Didattica

 

Materiali didattici

Riflessioni sulla visione del film Stand By Me

Appunti su Tramma2

Appunti su Sergio Tramma, Power

Studenti4

GramsciFreire

Basi teoriche e procedurali delle competenze pedagogiche; ContributiStudenti201516

Dalla “guerra ai giovani” al dialogo intergenerazionale

Orientarsi nello studio, nel lavoro e nella vita

 

Insegnamenti

EDUCAZIONE DEGLI ADULTI

Programmi dei corsi precedenti
A.A. 2001 – 2002 :
L’educazione degli adulti nelle diverse civiltà. Tra bisogno culturale ed emergenza sociale , e i testi adottati sono i seguenti:
· D. Demetrio, Manuale di educazione degli adulti, Bari, Laterza, 1997;
· AA. VV. (a cura di Alberto Granese), Numero monografico della rivista “Studium Educationis” Economia ed ecologia della formazione, Padova, CEDAM, n. 1 2001;
· P. Freire, La pedagogia degli oppressi, Milano, Mondadori, 1971 disponibile in dispensa presso la CUEC).
A.A. 2002 – 2003 :
L’educazione degli adulti come esperienza sociale e individuale. Il problema della “cittadinanza” nell’età contemporanea, tra nuova economia e nuove ideologie , con i seguenti testi:
per i corsi quadriennali e triennali,
· Anna Marina Mariani/ Milena Santerini, Educazione adulta. Manuale per una formazione permanente, Milano, Unicopli, 2002;
· Edgar Morin, I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Milano, Raffaello Cortina, Editore, 2001;
· Letizia Bindi/ Barbara Faedda, Luoghi di frontiera. Antropologia delle mediazioni, Cagliari, Punto di Fuga Editore, 2001.
E inoltre, per i quadriennalisti:
· Eduard Spranger, Difesa della pedagogia europea, Roma, Armando, 2000,
Più i testi a scelta, per entrambi i corsi:
· Carl Gustav Jung, Psicologia e religione, Milano, Edizioni di Comunità, 1966;
· Dario Ragazzini, Leonardo nella società di massa. Teoria della personalità in Gramsci, Bergamo, Moretti Honegger, 2002.
A.A. 2003 – 2004 :
Titolo del corso:
I giovani-adulti oggi. Assenza o mutamento dei riti di passaggio: possibili strategie educative .
I testi adottati:
– Anna Marina Mariani, Milena Santerini (a cura di), Educazione adulta. Manuale per una formazione permanente , Milano, Unicopli, 2002;
– Alberto Granese, Istituzioni di pedagogia generale. Principia educationis , Padova, CEDAM, 2003 (le parti da preparare verranno indicate all’esame);
– Rita Fadda, Sentieri della formazione. La formatività umana tra azione ed evento , Roma, Armando, 2002 (le parti da preparare errano indicate a lezione);
– Anna Marina Mariani (a cura di), I giovani-adulti. L’educazione che non c’è iù, la formazione che non c’è ancora , Milano, Unicopli, 2000.
La preparazione dell’esame potrà essere integrata con le seguenti letture:
– Immaginario giovanile e coscienza di sè, numero monografico di “Studi sulla formazione”, 1, 2001;
-Anton S. Makarenko, Poema pedagogico , Roma, Editori Riuniti, 1977.
A.A. 2004-2005:
Titolo:
Quadri teorici e luoghi istituzionali dell’educazione permanente nella società della conoscenza
Testi adottati:
– A. M. Mariani, M. Santerini (a cura di), Educazione adulta. Manuale per una formazione permanente , Milano, Unicopli, 2002; – A. Pavan, Formazione continua. Dibattiti e politiche internazionali , Roma, Armado, 2002; – A. Pavan, F. Russo (a cura di), Formazione in età di learning society, Padova, Edizioni Scientifice Italiane, 2001.
La preparazione dell’esame sarà inoltre integrata con lo studio seminariale di alcuni saggi del volume:
– E. Catarsi (a cura di), Obbligo formativo e ruolo del tutor , Tirrenia, Edizioni Del Cerro, 2004.

