Sardegna” nell’ambito dei progetti di ricerca in corso di svolgimento della Sezione di Scienze del Farmaco di cui è responsabile il Dottor Alberto Angioni del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente.

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 Scritto da alle 15:10

BANDO N°4/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 4 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 4 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 2942 DEL 07/02/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Supporto dell’attività di ricerca, attività di data manager per la raccolta ed archiviazione dei dati, gestione e coordinamento dei flussi delle informazioni tra i laboratori coinvolti nei progetti di ricerca” necessaria per lo svolgimento del progetto di ricerca “Innovative Approaches for the identification of novel antiviral agents” di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Prof. Enzo Tramontano.

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 Scritto da alle 15:04

BANDO N°3/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 03 -2013] per il conferimento di 2 (due) incarichi esterni del tipo

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 03 -2013] per il conferimento di 2 (due) incarichi esterni del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 2780 DEL 05/02/2013 per l’esecuzione della seguente attività: “Servizio visite guidate Orto Botanico in lingua italiana e inglese” della Macrosezione Botanica e Orto Botanico del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente – Responsabile Prof.ssa Annalena Cogoni

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 Scritto da alle 15:02

BANDO N°2/2013 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 2 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno

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Mar 192013
 

AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 2 -2013] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 860 DEL 15/01/2013
per l’esecuzione della seguente attività: “Analisi mediante elettroforesi bidimensionale di campioni da fluidi biologici” necessarie per lo svolgimento del progetto di ricerca “Studio protemico per la ricerca di markers predittivi e diagnostici nella Sindorme Fibromialgica” di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente la Prof.ssa Marcella Corda.

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 Scritto da alle 15:00

Avviso ricevimento

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Mar 192013
 
—Ricevimento studenti: Studio n°.8 (1° piano) ex-Facoltà di Lingue: via San Giorgio, 12 <tel.: +39-070-6756213> LUGLIO: lunedì 2 (ore 9:00-10:00 o previo appuntamento via e-mail in giornata), lunedì 9 (ore 9:00-11:00) -in orario ricevimento (preferibilmente non via mail): informazioni Erasmus

Bando n°22/2012 – AVVISO DI PROCEDURA COMPARATIVA (SEL. 22 -2012) del 28.12.2012 – Procedura comparativa pubblica per titoli e colloquio per l’attribuzione di n° 1 incarico

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Mar 182013
 

AVVISO DI PROCEDURA COMPARATIVA (SEL. 22 -2012) del 28.12.2012 – Procedura comparativa pubblica per titoli e colloquio per l’attribuzione di n° 1 incarico di collaborazione coordinata e continuativa per “Riordino e catalogazione exsiccata Museo Herbarium” – Responsabile Prof.ssa Annalena Cogoni

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 Scritto da alle 14:23

MOSTRA BAVAGNOLI

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Mar 182013
 

COMUNICATO STAMPA 

Carlo Bavagnoli fotografa l’arte.

L’Europe gothique XIIe XIVe siecles:

una mostra a Parigi nel 1968

a cura di Maria Luisa Frongia e Rita Ladogana

22 marzo – 15 aprile 2013

Sala Mostre Temporanee Cittadella dei Musei

Piazza Arsenale, 1 – Cagliari

Inaugurazione venerdì 22 marzo ore 18,00

Il 22 marzo 2013, alle ore 18, si inaugura presso la Sala Mostre Temporanee della Cittadella dei Musei a Cagliari, la mostra fotografica Carlo Bavagnoli fotografa l’arte. L’Europe gothique XIIe XIVe  siecles: una mostra a Parigi nel 1968,a cura di Maria Luisa Frongia e Rita Ladogana(Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio – Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari).

L’esposizione, attraverso 43 scatti di straordinaria intensità, offre una testimonianza inedita del lavoro del fotografo piacentino per la rivista americana Life: si tratta del  reportage sulla grande mostra dedicata all’arte gotica, allestita a Parigi nel Pavillon de Flore del Museo del Louvre, nel 1968.

Carlo Bavagnoli, nato nel 1932,  si distingue nel panorama della fotografia italiana del secondo dopoguerra collaborando con i  maggiori rotocalchi nazionali dell’epoca, al fianco di altri grandi nomi, da Ugo Mulas a Mario Dondero. Nel 1958 inizia a collaborare con la rivista Life e nel 1964 viene assunto stabilmente dalla testata internazionale, episodio unico per un fotografo italiano. I numerosi servizi di Bavagnoli affrontano tematiche molto varie: dal mondo dell’arte e dello spettacolo ai fatti di cronaca, ai grandi eventi.

Nelle fotografie d’arte che segnano il percorso della mostra  l’intento documentario è superato dall’esigenza del racconto personale: la scelta dei punti di vista privilegiati, le riprese ravvicinate, i giochi di luce e gli affondi di ombre amplificano ed esaltano l’unicità dei pezzi selezionati, sempre nel massimo rispetto dell’opera d’arte e della sua immagine, senza  l’intervento di alcun artificio tecnico, secondo il metodo fotografico consueto a Bavagnoli, mai tradito nel tempo. Dopo un accurato restauro dei negativi originali, le stampe sono state generosamente donate dall’artista alla Cattedra di Storia dell’Arte Contemporanea dell’Università di Cagliari.

La mostra sarà visitabile dal 22 marzo al 15 aprile, tutti i giorni, escluso il lunedì, al mattino dalle 9.00 alle 13.00, nel pomeriggio dalle 16 alle 19.

pieghevole Mostra Bavagnoli

TRA DIDATTICA E RICERCA: QUALE ASSETTO ORGANIZZATIVO PER LE UNIVERSITÀ ITALIANE? LE LEZIONI DELL’ANALISI COMPARATA

 Articoli e rapporti di ricerca  Commenti disabilitati su TRA DIDATTICA E RICERCA: QUALE ASSETTO ORGANIZZATIVO PER LE UNIVERSITÀ ITALIANE? LE LEZIONI DELL’ANALISI COMPARATA
Mar 152013
 
A cura di Giliberto Capano e Marino Regini INDICE 1. Introduzione: strutture di base e processi decisionali nelle università europee, Giliberto Capano 1.1 La struttura istituzionale delle università e il sistema delle responsabilità 1.2. Le competenze effettive e le relazioni tra le strutture 1.3. Il governo della didattica 1.4. Il governo della ricerca 1.5. La gestione finanziaria e il reclutamento 1.6. Cenni conclusivi 2. Il sistema universitario inglese, Sabrina Colombo e Damiano De Rosa 2.1 L’Università di Manchester 2.2 L’Università di Leicester 3. Il sistema universitario olandese, Giliberto Capano e Damiano De Rosa 3.1 L’Università di Amsterdam 3.2 L’Università di [...]
 Scritto da alle 13:53

Tra Didattica e Ricerca: quale assetto organizzativo per le Università italiane?

 Articoli e rapporti di ricerca  Commenti disabilitati su Tra Didattica e Ricerca: quale assetto organizzativo per le Università italiane?
Mar 152013
 
Tra Didattica e Ricerca: quale assetto organizzativo per le Università italiane? Le lezioni dell’analisi comparata A cura di Giliberto Capano e Marino Regini 1. Introduzione: strutture di base e processi decisionali nelle università europee, Giliberto Capano 1.1 La struttura istituzionale delle università e il sistema delle responsabilità 1.2. Le competenze effettive e le relazioni tra le strutture 1.3. Il governo della didattica 1.4. Il governo della ricerca 1.5. La gestione finanziaria e il reclutamento 1.6. Cenni conclusivi 2. Il sistema universitario inglese, Sabrina Colombo e Damiano De Rosa 2.1 L’Università di Manchester 2.2 L’Università di Leicester 3. Il sistema universitario [...]
 Scritto da alle 12:44

AVVISO DI CONFERIMENTO INCARICO N. 5/2013 (Indagine preventiva rivolta al personale interno)

 Bandi e Concorsi  Commenti disabilitati su AVVISO DI CONFERIMENTO INCARICO N. 5/2013 (Indagine preventiva rivolta al personale interno)
Mar 142013
 
il Dipartimento di Scienze Biomediche intende conferire un incarico nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo: “Validazione delle metodiche Real Time Quaking Induced Conversion e Enhanced QuIC come potenziale test per la diagnosi preclinica delle malattie da prione”, progetto di il Responsabile Scientifico è la Prof. Alessandra Pani. OGGETTO DELL’INCARICO: Il soggetto incaricato dovrà investigare l’uso di tecniche di amplificazione del prione (RT-QuiC e eQuIC) per la diagnosi pre-sintomatica delle malattie da prione umane ed animali. RICHIEDENTE L’INCARICO: Prof.ssa Alessandra Pani. REQUISITI RICHIESTI: Laurea in Scienze Biologiche (V.O.); Dottorato di Ricerca in Sviluppo e Sperimentazione di Farmaci Antivirali, conseguito da [...]

Informazioni didattiche

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Mar 142013
 

 

 

Seminario di Geografia dell’America latina

prof. Maurizio Memoli AULA 2

1 CFU

Il seminario è rivolto agli studenti delle lauree triennali e svolge un percorso di studio delle condizioni territoriali del continente latino-americano.

Dopo una introduzione inerente l’approccio epistemologico adottato nello studio dei fatti territoriali, il seminario affronta un percorso critico in 6 lezioni bisettimanali in cui saranno delineati gli aspetti essenziali della organizzazione dello spazio latino-americano connessi alla sua strutturazione politica, culturale, economica e sociale.

La lettura dello spazio americano tiene conto di un approccio trasversale che intende sottolineare le differenze significanti e le concomitanze esplicative dell’insieme continentale. Le singole caratteristiche dei maggiori Stati nazionali o delle principali aree regionali saranno enunciate attraverso una lettura tematica che toccherà: gli ambienti naturali; le Nazioni e i popoli originari, la scoperta e la conquista del continente, le diverse colonizzazioni, le società e i modelli di vita, le principali componenti sociali (borghesie, ceti medi, proletariato); l’evoluzione dei sistemi territoriali e delle componenti politiche e sociali (forze armate, istituzioni religiose), i sistemi di potere politico ed economico,  le aree dello sviluppo e del sottosviluppo.

Modalità di verifica

Il corso prevede il superamento di una prova che e di una valutazione le cui modalità saaranno definite dopo le prime lezioni e potranno variare in ragione del numero dei frequentanti.

