progetto Antiqua Mater

 

Dott. Ciro Parodo

 

Parafrasando il celebre verso virgiliano Antiquam exquirite matrem (Aen. III, 96), il monito che l’Apollo Delio rivolge ad Enea indicandogli la via maestra da percorrere alla ricerca dell’Italia, il luogo d’origine della stirpe troiana, il progetto Antiqua mater, sviluppato nell’ambito delle iniziative scientifiche promosse da Eikonikos – Laboratorio di Iconografia e Iconologia del Mondo Classico, si ripropone di approfondire i meccanismi ermeneutici mediante i quali l’Europa, e successivamente gli U.S.A, si sono progressivamente rapportati all’archetipo Roma “antica madre”, in termini di filiazione socio-politica, culturale e ideologica dell’Occidente.

Superati gli orizzonti ideologici di rinascita imperiale tracciati a partire dall’età medievale dai vari Carlo Magno, Ottone III e Federico II, è nel corso il XIX secolo che l’Europa, sulla scia delle esperienze maturate dalla Francia bonapartista e dall’Inghilterra vittoriana, si confronta più compiutamente con il paradigma costituito dall’Urbs aeterna. Tale approccio ha determinato la strutturazione di un insieme complesso di dinamiche percettive entro il quale il mondo occidentale in particolare – ma non solo, basti pensare alle rivendicazioni avanzate da Mosca di consacrarsi al ruolo di Terza Roma – ha ubicato un’immagine di sé funzionale alla ratificazione storica e trascendentale del proprio essere e del proprio operato in quanto fondamentalmente connaturati a quel sentimento di aeternitas che pare esprimere tutto ciò che concerne la romanità. Il mito di Roma, infatti, sedimento inesauribile non soltanto della nostra storia politico-giuridica, ma anche di ogni esperienza intellettuale lato sensu, dalla religione all’arte, dalla letteratura al diritto, travalica le limitazioni imposte da uno specifico ambito cronologico e da uno ristretto spazio fisico per imporsi all’attenzione della società occidentale che vuole riflettere sul proprio presente e interrogarsi sul proprio futuro confrontandosi criticamente con le proprie origini.

Tra i casi nei confronti dei quali il progetto Antiqua mater concentra le proprie indagini, un ruolo di primo piano è indubbiamente costituito da quello dell’Italia fascista, la cui prospettiva romanocentrica, che si inserisce entro una consolidata tradizione già coltivata in seno alle esperienze risorgimentale e post-unitaria, rappresenta la «credenza più pervasiva di tutto l’universo simbolico fascista» (E. Gentile, Il culto del littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, Bari 1993, p. 147). Durante il Ventennio, infatti, il processo di appropriazione dell’idea di Roma condotto dal regime in nome di una generale deformazione semantica, secondo meccanismi modernistici di sfruttamento del mito già ampiamente noti alla politica di massa, si completa fino a perfezionarsi in seguito alla conquista dell’Etiopia e alla conseguente proclamazione dell’impero nel 1936, allorché il regime suggella definitivamente la sovrapposizione tra la Roma antica e quella mussoliniana.

Proprio l’analisi dei meccanismi fascisti di risemantizzazione della romanitas costituisce il punto focale del volume realizzato da Marco Giuman e Ciro Parodo, Nigra Subucula Induti. Immagine, classicità e questione della razza nell’Italia fascista (Edizioni Cleup, Padova 2011), punto di arrivo di una lunga riflessione iniziata con il Convegno Internazionale di Studi Xenoi tenutosi a Cagliari tra il 03 e il 06 febbraio 2010, i cui atti sono stati pubblicati nel corso del 2012 (A. Cannas, M. Giuman, T. Cossu eds., Xenoi. Immagine e parola tra razzismi antichi e moderni, Liguori Edizioni, Napoli 2012). Ancora a Giuman e Parodo si deve la presentazione, in occasione del XIX Convegno Internazionale di Studi L’Africa Romana dedicato alla “Trasformazione dei paesaggi del potere nell’Africa settentrionale fino alla fine del mondo antico” (Sassari-Alghero, 16-19 dicembre 2010), dell’intervento, di imminente pubblicazione, dal titolo Scipione l’Africano: la Romanità si fa colossal sugli schermi del duce e la realizzazione de L’Altro Scipione. Scipione l’Africano e il suo tempo: iconologia dell’antico nel film di Carmine Gallone (Edizioni AV, Cagliari 2012). Questi lavori, parte integrante di un più ampio ambito di ricerca funzionale all’esplorazione dalla prospettiva esegetica del riuso cinematografico della classicità, hanno trovato traduzione didattica  nel laboratorio Sensi nec me fallit imago. Storia, mito e letteratura classica visti al cinema promosso da Eikonikos per gli studenti del Corso Magistrale Interclasse in Archeologia e Storia dell’Arte dell’Università di Cagliari.

Il progetto di ricerca Antiqua mater si propone dunque di focalizzare il suo campo di indagine intorno ad una tematica che, per usare una terminologia cara ai reception studies, è quella dell’uso e dell’abuso dell’antichità classica, una tematica che in anni recenti ha attirato sempre maggiormente l’attenzione di una letteratura specialistica ormai consolidata.

 

 

 

 

 

 

Bibliografia recente di riferimento:

 

– Edwards C. (ed.), Roman Presences. Reception of Rome in European Culture, 1789-1945, Cambridge 1999;

– Giardina A., Vauchez A. (eds.), Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini, Roma-Bari 2000;

– Giuman M., Parodo C., Nigra Subucula Induti. Immagine, classicità e questione della razza nell’Italia fascista, Padova 2011;

– Hingley R. (ed.), Images of Rome: Perceptions of Ancient Rome in Europe and the United States of America in the Modern Age, Portsmouth 2001;

– Wyke M., Biddiss M. (eds.), The Uses and Abuses of Antiquity, Bern 1999.

 

 

 

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