A.A. 2005-2006:
Titolo: I concetti di autorealizzazione e di orientamento. Il reversibile e l’irreversibile nella formazione degli adulti
Il corso propone un percorso concettuale che affronti il tema dell’autorealizzazione nella formazione degli adulti, da come esso è stato inteso originariamente nelle teorie dell’identità adulta a come può rappresentarsi nel contesto educativo attuale. Il concetto di autorealizzazione, come indicano i testi in programma, non può essere disgiunto da quello di orientamento, inteso come formazione che accompagna costantemente, in termini istituzionali o di esperienza personale, la vita delle persone.
Testi:
– A. Mura (a cura di), L’orientamento formativo. Questioni storico-tematiche, problemi educativi e prospettive pedagogico-didattiche, Milano, FrancoAngeli, 2005;
– Annalisa Pavan, Francesco Russo (a cura di), Formazione in età di Learning society, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2001 (le parti del testo da preparare saranno indicate a lezione);
– Dispensa Teorie dell’identità adulta, disponibile presso la CUEC.
I saggi da preparare del testo Formazione in età di Learning society sono quelli di Agazzi, Margiotta, Galliani, Tognon, Donati, Pavan.
Per i frequentanti il seminario:
– Un saggio a scelta del testo Formazione in età di Learning society ; – Il primo e il terzo capitolo del testo di Isabella Loiodice, Non perdere le bussola , FrancoAngeli.
Anno Accademico 2006/2007:
Titolo del corso: Le condizioni problematiche dell’età adulta. Un confronto possibile fra approcci umanistici e scientifici
Nella prima parte del corso verrà proposta, per linee essenziali, una panoramica sulle principali teorie dell’identità adulta e sulla configurazione dell’Educazione degli adulti quale disciplina autonoma nei suoi tratti ma collegata alla più ampia dimensione della pedagogia generale.
Successivamente verranno approfondite le caratteristiche dei diversi approcci e percorsi di formazione dei soggetti adulti (istituzionali o informali, più centrati sull’individuo o sulle comunità,…) e i modi con cui tali differenti impostazioni affrontano le condizioni problematiche e i compiti fondamentali dell’uomo contemporaneo.
Testi adottati:
– Daniele Loro, Pedagogia della vita adulta. Prospettive di formazione, Brescia, La Scuola, 2006;
– Claudia Secci, Modelli di adultità. Problematiche dell’educazione, Roma, Armando, 2006;
– Rita Fadda (a cura di), L’io nell’altro. Sguardi sulla formazione del soggetto , Roma, Carocci, 2007 (il primo capitolo).
Nel periodo del corso verrà svolto un seminario riguardante l’approfondimento di alcune tematiche relative al programma.
Testo di riferimento:
– Il metodo autobiografico , n. 4 della rivista “Adultità”, 1996 (in particolare i saggi di Duccio Demetrio, Alberto Oliverio, Gabriella Mariotti).
A.A.2007/2008:
Pace e educazione: connubio originario ma non scontato. Un percorso di moderna educazione degli adulti alla pace, da Capitini a oggi
Per la preparazione del programma gli studenti dovranno utilizzare i seguenti testi:
 
– Daniele Loro, Pedagogia della vita adulta. Prospettive di formazione, Brescia, La Scuola, 2006;
– Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della non violenza di Aldo Capitini, Torino, EGA, 2007.
 
Durante lo svolgimento del corso la Dr.ssa Alessia Carta terrà un seminario sul testo di Marco Catarci, in cui verranno affrontati temi del programma. Gli studenti dovranno inoltre scegliere un percorso a scelta tra i due indicati qui di seguito:
 
Approfondimento su Capitini:
– Aldo Capitini, Educazione aperta , Firenze, La Nuova Italia, 1967, pp. 219 – 294;
– Alberto Granese (a cura di), La riflessione filosofica, in Giovanni Cacioppo (a cura di), Il messaggio di Aldo Capitini, Manduria, Lacaita editore, 1977. (i due testi sono disponibili in una dispensa)
 