Orari Lezioni

Mer 15 maggio ore 15.00
Ven 17 maggio ore 15.00
Mer 22 maggio ore 15.00
Ven 24 maggio ore 15.00
Lun 27 maggio ore 10.00
Mer 29 maggio ore 15.00

Piano delle lezioni

1. Una geografia dell’errore. Descrizione, rappresentazioni di un mondo da inventare

2. Geografia della scoperta e della conquista. Lo sguardo dell’”altro”, e la visione dei vinti

3. Quadri ambientali e spazi geografici. Insediamento umano, occupazione dello spazio, popolamento, retaggi storici

4. America latina o americhe latine, l’invenzione di un mondo. Caratteri originali degli stati latino-americani. Quadri geopolitici

5. Dipendenze e indipendenze. Le risorse, economia coloniale, post-coloniale e indipendente

6. Un mondo di società mutliple: attori e meccanismi della vita politica e sociale

Borghesie e oligarchie, Ceti medi, Gli operai e il movimento sindacale, Le forze armate, Chiesa e chiese, Stili di autorità, Ideologie specifiche, Potere e legittimità

Letture consigliate

Alain Rouquié, L’America latina. Introduzione all’Estremo Occidente, Milano, Bruno Mondadori, ultima edizione.

Durante il corso sarà fornita una bibliografia di riferimento per eventali approfondimenti.

Programma 1° modulo LL Ispanoamericane:

Manuale

Dario Puccini e Saúl Yurkievich, Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, UTET, vol. primo fino alla parte terza inclusa.

Dei Comentarios Reales di Garcilaso de la Vega el Inca el libro primero, el libro segundo y  el libo cuarto

Il saggio “En virtud de la materia”: nuevas consideraciones sobre el subtexto andino de los Comentarios Reales, di José Antonio Mazzotti:

http://www.cervantesvirtual.com/obra-visor/en-virtud-de-la-materia–nuevas-consideraciones-sobre-el-subtexto-andino-de-los-comentarios-reales-0/html/02204992-82b2-11df-acc7-002185ce6064_4.html#I_0_

La parti della Nueva Crónica y buen gobierno di Felipe Guamán Poma de Ayala si trovano nella dispensa insieme ai testi critici.

Si avvisano gli studenti che le dispense per la preparazione del modulo sui cronisti saranno presenti in copisteria del prossimo lunedì 29 aprile.

Da lunedì 22 aprile inizia il modulo sulle avanguardie in America latina.

I Comentarios Reales dell’Inca Garcilaso de la Vega si possono scaricare da questa pagina:

http://www.bibliotecayacucho.gob.ve/fba/index.php?id=96&backPID=103

Le lezioni di Lingua  e Letterature Ispanoamericane riprendono il giorno 8 aprile alle ore 8.00

Una lettura di estratti della Nueva Corónica da parte di Freddy Roncalla, scrittore peruviano:

 

La Nueva corónica y buen gobierno in rete sul sito della Kongelige Bibliotek di Copenhagen.

Il testo è consultabile in forma facsimilare, come anche l’apparto iconografico, e trascritto.

Nella sezione “recursos” sono presenti articoli della maggiore studiosa dell’opera Rolena Adorno, un glossario del quechua usato da Gumán Poma e altri articoli utili per la comprensione del testo:

 

http://www.kb.dk/permalink/2006/poma/info/es/frontpage.htm

 

LEZIONE MERCOLEDÌ

La lezione del mercoledì si terrà nell’aula 2, dalle ore 12.00 alle ore 14.00

L’inizio delle lezioni di Lingue Letterature Ispanoamericane è previsto per venerdi 8 marzo ore: 12 AULA 6

 

L’orario delle lezioni è il seguente:

Lunedì   ore 8.00-10.00 AULA 6

Mercoledì ore 12.00-14.00 AULA 2

Venerdì ore 11.00-14.00 AULA 6

PROGRAMMA CORSI DI LAUREA TRIENNALI (secondo semestre)

 

Lingua e Letterature Ispanoamericane anno accademico 2012/13

Mediazione III anno e Interclasse II anno 6CFU, accorpato per 6 CFU Lingue e Culture, 30 ore

 

Obiettivi Formativi

Il corso si incentra sull’emergere di un soggetto culturale autoctono all’interno del genere delle “crónicas” coloniali. Tra gli obiettivi la riflessione sul canone come imposizione occidentale che accompagna i processi coloniali e l’insorgere di una letteratura di resistenza. Verrano analizzate questioni legate al rapporto tra oralità e scrittura e, in fine, al tema dell’identità americana. Dal punto di vista linguistico il corso si propone di fornire dei cenni sulle varianti dello spagnolo d’America.

 

Prerequisiti

Conoscenza della lingua spagnola,

 

Contenuti del Corso

Attraverso lo studio di estratti delle Crónicas de Felipe Guamán Poma de Ayala e di Garcilaso de la Vega el Inca, il corso verterà sulle specificità culturali autoctone relative al mondo quechua e aymara e il loro interagire con i codici culturali occidentali. Il corso permetterà una riflessione anche sull’attuale dibattito in merito alla questione etnico-culturale in paesi come il Perù caratterizzati da forte eterogeneità endogena. Documentari audio-visivi aiuteranno a veicolare contenuti culturali di provenienza non occidentale.

 

Metodi Didattici

Lettura comprensione e traduzione dei testi in classe, visione di documentari audio-visivi, prove in itinere di verifica.

 

Modalità di verifica dell’apprendimento

Esame orale.

 

Testi di Riferimento

 

Felipe Guamán Poma de Ayala, Nueva Corónica y Buen Gobierno, Editrice Historia 16.

Garcilaso de la Vega el Inca, Comentarios Reales, qualsiasi edizione.

Rolena Adorno, Guamán Poma, literatura de resistencia en el Perú colonial, Editore Siglo XXI

Dispense fornite dall’insegnante

Manuale

Dario Puccini e Saúl Yurkievich, Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, UTET, vol. primo, parte terza inclusa.

 

 

MODULO 2 60 ORE 12 CFU ACCORPATO PER 30 ORE AL PRECEDENTE

Lingue e Culture, 12 CFU, accorpato mediazione, 60 ore.

 

Obiettivi Formativi

Il corso mette in comparazione due momenti della storia letteraria latinoamericana, lontani nel tempo ma accomunati dalla messa in discussione del canone occidentale: le crónicas coloniali e il periodo delle avanguardie storiche. I fini del corso sono quelli di fornire un’immagine della dialettica che si instaura nel dialogo tra Occidente e Nuovo Mondo e rintracciare delle costanti nell’interazione tra codici culturali indigeni e modelli culturali occidentali. Lo studio della poesia del ’900 e del rapporto tra impulso europeo e riscoperta delle radici culturali, una visione linguistica generale dello spagnolo d’America nelle sue specifiche varianti, e in generale la percezione di conflitti multiculturali rappresentano ulteriori obiettivi.

 

Prerequisiti

Conoscenza della lingua spagnola.

 

Contenuti del corso

Le Crónicas di Felipe Guamán Poma de Ayala e Garcilaso de la Vega el Inca rappresentano due momenti importanti della storia letteraria americana in cui è possibile scorgere il fenomeno della conquista e della colonizzazione da una prospettiva autoctona. Nel momento, invece, della proliferazione dei movimenti avanguardisti latinoamericani, le questioni legate all’identità si coniugano spesso alle innovazioni formali operate sul linguaggio. In entrambi i periodi storici le infrazioni al canone occidentale rappresentano un momento di affermazione di identità americana.

 

 

Metodi Didattici

Lettura comprensione e traduzione dei testi in classe, visione di documentari audio-visivi, prove in itinere di verifica.

 

 

Modalità di verifica dell’apprendimento

Esame orale.

 

Testi di Riferimento

 

Felipe Guamán Poma de Ayala, Nueva Corónica y Buen Gobierno, Editrice Historia 16.

Garcilaso de la Vega el Inka, Comentarios Reales, qualsiasi edizione.

Rolena Adorno, Guamán Poma, literatura de resistencia en el Perú colonial, Editore Siglo XXI

Jorge Swartz, Las vanguardias latinoamericanas, in qualsiasi edizione.

Dispense fornite dall’insegnante.

 

Manuale:

Dario Puccini e Saúl Yurkievich, Storia della civiltà letteraria ispanoamericana, UTET, vol. primo, parte terza inclusa e secondo volume parte nona.

 

 

Avviso di Conferimento n.4/2013 (indagine preventiva rivolta al personale interno)

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Mar 122013
 
il Dipartimento di Scienze Biomediche intende conferire un incarico nell’ambito del progetto di ricerca dal titolo: “Risposta al litio e comportamento suicidario nei pazienti bipolari: approcci genetici per l’identificazione di biomarker”, progetto Dipartimentale, responsabile Prof.ssa Maria Del Zompo. OGGETTO DELL’INCARICO: Supporto tecnico alla ricerca per sequenziamento ed analisi delle sequenze, allo scopo di identificare una nuove varianti geniche o polimorfismi noti associati alla risposta al litio. Responsabile Scientifico: Prof.ssa Maria Del Zompo Requisiti richiesti: Diploma quinquennale scuola secondaria superiore con comprovata esperienza nel campo della Genetica Molecolare (tecniche di genotipizzazione, di amplificazione e sequenziamento DNA) e nell’uso di tools bioinformatici [...]

La lingua sarda nel contesto della cultura della Sardegna

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Mar 122013
 

Letto a Udine il 14 maggio 2011

Convegno  La valorizzazione delle lingue minoritarie.  Sardo e Friulano a confronto nel quadro delle nuove metodologie di apprendimento


Rivivificare una lingua a rischio scomparsa comporta problemi che ci si deve necessariamente porre prima di intraprendere una qualunque azione. Significa domandarsi e analizzare quali funzioni tale lingua ricopra nella società, e, in Sardegna, nella società sarda; se tali funzioni siano le stesse per tutta la regione, o se siano diversificate per aree e per ceti o per categorie sociali. Quali diversi valori simbolici la lingua minacciata ricopra, e con quali eventuali differenze di caso in caso, di luogo in luogo; ma anche e forse soprattutto quali valori virtuali e sottaciuti essa possa avere.

Se pure è vero che la scolarizzazione in lingua può e deve rivestire un ruolo trainante, è pur vero che quest’ultimo non è forse il ruolo primario o centrale, soprattutto quando si interrotta la catena intergenerazionale di trasmissione linguistica. Un’azione mirata e consapevole significa dunque e innanzitutto interazione sociale e col sociale: nel senso chela Scuolapuò fungere da catalizzatore di quel processo di riattivazione che sta al di qua di essa e che di essa va al di là. Un’azione anche di mediazione e di stimolo perciò e non solo una azione puramente didattica.

