progetto Akropolis

 

Dott.ssa Elisabetta Pala  

  

Il progetto Akropolis prende avvio nel 2004 nell’ambito di un Progetto di Rilevanza Nazionale (Progetto Cofin PRIN 2004-2007) volto ad approfondire la peculiare tematica della ceramica attica per usi sacrali, concentrando in particolar modo lo studio nei santuari della Grecia, della Ionia e dell’Italia. Dallo studio comparativo delle diverse realtà santuariali si è cercato di fare luce sul significato delle ceramiche attiche nei contesti sacri. Nella fattispecie il presente studio indaga le dinamiche di produzione e circolazione della ceramica rinvenuta sull’Acropoli di Atene, una realtà molto significativa poiché, oltre ad essere il cuore della religiosità ateniese, costituisce anche un modello di riferimento per il resto del mondo attico e coloniale in quanto centro di produzione della ceramica attica. Fine ultimo della ricerca (confluita nella mia tesi dottorale “La ceramica attica dall’Acropoli di Atene”) era, dunque, la comprensione degli aspetti che hanno determinato la domanda di ceramica destinata al grande santuario poliade, nel tentativo di apportare un contributo originale alla conoscenza delle dinamiche sottese alla sfera propriamente cultuale.  

L’ingente quantità di materiale da analizzare, oltre tremila frammenti di ceramica attica a decorazione figurata, (per ovvie ragioni di pertinenza,infatti, non sono compresi nel computo i frammenti che presentano unicamente motivi decorativi geometrici o floreali), nonché l’assenza di uno studio sistematico complessivo recente sul tema, hanno reso indispensabile la creazione di un database finalizzato a consentire un’agevole consultazione dei vasi attici provenienti dall’Acropoli, in minima parte esposti al Museo Nazionale di Atene, ma per lo più giacenti nei depositi dello stesso museo. Il database si articola in schede monografiche sintetiche che consentono un’immediata resa visiva del pezzo analizzato e permette di effettuare ricerche di tipo iconografico, stilistico, e più semplicemente statistico sui vasi dell’Acropoli.  Nella realizzazione della banca dati si è fatto riferimento principalmente all’opera curata da Graef e Langlotz (B. Graef, E. Langlotz, Die antiken Vasen von der Akropolis zu Athen, I, Berlin 1925; B. Graef, E. Langlotz, Die antiken Vasen von der Akropolis zu Athen, II, Berlin 1933) di cui il catalogo informatizzato costituisce anche una revisione ed un aggiornamento in quanto talvolta fornisce una nuova interpretazione delle scene figurate o una differente cronologia, basate su bibliografia più recente e su uno studio autoptico degli esemplari ceramici esposti al Museo Nazionale di Atene, nonché delle tavole fotografiche (in gran parte inedite) dei vasi condotto presso la Fototeca del Deutsches Archäologisches Institut di Atene. È stato così possibile datare circa 900 frammenti a cui si aggiungono altri esemplari la cui cronologia o l’attribuzione a pittori e officine era già indicata da Graef e Langlotz o da Beazley, per un totale di  ca. 2490 vasi datati.  

 Le ricerche effettuate sul database hanno permesso di condurre uno studio che tenesse conto dell’aspetto quantitativo-numerico e di quello qualitativo, e di chiarire le complesse dinamiche di distribuzione e circolazione delle diverse forme ceramiche destinate al santuario poliadico tra VI e V sec. a.C. da cui è emersa, accanto all’indubbia connotazione votiva, una precisa selezione di vasi funzionali all’attività rituale. Anche su un piano prettamente iconografico l’analisi delle scene figurate ha consentito di individuare una consapevole scelta del repertorio decorativo dei vasi destinati al santuario, da cui si evince la peculiarità del materiale votivo rinvenuto sull’Acropoli, tale da differenziarlo da tutti gli altri contesti santuariali, anche al di fuori dell’Attica. Infine il quadro delle attribuzioni a pittori e ateliers che hanno prodotto i vasi ha permesso di dimostrarne l’estrema preziosità e ricercatezza denotando, anche sul piano stilistico, l’unicità delle dediche offerte sulla rocca ateniese.  

Il database costituisce, dunque, una valida piattaforma per lo studio e l’approfondimento della ceramica attica figurata in quanto il materiale proveniente dall’Acropoli, in considerazione del suo vasto assortimento di forme e del ricco repertorio iconografico, rappresenta una sorta di “microcosmo” rispetto al macro-insieme della ceramica Attica ed un inesauribile “serbatoio”, se mi è consentita l’espressione, da cui attingere per effettuare studi su qualsivoglia tipologia o su differenti tipi di soggetti, mitologici e non.  

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