Approfondimento su Gandhi:
– Ernesto Balducci, Gandhi, Firenze, Giunti, 2007 (pp. 5 – 54);
– Claudia Secci, Letture del pacifismo gandhiano nel dibattito pedagogico e nelle prospettive educative attuali, in Annali della facoltà di Scienze della Formazione. Dolianova (CA), Grafica del Parteolla, Vol. XXIX-2006. (E’ disponibile presso la segreteria del dipartiemento una copia dell’articolo).
La preparazione dell’esame può essere integrata con una a scelta delle seguenti letture:
– Rita Fadda (a cura di), L’io nell’altro. Sguardi sulla formazione del soggetto , Roma, Carocci, 2007; – Claudia Secci, Modelli di adultità. Problematiche dell’educazione , Roma, Armando, 2006; – Fabrizio Ravaglioli, Profilo delle teorie moderne dell’educazione , Roma, Armando, 1999.
AA. 2009/2010
Programma EDUCAZIONE DEGLI ADULTI
Corso di laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione (ord. 509, 4 CFU)
Curricolo Educatore professionale extrascolastico
Titolo del corso: La dimensione trasformativa ed emancipatrice dell’educazione degli adulti: autori, prospettive e problemi aperti
Il corso mira ad offrire, nella prima parte, una visione generale dell’educazione degli adulti, che consta di elementi di storia della disciplina, approfondimento dei principali autori e delle principali teorie, collocazione odierna di tale sapere nell’ambito delle articolazioni disciplinari della riflessione pedagogica.
Il testo di riferimento è:
– Duccio Demetrio, Manuale di Educazione degli adulti, Bari, Laterza, 2003.
Nella seconda parte del corso verrà svolta una riflessione sulla concezione dell’educazione degli adulti quale attività trasformatrice della società: in particolare si esaminerà l’influenza del pensiero di Antonio Gramsci rispetto a tale prospettiva e il ruolo svolto nella stessa da Paulo Freire.
Testi di rferimento sono:
– Peter Mayo, Gramsci, Freire e l’educazione degli adulti, Sassari, Carlo Delfino Editore, 2007;
– Claudia Secci, Una pedagogia del dialogo e della libertà, in “Etica per le professioni”, Rivista a cura della Fondazione Lanza, 2 2008 (per reperire il testo rivolgersi alla docente).
Programma EDUCAZIONE DEGLI ADULTI
Corso di laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione (L-19, 10 CFU)
Curricolo Educatore sociale territoriale
Titolo del corso: La dimensione trasformativa ed emancipatrice dell’educazione degli adulti: autori, prospettive e problemi aperti
Il corso mira ad offrire, nella prima parte, una visione generale dell’educazione degli adulti, che consta di elementi di storia della disciplina, approfondimento dei principali autori e delle principali teorie, collocazione odierna di tale sapere nell’ambito delle articolazioni disciplinari della riflessione pedagogica.
Il testo di riferimento è:
– Duccio Demetrio, Manuale di Educazione degli adulti, Bari, Laterza, 2003.
Nella seconda parte del corso verrà svolta una riflessione sulla concezione dell’educazione degli adulti quale attività trasformatrice della società: in particolare si esaminerà l’influenza del pensiero di Antonio Gramsci rispetto a tale prospettiva e il ruolo svolto nella stessa da Paulo Freire.
Testi di rferimento sono:
– Peter Mayo, Gramsci, Freire e l’educazione degli adulti, Sassari, Carlo Delfino Editore, 2007;
– Claudia Secci, Una pedagogia del dialogo e della libertà, in “Etica per le professioni”, Rivista a cura della Fondazione Lanza, 2 2008 (per reperire il teso rivolgersi alla docente).
Infine verrà proposto un ulteriore approfondimento sul tema dell’educazione emancipatrice attraverso una riflessione sull’opera di altri autori, prevalentemente italiani.
Testo di riferimento:
– Marco Catarci, Il pensiero disarmato. La pedagogia della nonviolenza di Aldo Capitini, Torino, EGA, 2007.

A.A. 2010/2011

Corso di Laurea Magistrale Interclasse in Scienze Pedagogiche e dei Servizi Educativi

 

Percorso formativo LM-50
Titolo: La formazione del cittadino adulto nella prospettiva della pedagogia critica e orientata alla prassi
Il corso si propone una ricognizione sulle attuali riflessioni intorno all’educazione alla cittadinanza, in riferimento alla dimensione specifica della formazione degli adulti, sia da un punto di vista teorico, sia da un punto di vista pratico: l’indagine è volta anche, quindi, a comprendere attraverso quali spazi, esperienze e pratiche, le persone adulte si formino all’esercizio della cittadinanza.
Il percorso tematico toccherà il problema della concezione odierna della cittadinanza, alla luce delle influenti trasformazioni sociali susseguitesi negli ultimi decenni, che spingono, da un lato, all’ampliamento geografico e concettuale del significato del termine, dall’altro, ad abbracciare forme sempre più partecipate di convivenza civica.
La riflessione comprende, inoltre, nella sua parte più teorica, un momento di indagine sui concetti di criticità e di prassi in ambito pedagogico ed educativo, e su come e quanto questi abbiano contribuito a strutturare in senso teorico l’idea dell’educazione alla cittadinanza.
Testi adottati:
 
-Sergio Tramma, Educazione degli adulti, Milano, Guerini, 1997;
-Enza Colicchi (a cura di), Per una pedagogia critica. Dimensioni teoriche e prospettive pratiche, Roma, Carocci, 2009;
-Luigina Mortari (a cura di), Educare alla cittadinanza partecipata, Milano, Bruno Mondadori, 2008;
-Milena Santerini, La scuola della cittadinanza, Bari, Laterza, 2010.
Durante il corso saranno fornite indicazioni sulle parti dei testi oggetto d’esame; gli studenti potranno integrare la preparazione con la lettura dei seguenti testi, rispettivamente per la parte istituzionale e per quella monografica:
-Duccio Demetrio, Manuale di educazione degli adulti, Bari, Laterza, 2003;
Peter Mayo, Gramsci, Freire e l’educazione degli adulti. Possibilità di un’azione trasformativa, Sassari, Carlo Delfino, 2007.