Il riapprendimento linguistico non soltanto ha un valore cognitivo, come ci dice J. Fishmann, il che può valere per qualunque lingua, o altra seconda lingua, si apprenda, minacciata o di gran prestigio che sia: ed è peraltro ormai ben assodato che il bilinguismo fin dall’età precoce, non soltanto non è un ostacolo alla buona acquisizione e gestione di una delle due lingue, ma anzi rafforza la conoscenza di entrambe, nello stesso tempo che aumenta e rafforza le capacità cognitive generali di chi le possiede e le impiega; infatti oltre a ciò la riacquisizione significa pure che, in maniera reversibile, ogni lingua è il principale sostegno e deposito di una cultura e che ogni cultura a sua volta trova espressione eminentemente, anche se non soltanto, nella sua lingua. Ma non mi limiterei a fatti e dati solo antropologici o etnolinguistici (p.es. la denominazione dei colori, delle parti del corpo, del sistema della parentela, del sistema pronominale, ecc.): lo stesso sistema verbale, i suoi tempi e modi, l’espressione più o meno strutturata della aktionsart, p. es. esprimono anch’essi una visione del mondo. E non si sta a dire del lessico che è, per ciascuna lingua, un mosaico-ritaglio originale nel continuum universale del significabile: cosa per cui ancor prima e ancor più che porsi il problema di come esprimere quei concetti, per lo più della modernità, per i quali una lingua minacciata non ha le parole adatte e appropriate, più di questo, dico, è importante riappropriarsi del patrimonio lessicale depositato e per lo più obliterato; per rigenerare in ciascun potenziale parlante l’originale mosaico che restituisce l’originale discretum di quel continuum.

Ma si può e si deve andare anche al di là della pura conservazione o ripristino di una cultura intesa in senso etnologico, pur in chiave moderna. Almeno in Europa e in Italia, le lingue sotto minaccia e a rischio di scomparsa, sono state e sono portatrici di storia e di storicità anche civile, che viene spesso posta in oblio insieme con la lingua che l’ha espressa; né si deve trascurare il fatto che molti prodotti che oggi vengono considerati per lo più da un punto di vista antropologico, possono invece avere anche una valenza più vasta, anche nella società civile e moderna. Penso per esempio alla produzione della poesia improvvisata in Sardegna, fortemente minacciata anch’essa, che può dirci molto su processi poetici e abilità metaforiche, sul nesso parola-cultura, parola-società non solo in direzione del passato, ma anche in prospettiva del futuro, se sapientemente gestita e non musealizzata. Tale fenomeno, che è anche estetico, può dirci molto sui processi di creazione letteraria, e sulla funzione sociale di essa.

Certamente svariati possono essere i problemi specifici relativi all’insegnamento di una lingua minoritaria, come il Sardo (e non solo, naturalmente): 1) manca uno standard di riferimento condiviso e diffuso, il che può significare il riferimento certo ad una norma, finalizzata a quella che può essere chiamata “didattica dell’errore”; 2) è difficile, il che però non significa che è impossibile, elaborare un codice appropriato che possa superare la situazione di diglossia, ormai tendente alla dilalia e al monolinguismo, specie negli ambienti urbani.

È chiaro cheper la prima delle due questioni bisognerà adottare un criterio elastico e che la norma può andare anche costruendosi man mano, sia facendo riferimento alla testualità scritta, più moderna e consapevole, sia facendo ricorso all’osservazione del parlato nativo come lo si può cogliere nei parlanti ‘naturali’. Un’operazione didattica come questa presenterebbe il vantaggio aggiunto di render consapevoli i discenti che la norma è un qualcosa non di assoluto in sé, ma un qualcosa che si costruisce in base a determinati criteri che contemplano tanto il parlato (immediato e tradizionale), quanto la necessità di una testualità perspicua, logica, e funzionale. Si potrebbe insomma proporre attivamente e fattivamente ai discenti la norma come problema e come punto d’arrivo di un itinerario di riflessione, con beneficio e ricadute su tutto il territorio della glottodidattica.

Anche la seconda questione, quella del lessico, può aver ricadute dello stesso tipo, può cioè portare i discenti davanti al problema della lingua come processo in fieri, che si costituisce nel confronto concreto con le esigenze cui di volta in volta si trova davanti. E si va dalla integrazione nel Sardo del lessico scientifico praticamente internazionale, alle nuove formazioni, costituite per via metaforica o compositiva, che possono crearsi nella e sulla lingua che ancora non le possiede. Chiaramente la cosa andrà impostata a seconda dell’età e del grado di apprendimento degli alunni, ma in tutti i casi si necessita di un docente preparato, che abbia una capacità di parlare fluentemente il Sardo (o la lingua minoritaria che sia in questione); un docente che abbia una conoscenza delle sue strutture e soprattutto del suo lessico e dei suoi idiomatismi, oltre che una buona preparazione di linguistica generale.

Ma è certamente  il settore delle motivazioni all’apprendimento quello più delicato e che implica a mio avviso una convergenza e un coordinamento dinamico di sforzi di provenienza e di direzione diversa. Con l’accortezza – non sempre facile da acquisire, anche fra i docenti – di eludere due scogli: l’uno ideologico, l’altro diciamo così, sentimentale, e di fatto folclorizzante; pur se, bisogna aggiungere, i contenuti di queste due prospettive andranno poi, in certa misura ripresi, e, dopo averli decontestualizzati dal discorso che tanto spesso li sorregge, recuperati e ricontestualizzati. Bisogna insomma evitare la retorica della piccola patria, comunque essa si presenti, o il micro nazionalismo o, peggio ancora, il localismo, la tentazione della chiusura nel microcosmo onnicomprensivo e costringente; pericolo che implica poi il secondo, e cioè quello della folclorizzazione che rifiuta il più vasto mondo per rinchiudersi in un passato da immobilizzare nel presente, riproducendolo in maniera immutata e immutabile, nella ristretta e restrittiva presunzione dell’autosufficienza culturale; il timore di un mondo moderno e alieno che snaturalizzerebbe e sottrarrebbe l’essenza del “noi”, della ‘nostra’ comunità.

Questa decontestualizzazione e ricontestualizzazione deve prendere in carico ciò che la lingua minoritaria può significare all’interno della cultura che la esprime. Alcuni di questi elementi sono di carattere più generale, se non universale; altri invece possono essere più particolari e specifici delle singole lingue, minoritarie e minacciate,  della loro cultura e della loro storia.

Tra i primi, cioè quelli di carattere più generale, potremmo indicare il fatto che il plurilinguismo è sempre e comunque un fatto positivo. E che tale plurilinguismo va inteso non soltanto in direzione delle lingue straniere e di maggior prestigio, ma può/deve essere inteso anche in direzione interna, cioè quella della riappropriazione e di una lingua che è o è stata la propria, anche se non per tutti lo è più, e che comunque per tutti resta nel sottofondo culturale proprio, riguardo al quale va fatto lo sforzo, qui extralinguistico, di far vivere le ragioni della riappropriazione. Connesso con ciò sta il fatto che mentre una lingua straniera, anche di grande prestigio, ha, per i più e per lo più, uno scopo eminentemente strumentale e/o professionale, la lingua minoritaria-minacciata ha un impiego e una funzione intraculturale, rivolta cioè all’interno di quella cultura di cui essa è/è stata parte e di cui fanno parte i discenti stessi, anche se ne hanno scarsa o nulla consapevolezza. E qui sta la maggior difficoltà e la necessità di una didattica che vada oltre la didattica stessa della lingua. Ma non da ultimo andrà stigmatizzato come la lingua minore recessiva costituisca tanto di quel substrato soggiacente all’uso particolare e regionale della lingua nazionale.

Sempre fra le motivazioni di carattere generale v’è quella, ormai dimostrata, che una educazione bilingue (o plurilingue) aumenta le capacità cognitive del soggetto medesimo e che quindi, lungi dal rappresentare un ostacolo all’apprendimento piano e corretto della lingua nazionale, rappresenta invece un incentivo tacito a questo riguardo; ed anzi rappresenta una base iniziale per l’apprendimento delle lingue straniere. Una educazione al bilinguismo va dunque al di là della stessa educazione bilingue.

Ma detto questo cosa dire del posto odierno della lingua sarda? Quale posto essa occupa nella cultura odierna della Sardegna?

Porsi tali domande e tentare di rispondervi, credo che sia preliminare ad ogni azione didattica: per i docenti innanzitutto, perché se ne facciano tramite verso chi apprende. Andrà quindi acquisito, da entrambe le parti, come – vado dicendo così a volo senza soffermarmi quanto dovrei – la questione della lingua sarda sia stata posta ben secoli addietro, dal XVI addirittura, durante il pur piccolo e microscopico rinascimento sardo, e ancor prima di ogni discorso sulla identità e sulla nazione; come tale questione risorga nel secolo XVIII, col Madao, in chiave nazionale e in perfetta sintonia e sincronia con gli eventi europei coevi. Né andrà dimenticato che il Sardo è stato impiegato con usi giuridici fino almeno tutto il Settecento, sebbene nei tempi più recenti fortemente concorrenziato dalle lingue più forti. Che gli Aragonesi, pur registrando che il Catalano era ben parlato e diffuso nell’Isola, soprattutto fra i ceti medio-alti, consideravano il Sardo “l’antica lingua del Regno”, e non una parlata volgare. Che v’è una lunga tradizione di scrittura letteraria, sebbene spesso discontinua, che non esce mai dall’orizzonte culturale sardo: e fino ad oggi. Che gli intellettuali isolani dell’Ottocento – e si tratta di moderati lealisti! – coltivavano il sogno di una doppia e armonica appartenenza, politica e culturale, nonché linguistica, sarda e italiana.

Ma bisogna pur tener conto che la storia è andata, che l’unità italiana bene o male fu compiuta, e che intanto il Sardo è trapassato per processo molecolare – per dirla con le parole di Antonio Gramsci, ma rovesciandole forse – all’interno dell’Italiano, modificandolo, e in qualche modo appropriandosene, attraverso un processo che lo svuota dall’interno e lo rigenera in modi propri. La convivenza delle lingue sarda e italiana, è passata da un bilinguismo, magari zoppo, alla diglossia; e poi, per la più gran parte dei parlanti, alla dilalia, con abbondanti fenomeni di code mixing  e code switching, che preludono alla deriva che porta alla dismissione della lingua più debole, e all’interruzione della trasmissione intergenerazionale di essa.

