La Nuova Sardegna – 14-06-2009

 

Corti d’autore, ricetta contro la crisi

la Nuova Sardegna — 14 giugno 2009   pagina 38   sezione: SPETTACOLO

CAGLIARI. In giro per la Sardegna, presentando un lavoro sulla storia dei film che hanno raccontato la nostra isola, il discorso cade inevitabilmente sul “cinema sardo” (o dei sardi) di oggi, e molti s’informano sullo stato delle cose. La risposta giusta sarebbe il rilevare che esiste una legge regionale non attuata e di difficile attivazione. Ma in realtà, al di là delle difficoltà economiche, i registi esistono e continuano a progettare, scrivere, fare. Infine, si dovrebbe porre l’attenzione sul fatto che la definizione di cinema (o meglio di film) è oggi qualcosa di diverso, anche se non alternativo, allo spettacolo delle sale. Dunque occorre percorrere sentieri diversi per trovare le tracce del cinema in Sardegna, così come accade in ogni parte del mondo.

Esempio illuminante, tra i tanti meritevoli di attenzione (il premio Avisa, il concorso su “Cinema e lavoro” e quello sull’emigrazione), è stata la serata organizzata al Cinema-Teatro Nanny Loy della casa dello studente, dal Celcam (Centro per l’educazione ai linguaggi del cinema, degli audiovisivi e della multimedialità), organismo del corso di laurea in Scienze della comunicazione che, tra le altre sue funzioni, produce e realizza, sotto la direzione di Antioco Floris, cortometraggi ideati e talvolta diretti dagli studenti. Sono stati presentati tre film, e uno di questi, “Zio Lupo”, aveva la firma prestigiosa di Enrico Pau, il regista di “Pesi leggeri” e “Jimmy della collina”, che ha diretto un laboratorio di scrittura e di regia.

Nell’occasione, lo stesso Pau, ha presentato un quasi inedito cortometraggio a carattere documentario su Cagliari, “Voci sul mare”, prodotto dall’Assessorato al Turismo della Regione come primo tassello di una serie – rimasta incompiuta – che avrebbe dovuto affidare ai numerosi autori sardi il ritratto della propria città o paese.

A questi due corti d’autore si sono aggiunti altre due opere brevi dirette da Giovanni Marceddu, nate all’interno degli stessi laboratori: “Viva la Sardegna” e “Conto di laurearmi entro un anno”. Il primo esplora la condizione precaria di un gruppo di artisti isolani, in bilico tra il desiderio di lavorare qui e la necessità di emigrare; il secondo, costruito con un sottotesto spesso ironico, nonostante l’amarezza dell’assunto, è un’inchiesta tra i numerosi “fuori corso” dell’Università cagliaritana: una sorta di diagramma di un immaginario collettivo (che cosa rappresenta la parentesi della vita universitaria?) che fa parte di un’ampia fetta generazionale.

Tornando a Pau, e sperando che il suo progetto maggiore – un lungometraggio in fase di progettazione – vada in porto celermente, le due opere oscillano tra il riconoscimento di una visione poetico/nostalgica della sua città e la conferma di una vena visionaria che si dispiega anche nelle opere di finzione. “Voci sul mare” – selezionato per il Premio Libero Bizzarri di San Benedetto del Tronto, la maggiore rassegna a carattere documentario in Italia – infatti, non è propriamente un documentario turistico nel senso classico del termine (elencazione delle bellezze e delle attrazioni, con qualche segno storico), ma un ritrovamento di tracce (minori e maggiori, popolari e colte) che potrebbero far parte dei suoi lungometraggi, ambientati anche nelle periferie cittadine. Così, filtrati da un personaggio/testimone come Giampaolo Loddo (che è stato anche tra gli attori di “Pesi leggeri”) ecco il mercato domenicale del pesce a S.Elia, il Poetto, i quartieri del centro, il palazzo comunale, il Bastione di S. Remy; e mescolati a queste sequenze quasi narrative, i flash del passato ricavati da vecchi filmati in superotto messi a disposizione dai filmakers di un tempo: le strade del Castello, la Settimana santa a Villanova, il porto e di nuovo il Poetto. Molti, prima di Pau – sembra essere il messaggio – hanno “pensato” la città attraverso un immaginario di lunga durata che non è stato cancellato dalla modernità. E forse il richiamo vero alla contemporaneità è dato dal musicista di colore che, dalla Terrazza del Bastione e poi dalla torre del Palazzo comunale sembra interrogare gli spettatori: ci sono anch’io, anche se non ve ne siete accorti.

Anche “Zio Lupo”, scritto in collaborazione con l’associazione Notorius, ha, nelle invenzioni visive e nel paesaggio minore (sempre cagliaritano), una sua forza trascinante che si collega facilmente alla presenza carismatica di Francesco Origo, l’attore protagonista.  Nasce da una fiaba raccolta da Calvino, a sua volta rielaborazione del notissimo Cappuccetto Rosso. Un giovane (Enrico Incani), che vive con la madre, in un povera casa sulla collina di Is Mirrionis (sotto Tuvumannu), residuo di quella Cagliari del passato che piace al regista, desidera una cioccolata calda, ma che sia di marca conosciuta. La madre (Cristina Maccioni) gli suggerisce di recarsi dallo zio Lupo, danaroso, che vive poco distante. Appare una sorta di ambiguo personaggio (Francesco Origo), che vive dentro un armadio, al buio, ma che gli concede degli spiccioli per comprare la cioccolata, chiedendo però di portargliene una tazza. Nel viaggio di ritorno, la cioccolata sparisce per la golosità del ragazzo, e Zio Lupo, che ha fame, supplice alla bisogna affermando la sua vera natura di vampiro. Anche qui il sottotesto suggerisce ironicamente che “la pubblicità divora i bambini”, ma l’essenza del racconto “nero” sta forse nella digressione lungo i sentieri della collina dove corre il protagonista con la sua pignatta magica. Infine, il filmato è appunto dominato dal trasformismo di Origo, attore che in “Jimmy della collina” interpretava il sacerdote della comunità di recupero e qui ha anche curato la fotografia del film, attingendo alle sue esperienze di regista teatrale.  Ecco, è anche a partire da queste esperienze, che si può riparlare di “nuovo cinema in Sardegna” o semplicemente di “cinema in Sardegna”. – Gianni Olla

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