A.A. 2011/2012

Programma di EDUCAZIONE DEGLI ADULTI
Corso di Laurea Magistrale Interclasse in Scienze Pedagogiche e dei Servizi Educativi
Percorso formativo LM-50
Titolo: Pedagogia ed educazione della persona adulta tra famiglia e società
Il corso si propone, nella sua parte istituzionale, una ricognizione su temi e riflessioni generali intorno all’educazione degli adulti, con particolare riferimento alla pedagogia dei cicli di vita, intesa come teoria e pratica di un intervento formativo orientato al momento evolutivo vissuto dal singolo e dalla comunità.
Nella sua parte monografica il corso sarà orientato ad indagare dimensioni differenti dell’esperienza educativa degli adulti: da un lato si approfondirà l’ambito della partecipazione civica e comunitaria, dall’altro quello dell’assunzione, da parte del soggetto, del proprio ruolo familiare.
Gli studenti saranno invitati, anche attraverso la redazione di uno scritto personale, a formulare una riflessione e delle linee progettuali di intervento formativo, rispetto a uno dei due ambiti indicati.
Il corso sarà integrato da un seminario tenuto dalle Dott.sse Alessia Carta e Carla Podda, dal titolo:
Bisogni formativi  degli adulti e formazione continua. Un’indagine nel contesto scolastico macedone.
Sarà, inoltre, proposta la visione di alcuni film.
Testi adottati:
 
-Sergio Tramma, Educazione degli adulti, Milano, Guerini, 1997;
-Alba G. Naccari, Pedagogia dei cicli di vita in età adulta, Roma, Anicia, 2011;
-Luigina Mortari (a cura di), Educare alla cittadinanza partecipata, Milano, Bruno Mondadori, 2008;
Un testo a scelta tra:
 
-Laura Formenti, Pedagogia della famiglia, Milano, Guerini, 2000;
-Eliana Frauenfelder, Ornella De Sanctis, Enricomaria Corbi (a cura di), Civitas educationis. Interrogazioni e sfide pedagogiche, Napoli, Liguori, 2011
Durante il corso saranno fornite indicazioni sulle parti dei testi oggetto d’esame.

 

 

Denominazione insegnamento: Educazione degli Adulti

Denominazione insegnamento in inglese: Adult Education

N. CFU: 10

Ore di didattica frontale: 60

Nominativo del docente: Claudia Secci

Contenuti del corso:

La dimensione politico/sociale dell’educazione degli adulti.

Il corso si propone di offrire un quadro delle teorie e degli ambiti applicativi relativi alla disciplina. Esso prevede una parte istituzionale, nella quale si metteranno a punto le concezioni più accreditate dello sviluppo e dell’identità adulta e i percorsi formativi ad esse legati. Questa parte prevede anche un’indagine sui percorsi storici dell’educazione permanente, relativa alla nascita del concetto, a momenti ed esperienze salienti di educazione degli adulti nel passato, che ne hanno determinato la codificazione scientifica.

Successivamente si affronterà il tema della dimensione politico/sociale dell’educazione e delle sue complesse interrelazioni con quella teorico/scientifica. Cosa si intende per dimensione politico/sociale dell’identità dell’adulto e della sua formazione? Quali autori e quali approcci teorici possono essere interpellati in questa indagine? In che rapporto stanno l’educazione politico/sociale e quella di carattere scientifico?

Testi di riferimento:

Per la parte istituzionale: un testo a scelta tra

-Anna Lorenzetto, Lineamenti storici e teorici dell’educazione permanente, Roma, Studium, 1978;

-Duccio Demetrio, Manuale di educazione degli adulti, Bari, Laterza, 2003.

Per la parte monografica:

-Elena Marescotti, Educazione degli adulti. Identità e sfide, Milano, Unicopli, 2012,

-Luigina Mortari (a cura di), Educare alla cittadinanza partecipata, Milano, Bruno Mondadori, 2008, di cui è da preparare il primo saggio e un saggio a scelta dei seguenti;

-Claudia Secci, La politica come tema e dimensione dell’educazione degli adulti. Gramsci, Capitini, Freire, Napoli, Liguori, 2012.