Non so se e quanto siamo guariti da quella stramba malattia della “sarda nazione” che aveva colpito gli intellettuali dell’Ottocento. Né se è auspicabile la guarigione da essa: la malattia d’amore è sempre godibile, a patto di mantenerne un lucido cosciente controllo; e il mito è pur sempre salutare e benefico se assunto in dosi omeopatiche. I tempi moderni hanno ridimensionato e, starei per dire, disinnescato la parola, e fin lo stesso concetto di ‘nazione’; mentre la costruzione politico-economica europea viene poi ridefinendo e ripensando una nuova correlazione Nazione/Stato-Stati, pur, parrebbe, senza di fatto riuscirvi[1].

I tempi nuovi ultimi mostrano il trionfo (quando pure non è il carnevale) della differenza, della differenzialità diffusa e autoassertiva. L’immaginario politico moderno è segnato «dall’universale affermazione della differenza», di contro a tempi anteriori, ma non lontani,  che tendevano «a proclamare l’uguaglianza primordiale degli individui al di là dei caratteri particolari», cosicché «la semplice tolleranza non basta più, anzi prende il volto del disprezzo, perché, secondo i canoni del multiculturalismo, solo il riconoscimento assoluto delle differenze, dell’equivalenza di tutto con tutto dell’assenza di qualsivoglia normalità dovrebbe regolare le relazioni fra individui»[2]. Questioni ancora contingenti, queste, e all’ordine del giorno nelle agende politiche nazionali e internazionali.

In un quadro politico culturale come questo, la questione linguistica sarda pare non terminata ed anzi riemergente nella sua perennità. Essa rispunta sotto altri termini e modi: l’identità, l’etnicità, il regionalismo, l’autonomismo variamente declinato; le Leggi di tutela:la Legge Regionale26/1997 sulla “promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”; la CartaEuropeasulle minoranze linguistico culturali,la  Legge482/1999, che recepisce (o almeno lo dovrebbe) il dettato della suddetta Carta europea: nomi, fatti e percorsi nuovi, sul filo di una continuità adattata ai tempi. E si discute se la lingua possa/debba essere parte costitutiva dell’identità, oppure se tale identità debba/possa poggiare su (anche) altri fattori, dando per scontata l’irrecuperabilità di una lingua sarda ormai in estinzione e comunque marginalizzata dalla storia e dalla società moderna. Ed anzi si polemizza sullo stesso concetto di identità: su quanto essa sia (possa/debba essere) ‘spontanea’, o invece ‘costruita’ ed elaborata e da elaborare. Ci si chiede se ci si debba considerare un’etnia o una nazione, magari mancata, o magari, ancora, una Kulturnation, che non si sa se, ed eventualmente come debba farsi stato. Ci si chiede quale parte debba giocare, nell’esistenza odierna di soggetto storico-culturale, la specificità antropologica, storica, politica, linguistica; se la lingua sarda debba essere recuperata appieno, per, pienamente, poter essere ed esistere, e per essere impiegata quale lingua dalla ‘L’ maiuscola, o se essa debba essere un dato di sfondo, un ricordo storico, un dato neo-folclorico, prezioso magari, e da preservare: ma da non, sostanzialmente, usare.

Né, ancora, va dimenticata – che anzi meriterebbe un discorso a parte che qui non può farsi – la produzione artistica e multimediale in lingua sarda, che ormai raggiunge livelli di elevata qualità: dall’eterna e sempre vivace poesia, alla novità della prosa narrativa, dai nuovi cantautori che si affiancano agli interpreti tradizionali, al cinema, al cabaret, al fumetto, fino alla riscoperta delle produzioni etnomusicologiche e della poesia improvvisata della tradizione. Per non parlare poi, in sede letteraria ma non solo, delle mescidanze e degli ibridismi linguistici e stilistici di tanti narratori e musicisti sardi, che ottengono una notevole attenzione anche, e direi anzi principalmente,  fuori dei confini isolani: un’attenzione, in casa e fuori, certo maggiore di quanto non ne riscuota la produzione più strettamente in limba, ridotta entro circoli si direbbe underground, e tuttavia attivi e vivaci, che attendono e meriterebbero un riscontro più ampio e più accorto: riscontro impedito sia dalla progressiva perdita della competenza attiva del Sardo, soprattutto nei suoi registri elaborati, ormai pressoché dismessi e dunque scarsamente fruibili, sia da un mercato culturale (e politico) che non ne (vuole/sa) vede(re) il profitto virtuale, né quindi può renderlo attuale.

Ed ancora, par dunque, siamo nella dissociazione perenne della doppia appartenenza che trova le sue radici nell’intellettualità del XIX secolo, e che diventa spesso insoddisfazione, da qualunque parte si guardi la faccenda: perché anche chi ragiona con sguardo ‘cosmopolita’ e guarda alle cose ‘regionali’, anzi, per essi, per lo più ‘provinciali’, con una più o meno dichiarata o (mal)celata sufficienza, fa comunque e pur sempre parte della schiera di coloro le cui lingue – così ci disse il Poeta – «a dir di Sardegna non si sentono stanche»: fosse pure in un dire negativo, o nell’eloquenza del silenzio.

Riattivare un processo di equilibrata e opportunamente graduata riacquisizione linguistica collettiva, evitando tanto la folclorizzazione quanto i micro nazionalismi, spesso localistici e ideologici, può, tutto ciò, significare una riequilibrata ricomposizione di tale frattura storica. Se oggi, come dimostra anche la recente inchiesta sociolinguistica promossa dalla Regione, pare essere riacquisita o comunque rafforzata – e in modi non drammatici –  la coscienza collettiva del valore della lingua sarda come parte essenziale dell’essere sardi, il che è anche frutto degli sforzi che la cultura sarda, ma anche nazionale ed europea, hanno speso più recentemente, e se, pure, a tale coscienza non corrisponde purtroppo un riacquisto linguistico concreto, che anzi pare che il processo di perdita vada perlopiù aumentando: se dunque tutto ciò, un’azione anche didattica, da non compiere nell’isolamento ma all’interno di una politica culturale multiforme e ad ampio raggio, significa cogliere l’occasione propizia dei tempi: significa bentulare finché si tenet su bentu, e prima che scoppi la bonaccia omologatrice dell’oblio.

Al di là, ma anche al di qua, di questi discorsi – che devono essere sempre però presenti all’orizzonte degli operatori culturali e scolastici – l’azione di tutela volta alla rivitalizzazione della lingua dovrà procedere con sano pragmatismo e al di fuori di  ogni disordinato utopismo, per stare dunque sull’insegnamento di Joshua Fishmann, saggiando e tenendo presenti le diverse situazioni sociolinguistiche che sono presenti nelle diverse aree dell’Isola, e di cui ho già detto. Pertanto sarebbe necessario prevedere, per esempio, scuole e nuclei pilota laddove la lingua appaia maggiormente resistente e l’ambiente culturale più favorevole, e quindi andare verso un insegnamento linguistico e una glottodidattica vera e propria, diretta; mentre bisognerà lavorare in maniera più mediata, agendo primariamente sulle motivazioni, laddove la situazione è meno favorevole (penso agli ambienti urbani certamente, ma non solo): ciò che non significa saltare o accantonare la lingua, ma avere un approccio ad essa meno diretto, per poi arrivare certo al medesimo bersaglio.

Tutto ciò partendo dall’idea che l’insegnamento della lingua minoritaria non è un fine in sé, ma dall’idea che, soprattutto per questo stesso fine,la Scuolaè uno degli interlocutori – importante certo ma, non unico – di una struttura socioculturale complessa, e che pertanto deve agire in concerto e di concerto con essa. E in ciò può avere un ruolo delicato: in quanto può essere uno degli snodi importanti e determinanti di interrelazione. La scuola potrà/dovrà insomma essere, per stare ancora con J. Fishmann, una sorta di agenzia di scambio, con le famiglie primariamente, e con la società successivamente e più in generale: essa deve assumere, in dialogo e in dialettica con la società, una sorta di funzione-stimolo nei confronti della necessità, possibilità, opportunità positiva di invertire la deriva linguistica in atto. Una volta entrata l’idea (cosa per altro meno facile di quanto non sembri) che la lingua sarda può entrare, non solo giuridicamente, ma sensatamente, a scuola, si potrà allora più facilmente sostenere l’idea con concreta fattività.

  Maurizio Virdis

 

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Mar 112013
 

conferimento di due incarichi esterni nell’ambito del Progetto di ricerca POR SARDEGNA

FSE 2007-2013 ASSE III INCLUSIONE SOCIALE – ASSE V TRANSNAZIONALITA’ E

COOPERAZIONE AD ALTIORA – 1000 tetti CUP: E22B09000020006 – Responsabile

Scientifico Prof. Mauro Giovanni Carta

bando n 7 CARTA MG

verbbando7

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Mar 112013
 

Procedura di valutazione comparativa per titoli per l’attribuzione di incarichi di lavoro autonomo finalizzati alla stipuladi n. 6 contratti di prestazione d’opera ai sensi degli artt. 2222 e seguenti del codice civile che assumeranno la forma fiscale e contributiva di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro autonomo professionale secondo lo status fiscale delle persone selezionate, per Campionamento ed esecuzione di analisi biologiche e chimiche per la valutazione di composti organici e inorganici relativi alla verifica della qualità igienica e tossicologica delle acque, per la valutazione di ambienti e acque in aree ospedaliere ad alto e medio rischio ed elaborazione computerizzata dei dati con l’ausilio dei principali applicativi di Windows (in particolare Access ed Excel) e del sistema informatico di archiviazione di analisi acque Data Base ACQUA versione 4.0, nell’ambito dell’attività conto terzi a tariffario, da svolgersi presso il Dipartimento – laboratorio di Igiene Ambientale responsabile Prof. Marco Schintu.

