progetto Il Suono e la Luce
Dott.ssa Federica Doria
«Atena gli mise l’egida ornata di nastri intorno alle spalle possenti, intorno alla testa gli effuse una nube dorata la divina tra le dee, e ne fece brillare una fiamma radiosa […]. Così dalla testa d’Achille i raggi si alzavano al cielo […]. Da lì lanciò un grido, mentre Pallade Atena gridava dall’altra parte: seminò tra i Troiani un immenso scompiglio. Come il suono giunge distinto, allorché squilla la tromba, quando i nemici spietati assediano una città, così allora risuonò il grido dell’Eacide. Tutti quelli sentirono la sua voce metallica, tremò il cuore a tutti».
È in questo modo che, nel libro XVIII dell’Iliade, Atena e Achille diffondono il terrore tra le fila dei Troiani. Il Pelide, ancora privo delle sue armi, appena depredate da Ettore dal corpo di Patroclo, riesce a manifestare con le sole membra umane sorprendenti effetti sonori, gli stessi che emanerebbe se si fosse presentato nel campo di battaglia con una possente armatura: egli viene investito dalla dea di un potere quanto meno singolare. Entrambi emettono grida acute, suoni impressionanti che hanno la capacità di ispirare nel nemico un istantaneo terrore; la voce di Achille diventa addirittura “metallica”, come fosse l’eco di quel rumore bronzeo provocato dallo stridere di un’armatura. In secondo luogo il Pelide ha il privilegio di indossare l’egida di Atena, la quale immediatamente fa scaturire dal capo dell’eroe un’accecante fiamma, che riecheggia il baluginio delle armi in battaglia. I Teucri rimangono terrorizzati dal terribile aspetto di Achille, aspetto che si palesa attraverso manifestazioni di natura squisitamente sonora e visiva, legate dunque al bagliore e alla luminosità, manifestazioni che, da questo punto di vista, trasmettono una magica vitalità al loro possessore. Nell’armatura del guerriero, simbolo del suo status eroico, viene proiettato simbolicamente il potere intrinseco del suono e della luce. In occasione degli scontri tra l’esercito greco e quello troiano è tutto un baluginare e rombare di armi. Le panoplie dei guerrieri agiscono mediante forti percezioni sensoriali: svolgono la loro funzione provocando massicce sensazioni visive e uditive. Spesso Ettore è apostrofato come Ettore elmo abbagliante che «tutto di bronzo splende», Agamennone quando si arma si copre di «bronzo accecante» e anche il bronzo delle sue lance «manda lampi dal cielo», Patroclo appare «scintillante nell’armi». Ancor più terrificante appare il potere sonoro che viene sprigionato dalle armi: nel vigore della lotta il bronzo delle corazze stride contro il petto dei guerrieri, risuonano seccamente gli elmi colpiti e gli scudi che cozzano tra loro, le lance impugnate vibrano nelle mani dei Greci e dei Troiani; rimbombano e tuonano le armature dei morti che cadono a terra. Il bronzo dunque sembra provocare un rumore talvolta malefico e quasi magico, cosa che non stupisce se messo in relazione con i suoi inventori, i Telchini, malvagi gnomi inventori della metallurgia, i quali Callimaco riferisce “sibilare” contro il suo canto.
Obiettivo del laboratorio Il suono e la luce. Percezione della dimensione acustica e visiva nelle immagini è analizzare il percorso esegetico che porta alla proiezione della dimensione sonora e visiva dai testi alle immagini di ambito greco e romano, percorso quanto mai complesso se si tiene conto come all’iconologo venga a mancare, per ovvi motivi, l’aspetto luminoso e specialmente acustico riferibile all’immagine oggetto di studio. A tale lacuna sopperisce un combinato studio delle fonti e del piano iconologico, mirato a focalizzare le corrette chiavi ermeneutiche per il recupero della sfera sonora nelle immagini. Le armi, ad esempio, che nel racconto omerico non possono far altro che scintillare e stridere, nelle immagini invece mostrano in tutta evidenza la loro presenza: la rilevanza luminosa e soprattutto sonora a loro attribuita nel poema trova puntuale riscontro attraverso una ridondante trasposizione iconica. Molteplici sono i casi in cui si verifica tale fenomeno: basti pensare alle rappresentazioni del trasporto del cadavere di Achille (ancora completamente armato), della consegna delle armi ad Achille da parte di Teti, alle numerosissime scene di vestizione del guerriero, e in particolar modo alle raffigurazioni del riscatto di Ettore: davanti alla kline su cui è adagiato Achille vi è una trapeza sotto la quale scorgiamo un piccolo sgabello che sorregge un elmo. Sotto la trapeza, presso lo sgabello con l’elmo, è visibile il cadavere di Ettore. Tutto intorno ad Achille sono poste le sue armi: sopra di lui si scorge la spada e la cinta, a destra scudo e cimiero. Talvolta sopra la kline del Pelide sono “appesi” al muro elmo, scudo e schinieri e alle sue spalle la spada. Le armi rivestono allora un ruolo di primo piano attraverso la loro prepotente presenza, che molto rimanda alla loro luminosità nei poemi omerici e che in qualche modo costituisce anche la trasposizione simbolica del loro potere sonoro. Nella stessa direzione si deve procedere per analizzare come i vocalizzi ambiguamente ammalianti delle Sirene, la «voce pesante» di Polifemo o il «terribile muggito» del Minotauro, il cui rumoreggiare inarticolato nella lettura di Callimaco si trasforma in un tratto ontologicamente performante della sua stessa ferocia, vengano trasposti nelle immagini.
Questi sono solo alcuni tra gli esempi dei numerosi e complessi procedimenti utilizzati per “caricare” determinati oggetti o personaggi di quelle imprescindibili qualità specifiche (come per l’appunto il suono) che altrimenti andrebbero perdute nella loro trasposizione iconica.
Bibliografia essenziale di riferimento:
M. Bettini, Le orecchie di Ermes. Studi di antropologia e letterature classiche, Torino 2000.
F. Lissarrague, L’Autre guerrier. Archers, peltastes, cavaliers dans l’imagerie attique, Paris 1990.
M. Menichetti, Le armi magiche della Guerra e della seduzione, I modelli omerici, Incidenza dell’antico 7, 2009, pp. 137-157.
M. Menichetti, Lo scudo e le armi magiche della guerra, Aion XXXI, 2009, pp. 97-110.
E. Paul, Antike Keramik, Leipzig 1982.
E. Paul, Schwarzfigurige Vasen, Kleine Reihe des Antiken-Museums der Universitat Leipzig 1, 1995.
M. Pedrina, Tra supplica e oltreggio, tra “beau mort” e “belle mort”. Segni, gesti e posture nel riscatto del corpo di Ettore, in AA.VV., Gli eroi di Omero, Quaderni di Antenor 8, 2006, pp. 231-239.
J.-P. Vernant, L’individuo, la morte, l’amore, Milano 2000.