Obiettivi formativi:  

Gli obiettivi del corso sono quelli di formare sostanzialmente due generi di competenze tra loro collegati: da un lato ci si propone di suscitare interessi di ordine teorico e di ricerca sull’ambito dell’educazione e della pedagogia degli adulti, in particolare rispetto alla sfera politico/sociale; dall’altro di avvicinare gli studenti a un loro possibile futuro profilo professionale, di esperti in teorie e metodi formativi delle persone adulte, capaci anche di gestire processi formativi in cui sono coinvolte diverse competenze e professionalità disciplinari (lavoro d’équipe e di rete).

Prerequisiti:

È auspicabile che lo studente che affronta i percorsi di studio specifici dell’educazione degli adulti abbia un quadro generale delle teorie e delle metodologie pedagogiche, nonché un quadro complessivo della storia della pedagogia e dell’educazione.

Metodi didattici:

Le modalità didattiche prevedono da un lato lezioni frontali di spiegazione e approfondimento dei testi, nelle quali è previsto uno spazio dedicato agli interventi, le domande e le considerazioni degli studenti; dall’altro approfondimenti specifici di carattere seminariale su temi di maggiore rilievo del corso. I momenti seminariali possono contenere delle esercitazioni orali o scritte da parte degli studenti che possono avere per gli stessi carattere di auto-verifica dell’apprendimento.

Modalità di verifica dell’apprendimento:

Dopo le prime 30 ore di corso, si svolgerà, per gli studenti frequentanti, una prova in itinere per verificare l’apprendimento della prima parte del programma.

L’esame consta di un colloquio orale che verterà su temi e argomenti dei testi d’esame e sui punti maggiormente trattati a lezione. Chi ha sistenuto la prova in itinere non sarà interrogato sulla parte del programma su cui è già stato valutato.

Orari e luogo di ricevimento:

Gli studenti si ricevono nella stanza n. 34 del II Piano, Corpo Centrale (interno Tel 070/6757119), con il seguente orario:

Lunedì ore 11 – 13

Mercoledì ore 10 – 12.

Altre informazioni utili:

Notizie relative a quali parti dei testi sono da preparare per l’esame saranno date a lezione e nel sito della docente.   

PER I PROGRAMMI DALL’AA 2012/13 IN POI, CONSULTARE LA SEZIONE “RICERCA PROGRAMMI” DEL SITO DI STUDI UMANISTICI.

 

Pedagogia della famiglia

L’evoluzione della famiglia nell’ultimo secolo. Ruoli e valori in chiave educativa

Relazione all’Univarsità della Terza Età di Serrenti, 2011

 

Introduzione

Vi sono elementi e fattori che hanno contribuito a modificare l’istituzione familiare in modo rilevante nel percorso storico del Novecento e dell’inizio degli anni Duemila. Il fatto che la famiglia cambi e che essa assuma forme variegate – tanto che oggi si parla sempre di più di “famiglie” piuttosto che di “famiglia” al singolare, è divenuta una consapevolezza di dominio comune (su questo punto ritorneremo).

Tuttavia il mutamento della famiglia ha ragioni storiche abbastanza circostanziate, che cercheremo d’indagare non in modo analitico ma individuando quelle che ci appaiono più rilevanti, in un excursus che è insieme storico e tematico.

Excursus

1)     Nel primo ventennio del Novecento nella società italiana si produce una prima nuclearizzazione della famiglia italiana, dovuta all’ondata d’industrializzazione, che spinge i contadini a lasciare le campagne e a stabilirsi nelle periferie urbane per svolgere il lavoro delle fabbriche. In questo periodo muta il ruolo procreativo della donna, e si concentra molto il periodo della procreazione (dai 20 ai 30 anni, e non più dai 20 ai 40 come prima).

2)     Il modello familiare del fascismo: esso prevede, innanzitutto, una rigida divisione dei ruoli tra maschio e femmina; con l’esaltazione delle caratteristiche virili e belliche dell’uomo e di quelle procreative della donna (“Angelo del focolare”). Si esalta il rapporto patriarcale con i figli, che non ammette alcuna forma di ribellione. Nonostante il mito fascista la famiglia borghese (nucleo d’intimità e frutto di sentimenti), prende sempre più piede come modello.