BANDO 6_2013 Schintu

selezione n. 10/13

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Mar 112013
 

conferimento di un incarico esterno nell’ambito del Progetto di ricerca POR SARDEGNA FSE 2007-2013 ASSE III INCLUSIONE SOCIALE – ASSE V TRANSNAZIONALITA’ E COOPERAZIONE AD ALTIORA – PROGETTO NESI e MILLE TETTI VERDI CUP: – 62B09000050006 – E22B09000020006 - responsabile Scientifico Prof. Mauro Giovanni Carta

bando n. 10 carta

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Mar 112013
 

conferimento di un incarico esterno nell’ambito del Progetto di ricerca POR SARDEGNA FSE 2007-2013 ASSE III INCLUSIONE SOCIALE – ASSE V TRANSNAZIONALITA’ E COOPERAZIONE AD ALTIORA – PROGETTO NEC, NESI e MILLE TETTI VERDI CUP: E22B09000030006 – 62B09000050006 – E22B09000020006 - responsabile Scientifico Prof. Mauro Giovanni Carta

bando n. 9 carta

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Mar 112013
 

Procedura di valutazione comparativa per titoli per l’attribuzione di incarichi di lavoro autonomo finalizzati alla stipula
di n. 1 contratto di prestazione d’opera ai sensi degli artt. 2222 e seguenti del codice civile, che assumerà la forma
fiscale e contributiva di collaborazione coordinata e continuativa o di lavoro autonomo professionale secondo lo status
fiscale della persona selezionata, per attività di supporto “IDENTIFICAZIONE DI MUFFE E LIEVITI IN CAMPIONI DI
ARIA, ACQUA E SUPERFICI DI AMBIENTI OSPEDALIERI”, nell’ambito delle attività conto terzi a tariffario, da
svolgersi presso il Dipartimento – laboratorio di Igiene Ambientale responsabile Prof. Marco Schintu

BANDO 5_2013 sCHINTU

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Mar 112013
 

conferimento di un incarico esterno nell’ambito del Progetto di ricerca PRIN 2009 Sorveglianza epidemiologica sui genotipi HPV circolanti nei giovani adulti e nelle donne con lesioni cervicali di grado lieve – CUP F21J11000110001 – Responsabile Prof.ssa Rosa Cristina Coppola

 

bando n. 8 coppola

Presentazione del libro “ACROPOLI DI ATENE”

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Mar 112013
 
Venerdì 15 marzo 2013 ore 17.00
La S.V. è invitata alla presentazione del libro di Elisabetta Pala
ACROPOLI DI ATENE
Un microcosmo della produzione e distribuzione della ceramica attica (Supplementi e monografie della rivista Archeologia Classica 8. L’Erma di Bretschneider 2012)
Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio Cittadella dei Musei, Aula «Roberto Coroneo» Piazza Arsenale, 1 Cagliari
Presenta: Mario Torelli (Accademia dei Lincei) Coordina: Simonetta Angiolillo

 

invito presentazione (2)

Percorsi e modi del tardo romanzo cortese

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Mar 092013
 

Maurizio Virdis: Percorsi e modi del tardo romanzo cortese, «Critica del testo», VIII (2005), pp. 629-642.

 ***

S’è detto che il romanzo cavalleresco tardo è la demistificazione in senso realista del romanzo cortese ‘classico’, una risposta in tempi mutati ad una mutata situazione che agli ideali che già erano stati creati dal genere romanzo non crede più e pertanto non si sente più da esso rispecchiata; e s’è detto pure che una tale produzione risponde all’emergere di un pubblico diverso che s’è fatto più esigente; scantato, per così dire, nella sua fruizione, e che meno facilmente rinuncia dunque a sospendere la propria incredulità. Ma questa prosecuzione del genere letterario, è stato pure detto, questo nuovo sottogenere non respinge i valori proposti dalla tradizione che lo precede, ma anzi tende a recuperarli e a rafforzarli semmai, a rivivificarli, anche se l’accento della critica è stato posto più sulla demitizzazione del dato tradizionale che non sul recupero di essa, perché di sicuro è questo il dato che più salientemente emerge dalla lettura di questi romanzi.

Se dunque non si può negare che in questi ultimi venga rappresentato il rischio del soccombere di un mondo idealizzato perché posto davanti all’irruzione in esso della realtà, ma che allo stesso tempo ricerca le ragioni e un ruolo per la sua riaffermazione, tuttavia rimarrebbe insufficiente una comprensione di queste scritture narrative che non scandagliasse la forma con cui e in cui tutto ciò è messo in atto. E quindi non basta, a mio parere, affermare che la forma di questi romanzi riposa tutta nell’ironia e/o nella parodia di un passato posto in burla e ridimensionato. Pur rimanendo questo un coté imprescindibile per la comprensione, l’analisi credo vada orientata anche in altre direzioni. In quanto se è pur vero che tutto qui tende a mostrare l’inadeguatezza della forma-azione e dei codici rappresentativi diventati consueti e ai quali ci si era assuefatti, e che risultavano pertanto sproporzionati rispetto a situazioni acquisite ed eccedenti, è pur altrettanto vero che resta tanto della struttura compositiva tradizionale, e il gioco testuale si innesta e si sviluppa sul mordersi a vicenda di questi due dati: permanenza di tale struttura tradizionale e immissione in essa, o almeno in parte di essa, di una forte carica d’ironia.

Viene infatti rispettata la classica forma a struttura bipartita: con un principio negativo, una sorta di discesa agli inferi dell’eroe, dov’egli fa esperienza appunto del negativo e dell’insufficienza, e una parte positiva in cui l’eroe mette in pratica l’esperienza acquisita: si riconferma dunque l’avventura come esperire. La differenza consiste, almeno per quanto attiene a questo dato costruttivo, nelle modalità con cui l’avventura viene condotta, nel suo scenario. Il protagonista di questi romanzi è Gauvain: non è casuale la scelta per un (sotto)genere narrativo come il nostro che gioca con se stesso; si tratta infatti di un personaggio topico del romanzo arturiano che sempre è stato funzionalizzato come termine di confronto per l’eroe ma che mai fungeva da eroe: Gauvain rispetto all’eroe, è ben noto, fungeva come incarnazione del codice cortese e del limite della sua stessa perfezione; inoltre, a partire almeno dal Conte du Graal, questo personaggio rimane tipico per cacciarsi in avventure labirintiche dalle quali fatica a uscire e che si risolvono nell’inconcludenza: è ben noto anche questo. Porre dunque a protagonista un simile personaggio, con tutti i limiti che sono noti al lettore (almeno quello più avvertito) significava portare l’attenzione e il ragionamento narrativo, l’atteggiamento critico, proprio dentro il cuore della macchina narrativa tradizionale; significava mirare al cuore del difetto di un tale mondo, dei suoi codici e della sua cifra più appariscente, tanto più che in tanta letteratura coeva Gauvain era stato stigmatizzato come tale, il rappresentante di una cavalleria mondana incoerente e di fatto inetta. Tutto ciò significava insomma che la riabilitazione doveva cominciare proprio là dove il problema, la lacuna si genera e consiste.

 

Nella Vengeance Raguidel la bipartizione suddetta è più che evidente: la quête principale viene lasciata sospesa perché il protagonista viene coinvolto in una serie di avventure che almeno all’apparenza si dimostrano vane e inefficaci; ed è proprio su queste che il gioco dell’ironia e della parodia viene soprattutto posto in essere. E qui inoltre si dimostra non tanto l’insufficienza del codice. L’ironia e la parodia sono basate soprattutto nell’inatteso (per il lettore) presentarsi di situazioni narrative e nella riproposizione di diversi topoi del romanzo chrestieniano ma in situazione e con modalità invertita e/o in contesti diversi che ne alterano il significato primario e la valenza funzionale e semantica. Così può magari capitare che le qualità cavalleresche di Gauvain inducano certo l’innamoramento de lonh della Demoiselle de Gautdestroit , il che è già un’inversione palese (per quanto già sfruttata nell’epica tarda e romanzata come poi lo sarà ancora nei romanzi più tardi): ma il nostro protagonista non ne fa niente, fedele al suo cliché di celibe pervicace, sicché rifiuta il pegno amoroso, la guimple che la damigella gli getta in quel torneo in cui egli, vittorioso, ha fatto scaturire il suo amore; che quindi pertanto si tramuta in un misto di odio e di volontà di appropriazione erotica estrema, tanto che lei, per congiungersi con lui eternamente, architetta un piano altrettanto estremo: quello di un omicidio/suicidio (omicidio di lui e suicidio di lei) da attuarsi tramite un marchingegno imprigionante; dopo di che entrambi saranno eternamente uniti dentro una tomba a sua volta posta in una cappella, lavorate e preparate entrambe con la massima cura e dovizia d’arte. Inversione del verziere amoroso o dell’isola senza tempo e fuori dal tempo delle fate di tanti lais, inversione parodica dell’eterno tema che tiene congiunti amore e morte, visto che qui la protagonista femminile è, come è stato detto, una dark lady: non tragica però, bensì solo un’orgogliosetta con crisi giovanili non ancora risolte, che s’è innamorata di un divo, il quale per altro lei non ha mai veduto in viso e che ha solo ammirato da lontano sugli spalti mentre lui, Gauvain, che, coperto dall’armatura, combatteva da prode ad un torneo, di lei manco si cura: lei è solo una delle tante sue fans. E il tutto in una sorta di iperrealismo da fumetto nero decontestualizzato. È qui messo a tema un elemento che sarà ripreso, sia pure più fuggevolmente, ma sempre significativamente, in questo stesso romanzo e che costituirà l’asse portante narrativo e il tema centrale dell’Atre Périlleux: è quello del Gauvain ridotto a icona di se stesso e spersonalizzato, per cui tanti lo conoscono per nome e per fama ma nessuno per colui che in effetti è: egli è ciò che oggi, con lessico tutto contemporaneo e giovanilistico, si direbbe un “mito”, svuotato comunque dell’essere. E, per continuare nell’episodio dentro il quale ci troviamo,  Gauvain è costretto a mantenere l’incognito, anzi deve stare sotto mentite spoglie per non contravvenire al suo imperativo di rivelare il proprio nome a chiunque glielo chieda; egli, messo in allerta da una servente che lo conosce e che sa dei piani nefasti della padrona, è costretto a fingersi nientedimeno che il perfido e maldicente siniscalco Keu, con sovrappiù e sovrappeso di ridicolo, perché colei stessa che dovrebbe crederlo tale dubita assai fortemente di ciò: un tale cavaliere così cortese e coraggioso non può essere il vile siniscalco di Artù.