3)     Il superamento della dittatura: la guerra è un fenomeno complesso, che da un lato segna l’arretramento economico e culturale della società, dall’altro genera un’economia che, per forza di cose, deve affidarsi anche al lavoro femminile. La guerra lacera le famiglie, ma si creano nuovi legami, più liberi e inediti (nei romanzi sulla Resistenza in qualche modo traspare un nuovo ruolo femminile, che non manca d’influire sulla concezione della famiglia).

4)     L’industrializzazione (boom economico ’58 – ’63): in questa fase il mutamento della struttura familiare corrisponde alle mutate esigenze economiche. La famiglia industriale è, innanzitutto, più piccola di quella rurale, che è tendenzialmente estesa,  e nella quale convivono almeno tre generazioni e spesso diversi nuclei. Questi mutamenti, in Italia, avvengono in modo più lento che negli altri paesi e in modo disuguale tra Nord, Sud e “Terza Italia” (Centro e Nord-Est). Siamo agli albori di un’emancipazione femminile, che tuttavia mantiene, paradossalmente, il suo ruolo dentro la casa, “piena di elettrodomestici”, per supportare il lavoro esterno dei mariti. Cambiano i costumi sessuali, in corrispondenza con un rapporto più “paritario” tra genitori e figli, ma molto lentamente.

5)     L’emigrazione: è stato un fenomeno foriero di grandissimi mutamenti a livello familiare. Esso produce la tendenza alla lacerazione e alla ricostruzione delle famiglie. Interi “clan” si spostano in paesi esteri, crescono i matrimoni misti, con tutto ciò che questo comporta in termini di rimodellamento culturale. Il “miracolo economico” e l’emigrazione, secondo lo storico P. Ginsborg hanno significato per la società italiana “l’occasione per un rimescolamento senza precedenti della popolazione italiana” (Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi).

6)     Il ’68, i movimenti collettivi e il femminismo, gli Anni ’70: gli effetti che questi fenomeni ebbero sulla famiglia in termini oggettivi e in termini simbolici sono abbastanza noti. Le leggi sul divorzio e sull’aborto rappresentano un oggettivo cambiamento della concezione della famiglia: le leggi ne sanciscono il carattere “dissolubile” e rappresentano l’aumento di potere autodeterminativo della donna rispetto al tema della procreazione. Nel 1975 vi è la riforma del diritto di famiglia, che sancisce la parità tra coniugi e introduce, per i genitori, il dovere, non soltanto di educare e sostenere i figli, ma anche, cita ancora Ginsborg, di “tener conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle ispirazioni degli stessi”. Il provvedimento abolisce la discriminazione giuridica verso i figli nati fuori dal matrimonio

7)     La famiglia negli anni ‘80: emerge un nuovo familismo, per il quale questa istituzione non è agente di un’azione collettiva, ma si ripiega su se stessa e sul perseguimento di obiettivi privati. Parimenti – questa è una tendenza generale negli ultimi decenni – la famiglia promuove un associazionismo mirato a un’attività etica, di solidarietà sociale; il senso religioso, venuto meno durante gli anni ’70, comincia a riacquistare peso. La nuclearizzazione non ha portato all’abbandono degli anziani, i giovani continuano a essere orientati verso la famiglia

8)     Globalizzazione, confronto con l’immigrazione, crisi economica: negli ultimi decenni (anni ’90 e oltre), si può dire che sopravvivano tendenze già sperimentate nel decennio precedente, accanto a tensioni, però, opposte o differenti. La globalizzazione porta al confronto con modelli meno tradizionali di quello italiano di famiglia, e ai fenomeni di cui parlerò più diffusamente in seguito. Così come il confronto con le famiglie immigrate porta a un’apertura, che può essere più o meno permeabile e profonda verso l’altro da sé, inteso come famiglia. Accanto al compito di “guida relazionale” che la famiglia svolge, che si vedrà in seguito, che è importante non solo per l’individuo relazionale, ma anche per il cittadino, per la persona sociale e professionale che esso è o diventerà, quale ruolo economico svolge, oggi, la famiglia. Non va dimenticato che la famiglia è un grande ammortizzatore sociale, che sostenta i suoi membri inoccupati o disoccupati (si accolla funzioni che sarebbero pubbliche). Ma va detto che il familismo agisce anche in termini “negativi”, come negazione della meritocrazia – ciò è quasi una prosecuzione della famiglia-impresa, ma in termini surrettizi.

 

Pierpaolo Donati: la famiglia relazionale

Secondo la lettura storica di Donati, in Italia, durante gli anni ‘50 e ’60, l’industrializzazione e l’urbanizzazione produssero come effetto la nuclearizzazione della famiglia. In questo modello permane il principio della divisione del lavoro tra maschio e femmina e della discrepanza di potere tra genitori e figli (la famiglia segue un modello normativo).

Negli anni ’70 la famiglia entra in crisi: aumentano le separazioni e i divorzi, diminuisce il numero dei figli, crolla la famiglia estesa. Si afferma un modello di famiglia come soggetto di pura comunicazione (modello comunicativo) che diluisce la stessa nella società.

Nella società postindustriale del dopo anni ’90 si afferma, invece, un’idea di famiglia come sfera di relazioni sui generis, essa diventa, quindi, nucleo che assolve a una funzione di guida relazionale (modello relazionale).

 

Esaminando il problema in chiave specificamente pedagogica vediamo come diversi autori (più recentemente L. Formenti, P. Milani e lo stesso P. Donati) hanno posto l’accento sul fatto che oggi la famiglia, proprio in quanto  si fonda sulla relazione e non sull’autorità (come la famiglia tipicamente patriarcale o matriarcale) oppure sull’interesse economico professionale (come la famiglia/azienda), risulta essere, in modo assai più forte che in passato, soggetto educativo.

Pierpaolo Donati, infatti, si oppone all’idea della scomparsa della famiglia come agente d’educazione, in quanto questa lettura nasce dalla riduzione indebita dell’educazione a socializzazione o comunicazione.

Nella famiglia intesa in senso attuale, noi impariamo a essere in relazione, e tale processo non può avvenire se non attraverso un’interpretazione di valori che avviene all’interno della famiglia e che comporta una mediazione complessa con la società.

La famiglia, quindi, essendo guida relazionale costruisce le nostre identità, in quanto, poiché noi siamo esseri relazionali (R. Fadda, L’io nell’altro), ci costituiamo innanzitutto a partire dalle relazioni nelle quali siamo collocati sin dalla nascita. Cioè: attraverso il progetto formulato dai nostri genitori (sia che lo assecondiamo sia che ci ribelliamo ad esso) e attraverso il confronto con i nostri fratelli e sorelle (che sono i primi pari che incontriamo nel nostro cammino esistenziale). Aspetti straordinariamente rappresentati nel film Anni di piombo

La famiglia relazionale assume un compito orientativo e di mediazione con la società, che può essere definito di umanizzazione dei membri. In essa riveste un ruolo fondamentale una nuova concezione dell’infanzia, che vede il bambino come portatore di diritti (che vanno, anch’essi, intesi in relazionale ai diritti degli altri soggetti).

La prospettiva dell’educazione degli adulti

Gli studiosi sono piuttosto concordi nell’assegnare alla famiglia il primato dell’educazione, così come alla scuola va quello dell’istruzione e al lavoro quello della formazione (D. Loro). Si tratta di una grande risorsa, che tuttavia non deve essere pensata come esclusiva, ma, anzi, condivisa con le altre agenzie formative. Gli stessi confini tra le tre definizioni sono molto labili.

In relazione ai nuovi tipi di famiglia, fiorisce e si sviluppa l’idea di un impegno pedagogico specifico orientato alla famiglia e in particolare ai genitori; si parla infatti di pedagogia della famiglia e di educazione familiare. Lo scopo è quello di aiutare i genitori a problematizzare sempre di più la loro attività educativa, puntando sulla “riflessività” (Formenti), cioè su un soggetto che deve essere capace di riflettere sulla propria “teoria educativa” e modulare la propria azione sul figlio. Un’altra accezione è quella più relativa al sostegno dei servizi alle famiglie, in particolare a quelle più disagiate, che si fonda su una rete di istituzioni che supportano la famiglia attraverso diverse competenze (Milani): l’educatore professionale ha il compito di a stimolare le risorse spesso già esistenti ma sopite nelle situazioni di disagio.

In questo campo c’è chi ha studiato (A. Mura) le ampie risorse autoformative della famiglia, che spesso emergono dall’attività associazionistica autonoma di questi soggetti, che si attiva prevalentemente di fronte a situazioni di disagio (dipendenze, disabilità, …).

 

La famiglia può essere studiata, come avviene secondo alcune prospettive, come un soggetto che affronta diversi cicli di vita, proprio come una persona singola; in tal senso anche gli interventi debbono essere pensati per la sua organicità, e devono tendere a modificare ma non a stravolgere repentinamente gli equilibri esistenti.

 

Temi emergenti

La famiglia, anche questa non è una novità, cambia in relazione al mutamento del ruolo femminile in essa. Alcuni studiosi hanno interpretato tale mutamento come passaggio dalla monoidentità alla pluridentità, passaggio che ha seguito un percorso più tortuoso che lineare, soprattutto rispetto al problema della conciliazione tra lavoro e impegno familiare.