Ma con Keu Gauvain deve fare comunque i conti in seguito, quando dovrà, suo malgrado, riconoscere che la maldicenza velenosa e cinica di lui, una volta tanto, corrisponde alla verità. Si tratta dell’epilogo di quello che è forse il più noto episodio della Vengeance, si tratta dell’episodio che vede protagonisti Gauvain, naturalmente, e Ydain. Quest’ultima, che il Nostro ha salvata da mani prepotenti e violentatrici, si offre totalmente al suo salvatore, il quale fin troppo repentinamente se ne innamora, proprio lui il dongiovanni impenitente, e, forse proprio perché tale, si trova spiazzato dalle profferte amorose così subitanee e inattese di lei, sicché egli è incantato, chairé, privato della ragione, (l’inverso di Erec di cui il narratore diceva invece che non era chairé). Ma…, ma non è detto che una fanciulla che viene sottratta a mani e a voglie malvagie e laide, sia necessariamente un campione di virtù e di innocenza, o un esempio di costante fedeltà e gratitudine nei confronti del suo paladino e liberatore: può pure darsi il caso che sia proprio il contrario! E così sarà per la nostra Ydain, che, all’occasione sarà pronta ad abbandonare Gauvain per un altro uomo, più dotato del primo: lei lo sa, lei che l’ha adocchiato mentr’egli pissa les le buisson. Gauvain propone a quest’uomo, che reclama Ydain come sua, un jeu parti lasciando la dama libera di scegliere chi dei due ella preferisca, ed ella in modo del tutto inatteso sceglierà proprio l’altro avanzando delle ipocrite scuse sulla umiliata dignità femminile così cinicamente ridotta ad essere la posta di un gioco. Salvo poi tornare, ella, a Gauvain quando questi ucciderà, l’altro, il rivale, pretendendo ella che ciò che è stato era solo un espediente per mettere alla prova il suo vero eroe: ma stavolta Gauvain ha fatto tesoro dell’esperienza; e dovrà di lì a poco amaramente convenire con quanto poc’anzi aveva detto la biforcuta lingua di Keu, che asseriva la assai generalizzata e comunque sperimentata incostanza e infedeltà delle donne: … delle dame cortesi.

Tutto è dunque rovesciato, il mondo ideale di Artù è messo in ridicolo, sovvertiti sono i suoi valori. Il suo campione è ridotto all’icona di se stesso e solo come tale può essere riconosciuto e percepito; prevale l’opportunismo e il cinismo: sembra sia non più il mondo di Artù ma il mondo di Keu. Sembra; ma tutto ciò che s’è detto manifesta qualcosa di importante, e cioè che si tratta primariamente di letteratura: tale rovesciamento dell’ideale che s’è visto, la sua parodia, è operata infatti tramite la ripresa intertestuale di topoi del romanzo classico e tradizionale, come abbiamo detto, come è stato detto dall’Adler: per cui più che dover formulare l’ipotesi che l’autore sia costretto a constatare con amarezza l’imperante cinismo di una realtà che non può che divergere dall’ideale, il lettore può forse formulare altre ipotesi (ipotesi che non potranno venir meno nell’ultimo e conclusivo episodio, quando l’avventura principale con cui si apriva il romanzo, la vendetta di Raguidel appunto, sarà compiuta): l’ipotesi cioè che non si tratti di insufficienza e debolezza dell’ideale o che l’ideale è soltanto tale e non è quindi la realtà, quanto che l’insufficienza e l’inadeguatezza più che dell’ideale è invece della letteratura, della macchina narrativa, della sua capacità di rappresentazione, della sua incapacità di assumere al suo interno tutto il reale e a partire da questo costruire e fondare o rafforzare i contenuti morali e sociali. Certo si potrebbe obiettare che è l’eroe protagonista medesimo, Gauvain intendo dire, ad essere insufficiente, anzi, ben si sa che egli è l’esemplare, quasi il campione di tale inadeguata insufficienza, ma non bisogna però dimenticare che egli è anche il più letterarizzato (se così si può dire) dei personaggi arturiani, quello che non solo incarna il codice del mondo cui appartiene, ma anche quello che, sul piano della comunicazione letteraria, garantisce la continuità di un certo genere narrativo e di tutto ciò che esso comporta in sé. È da qui, credo, che bisogna muovere per comprendere. Bisogna comprendere la promozione – credo proprio sia giusto dir così – comprendere, dico, la promozione di Gauvain: il quale da deuteragonista, significante di quel limite che egli non sa valicare, passa ad essere protagonista che finalmente varca la soglia al di là della quale egli tramuta da tipo in persona; ma posto che tale ‘nuovo’ (rinnovato/tramutato) eroe è, topicamente, in quanto ‘tipo’, il rappresentante della letterarietà medesima, questo suo progredire significa il trapassare dell’universo virtuale della letteratura nell’attualità concreta (concretezza morale ed esistenziale naturalmente).

Rifletto, a costo di ripetere: l’abolizione del tradizionale dualismo che all’eroe vero (principale, propositivo, protagonista) affiancava un Gauvain, deuteragonista, e icona tipizzata, standard e limite a un sol tempo, significa non la sfiducia, per caduta delle idealità, nei confronti di una concezione eroico cortese tradizionalmente intesa, e neppure significa, magari in modo ironico e parodico, che ci si debba accontentare di un tipo di eroe standardizzato perché più di tanto non si deve né si può pretendere; l’abolizione di tale dualismo vuol dirci invece, a mio parere, qualcosa d’altro: vuole farci intendere soprattutto un riorientamento del processo di lettura, di quel processo e di quella lettura che, da parte di tanti lettori, si ferma sullo standard e su di esso si appiattisce, senza che sappia cogliere la necessità di oltrepassarlo. Vuol rimarcare una fruizione di lettura che resta bloccata sull’esteriorità e sull’approssimazione interpretativa proprio a causa dell’abuso che se ne fa e che la rende vulgata e routinaria: per la qual cosa lo stesso eroe propositivo può correre il rischio di venir inteso quale tipo e non quale eroe, e dunque frainteso; e allora, se così, tanto vale far assurgere a ruolo principale dell’azione narrativa proprio colui che tipo è fin dal principio, e fargli intraprendere un processo evolutivo che lo faccia emergere dai margini circoscritti entro cui resta compresso.

Una tale ipotesi interpretativa può apparire azzardata alla luce di questo solo romanzo, la Vengeance Raguidel, ma non bisogna dimenticare che su questi argomenti la poco precedente (di una generazione più o meno) produzione letteraria aveva già discusso e riflettuto stigmatizzando lo scadere appunto della fruizione e dell’intendimento della creazione letteraria in percezione routinaria e omologante, e della mancata capacità di coglierne le dimensioni e le risonanze più intense e più vere, fermandosi sulla soglia e sulla superficie, compiacendosi nell’effimero e nel dilettevole; e la letteratura rischiava così di perdere la sua applicabilità al mondo (penso al Guillaume de Dole e al Bel Inconnu); né va dimenticato che proprio l’Atrer Périlleux, di cui parlerò tra breve, conforta questa ipotesi che qui propongo.

Lo stesso fatto che in questo sottogenere di romanzi Gauvain, nonostante riesca a superare se stesso, traendosi fuori dalla maschera tipizzante, non raggiunga mai le profondità della coscienza, né conquisti nuovi territori al pensiero di essa e alla riflessione su di essa, mi pare confermare questa ipotesi; l’ipotesi cioè che questi romanzi abbiano come mira e come tema primariamente sottostante non tanto la dimensione morale, sociale, interiore, di coscienza, ma che invece mirino proprio al lettore distratto, e che proprio questo essi tematizzino insieme alla sua distratta lettura: a costui essi fanno quindi appello per correggerne la distorsione limitativa, affinché egli torni a leggere i buoni romanzi classici e tradizionali con maggiore e accresciuta considerazione.

Perché, per citare le parole di S. Atanassov, bisogna  «transformer le personnage du héros élu en signe à lire».

Nell’Atrer Périlleux questo processo di significanza testuale diventa ancora più evidente, si perfeziona e si raffina. Anche in questo romanzo vengono riprese certe modalità narrative e lo schema già proprio del romanzo cortese tradizionale; ma questo gioco di ripresa si infiltra fin nell’intimo del discorso narrativo: Gauvain, come già l’eroe cortese più noto e fondato, proietta sugli avversari difetti e ossessioni immaginarie che sono tutte sue proprie, e tali avversari divengono figurazione dell’io come l’altro da sé. Se però nel romanzo tradizionale una tale proiezione fungeva quale mezzo per disegnare una psicologia e una interiorità altrimenti irrappresentabile, qui invece, un’altra volta, una tale modalità è volta alla ’rivelazione’ della ‘letterarietà’ medesima e alla necessità di riportare questa a un valore di significanza, superando la banalità autoreferenziale che non farebbe che colmare attese già precostituite.  Anche in questo romanzo assistiamo all’irrompere, ancora una volta dai toni per lo più ironici e parodici, di una realtà e di un realismo inopinabili entro il quadro del romanzo cortese. Ed anche questa volta il fine non è quello del ‘realismo’ demistificante rispetto a un ideale ormai opinabile: ma di nuovo quello di una riaffermazione dei valori e dei significati costituiti, attraverso la dissoluzione della maschera stereotipa che la tradizione ha imposto al protagonista e che una cattiva lettura rischia di estende pure a qualunque eroe sensato.

Se infatti nel romanzo chrestieniano, come s’è detto, è l’eroe principale che deve far venir fuori tutti i limiti di un Gauvain già ridotto a stereotipo umano, qui è Gauvain medesimo che si deve far carico, soggettivamente e in se stesso, di tutti i suoi propri limiti: limiti di un personaggio che non è più rappresentante di umanità, neppure di mediocrità interiore, ma che è ormai solo personaggio letterario, e come tale, nella sua essenza ridotta a pura virtualità, quasi oggetto di culto e di desiderio feticistico.  Che altro può significare, se no, il ripiegarsi della minore delle due sorelle, entrambe innamorate di Gauvain, che verso la conclusione del romanzo, quando l’intrigo della trama va sciogliendosi, dice che ella se proprio non potrà avere Gauvain si accontenterà, su consiglio della maggiore, del Cavaliere Vermiglio, ancora senza nome, il quale, disarmato, ha conquistato le armi di un prepotente che ha sottratto a Artù la coppa d’oro? E chi è questo cavaliere vermiglio senza nome? Non è chi non possa riconoscere in costui nientedimeno che Perceval, il cavaliere dalle armi vermiglie. Dunque l’eroe stereotipo, il ‘tipo’, viene preposto e prescelto rispetto all’eroe vero.

E in realtà, qui nell’Atre, Gauvain è oggetto di mire diverse da parte femminile: egli, o è chiamato quale garante della fedeltà in amore (proprio lui il donnaiolo, il dongiovanni, l’incostante!), o è concupito quale campione di seduzione virile, o è il termine contro cui i cavalieri devono misurarsi per dimostrare alle loro dame, vincendolo, la loro maschia capacità cavalleresca, esibendosi superiori a quel modello, a quel feticcio immaginario, che quasi per definizione, finché almeno si resta prigionieri dell’illusione finzionale, resta paranoicamente inarrivabile e ineguagliabile. Il che significa che si vuole direttamente realizzare ed attingere questo feticcio senza passare attraverso la mediazione del senso o del simbolo. È a partire da questo assunto che si può comprendere la (maggiore) finezza della trama testuale, prima ancora che narrativa, dell’Atre Périlleux; a partire di qui si potrà comprendere lo sfruttamento, da parte del testo, di un coté  allegorico, di frammenti, magari insistiti, di allegorismo, senza che per altro il romanzo assuma la fisionomia di un testo allegorico.

Se nella Vengeance Raguidel avevamo visto per quasi tutto l’arco della narrazione un Gauvain intrappolato dentro il labirinto di avventure dalle quali non riusciva a venir fuori, con tutta l’irruzione del realismo/iperrealismo che ormai sappiamo, volta a stigmatizzare la letterarietà che un certo universo di rappresentazione aveva finito per assumere, e se soltanto nell’ultima sezione, tanto importante quanto breve, Gauvain sapeva imbroccare la retta via dell’avventura sensata e portatrice di giustizia e di rettitudine morale; qui invece nell’Atre Pèrilleux l’azione con cui Gauvain recupera se stesso e rimedia alla sua insufficienza comincia fin quasi da subito, perché quasi da subito egli è in grado di riconoscere il proprio difetto (che è quello di una letterale acquiescenza ai codici di comportamento cortese). Egli si lancia al recupero e al salvataggio di una pucele che si era messa sotto la protezione di Artù e sua medesima e che, mentre la corte è assisa a mensa, è stata rapita anche e soprattutto a causa del suo non tempestivo intervento. Questo a sua volta è dovuto alla stolida osservanza del codice che gli impediva di alzarsi da tavola prima di aver finito di mangiare; al che si aggiunge una forse eccessiva fiducia in se stesso: egli è sicuro che, levata la tavola, potrà ben raggiungere il rapitore e contrastarlo. L’avventura di questo romanzo si presenta sdoppiata in due parti complementari: inizialmente Gauvain dimostra, nei confronti della pucele,che era stata posta sotto la sua protezione, l’incapacità di difenderla dalla prepotenza di Escanor che la rapisce alla corte, per i motivi e nei modi appena veduti. Prima di poter portare a capo la sua riscossa, egli combatterà in un cimitero – nell’Atre périlleux appunto – contro un diavolo, altrimenti invincibile, che tiene assoggettata alle sue voglie un’altra pucele che per altro tratta come dama cortese colmandola di attenzioni e di doni; e la vittoria può avvenire grazie al fatto che egli fissa, durante il combattimento, la croce cristiana; dopo questa avventura potrà riuscire a raggiungere e a uccidere Escanor, il rapitore, che si dimostra essere, per il ripetersi di certi dati testuali, il doppio del demonio appena sconfitto, ma anche, per certi particolari intertestuali, il doppio dello stesso Gauvain. La valenza allegorica risulta così ben chiara, come una certa valenza demoniaca che si cela nella cortesia e nello stesso Gauvain. Costui però ha dovuto apprendere, nel corso di questa impresa qualcosa di assolutamente inaspettato: apprende infatti che egli stesso, proprio lui, è morto, è stato ucciso, ucciso da due misteriosi cavalieri che ne hanno smembrato il corpo, e che la notizia di questo assassinio si è largamente diffusa. Tutti, e in special modo le dame, piangono la scomparsa di un tale loro paladino, difensore e garante della lealtà amorosa; mentre gli uomini, i cavalieri, sembrano approfittare di tale mancanza di garanzia per soddisfare la loro vanità e il loro tornaconto erotico, contro ogni impegno di lealtà. Comincia così una nuova quête per il nostro eroe: quella di ritrovare gli assassini del suo alter-ego, scambiato da essi per lui, ma anche e soprattutto la quête alla ricerca del proprio nome: da un certo momento in poi egli si autonomina come cil san nom, o celui qui a perdu son nom.

Si viene pertanto a stabilire a questo punto una doppia valenza e un doppio registro del testo narrativo: da un lato una conduzione briosa e umoristica basata sulla situazione che vede un Gauvain che tutti credono morto mentre egli sta proprio lì di fronte a chi morto lo crede, dall’altro un accentuato diffondersi del registro allegorico, usato con effetto di derealizzazione. Si pensi per esempio all’episodio della dama dello sparviero, dove il rapace, che tante volte, posto sul pugno di una dama era stato impiegato a significare la potestà femminile sull’uomo, viene ricondotto alla sua radice di ‘reale’, al suo principio di termine metaforizzante di una metafora corriva e triviale, e presimbolica. O si pensi ancora all’episodio della notte trascorsa all’addiaccio, durante una tempesta, dal protagonista e dalla medesima dama di cui sopra, episodio in cui l’autore, supportato dalla voce narrante, gioca con maliziosa reticenza sul dubbio lasciato al lettore circa che cosa ‘sia accaduto’ fra i due, ma che segna comunque un inizio di resipiscenza morale dell’eroe, il quale con lo scudo protegge dalla tempesta se stesso e la dama. E si tengano inoltre in considerazione diversi nomi propri, o anche appellativi – quali Gomerés Sans Mesure, Faé Orgellox, Tristran Qui ne Rit, Courtois de Humberlant, per esempio – presi au pié de la lettre: i quali da una funzione di ipostasi di istanze morali, che il codice letterario sembrerebbe loro imporre, trapassano a quella di designazione di qualità reali e concrete che definiscono un ‘tipo’ umano nella sua concretezza oggettiva. Ma ai quali tuttavia non viene soppressa la loro valenza primariamente codificata, tanto che il testo può essere indirizzato verso una dimensione morale: in un moto pendolare continuo fra realismo e allegorismo che rende sfumata e complessa la lettura.

Il dato allegorico di più larga ampiezza e praticamente diffuso lungo l’arco di tutto il testo è però quello dello smembramento del corpo di Gauvain, o meglio dello pseudo-Gauvain, del suo alter-ego che tutti scambiano per lui. Certamente, come da più o meno tutti è stato riconosciuto, questo smembramento è metafora della frantumazione della buona fama di bon chevalier di Gauvain, dello sgretolarsi del suo nome, che egli topicamente mai si astiene dal pronunciare a chiunque glielo domandi, del decadere del suo buon nome, del suo renom: per cui egli stesso diventa il cavaliere senza nome e che tale nome, tale renom deve recuperare. Ma, mi chiedo, si tratta soltanto di metafora? di una metafora quale mezzo che renda testualmente più perspicuo tale significato, sotteso a tutto il testo del nostro romanzo? O non c’è forse qualcosa di più sottile che si diffonde e si dissemina in esso? Che cosa significa questa equivalenza fra nome e corpo? Certo se un uomo, anzi un eroe, un eroe letterario, senza renom non esiste, allora non esiste neppure il supporto di tale renom: e cioè il corpo, il cors (che in antico francese significa tanto ‘corpo’ quanto ‘persona’): è per questo che le damigelle che piangono la morte di Gauvain di fronte al medesimo Gauvain che sta lì ben vivo fra l’attonito e il divertito stupore, è per questo che esse restano incredule davanti alle cortesi e umoristiche proteste di lui che, pur senza rivelarsi, dichiara che lui Gauvain l’ha visto or non è molto vivo e sano alla corte. Ciò significa allora che una fama frantumata (un idolo infranto, un feticcio spodestato) la vince sulla realtà effettiva, materiale, corporea e su qualunque testimonianza nei confronti di essa. È questa la metafora sottesa a tutto il testo che ne fa pertanto un’allegoria (meta)testuale; e non è dunque un caso che il nostro eroe protagonista si trovi sempre davanti a persone e personaggi che lo conoscono per fama, che lo piangono o lo temono, ma che pur trovandoselo davanti, non lo riconoscono né lo identificano: e come si può riconoscere qualcuno che è soltanto un personaggio letterario, che è creato e mediato soltanto dalla parola letteraria e non ha altra esistenza? Gauvain non è persona e forse neppure personaggio: è un divo, un tipo, un’istanza, per cui la dissoluzione della sua buona fama corrisponde alla dissoluzione dell’intero suo essere, anche corporeo; egli non esiste più.

Ma il gioco è ancora più sottile. In realtà che Gauvain abbia perduto il proprio renom, il suo buon nome lo sa – e da tempo, ancor prima di questo nostro romanzo – soltanto il lettore, e direi il buon e accorto lettore; mentre non lo sanno i personaggi che il nostro protagonista di volta in volta incontra: questi piangono la sua (presunta) morte e la piangono proprio perché è venuto a mancare un uomo di tanta qualità, di tali virtù cortesi e cavalleresche, il garante stesso di esse. Come dire che tali personaggi vedono solo l’illusione di tale morte corporale ma non vedono invece la realtà della morte della sua fama. C’è dunque come uno scollamento fra ciò che è reale (Gauvain è fisicamente vivo ma la sua fama è perita) e ciò che di tale realtà viene percepito (Gauvain è morto ma la sua fama è integra). È questo scollamento, questa asimmetria, indice, se vogliamo, di una derealizzazione: è questa configurazione testuale ciò che costituisce la cifra del testo dell’Atre Périlleux. Questo scollamento, questa asimmetria (fra lettori avvertiti e personaggi che popolano la narrazione) mi pare possa esser letta come metafora pervadente del cattivo funzionamento  della letteratura, quanto meno della letteratura arturiana, della sua disgiunzione dal mondo, della sua incapacità di ‘applicarsi’ ad esso e di interagire con esso in senso corretto. Vorrei dire, insomma, che i personaggi in questione, quelli cioè che, al contrario del lettore avvertito, credono alla morte fisica dell’eroe ma ancora nella sua fama e nella sua integrità morale, metaforizzano, se non sto azzardando troppo, proprio il cattivo lettore, quello che ama o amerebbe credere nell’esistenza concreta di un eroe letterario, o che comunque amerebbe trovare un darsi concreto di ciò che tale eroe letterariamente e testualmente rappresenta, quel lettore cioè che vorrebbe un immediato realizzarsi dell’illusione letteraria.