Alla ridefinizione del ruolo femminile si aggiunge quello che è uno spostamento sempre più in avanti del ciclo familiare, perché ci si sposa sempre più tardi e si entra con più difficoltà nel mondo del lavoro.

C’è un allentarsi dell’identificazione della donna con il ruolo di madre: si hanno sempre meno figli (aumentano le coppie sole o con un figlio solo) e, come si diceva precedentemente, aumentano le famiglie di diverso tipo: single, monoparentali, coppie di fatto, famiglie ricostituite, famiglie immigrate e famiglie di anziani.

Riguardo al tema della diminuzione di figli si potrebbe proporre una riflessione: non sono solamente i fattori oggettivi (sostentamento materiale, logistico) a far diminuire il numero di figli, oppure la tensione femminile verso la realizzazione professionale, ma fattori culturali quali il progressivo incremento di peso della volontà femminile nella scelta procreativa (femminismo, legge 194, ecc. ecc.).

Questo è un nodo significativo: V. Iori ha rilevato come il primo femminismo (anni ’70 e ’80) abbia sminuito il valore della maternità in quanto puntava sull’omologazione, mentre il secondo l’abbia nuovamente valorizzata come capacità biologica e simbolica della donna, che ne segnala la differenza con l’uomo (etica della responsabilità e della solidarietà).

La monoparentalità è in grande prevalenza femminile, il che è un dato che si registra, in aumento, a partire dagli Anni Trenta.

La partecipazione massiccia delle donne nel mondo del lavoro le ha certamente emancipate ma non liberate dalla “doppia presenza”, pesante, in Italia, perché è stata a lungo assente una legislazione che tutelasse sia il lavoro retribuito che quello casalingo (nonostante lo faccia la Costituzione).

Affrontare il nuovo ruolo familiare della donna in un’ottica relazionale, comporta una messa in discussione, nella quale non può che essere coinvolto anche l’uomo, che infatti sta rimodellando il suo profilo di padre, soprattutto aumentando sempre di più la sua quota di accadimento dei figli e della casa.

 

Emergono nuove maternità (S. Ulivieri, C. Covato) e nuove paternità (L. Zoja). Rispetto a questo tema l’aspetto più affascinante è la ricerca di ciò che è realmente inedito e di ciò che è in realtà antico.

Giungiamo, con ciò, a una riflessione sul maschio in famiglia: seguendo il pensiero della differenza, che costituisce il tratto più moderno del femminismo, potremmo dire che, così come la donna, nel mutare il proprio profilo di madre, donna e lavoratrice non dovrebbe sconvolgere quelli che sono i tratti identitari più profondi del proprio genere, così anche l’uomo, pur allontanandosi dal profilo di padre autoritario e distante non si dovrebbe sovrapporre al ruolo precipuo della “mamma”.

 

Esiste ormai, sui “nuovi padri”, una cospicua saggistica: mi sembra importante sottolineare – non per sminuire l’evoluzione di questa figura, ma, al contrario, per valorizzarla – che nella storia e nella letteratura convivono modelli autoritari e affettivi di paternità, e che quest’ultimo ha sempre avuto un suo ruolo.

Infine sembra importante dedicare una riflessione al tema degli anziani: come stanno gli anziani nelle famiglie?

Credo si debba fare dapprima una ricognizione su cosa sia l’anzianità oggi (S. Tramma), tema molto frequentato nell’odierna educazione degli adulti. Oggi l’anzianità, fortunatamente e grazie al progresso della medicina, è un’età molto estesa, che comprende almeno due generazioni: i sessanta/settantenni e gli ottanta/novantenni.

Da un lato, l’incessante processo di nuclearizzazione della famiglia ha allontanato gli anziani dai figli e nipoti, soprattutto nelle realtà urbane (diverso è il discorso su quelle rurali), rappresentando un impoverimento culturale e affettivo della vita familiare. Dall’altro la società italiana, nelle sue istituzioni fondamentali (politica, università, imprese e aziende) rimane sostanzialmente gerontocratica, dominata da una generazione che sta tra la mezza e la terza età. A fronte di una classe di persone tra i 30 e 40 anni, che – a dispetto di una loro già raggiunta maturità adulta – faticano ad assumerne il ruolo sociale (A. M. Mariani, I giovani adulti).

La famiglia, istituzione che sta al centro di questi processi ha da svolgere, potremmo dire, un ruolo di riequilibrio di cui si gioverebbe l’intera società.

 

 

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