Ma il bersaglio del testo del nostro romanzo non si limita a ciò. Quella che Gauvain deve intraprendere è una doppia quête, una quête che egli deve addossarsi a livello eminentemente testuale: egli deve non solo andar contro il cattivo lettore che scambia l’illusione (letteraria) per realtà, che abolisce il confine che separa letteratura e vita provocando l’importuna invasione della prima nella seconda. Non solo questo: egli deve aver di mira anche il ‘buon lettore’, il lettore avvertito, quello troppo scantato che sa che il testo letterario è solo letteratura, magari divertente ma soltanto tale, e che, anche lui, tale e così fine lettore, evita, come quello più ingenuo, l’ ‘applicazione’ della letteratura alla vita. A entrambi i lettori (i tipi di lettore) il nostro eroe deve restituirsi come persona, sia pure persona letteraria, diciamo meglio: come rappresentazione della persona. Al primo tipo di lettore, quello che cade, cedendovi, nell’illusione rappresentativa (lettore qui, come si diceva, metaforizzato dai personaggi che credono alla sua morte e alla sua buona fama) deve insegnare e far comprendere che la letteratura non coincide con la vita, ma è primariamente qualcosa da leggere, nel senso di lettura piena. Ed è forse questo, potrei ancor più azzardare, il significato metaforico allegorico dell’episodio in cui le membra scomposte del corpo smembrato dello pseudo-Gauvain (cioè di colui che realmente era stato ucciso al posto di Gauvain, e che non casualmente ha per nome Courtois de Humberlant) vengono ricongiunte per mezzo della magia, ma pure col concomitante aiuto di Dio: come dire che resuscitare l’alter-ego di un eroe cortese presunto morto, ma pur vivo ancora nel suo renom; che associare la fama di un eroe creato dalla letteratura con un corpo materiale che se ne faccia supporto è cosa che può esser vera, qualcosa che ben può darsi ed esserci. Anzi deve esserci: ma tale cosa può e deve prodursi precipuamente come il frutto della magia della scrittura; della scrittura letteraria, magari assistita da Dio stesso, cioè da un’istanza di assennata lettura.

Al secondo tipo di lettore, quello smaliziato ed esperto, quello stesso che magari concretamente e storicamente leggeva/ascoltava il nostro romanzo, quello che sa già che Gauvain è solo letteratura, anzi emblema della letterarietà medesima, e in senso negativo; a quel lettore che ben sa che il nostro eroe protagonista è il cliché del limite e dell’insufficienza, il limite del letterario ridotto a clichè, a questo tipo di lettore, ma anche a tanti lettori moderni che amano in surplus ritrovare il meta- della e nella testualità, a un lettore che nella sua scaltrita malizia finisce per ricongiungersi con l’ingenuità del primo: a questo, a questi lettori Gauvain e/o il suo stesso testo, questo testo dell’Atre Périlleux (che nella sua fabula ristabilisce la buona fama del protagonista e quindi i buoni valori cortesi), ricorda e insegna che la letteratura non è soltanto un gioco di funzionamento, non è solo una, pur dilettevole, illusione; che essa, la letteratura e comunque la rappresentazione, non può risolversi, o non sempre necessariamente e di fatto si risolve in funzione ludica che accarezza l’immaginario, ma che essa deve, e comunque può avere il suo legame con la vita. Vita che essa, la letteratura, può amichevolmente accompagnare e mettere in questione. Perché la letteratura prima di tutto, anche dopo una pur necessaria sua dissezione (senza la quale certo non capiremmo la preziosa macchina di questo romanzo), la si deve pur leggere. Perché l’eroe eletto è, se tale è, primariamente un eroe che va letto: totalmente, fino in fondo, oltre il testo.

maurizio virdis

 

riferimenti bibliografici

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Mar 082013
 

Si informano gli studenti interessati che il giorno 04/04/13, in aula ed orario che verranno comunicati con un successivo avviso,

verrà effettuato il compito d’esame per Chimica Organica 1 di CTF.

Il Professore della materia

Prof. Giovanni Cerioni

CHIMICA ANALITICA FARMACIA 27 FEBBRAIO

 avvisi, Esito esami, Farmacia 2° anno, Nessuna categoria  Commenti disabilitati su CHIMICA ANALITICA FARMACIA 27 FEBBRAIO
Mar 072013
 

Cari studenti,

dopo il colloquio di stamane ho verificato i fatti e  preso atto della informazione “deviata” che avete ricevuto.

Di  conseguenza ho ricalibrato i voti non dimenticandomi del fatto che diversi di voi -avendo evidentemente usato il cevello e non le orecchie- non si son “fatti deviare”. Qui sotto trovate le nuove valutazioni che provvederò a registare su Esse 3.

Per il voto sul libretto chi può lo lasci in segreteria di Presidenza, 2° piano del Palazzo delle Scienze, chi non potesse passi presso il mio studio con il libretto : se ci sarò firmerò il libretto; qualora non ci fossi ritentate.

saluti e auguri

F.M. Pirisi

# Matricola Esito
1 50/22/12458 21
2 50/22/12444 25
3 50/22/12240 25
4 50/22/12416 26
5 50/22/11547 25
6 50/22/12171 24
7 50/22/12348 26
8 50/22/12260 22
9 50/22/12313 26
10 50/22/11987 21
11 50/22/12141 23
12 50/22/12428 22
13 50/22/12197 22
14 50/22/12243 25
15 50/22/12177 ASS
16 50/22/12446 26
17 50/22/12259 26
18 50/22/11818 26
19 50/22/11979 18
20 50/22/12357 ASS
21 50/22/12385 23
22 50/22/12254 25
23 50/22/12356 25
24 50/22/12418 25
25 50/22/12342 22
26 50/22/12423 24
27 50/22/12335 28
28 50/22/12345 26
29 50/22/11033 ASS
30 50/22/12425 26
31 50/22/12396 ASS
32 50/22/12363 ASS
33 50/22/11642 18
34 50/22/12103 23
35 50/22/12459 18

Contacts

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Mar 072013
 
Giuliana Mandich  mandich@unica.it  

Le donne e l’Italia Repubblicana dagli anni settanta a oggi

 Convegni e seminari  Commenti disabilitati su Le donne e l’Italia Repubblicana dagli anni settanta a oggi
Mar 062013
 

Intervengono

Anna Tonelli

Paola Piras

Silvia Benussi

Francesco Atzeni

Gianluca Scroccu

Cagliari – 13 marzo 2013-ore 17

Aula Magna B.R.Motzo – II Piano Facoltà di Studi Umanistici, Via Is Mirrionis 1

 

 

Anna Tonelli è professore di Storia contemporanea presso l’Università di Urbino “Carlo Bo”, dove insegna anche Storia dei partiti e dei movimenti politici e Storia del giornalismo. Collabora alle pagine nazionali e regionali del quotidiano “la Repubblica”. Si occupa di storia politica e sociale, con particolare riferimento alla cultura popolare, alla storia della mentalità e del costume, al rapporto fra politica e società nell’Italia contemporanea. Tra i suoi libri più recenti: Politica e amore. Storia dell’educazione ai sentimenti nell’Italia contemporanea (il Mulino 2003, Premio Brancati 2004); Comizi d’amore. Politica e sentimenti dal ’68 ai Papa boys (Carocci 2007); Stato spettacolo. Pubblico e privato dagli anni ’80 a oggi (Bruno Mondadori 2010).

seminario fondazione raggio 13 marzo

 

 

 

 

 

BANDO N°17/2012 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 17-2012] per il conferimento di 1 (uno)…

 Bandi e Selezioni  Commenti disabilitati su BANDO N°17/2012 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 17-2012] per il conferimento di 1 (uno)…
Mar 052013
 

BANDO N°17 – AVVISO PUBBLICO DI SELEZIONE [SEL 17-2012] per il conferimento di 1 (uno) incarico esterno del tipo COLLABORAZIONE COORDINATA E CONTINUATIVA PROT. 20871 DEL 09/10/2012 per l’esecuzione della seguente attività: “Esperimenti di immunoistochimica per la determinazione dell’espressione di fattori di trascrizione nel cervello di ratto” nell’ambito del progetto di ricerca “Studio dei meccanismi recettoriali e molecolari della tolleranza e della dipendenza da morfina per la proposta di una nuova strategia terapeutica che ne esalti le proprietà analgesiche e ne riduca il potenziale additivo” di cui è responsabile per l’unità operativa del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente il Prof. Elio Acquas.

Bando in formato PDF – Esito della selezione in formato PDF

 Scritto da alle 18:07

Avviso di Conferimento n.3/2013 (indagine preventiva rivolta al personale interno)

 Bandi e Concorsi  Commenti disabilitati su Avviso di Conferimento n.3/2013 (indagine preventiva rivolta al personale interno)
Mar 042013
 
OGGETTO DELL’INCARICO: Studi in silico dell’interazione del derivato HS-1 con la proteina NCp7 utilizzando algoritmi computazionali, tecniche di docking e simulazioni di dinamica molecolare; Design razionale di nuovi derivati benzimidazolici con miglior potenza, utilizzando tecniche virtuali di screening Responsabile Scientifico: Dott.ssa Roberta Loddo Requisiti richiesti: Laurea in Scienze Chimiche (5 anni); Comprovata esperienza, almeno 10 anni, nel campo della modellistica molecolare avanzata nel settore della progettazione molecolare assistita al calcolatore, di studi in silico farmaco-proteina, di metodologie di scoring di affinità basate su simulazioni molecolari avanzate (ad esempio, MM/PBSA), di costruzione di modelli proteici per omologia e di sviluppo di [...]

Corso integrato di Topografia e Laboratorio di Topografia A.A. 12/13

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Mar 012013
 

Corso di Topografia

Le lezioni del corso avranno inizio martedì 5 marzo 2013 alle ore 15 in aula Q e proseguiranno secondo calendario.

 

Laboratorio di Topografia

Il Laboratorio di Topografia avrà inizio mercoledì 20 marzo 2013 alle ore 15 in aula Q e proseguirà secondo calendario.

Le iscrizioni al laboratorio sono obbligatorie e devono essere effettuate attraverso la piattaforma moodle all’indirizzo http://moodle.unica.it/course/category.php?id=2

Offerta formativa 2013

 Senza categoria  Commenti disabilitati su Offerta formativa 2013
Mar 012013
 
                                                                            OFFERTA FORMATIVA 2013 CORSO DI DOTTORATO IN DISCIPLINE FILOSOFICHE     PROF. ANDREA ORSUCCI PROF. MICHELE CAMEROTA Tema: “Storiografia filosofica e storia della scienza: interpretare un testo” PROF.SSA MARIA TERESA MARCIALIS Tema: “Santayana e il realismo” DATA ORARIO DATA ORARIO 28 GENNAIO 16 – 18 7 MARZO 10 – 12 29 GENNAIO 16 – 18 11 MARZO   10 – 12 25 FEBBRAIO [...]
Mar 012013
 

Il compito di cui al titolo ha dato i seguenti risultati: 1) N° 11488, 20/30; 2) N° 12002, 21/30; 3) N° 12149, 19/30;

4) N° 12324, 21/30; 5) N° 12357, 23/30; 6) N° 12435, 26/30.
Gli studenti interessati sono richiesti di recarsi presso lo studio del Prof. G. Cerioni, Cittadella Universitaria di Monserrato,

Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche, martedì 05/03/13 alle ore 10:00.

I Professori della materia

Prof.ssa Angela M. Bernard

Prof. Giovanni Cerioni

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